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"Camilla: una ragazza bella! Bella esteriormente ma ancor più bella interiormente": così iniziava l’omelia del funerale di Camilla Cecconi, ragazza di 21 anni morta dopo essere stata investita (mentre si recava in chiesa per la Messa) da un’auto il 25 agosto 2024, studentessa di matematica al primo anno e catechista nella sua parrocchia. Un breve testo - scritto in occasione del primo anniversario della scomparsa - che non è una biografia, ma che parte da alcuni suoi appunti scritti dall’agosto 2023, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, all’agosto dell’anno successivo. Poche pagine che ci raccontano di Camilla la vitalità, la gioia, l’attenzione all’altro specialmente ai più "piccoli", la fede semplice ma forte di una ragazza dei nostri giorni che ha amato e che anche morendo ha seminato amore.
L'inizio è la nostra percezione dell'Anima, della sua natura e come ne possiamo parlare qui sulla terra. Poi, la considerazione secondo la quale la Resurrezione ha luogo fuori dalla sfera del cosmo e del suo tempo. Luogo e tempo in cui è immersa l'umanità. La percezione della fine del tempo del cosmo è angoscia per l'uomo. L'essenza della Resurrezione è un mistero svelato solo col suo avvento, nel quale Essere è Coesistere col bene di Dio. Prefazione di Antonio Spagnuolo; saggi critici di Pasquale Giustiniani, Lorenzo Fiorito, Pasquale Arciprete, Nicola Di Bianco, Giuseppe Reale, Giacomo Lenzi, Luisa Allara.
Un viaggio attraverso la Bibbia e la tradizione ecclesiale per riscoprire la sinodalità come vocazione condivisa, radicata nell’alleanza tra Dio e l’umanità, che dalla creazione alla Chiesa delle origini, fino alla scuola e alla società di oggi, emerge come stile di comunione, corresponsabilità e discernimento: non un’innovazione recente, ma un tratto originario della Rivelazione, capace di ispirare anche l’ambito educativo, nel quale camminare insieme diventa un’esigenza pastorale e culturale, un modo concreto di costruire futuro e umanità.
Una narrazione spirituale che dà voce all’apostolo Pietro, immaginandolo a Roma, in prigione, mentre rilegge il proprio cammino di fede: scritto in prima persona, il testo si presenta come testimonianza immaginata e meditazione interiore, radicata nella Scrittura, nella tradizione patristica e nel Magistero della Chiesa, ma con un tono semplice, accessibile e profondamente umano. Come scrive Paolo Curtaz nella prefazione, «il libro di Giuseppe Cesareo aiuta a entrare nella vita di Pietro, mettendosi nei suoi panni, accorciando la distanza che ci separa da lui, per farlo tornare fratello e compagno di viaggio, e ci aiuta a desiderare di percorrere lo stesso cammino, a compiere gli stessi passi, a conoscere anche noi la tenerezza di Dio». Ne nasce un invito a scoprire Pietro non come una statua irraggiungibile, ma come un uomo fragile e appassionato, chiamato da Cristo a essere guida, custode e testimone della speranza.
Il protagonista di questa storia, per una ragione inspiegabile, ha perduto il suo nome. Le incredibili avventure per ritrovarlo ci rivelano che il nome è la cosa più preziosa che riceviamo: l'amore che ci accoglie venendo al mondo.
Di rado il destino si rivela fin dall'infanzia: ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al sicuro: e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. Comincia così, in una città della Sardegna, l'avventura di Ofelia Rossi, "rinomata sonnambula", donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell'animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano. La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d'oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta... Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d'avventura e d'amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d'animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.
Un pellegrinaggio di pace e speranza nel cuore del conflitto: il racconto inedito e corale della visita dei Vescovi di Lombardia in Terra Santa a ottobre 2025, con le loro personali riflessioni per il dialogo, la pacificazione e la riconciliazione futura. Il viaggio è stato un atto disarmato di solidarietà e vicinanza alle comunità ferite. Oltre alle celebrazioni nei luoghi santi (Santo Sepolcro, Betlemme, Getsemani), il cuore del pellegrinaggio è stato l'ascolto e l'incontro diretto con i segni di speranza che resistono all'odio: dal Patriarca latino Cardinale Pizzaballa al Vicariato di San Giacomo, dalle suore che assistono i bambini audiolesi alle donne di un villaggio beduino, fino ai membri del Parents Circle - Families Forum (israeliani e palestinesi che hanno perso i propri cari). Il libro raccoglie le provocazioni e le riflessioni dei singoli Vescovi, offrendo una testimonianza corale di cristiani decisi a "stare in mezzo al conflitto" per intercedere per la pace. Con la consapevolezza che, dopo due anni di guerra, la pacificazione richiederà "nuove forme, nuovi linguaggi, nuove prospettive", questo testo si rivolge ai futuri pellegrini e a tutti coloro che, uniti spiritualmente intendono sconfiggere l’indifferenza e sostenere il difficile cammino verso il dialogo interreligioso e la riconciliazione sociale.
La vita intima del cristiano viene alimentata dalla presenza costante dello Spirito Santo che fornisce nel sacramento del battesimo e consolida in quello della confermazione virtù e doni utili al rafforzamento della vita spirituale. Gli stessi doni aiutano al superamento delle inevitabili difficoltà che la vita pone dinanzi. Il cristiano, mentre si adopera a compiere i propri doveri della vita ordinaria, impara a non separare mai la sua unione spirituale con lo Spirito Santo che continuamente agisce.
Le democrazie sono oggi in fase di regressione in molti paesi del mondo. Istituzioni democratiche un tempo solide e principi dati per acquisiti, come la separazione dei poteri, vengono messi sotto pressione, mentre le corti costituzionali - loro «custodi» - si trovano al centro di attacchi che ne minacciano l’indipendenza. Eppure, sono proprio queste corti, nate dalla reazione ai totalitarismi del Novecento, che possono offrire un contributo significativo per preservare i vulnerabili principi democratici. Il cuore della vita democratica resta nelle istituzioni rappresentative. Ma dalla prima sentenza della Corte italiana - che liberò la parola dalla censura fascista - alle odierne sfide della disinformazione digitale, emerge con chiarezza che le corti costituzionali svolgono un ruolo essenziale nella costruzione di una democrazia matura, vigilando anzitutto sui limiti al potere affinché essa non si trasformi in una «tirannia della maggioranza», secondo la celebre espressione di Tocqueville. In questo quadro, Marta Cartabia rilancia la proposta di un «costituzionalismo collaborativo» che, superando le sterili contrapposizioni tra volontà popolare e garanzie costituzionali, tra democrazia e costituzionalismo, tra governi e corti, possa tracciare la via per ricomporre conflitti che rischiano di lacerare il tessuto democratico. È un appello alla collaborazione tra istituzioni diverse ma complementari, ciascuna nel proprio ruolo e con le proprie specifiche funzioni, ma tutte impegnate a orientare la vita sociale ai principi costituzionali. Ed è insieme un invito alla consapevolezza civica rivolto a tutti i cittadini, e non solo agli esperti, per ricordare che la libertà e i diritti non sono conquiste definitive, ma beni fragili, da custodire e praticare insieme, ogni giorno.
Un'analisi sulle origini concettuali e l'ambiente in cui nacque "La colonna e il fondamento della verità", l'opera principale di Pavel Florenskij, uno dei più grandi teologi del XX secolo; seguendolo, Paolo Polesana ci guida verso quella "concezione globale del mondo" che Florenskij, alla vigilia della rivoluzione russa, aveva intuito come la grande sfida gettata al pensiero e agli uomini del suo tempo, una sfida che resta aperta anche oggi nel nostro mondo privo di unità. Con acume critico e metodologia (utilizzando materiali d'archivio e sfruttando una bibliografia imponente), l'autore ci introduce in un mondo nel quale la ricerca della verità era questione di vita, da affrontare con rigore assoluto, senza dimenticare però le urgenze del mondo; così, accanto all'approfondimento di un ambiente in cui le ricerche teoretiche diventavano ogni giorno più ricche e complesse (fino ad aprire una stagione intellettuale che tuttora richiama l'attenzione di filosofi e teologi), siamo posti di fronte a un pensatore che non si sottraeva all'impegno civile (fino ad assumere posizioni di netta condanna del regime zarista) e iniziava anche un'attività di paternità spirituale preziosa, travolta poi dalle persecuzioni sovietiche.