Nella collana «Storia delle teologie cristiane» la sezione Geografie descrive una teologia che si svolge nello spazio, ossia in determinati contesti culturali, e dunque è sempre una teologia contestuale. La sezione si apre con l'India, mosaico di culture e di religioni, che ha una lunga tradizione cristiana, a partire già dal I secolo dopo Cristo, e ha prodotto in questi secoli un modo indiano di fare teologia, che indaghiamo attraverso la partecipazione di dieci studiosi e studiose, otto di origine indiana e due italiani. Nella prima parte vengono presentati i suoi interpreti principali e le sue scuole; nella seconda parte vengono esplicitate alcune prospettive indicative di una teologia indiana per il XXI secolo; e nella terza parte, dal titolo "dalla parte degli altri e delle altre", si richiamano alcune intuizioni teologiche utili a ripensare la nostra tradizione cristiana occidentale. Con i contributi di Kochurani Abraham, Kala Acharya, Patrick Gnana, Aruna Gnanadason, Benedict Kanakappally, Gaetano Sabetta, Virginia Saldanha, Paolo Trianni, Y.T. Vinayaraj, Felix Wilfred.
Quando una società smette di essere cristiana per tradizione, che cosa resta della missione della chiesa? E i cristiani sono ancora capaci di una presenza significativa? Da queste e altre domande muove la riflessione sistematica di Paolo Carrara sulla teologia pastorale, disciplina chiamata a interpretare e sostenere l'azione ecclesiale nel tempo della "fine della cristianità". Il manuale procede in quattro movimenti. Si apre sulla condizione presente e si confronta con i modelli pastorali oggi emergenti; ricostruisce poi la storia della riflessione teologico-pastorale e il suo statuto accademico; indaga quindi la struttura di base della mediazione ecclesiale, il suo fondamento teologico e la sua dinamica in rapporto alla cultura; mette infine alla prova gli strumenti acquisiti su quattro azioni che decidono il volto concreto delle comunità cristiane: abitare un territorio, radunare e inviare, trasmettere la fede, accompagnare le storie di vita. Ne emerge un metodo di discernimento pastorale in tre tempi: riconoscere, interpretare, riconfigurare. La chiave ermeneutica che orchestra l'intero volume deriva dal riferimento agli Atti degli apostoli: la pericope con cui inizia ogni capitolo ricorda che un'adeguata apertura alla novità dei segni dei tempi esige che la chiesa non perda mai il riferimento normativo alla sorgente evangelica.
Età di lettura: da 3 anni.
Attraverso una struttura divisa per ordini di scuola — infanzia, primaria e secondaria — il volume esplora dimensioni essenziali della crescita educativa e della figura del docente di religione cattolica, declinandole con innovativa sensibilità multidisciplinare. Si conclude il ciclo dei Patriarchi con l'analisi della figura di Giuseppe per i più piccoli e viene fornito un autorevole riflessione, a partire dall'occasione dell'evento olimpionico Milano-Cortina 2026, che invita i docenti a far riscoprire agli studenti il proprio corpo non come un oggetto da controllare o un limite da superare, ma come lo spazio privilegiato del riconoscimento reciproco e della piena realizzazione personale. Infine, una parte del volume è dedicata alla nuova Nota della CEI "IRC, laboratorio di cultura e di dialogo", che delinea l'orientamento della Chiesa italiana sull'insegnamento della religione cattolica.
La discesa agli inferi di Gesù è stata definite «un articolo di fede dimenticato». H.U. von Balthasar vi ha dedicato attenzione puntuale e duratura, lungo l'intero arco della sua nutrita produzione teologica. Per tale teologo è centrale l'esperienza della morte di Gesù, colta non solo come "atto del morire" al Venerdì Santo, ma anche nel suo "esser morto" del Sabato Santo, la sua discesa agli inferi. Il presente studio si prefigge di evidenziare la rilevanza per la teologia balthasariana di questo nucleo centrale, come momento apicale della kenosis avvenuta nella sua incarnazione e come cardine della storia della salvezza.
L'Alba degli Angeli è la cronaca di un riscatto possibile, un viaggio dal buio della marginalità dove la salvezza non arriva da un miracolo, ma dal coraggio di guardarsi di nuovo allo specchio e accettare una mano tesa. L'ex professore Enea, precipitato nella marginalità urbana, incontra Mario, fondatore dei City Angels. Tra i due nasce una sfida brutale per la dignità: un viaggio nei gironi della disperazione cittadina alla ricerca di un riscatto possibile. Sarà in una scintilla di cultura condivisa che si aprirà, inaspettata, la porta della speranza. Milano, Stazione Centrale, notte di Natale. Mentre la città corre frenetica verso i festeggiamenti, tra i marmi gelidi di Piazza Duca d'Aosta si consuma la deriva di Enea. Un tempo stimato professore universitario, custode di cultura e certezze, Enea è oggi un "naufrago urbano" che ha perso tutto: la cattedra, la moglie e la propria identità. Tutto ciò che gli resta è il fondo di una bottiglia e un loden liso che profuma di fumo e sconfitta e un carrello pieno di libri. La sua solitudine viene squarciata dall'incontro con Mario, fondatore dei City Angels. Non è il solito approccio tra chi aiuta e chi è aiutato: è uno scontro frontale tra mondi opposti. Al nichilismo schopenhaueriano di Enea - che accusa ferocemente i volontari di agire per mera autogratificazione - Mario risponde con una scommessa: un patto che non offre solo un letto e un caffè, ma la sfida brutale di ritrovare la dignità smarrita tra i carrelli della spesa e i cartoni usati come materassi. Inizia così un viaggio attraverso i gironi della disperazione. Lungo i binari e sotto i portici, nell'arco di una sola notte, Enea è costretto a guardare negli occhi gli abissi degli altri - storie di abbandono, miseria e solitudine che specchiano crudelmente la sua stessa caduta. Eppure, proprio quando il gelo sembra aver pietrificato ogni residuo di umanità, il racconto vira verso un finale spiazzante e inaspettato che svelerà il vincitore della scommessa.
La biografia di un testimone dei nostri tempi che, attraverso il suo martirio, ci insegna agire con coraggio per difendere la fede. Oscar Romero è stato, ed è ancora un faro per la sua gente ed è stato ucciso proprio perché lui ha tradotto il Vangelo in vita vissuta, in un contesto carico di violenza e soprusi. Non era un eroe! Aveva paura, ma sapeva che il suo essere pastore poteva realizzarsi pienamente solo nella condivisione del destino del suo popolo. E ciò significava condividere il martirio degli scomparsi e mai ritrovati, quello delle madri che non avevano nemmeno una tomba su cui piangere i figli, e quello dei torturati. È stato proclamato santo il 14 ottobre 2018, da papa Francesco. Nel calendario liturgico la sua festa ricorre il 24 marzo.
Tra i riferimenti più importanti per comprendere le origini del cristianesimo gli autori dei primi scritti cristiani di poco successivi al Nuovo Testamento sono fondamentali: parliamo del piccolo trattato della Didachè, della lettera e del racconto del Martirio di san Policarpo, delle lettere di san Clemente Romano, di sant'Ignazio di Antiochia e di Barnaba, oltre a quella, di autore ignoto, a Diogneto. Questi testi vengono qui riproposti in una edizione, corredata da schede che aiutano la comprensione e la possibilità di utilizzo per i singoli e nelle comunità cristiane di oggi. Il volume è il primo di una serie con la quale la casa editrice intende riproporre ai suoi lettori e lettrici gli scritti fondamentali della Chiesa dei primi secoli, non come opere appartenenti a un lontano passato, da tramandare passivamente, ma come testi vivi, preziosi tanto per la loro originalità quanto per la capacità di parlare ancora oggi agli uomini e alle donne di fede.
Troppo amore non è amore: è allarme! Essere genitori oggi significa muoversi in bilico su un filo sottilissimo: amare senza soffocare, proteggere senza invadere, esserci senza controllare. Eppure, più ci si impegna come genitori, più l'ansia cresce. Si vorrebbe che i figli non soffrissero, non sbagliassero, non cadessero, non restassero indietro, finendo per togliere proprio ciò che li renderebbe più forti. In questo libro — che non è un manuale, ma una mappa emotiva — Giuseppe Lavenia smonta con lucidità e delicatezza l'inganno più comune della genitorialità moderna: non è l'amore a far male, ma l'amore che non lascia spazio. Con un linguaggio diretto, capace di accarezzare e colpire, Lavenia accompagna il lettore in un viaggio intenso, offrendo consigli e suggerendo pratiche concrete, gesti, frasi che curano. Una guida sincera e imperfetta, come l'amore vero. Perché crescere un figlio non significa trattenerlo. Significa lasciarlo andare sapendo che, qualsiasi distanza attraversi, troverà sempre un posto in cui tornare. Un posto che si chiama casa.
Questo libretto ripercorre, con pensieri brevi e spesso pungenti, le verità cristiane fondamentali, soprattutto quelle più dimenticate. Un certo cristianesimo secolarizzato le considera fuori moda. In realtà sono quelle che rischiarano di luce soprannaturale la vita dell'uomo e il suo destino. Non c'è neppure una parola di Gesù che sia superata. "Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno".
Le statistiche, ma soprattutto la nostra personale esperienza, parlano chiaro: la società è minata da una serie di dipendenze dalle quali non riusciamo a liberarci e che avvelenano la nostra vita a tutte le età, a cominciare dalla loro forte diffusione tra i giovani. In questo libro, il professor Silvio Garattini, il medico e scienziato più celebre d'Italia, e il magistrato e docente universitario Valentino Gardi, esperto di materie giuridiche, spiegano ogni aspetto del problema, con uno sguardo diretto soprattutto alla necessità di liberarsi per sempre da questi veleni e alla possibilità di prevenirne la dipendenza e agire per contrastarla efficacemente. La scienza mostra cosa accade nel nostro corpo sotto l'influsso del fumo e dell'alcol, la medicina illustra i possibili percorsi alternativi alla dipendenza e la legge, con i limiti che impone e i valori che difende, ci aiuta in un percorso difficile ma doveroso, che può portarci a una vita di qualità e a una migliore convivenza civile.
In un mondo dove il silenzio degli adulti è un muro invalicabile, esiste uno spazio di verità: la giostra. Non è un semplice divertimento da luna park, non è solo un gioco, ma un catalizzatore di archetipi umani, un territorio misterioso proibito ai grandi, dove solo i bambini possono accedere. Qui, tra le luci multicolori e il tempo che sembra sospeso, le creature di latta e metallo — sfingi, unicorni e animali fantastici — smettono di essere oggetti per diventare custodi di segreti inconfessabili. Abbracciando le cavalcature simboliche e rassicuranti, ogni bambino si sente libero di dare voce alla propria condizione di vittima di terribili violenze familiari e non. Sulla giostra il dolore si trasforma in narrazione protetta, lasciando emergere una realtà che fuori non ha cittadinanza. L'unico testimone di questo oscuro microcosmo è Genesio, il giostraio di nazionalità rom. Il suo nome richiama l'origine e la rinascita. Genesio è l'adulto che sa guardare i bambini negli occhi, alla loro altezza, intuendo il malessere che si cela dietro i loro sorrisi forzati. In un parallelismo toccante, il giostraio intreccia il trauma dei piccoli con la memoria ferita del suo popolo.