Sammy Basso, giovane esempio di fede e coraggio scomparso prematuramente nell'ottobre 2024, raccontato attraverso le Beatitudini del Vangelo. Questo libretto - che accompagna la Mostra itinerante realizzata dalla Fondazione OasiApp - porterà il lettore in un viaggio toccante, in cui la vita di Sammy diventa specchio di quelle parole di speranza e promessa che Gesù ha lasciato a tutti noi.Nonostante la sua rara malattia genetica, la progeria, Sammy ha vissuto ogni giorno con un sorriso e una forza che sfidano i limiti umani. La sua breve esistenza è stata incarnata nelle Beatitudini vissute non come semplici parole, ma come scelte di vita concrete. Ogni capitolo offre un'illuminante riflessione che lega la vita di Sammy ai valori del Vangelo, invitandoci a riscoprire il senso profondo della gioia, della speranza e della fiducia in Dio anche nelle difficoltà più grandi. Un messaggio che parla a tutti, giovani e adulti, credenti e non, perché la forza di Sammy è un esempio universale di come si possa vivere con dignità e amore, superando sofferenze e sfide con umanità. Un libretto per chi cerca ispirazione spirituale, per chi desidera comprendere come la fede possa sostenere anche nelle prove più dure, e per chi vuole conoscere la storia di un ragazzo che ha lasciato un segno indelebile nel cuore di chi lo ha incontrato. Un piccolo tesoro da leggere, regalare e conservare come fonte di luce e coraggio.
Questo libro ricostruisce il profilo biografico di padre Robert Francis Prevost, papa Leone XIV, e offre una lettura dei suoi primi mesi di pontificato soffermandosi sui discorsi, le omelie e i messaggi, considerati anche alla luce degli scritti di sant’Agostino.
Ripercorrendo il suo cammino tra i poveri e le periferie, fino alla chiamata universale a guidare la Chiesa, si scopre come papa Leone XIV sia radicato nella spiritualità di sant’Agostino; è il Papa del cuore: un pastore che costruisce ponti, parla di pace e invita il mondo a riscoprire la fraternità.
Contiene un prezioso approfondimento a cura di padre Pietro Bellini, agostiniano missionario in Perù, amico di lunga data e stretto collaboratore del Santo Padre.
È difficile sfuggire al fascino delle parole che Giovanni di Salisbury, nel XII secolo, attribuisce a Bernardo di Chartres, suo maestro: "Siamo come nani assisi sulle spalle di giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano non per l'acume della nostra vista o per l’altezza del nostro corpo, ma poiché siamo sollevati più in alto dalla loro statura". L'aforisma evoca ancora oggi la questione del debito dei moderni verso gli antichi, il riconoscimento della grandezza di quanti ci hanno preceduto, il rapporto fra maestri e discepoli, e tra le diverse generazioni, ma anche la capacità e la possibilità dei moderni di vedere più lontano se sanno fare buon uso della grande opportunità loro offerta.
Contribuiti di: Massimo de Giuseppe, Luciano Caimi, Gianni di Santo, Giuseppe Riconda, Davide Barazzoni, Fabrizio Mandreoli, Guido Innocenzo Gargano, Daniele Piccini, Marco Roncalli, Guido Formigoni, Marcello Brunini, Maria Cristina Bartolomei, Giovanni Ferretti, Gian Carlo Perego, Mariangela Maraviglia, Adelina Bartolomei, Fulvio de Giorgi, Daniela Mazzucconi, Bruna Bocchini, Alessandro Andreini, Gianfranco Brunelli, Luca Rolandi, Piero Coda, Pier Giorgio Grassi, Luigi Accattoli, Angelo Bertani, Beppe Tognon, Marco Vergottini, Rosy Bindi, Claudio Ciancio, Piero Stefani, Mariella Carpinello, Marco Garzonio, Fabio Ciardi, Marinella Perroni, Vito Angiuli, Domenico Mogavero, Franco Giulio Brambilla, Sergio Tanzarella.
"Vi auguro di essere eretici" è l'augurio che don Luigi Ciotti da anni rivolge a tutti noi, ricordandoci che non possiamo smettere di interrogarci su quello che ci accade intorno. Tutti abbiamo la tentazione di cedere alle letture preconfezionate e alle "parole d'ordine" del momento, che ci appaiono rassicuranti. Invece bisogna avere il coraggio non soltanto di essere scomodi nella denuncia delle ingiustizie, ma anche di "stare scomodi", noi stessi, in quello che diciamo e che facciamo. Oggi, alla soglia degli ottant'anni, Ciotti in questo lungo dialogo con Toni Mira si fa ancora più definitivo e senza peli sulla lingua e dice la sua sul nostro presente, dal drammatico tema delle droghe, delle dipendenze, alla contaminazione tra mafia e Chiesa, da tempo coraggiosamente denunciata e che ne ha fatto a lungo un emarginato: con Francesco cambia tutto e Ciotti riferisce alcuni fatti concreti. E ancora la "normalizzazione" delle mafie, oggi sempre più sottovalutate benché siano, al contrario, sempre più potenti. Le tante iniziative per concretizzare la speranza nel cambiamento, dai minori in carcere alle donne di mafia, dai familiari delle vittime ai progetti sui beni confiscati. Riflette su cosa vogliano dire giustizia e diritti, il rapporto tra politica e magistratura. La sofferenza, il dolore hanno un senso? Ciotti continua a combattere con l'impegno e la forza che lo hanno sempre contraddistinto.
«Il testo che abbiamo tra le mani è una dolcissima lezione sul tema della cura. Una lezione di cui abbiamo urgente mente bisogno per superare la grave crisi entropica nella quale siamo finiti.» Scrive così il sociologo Mauro Magatti nella postfazione al libro. La «dolcissima lezione» di Fondazione Arché nasce nel 1991 a Milano su iniziativa di padre Giuseppe Bettoni per rispondere all'emergenza dell'HIV pediatrico. Oggi Arché accompagna i bambini e le famiglie vulnerabili nella costruzione dell'autonomia sociale, abitativa e lavorativa offrendo servizi di supporto e cura; è presente con i suoi progetti a Milano, Roma e San Benedetto del Tronto. Le pagine di questo libro sono il frutto di un lungo lavoro, corale, nel quale gli operatori e i volontari di Arché raccontano i sogni e le delusioni, i pensieri e le strategie educative, la vita quotidiana attraversata dai drammi di donne e bambini, insieme a storie di coraggiosa rinascita. «Questo libro nasce da una bellissima suggestione: sperare oltre ogni umana speranza. La speranza non si pone limiti: è visionaria, intrepida, sfrontata. Fatica a stare dentro i confini della burocrazia, dei bandi, dei finanziamenti sempre col contagocce. Rifiuta di accettare la contabilità dei "successi": «Quanti ne avete salvati?», ci chiedono alcuni, alla ricerca di un cinico rapporto costi/benefici. «E quanti ne avete condannati, voi, con l'egoismo e l'indifferenza?» (dalla prefazione di Luigi Ciotti). «Ho ricevuto e ricevo molto dall'incontro con queste donne che portano in sé stesse le cicatrici della violenza e del sopruso, quando si aprono a un nuovo orizzonte di senso che le porta ad abbracciare la vita con uno slancio nuovo. Potessimo imparare da loro a parlare di Dio al femminile, al femminile plurale perché ognuna di loro è amata a modo suo da Lui, e ognuna di loro è amante al modo di Dio, perché lui è madre e padre, genera e dà vita, ama e perdona.» (Giuseppe Bettoni)
Jacopa de' Settesoli, nobildonna romana del XIII secolo, emerge in queste pagine come figura chiave del primo francescanesimo e del Terz'Ordine, accanto a San Francesco d'Assisi. Sabrina Viti ne restituisce il profilo storico e lo spessore spirituale, mettendo in luce il suo ruolo attivo nella Chiesa, nella famiglia e nella società del tempo. Fu compagna nel cammino evangelico del santo, tanto da meritare l'appellativo di "Frate Jacopa". Questa amicizia e la sua appassionata partecipazione al momento della morte lo rendono un unicum nella storia: una testimonianza viva di fede, dedizione e spiritualità francescana (+ Domenico Sigalini).
Margherita di Savoia, una donna che ha lasciato una traccia nella nostra storia: si pensi al termine Margheritismo coniato per definire il movimento culturale-sociale-artistico fiorito attorno alla sua corte o alla prima rivista di moda che si chiamò "Margherita" in suo onore. Regolo, già autore di due biografie su Elena e Maria José, le altre due regine d’Italia, conclude così un ciclo, portando a galla scritti e testimonianze su Margherita che, come scrive la principessa Maria Gabriella di Savoia nell'introduzione, persino tra i discendenti erano sconosciute. Dal rapporto difficile col patrigno, Rapallo, che sposò segretamente la madre Elisabetta di Sassonia, alle nozze combinate con il cugino Umberto I, col quale costruì un'alleanza "professionale" ma mai un rapporto coniugale. Anche col figlio Vittorio Emanuele Margherita alterna slanci e ansie materne a rigore e freddezza estremi dovuti anche al senso di colpa che le provocava l’aspetto dell’erede, di poco superiore al metro e mezzo d’altezza. Lettere inedite ricostruiscono il rapporto con il barone Peccoz, forse l'unico suo vero amore, seppure Margherita non sacrificò mai a esso il "culto" per la missione dinastica. Fu artefice instancabile di disgelo tra i Savoia e la Chiesa dopo la Presa di Porta Pia, ma anche cultrice del latino, musa di poeti come Carducci, referente privilegiata di altri reali, non ultimo il consuocero Nicola del Montenegro che se ne invaghì, capace di ammaliare persino Garibaldi. Le ricevute degli acquisti svelano una smania compulsiva per lo shopping, ma anche il suo perfezionismo, dai dettagli per i costumi carnevaleschi alle lezioni di mandolino. Col suocero, "padre della Patria", ebbe un rapporto complesso e si adirò quando per liquidare le madri dei suoi figli illegittimi il ministro della Real Casa tagliò l’appannaggio anche a lei e al marito, come provano documenti finora inediti dell'Archivio centrale dello Stato. Con le sue contraddizioni Margherita, che fu tra le prime donne a guidare l’auto e ad abbracciare la causa dell'emancipazione femminile, nonostante il reazionarismo politico era entrata nel cuore degli italiani e fu salutata da ali di folla piangente lungo i binari del treno che da Bordighera, dove morì nel 1926, la portò a Roma, dove tuttora, al Pantheon, riposa.
Un medico, un missionario, un uomo coraggioso e mite, sostenuto da una fede incrollabile. Padre Giuseppe Ambrosoli aveva deciso da ragazzo che avrebbe vissuto da comboniano al servizio dei poveri e che per questo avrebbe lasciato il suo paese, Ronago (CO), gli affetti e l'azienda familiare. Destinazione: Uganda. Partito nel 1956 con la nave Africa, dopo un avventuroso percorso su una jeep in mezzo alla savana, trovò a Kalongo, ai piedi di quella che è chiamata la Montagna del Vento, un dispensario per la maternità, una piccola capanna con il tetto di paglia. Nel giro di pochi anni, grazie alla sua caparbietà, alla grande capacità di medico e sacerdote, allo spirito manageriale ereditato dalla famiglia, quel piccolo centro divenne un grande ospedale. Ma la guerra civile irrompe nella vita dell'ospedale, stravolgendola. L'ordine di evacuazione è perentorio e padre Giuseppe, costretto in sole 24 ore ad organizzare la carovana di pazienti, medici e infermieri, lascia Kalongo senza tornarvi mai più. Lui, medico al servizio dei più poveri, muore a Lira, isolata dalla guerra, senza la possibilità di essere curato. Tutto finito? No. L'ospedale di Kalongo, protetto dai suoi abitanti, dopo tre anni rinasce e prosegue la sua opera di cura dei più vulnerabili. Quella storia di dedizione al prossimo e caparbietà umana continua ancora oggi con la Fondazione voluta dalla famiglia Ambrosoli e dai missionari comboniani, che hanno raccolto l'eredità di padre Giuseppe per dare sostegno e continuità ad un miracolo d'amore. Como, Milano, Kalongo. Migliaia di chilometri di distanza, rumori e odori diversi, ricchezza e povertà. Ma padre Giuseppe e la sua opera hanno ridotto le distanze, unito l'Ospedale e la Fondazione, i medici ugandesi e i volontari italiani, il bisogno di ricevere e la voglia di dare. Premessa di Mario Calabresi. Prefazione del card. Gianfranco Ravasi.
Il Signore Gesù ha rivelato alla sua serva Luisa Piccarreta il meraviglioso valore del vivere nel Volere Divino. Vivere nella Volontà Divina è imitare l'operato eterno di Dio nelle nostre preghiere e opere, azione che conferisce loro una qualità eterna, per cui le preghiere e le opere buone a favore degli altri esercitano un forte influsso su tutte le anime del passato, del presente e del futuro contemporaneamente. Il pregare per gli altri assume così un valore e ottiene un beneficio che va oltre lo spazio e il tempo. Come non lasciarsi conquistare dalla grandezza di questo dono che ci permette di fare del bene a tante anime? Oltre alle rivelazioni di Gesù a Luisa Piccarreta, questo libro ci presenta l'esperienza di altri mistici contemporanei all'apostola del Divin Volere che, come lei, avevano una particolare sensibilità verso le anime in Purgatorio: Beata Maria della Passione, Beata Edvige Carboni, Suor Josefa Menendez, Venerabile Lucia Mangano, Beata Alexandrina Maria da Costa, Suor Erminia Brunetti, Beata Maria Bolognesi, Fra Modestino, Teresa Musco. In appendice del libro, alcune delle più belle preghiere a favore delle anime in Purgatorio.
P. Matteo La Grua (Castelbuono 15 febbraio 1914 - Palermo 15 gennaio 2012) è notissimo, ma spesso solo per la sua fama di esorcista e per i segni straordinari a lui attribuiti. Frate minore conventuale, è stata una figura di rilievo per il suo Ordine e per la Chiesa di Palermo: persona colta e rigorosa, di profonda spiritualità, ha ricoperto una molteplicità di incarichi delicati. La svolta della sua vita si verifica nel 1975 quando, a più di sessanta anni, accoglie la richiesta del card. Salvatore Pappalardo di prendersi cura del Rinnovamento nello Spirito già presente a Palermo. Dal giorno della preghiera di effusione, ricevuta a Roma, iniziò qualcosa di totalmente nuovo. Il frate schivo e riservato divenne il comunicatore potente dell'amore del Padre per i suoi figli. Subito si cominciarono a verificare segni straordinari e la sua fama si è diffusa rapidamente. Alla sua porta sono accorse moltitudini. Ad oggi la sua tomba è meta di tanti che lo ricordano o che cercano consolazione.
«Da dove arriva?», «Come fate poi a lasciarli andare via?», «Come fate a organizzarvi?», «Vi pagano per farlo?». Sono solo alcune delle domande che guidano i capitoli di questo libro. Pagina dopo pagina, arrivano tutte le risposte: franche, trasparenti, autentiche come nessun opuscolo formativo sull'affido potrà mai fare. Perché l'autore e la moglie, genitori di due ragazzi, da oltre vent'anni hanno aperto le porte della loro casa accogliendo in affidamento bambini provenienti da esperienze difficili. Ed eccoli, allora: Spider Man, Flash, Daredevil ma anche Attila, Giovanna d'Arco, Cip e Ciop, Paperoga e molti altri. Storie complicate, dolorose, raccontate con una grazia infinita e un pizzico di ironia, appassionando e commuovendo, offrendo uno sguardo che sa abbassarsi all'altezza degli occhi di questi bambini e ne sa comprendere le fatiche. Storie che, parlando di casi al limite, offrono una lezione universale su cosa significa essere educatori, con la consapevolezza che non si lavora su una scienza esatta ma si ha a cuore il futuro di persone in crescita.
«Chi percepisce gli ultimi come estranei sente il bisogno di moderare il linguaggio. Noi non lo sentivamo – scrive Riccardo Ghinelli nell'introduzione di questo libro – perché con quelle persone avevamo messo la vita e ci sentivamo fratelli». Insegnante con la passione della fotografia, l'autore è tra quei giovani che negli anni '60 del Novecento sono stati catturati dalla vision di un sacerdote riminese, don Oreste Benzi, che ha saputo coniugare la proposta di una conversione personale, illuminata dal Vangelo, con un'azione politica che punta a rimuovere le cause dell'emarginazione, trasformando gli esclusi in protagonisti del cambiamento. Di questa storia, che porta alla nascita e allo sviluppo della Comunità Papa Giovanni XXIII, oggi diffusa in 42 Paesi del mondo, Ghinelli si concentra sulla fase nascente, documentandola con particolari inediti e con i suoi scatti fotografici, che rendono questo libro una testimonianza unica. Parole e immagini trasmettono la freschezza e l'entusiasmo di un movimento di rivoluzione sociale e spirituale capace di sfidare le “strutture di peccato” con un impegno personale e collettivo che continua tutt'ora.