"Le Chiese del Novecento e la Santa Sede per la pace. Storia e diplomazia in Europa centro-orientale", si colloca come nono volume della collana Storia della Chiesa in Europa centro-orientale diretta dal prof. Jan Mikrut, offrendo un ampio quadro delle azioni della Chiesa cattolica e della Santa Sede a favore della pace nel corso del XX secolo nei paesi dell’Europa centro-orientale. Attraverso contributi di autorevoli studiosi internazionali, il libro mette in luce come la diplomazia pontificia e le Chiese locali abbiano affrontato le grandi sfide del secolo - guerre mondiali, regimi totalitari, conflitti etnici, Guerra Fredda - promuovendo dialogo, riconciliazione e difesa della dignità umana. Il volume esplora contesti nazionali diversi, dall’Albania alla Polonia, dall’ex Jugoslavia alla Germania orientale, fino alla Bulgaria e alla Turchia, restituendo la complessità di un’area segnata da persecuzioni, divisioni e transizioni politiche. Ne emerge la centralità della Chiesa locale e della diplomazia della Santa Sede come moderatori capaci di tessere relazioni in situazioni critiche e di mantenere viva la tensione verso la pace e la libertà religiosa. Questo volume, dedicato al prof. Jan Mikrut da un gruppo di suoi antichi allievi ed estimatori, costituisce un contributo imprescindibile per comprendere il ruolo storico e attuale della Chiesa cattolica e della diplomazia vaticana nella costruzione della pace in Europa e oltre.
La sfida della vecchiaia, dinanzi al graduale deterioramento della propria condizione, consiste nell’adoperarsi per massimizzare ciò che resta, fare pace con Dio e con gli altri, prepararsi al congedo ed aprirsi al mistero del futuro. Questo sussidio pratico, affidato in particolare ai responsabili delle comunità o residenze per la terza età, offre spunti, stimoli creativi ed esercizi specifici per guidare i confratelli e le consorelle anziani nella riflessione, divenendo così "pellegrini di speranza" nell’avanzare del tempo.
Il libro si divide in otto parti tra di loro interconnesse. La prima parte si concentra sul tema dell'Incarnazione partendo dall'affermazione del Logos giovanneo: «Il Verbo si fece carne». La seconda parte propone una presentazione sintetica della teologia del corpo di Giovanni Paolo II, seguita da una riflessione sull'Humanae vitae, il cui fondamento è il tema del corpo/carne. La terza parte riflette su Eros e Agape, sviluppandosi in rapporto alla Deus caritas est. Nella quarta parte, il riferimento è alle nuove scoperte della tecnoscienza con un excursus sulle neuroscienze. Le parti quinta, sesta, settima e ottava descrivono più analiticamente i fattori costitutivi del mistero nuziale: differenza sessuale; apertura all'altro: matrimonio e famiglia come soggetto di evangelizzazione e partecipazione all'edificazione della vita buona; procreazione e genealogia del figlio. Il libro si conclude con una serie di riflessioni sull'antropologia adeguata al mistero nuziale. Prefazione Michael Konrad.
Rivista di problemi pedagogici, educativi e didattici.
Il convegno "Poetiche Artificiali. Umanesimo Tecnologico, AI e altre forme di intelligenza" rappresenta la seconda edizione di un convivio di studi organizzato dalla rivista «1001 Umanesimo Tecnologico», sostenuto e promosso dall’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia. La prospettiva è quella di contribuire all’affermazione di attività di studio che prevedono la combinazione tra analisi di carattere accademico-teorico e ricerche di natura scientifico-artistica, da intendere innanzitutto in chiave creativa. L’obiettivo dell’evento è quello di creare un ecosistema di idee, prospettive, ricerche e buone pratiche che dimostrano la necessità di partire da "noi stessi" per definire e progettare futuri in cui la tecnologia è co-protagonista nella «poiein», nella cultura del "fare". I diversi interventi testimoniano - attraverso l’analisi di alcuni esempi particolarmente significativi, sia storicizzati che più recenti - che "umanesimo" e "tecnologia" sono termini che interagiscono, integrandosi, dando forma a nuove categorie estetiche che richiedono ulteriori innovative "funzioni" capaci di renderle reali, in ambienti on/off line.
Lo scopo degli Autori è quello di presentare come la speranza cristiana sia un dono di Dio prezioso e indispensabile per vivere in pieno e senza paura tutte le realtà della vita umana, liete e dolorose. Per questo sono presentate riflessioni ed esperienze che si fondano sulla Rivelazione nelle Scritture e nell'insegnamento della Chiesa, sui contributi filosofici, psicologici e neuropsicologici riconducibili alla antropologia rivelata e suffragati dalle osservazioni e scoperte anche della scienza laica e coerenti con la fede. Inoltre, poiché il libro intende essere di aiuto anche per riflettere sulle diverse incarnazioni della speranza nella vita della persona, sono presentate realtà umane (psicologiche e fisiche) nelle quali la sofferenza genera spesso disperazione e desiderio di morire.
In un'epoca sempre più votata alla robotizzazione della vita, elogiare l'inconscio è un atto di resistenza. Invenzione di Freud - secondo la radicale lettura di Massimo Recalcati -, l'inconscio è infatti il luogo in cui il desiderio del soggetto si manifesta nella sua irriducibile singolarità, ritagliando costantemente uno spazio creativo, eccentrico, anomalo che nessuna pianificazione educativa può addomesticare. L'inconscio non smette di destabilizzare il conformismo sociale, l'uniforme imposta da quel che Jacques Lacan chiamava il «discorso del capitalista». È l'unico vero antidoto alla concezione dell'uomo come macchina e al culto narcisistico dell'io-padrone. Riconoscere l'esistenza del soggetto dell'inconscio significa anche mettere in scacco l'ideale prestazionale di un'identità forte, deporre ogni forma di fanatismo o dogmatismo totalitario e «sviluppare, come si direbbe in politica, una democrazia interna più vitale e più interessante, dove i confini siano in grado di garantire transiti e incontri sorprendenti». Con questo elogio, oggi ripubblicato in versione aggiornata e con una nuova Introduzione, Recalcati ci ricorda che non esiste un modello uguale per tutti cui dovremmo conformare le nostre vite. «Non cedere sul proprio desiderio», come insegnava Lacan, è piuttosto un dovere etico che impegna ciascuno di noi, singolarmente, in una responsabilità radicale. A volte, persino quella di fare amicizia con il nostro peggio.
En una época de profunda y caótica dispersión espiritual, la razón humana, que antaño supo reivindicar su plena y legítima autonomía, ha preferido gastar sus mejores energías en la consecución de logros materiales.
Paul Tillich se esfuerza por elaborar una construcción intelectual sistemática a partir del análisis ontológico de la existencia humana, pues sólo desde éste resulta posible determinar las cuestiones decisivas y situar las respuestas que el mensaje cristiano aporta.
Este «método de correlación» es de una extraordinaria fecundidad; no en vano, los contenidos culturales y religiosos que aporta el hombre se convierten en fuentes que alimentan la teología, tan válidas como la Biblia y la historia de la Iglesia. Tillich logra así inscribir el mensaje cristiano en el hondón del ser, mostrándolo como su más íntima culminación y su más profunda plenitud.
En este primer volumen se recogen la Introducción general al sistema y las dos primeras partes: la razón y la búsqueda de la revelación, y el ser y la cuestión de Dios.
1. La razón y la búsqueda de la revelación;
2. La realidad de la revelación;
3. El ser y la cuestión de Dios;
4. La realidad de Dios.
Tra l'aprile 1946 e il novembre 1948, Tokyo fu teatro del più importante processo per crimini di guerra, insieme a quello di Norimberga. Il tribunale internazionale che portò a giudizio ventotto tra le più alte cariche della leadership giapponese rappresentò per le potenze alleate e vincitrici una duplice opportunità: non solo di giudicare i nemici sconfitti, ma anche di stabilire un quadro giuridico che consentisse di perseguire i crimini di guerra e proibire il ricorso alla guerra d'aggressione. Come per la negoziazione delle condizioni di pace per la Germania, la questione non riguardava però soltanto la punizione dei criminali di guerra, ma anche la creazione di un nuovo ordine postbellico. «Nella sua nascita, nel suo decorso e nelle sue conseguenze, il processo di Tokyo fu una sorta di rappresentazione degli enormi mutamenti militari e politici che hanno plasmato l'Asia moderna, oggi la regione strategicamente più importante del mondo.» Per oltre due anni, avvocati di entrambe le parti dibatterono di fronte a un collegio di giudici provenienti non solo da Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Francia, Canada e Paesi Bassi, ma anche dalle nazioni dell'Asia-Pacifico, come Australia, India, Cina, Nuova Zelanda e Filippine. Eppure, nonostante le montagne di documenti prodotti, anziché chiarezza e unanimità il processo portò divisioni e dilemmi. Nel suo dettagliato resoconto, sempre vivace e critico, il già finalista al Premio Pulitzer Gary J. Bass restituisce con grande precisione l'atmosfera di quei giorni e tratteggia i profili psicologici dei tanti protagonisti, mettendone in luce fragilità e contraddizioni. In un'opera ambiziosa e magistrale, frutto di un decennio di scrupolose ricerche che hanno interessato diciotto archivi in oltre sette paesi, Bass fonde con maestria il rigore accademico e una narrazione avvincente, suggerendo fondamentali spunti di riflessione per i dibattiti attuali e futuri sull'approccio della comunità internazionale ai crimini di guerra e al diritto internazionale.
"In questo libro spiego, capitolo dopo capitolo, come avvicinarsi all’anima: è il solo modo di superare le nostre nevrosi. Molte persone vengono in psicoterapia per risolvere il problema del disagio che invade la loro interiorità. Pensano che l’ansia, la depressione o le ossessioni derivino da una vita sbagliata o da ferite inguaribili; ma ciò che realmente manca loro è il contatto con qualcosa di nascosto, di invisibile, che pure fa parte di noi. Nella nostra interiorità abita un sapere antico, qualcosa che agisce incessantemente e si prende cura di noi, anche quando non ce ne accorgiamo. Questa è l’anima. In tutti questi anni il mio lavoro mi ha insegnato che nessuno guarisce ragionando sui disturbi. La cura non consiste nel parlare, ma nel percepire il disagio in modo differente, senza alcun pensiero. Non è raccontarsi, ma far sì che l’anima agisca e ci curi. I primi segni di miglioramento si manifestano quando smettiamo di parlare di noi stessi, quando cerchiamo nella nostra interiorità qualcosa che non ha niente a che vedere con quello che chiamiamo ‘il trauma’ o ‘la causa’ del disagio. Questo libro è dedicato a chi si sente perduto e si ostina a lottare contro i disagi, o si rassegna a considerarli inguaribili. Invece quei disagi sono la via per incontrare i saperi dell’anima. Via via che abbiamo sempre meno in mente noi stessi, quando non sappiamo più chi siamo veramente, accadono meravigliose guarigioni."