La vicenda particolare, quella autobiografica di un amore tragicamente deluso, è punto di partenza di una sublime riflessione sull'amore. C'è un'insolita lucidità nei due giovani che si incontrano sotto le stelle del Libano nei giardini di Ali spezzate, una capacità di delineare con chiarezza la propria situazione interiore e gli sconvolgimenti che l'amore provoca in loro. L'immediata frustrazione del desiderio li rende maturi, li obbliga a compiere delle scelte anche radicali e, in tutto questo, a illustrare agli occhi del lettore le altezze più vertiginose che un legame tra spiriti assonanti dischiude agli esseri umani. Le ali degli amanti, seppur spezzate, definiscono la perfetta traiettoria di un volo verso vette raggiungibili solo in una parabola d'amore.
È il tempo delle crociate e la violenza che si respira per le città d'Europa non risparmia neppure gli innocenti. Ugo e Agnes, ancora bambini, partono alla volta della Terra Santa, accompagnati da giovani compagni, per liberare quel territorio dalla morsa degli odiati musulmani. Santucci prende a prestito un evento a metà tra lo storico e il mitico — la crociata dei fanciulli del 1212 — per dar forma a un percorso di redenzione e riappacificazione. I due protagonisti vivranno vicende piene d'imprevisti e incontreranno singolari personaggi a costruire il loro particolare viatico dall'odio all'amore, dall'intolleranza alla fratellanza, portando allo scoperto la follia di una religione che, come un'arma potente, è usata per colpire e uccidere.
Ci sono stati, nell'infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l'ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia - perigliosa, tormentata, avvincente come una saga - delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell'Académie française; e una struggente dichiarazione d'amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l'omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.
Giovanni Diotallevi ha sedici anni quando suo padre gli comunica la grande notizia. Ha ottenuto per lui un colloquio con un gerarca, una persona importante. Se saprà fargli una buona impressione, per Giovanni si apriranno le porte del meraviglioso luogo che il Duce ha voluto costruire in fondo alla Tuscolana, una piccola metropoli destinata a creare pellicole che incanteranno il mondo intero. Per lui non ci saranno i mercati generali, cassette da scaricare e una schiena spezzata: potrà servire da bere e da mangiare ai più grandi divi del Paese, in quel posto magico che verrà inaugurato in primavera. È ancora incompleto ma ha già un nome che suona come una promessa: Cinecittà. Così, in una fredda mattina del febbraio 1937, Giovanni sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema. Incontra Franco Romoli, capo del bar, e per la prima volta passa dietro al bancone. Lì diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, crescerà e invecchierà, si farà una famiglia, vedrà scorrere mezzo secolo: la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere. Incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali, negli anni della "Hollywood sul Tevere", fino a quando la televisione metterà in crisi quella straordinaria avventura. Walter Veltroni conferma la sua capacità di raccontare la grande Storia attraverso vite normali e speciali insieme, come sono tutte le vite umane. Costruito in equilibrio tra meticolosa ricostruzione storica e invenzione letteraria, "Il bar di Cinecittà" è un romanzo storico e familiare. Ironico e struggente, dolce e amaro, restituisce la magia, le contraddizioni e l'umanità di un luogo unico al mondo, la fabbrica dei sogni chiamata Cinecittà.
«Quando la vedi da fuori, Casa Leopardi, è come non te la aspetteresti: un palazzo di 5.000 metri quadrati su quattro piani, facciata in stile neoclassico, pianta trapezoidale. In questa casa, dal 1200 abita la stessa famiglia e qui il 29 giugno 1798 nacque Giacomo Leopardi conte di San Leopardo, poeta, prosatore, pensatore e altro ancora. Ed è qui che mi troverai perché Casa Leopardi è un luogo che frequento da molti anni in qualità di guida, di operatore turistico, talvolta di Caronte (dipende dal pubblico e dai suoi umori). Della casa conosco la vita silenziosa che dimora negli angoli, il cigolio del mobilio quando il palazzo riposa di notte, il respiro dei solai e il sussurro di cardini di porte e finestre al mattino. Ti accompagnerò attraverso queste ‘sudate stanze’ sfruttando il chiarore della luna, ti parlerò di storie cui ho assistito, alle quali ho partecipato o anche solo delle leggende che ho orecchiato. Li ho salvati tutti questi ricordi e ve li racconterò tutti, prima che la casa di Giacomo si popoli di sconosciuti che ne faranno un set fotografico.»
L’Iliade è un’opera complessa e misteriosa, che raffigura una civiltà remota fondata su valori lontanissimi dai nostri. Quando si affronta a scuola, faticando su traduzioni a tratti incomprensibili, la sensazione di stringere tra le mani un relitto del passato, la traccia inerte di un’epoca grandiosa e perduta, è quasi inevitabile. Invece l’Iliade è un’opera d’arte strepitosa, da cui sprigiona una forza umana eccezionale. Un racconto che, a quasi tre millenni di distanza, è ancora capace di emozionare e di rispondere, oltre i cascami del tempo, alle domande di noi lettori contemporanei. Primo poema di guerra, origine dell’estetica e dell’etica della violenza, l’Iliade è anche una meditazione delicata e toccante sulla fragilità umana. I suoi guerrieri - assassini feroci, eroi potentissimi - sono anche esseri umani in costante balìa di forze superiori, che non sanno capire né controllare. Proprio da qui, dalla contemplazione di una comune sofferenza, nasce l’impulso alla condivisione, in grado di abbattere perfino le barriere tra nemici mortali. Contrariamente a quanto si pensa, l’Iliade non è allora solo il poema della forza, ma anche il poema della debolezza. In cinque capitoli, intervallati da numerosi estratti in una nuova, appassionante traduzione, Francesco Morosi ricostruisce le tante debolezze che l’Iliade mette in scena: quella di Elena, perennemente sospesa tra la forza di un eros invincibile e il rimorso per le proprie scelte; quella di Ettore, difensore senza macchia che condanna Troia alla rovina; e quella di Achille, l’eroe nichilista, il migliore dei Greci che non riesce a strappare alla morte l’amico Patroclo e assiste, dilaniato dal dolore, al crollo del suo stesso mondo.
Ex operaio, uomo mite e riflessivo, sceglie di abbandonare l'ambiente urbano, industriale e conflittuale per rientrare ad Alba Rosanna, il paese di montagna della sua infanzia. Nella casa di famiglia, tra mobili recuperati, silenzi ritrovati e la compagnia discreta della gatta Nerina, Marius ricostruisce una vita semplice e lenta, in profonda armonia con la natura e con il Picco Rosso, la “montagna nera” che diventa per lui maestra interiore e baluardo contro un progresso disumanizzante. Tra ricordi, sogni e lunghe riflessioni, il suo ritorno alle radici si trasforma in una rinascita spirituale: la fede, la preghiera, la comunità del Santissimo Sacramento e una quotidianità quasi monacale gli donano una pace nuova, luminosa e radicale. Ma questa scelta, così netta e controcorrente, accende un odio oscuro. Quando un evento improvviso spezza l'equilibrio apparente di Alba Rosanna, la comunità è costretta a confrontarsi con le conseguenze di un odio che non tollera la luce facendo di Marius un martire moderno.
Due percorsi narrativi in versi, due vasti movimenti poetici che rivelano, nei termini di una insolita energia espressiva, il carattere di un autore che da sempre si è mosso con efficacia coinvolgente sul doppio registro della scrittura in versi e del romanzo. Daniele Mencarelli, con "Degli amanti non degli eroi", riesce qui a comporre un doppio quadro, con due poemetti complementari nella loro diversa fisionomia, nella linearità internamente turbata dell'ampio racconto d'amore fra due giovanissimi, in apertura, e nelle screziature interne, anche sul piano della pronuncia e della versificazione, di Lux Hotel , il testo successivo. Due impostazioni alternative, dalle aperture e dai turbamenti di "Storia d'amore", al complesso gioco metaforico del secondo poemetto, dove viene messo in risalto il tema dell'eroismo negativo nella sua connotazione guerresca, nella speranza, «meravigliosamente utopistica» come dichiara lo stesso autore in nota, «che si arrivi a un mondo dove a essere festeggiato è l'eroismo del perdono, della compassione, del coraggio che soccorre». Una straordinaria ricchezza di situazioni concrete, vissute e ritratte in vivi dettagli, nell'affiorare del «dolore che non s'affoga», caratterizza il primo capitolo, nel quale Mencarelli riprende, con sensibili, decisive modifiche, un testo apparso anni fa; mentre nel secondo, ambientato tra le luci e le ombre di un albergo di lusso, si muovono emblematici personaggi frutto di un'immaginazione quanto mai ricca e variegata. Ecco allora la figura del concierge, ecco l'ombra di un dittatore e i soldati Mercurio, Marte, Nettuno. Umani traffici e minuzie di orrori si manifestano con imprevedibili esiti nel gioco d'azzardo di Lux Hotel, realizzando un singolare e affascinante contrasto rispetto al racconto d'amore «nella sua dismisura» del primo poemetto, in un'opera poetica che conferma Mencarelli come una delle personalità di maggior spicco e solidità della nostra nuova ricerca letteraria.
"La messa dell’uomo disarmato" è una storia corale che per felicità di scrittura e capacità di rievocazione ricorda la tradizione più nobile del romanzo storico, quella di Manzoni, Bacchelli, Fenoglio o Eugenio Corti. È un "romanzo mondo" ambientato nella pianura padana lacerata dalla Seconda guerra mondiale; a narrarla, la limpida voce di Franco, novizio costretto ad abbandonare anzitempo la sua abbazia. Franco sarà testimone dei drammi successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943: la discesa dei tedeschi, i rastrellamenti, la guerra partigiana, il sangue degli innocenti; conoscerà personaggi indimenticabili; e imparerà, come tutti i suoi amici, quanto sia difficile restare uomini di fronte alle scelte estreme imposte dalla guerra.
Tommaso — per gli amici Thor, come il dio del tuono — è uno spirito guerriero, con tante incertezze sul proprio futuro e un unico punto fermo, Lucia. Quando una notte la terra si mette a tremare e tutto crolla, Thor si precipita da Lucia, per cercarla sotto le macerie. Per tutti diventa un eroe, ma ora lei è in coma e lui, divorato dai sensi di colpa, si sente vivo a metà. Tra le tende della Protezione civile e il silenzio di Lucia, Tommaso impara ad ascoltare chi non può parlare, a leggere tra le righe, a conoscere davvero chi pensava di amare. Il campo-base, che ospita terremotati e volontari, diventerà allora il luogo dove la polvere può farsi colore e il vento restituire il respiro. Età di lettura: da 8 anni.
Collocato tra la Seconda e la Terza crociata, il romanzo ruota intorno alla ricerca di una misteriosa “reliquia delle reliquie” e assume il carattere di un thriller storico all’interno di un’epopea avventurosa. La natura della reliquia e la soluzione del mistero rappresentano un’autentica sorpresa per il lettore. Il personaggio principale (inventato) è un cavaliere: Aimone dei Conti di Challant, signori della Valle d’Aosta. Si trova al servizio di un personaggio storico, Guglielmo il Vecchio, Marchese di Monferrato, al cui seguito tocca luoghi della Liguria (Genova; l’abbazia di Tiglieto; capo Noli; Albenga; la baia di Alassio; l’isola Gallinara; etc.), e della Terrasanta (la Galilea; il Monte Carmelo; Acri; la fortezza di Masada; etc.). In Gerusalemme, Aimone, tra molte peripezie sia guerresche sia amorose, vive le vicende storiche seguite alla morte di re Baldovino V, alla lotta per la successione e alla sconfitta dei Crociati a opera del sultano Salah al-Din. Vi si trovano tanto l’azione movimentata della Saga di Kingsbridge di Follett, quanto l’intensa atmosfera medievale de Il Nome della Rosa di Eco.
Esausta e bisognosa di solitudine, una donna di mezza età abbandona il marito, gli affetti e il lavoro in una fondazione animalista senza avvertire nessuno. Fugge da Sydney per riavvicinarsi ai luoghi in cui è cresciuta e si rifugia in un piccolo convento di suore cattoliche nascosto nelle aride pianure dell'Australia rurale. Non crede in Dio, non sa cosa sia la preghiera e si ritrova a vivere questa strana esistenza solitaria quasi per caso. Nonostante ciò, il suo bisogno di pace e la sua ricerca di qualcosa di più grande che non sa ben definire la portano a scegliere di condurre proprio questa vita. Le giornate assumono una cadenza lenta, scandite da piccoli rituali e gesti ripetuti. Mentre il tempo si dilata, gli avvenimenti del passato si riaffacciano alla memoria: fatti vissuti e rimasti incompresi che, finalmente, si dischiudono. Mossa dalla strenua ricerca di un miglioramento personale e dall'ambizione di diventare una persona buona, la donna si troverà però a dover affrontare una serie di eventi sconvolgenti che minaccia di interrompere la sua ritrovata quiete.