Ne perdantur: perché nessuno si perda. È il criterio politico, educativo e spirituale che anima il Pontificio Oratorio San Paolo. È la decisione di non accettare che qualcuno venga lasciato indietro. È il rifiuto dello scarto come normalità. È la convinzione che l'educazione, quando è vera, genera futuro e responsabilità condivisa. Nel cuore di un tempo segnato da frammentazione sociale, solitudini educative e impoverimento dei legami comunitari, questo testo attraversa l'esperienza del Pontificio Oratorio San Paolo come avamposto di un nuovo umanesimo: un luogo dove comunità, sport e spiritualità non sono ambiti separati, ma linguaggi intrecciati di una stessa visione educativa che nasce dal basso, dalla vita concreta dei giovani, dalla co-educazione reale, dalla corresponsabilità degli adulti, dalla fiducia come atto politico. È rivolto a educatori, formatori, dirigenti, comunità e a chiunque non si rassegni a un'educazione ridotta a servizio o prestazione. A chi continua a credere nel futuro con speranza. A chi desidera che nessuno sia perduto. Ne perdantur.
Questo libro offre uno sguardo profondo sulla vita di sant’Oscar Romero. Inizialmente noto per la sua personalità schiva, timida e insicura, si lasciò educare e guidare dai poveri, riconoscendo che la realtà andava giudicata e compresa dal loro punto di vista. Di fronte alle stragi e alle ingiustizie che dilaniavano El Salvador, trovò il coraggio per denunciare i soprusi di un governo corrotto. La sua coerenza nel servire Dio, la Chiesa e i poveri lo portò ad accettare il rischio della morte, nonostante ammettesse di non avere alcuna vocazione al martirio. La sua azione culminò nel celebre appello rivolto alle forze armate, quando ordinò loro, in nome di Dio, di far cessare la repressione. La sua vita si concluse tragicamente il 24 marzo 1980: assassinato da un cecchino mentre celebrava la Messa. Romero non solo diede la vita per la sua gente, ma la sua testimonianza continua a insegnare come superare le proprie paure in nome di un amore e di una verità più grandi, spingendoci a essere testimoni credibili del Vangelo nel nostro tempo.
Suor Ana de Cristo, monaca clarissa, nel 1620 lasciò Toledo e si imbarcò alla volta delle Indie. La sua era una missione reputata quasi impossibile: lasciare la clausura in cui aveva vissuto fino a quel momento e raggiungere le Filippine per fondare il primo monastero di Manila. Insieme a lei, in questo viaggio straordinario, altre otto missionarie e la guida spirituale Jerónima de la Fuente, mistica carismatica, figura autorevole e visionaria, vera coprotagonista di questa avventura tutta al femminile. Un lungo viaggio attraverso tre continenti e due oceani, che possiamo oggi ripercorrere sulla base di una cronaca d’epoca scritta dalla stessa Ana, donna dalla vocazione contrastata, che passa improvvisamente e in tarda età dalla vita nelle quattro mura del convento a esplorare un mondo dai confini ancora ignoti. Un racconto di viaggio e di formazione tutto al femminile, ma anche un affresco storico che restituisce il mondo della prima età moderna, attraversato da guerre di religione, spedizioni coloniali e ansie di salvezza spirituale. Un passato che è ancora in grado di interrogarci grazie a una figura femminile potente, dimenticata dalla storia, ma capace di parlare al cuore del lettore contemporaneo.
«Dobbiamo creare un luogo libero, aperto a tutti, in cui aiutare i ragazzi ad affrontare la fatica dello studio e a scoprire la bellezza della conoscenza». Questa frase, sgorgata dal genio educativo di don Giorgio Pontiggia durante una cena con alcuni insegnanti, è all'origine dell'esperienza di Portofranco Milano. Nel tempo sono nati tanti centri analoghi in tutt'Italia, ciascuno con la propria storia, e talora un proprio nome, ma tutti caratterizzati dalla stessa passione per la gratuità che anima i volontari e riscuote la libertà dei giovani. Questo volume raccoglie l'intervento di don Giorgio in cui racconta l'origine e il metodo di Portofranco, e i contributi di Davide Prosperi e del cardinale Matteo Maria Zuppi che, nel dialogo con i volontari, approfondiscono originalità, ragioni e prospettive di Portofranco. La ricchezza di frutti di questa esperienza ha portato alla costituzione di una Fondazione per rendere ancora più efficace un'azione che ha un unico scopo: accendere il fuoco nel cuore dei ragazzi. Introduzione di Alberto Bonfanti. Il testo fondativo di Giorgio Pontiggia. Contributi di Davide Prosperi e Matteo Maria Zuppi.
Un epistolario prezioso che svela l'anima del venerabile servo di Dio Enrique Ernesto Shaw e di sua moglie Cecilia Bunge, nell'Argentina della prima metà del Novecento. Tra queste lettere, raccolte con cura dalla nipote, Sara Critto de Eiras, pulsa un amore coniugale autentico, radicato nella fede e nella gioia del dono. In un’epoca di legami fragili, la loro testimonianza brilla come un faro per i giovani, invitandoli a riscoprire la bellezza di un destino condiviso e di un patto eterno: un cammino di santità che si compie nel cuore della vita quotidiana.
In queste pagine don Angelo Casati, in dialogo con Francesco Occhetto, ripercorre la sua vita, la vocazione sacerdotale e l’amore per i silenzi, le montagne, il volto di Cristo e i volti di uomini e donne incontrati, ascoltati, abbracciati. L’autore riflette anche sulla poesia: una parola amica che nasce dalle profondità silenziose, dai cuori che ardono e soffrono, dalla vita offesa e insieme offerta, dalle notti e dai giorni del vivere, dell’amare, del cercare. Ne emerge un cammino che conduce all’umano, con Dio che accompagna, come compagno di viaggio, fuori dagli steccati delle convenzioni, verso un volo libero e audace.
John Henry Newman (1801-1890), canonizzato da papa Francesco il 13 ottobre 2019, appartiene ai più grandi pensatori cristiani dell'Ottocento. Appassionato ricercatore della verità e convertito al cattolicesimo (1845), egli «diventa oggi un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze del mondo moderno» (papa Paolo VI, 1975). Le sue opere arricchiscono la teologia, la sua persona viene già venerata in tutta la Chiesa. Non sorprende, quindi, che molti vedono in lui un nuovo dottore della Chiesa. Il volume intende anzitutto offrire un breve tratto biografico e teologico di Newman. Fa poi sentire la sua chiara ed equilibrata voce su alcune questioni cruciali della vita ecclesiale: lo sviluppo della dottrina cristiana, la testimonianza dei fedeli, l'unicità della Chiesa, il significato della coscienza, le caratteristiche di un cuore apostolico. Appare così la straordinaria attualità della vita e del pensiero di questo teologo santo. Come scrisse il cardinale Joseph Ratzinger già nel 1990: «Newman appartiene ai grandi dottori della Chiesa, perché egli allo stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero».
Don Tonino Bello ha lasciato di sé una impronta indelebile difficilmente eludibile nella società contemporanea, da numerosi punti di vista: poeta, costruttore di pace, non violento, uomo di Dio e soprattutto uomo del Sud, luogo che lo ha visto nascere, formarsi e agire con quella partecipazione "innamorata" che ha sempre caratterizzato il suo intervento in favore degli ultimi del mondo. Pienamente addentro ai processi di cambiamento, Don Tonino non si è limitato esclusivamente a contribuire al rinnovamento in ambito spirituale: il suo influsso ha permeato la sfera civile, culturale e persino politica della società, facendo di lui un "pastore scomodo" ostinatamente schierato dalla parte dei più deboli. Questo libretto si propone di tracciare un ritratto dell’uomo e del sacerdote sulle cui orme si cerca di proseguire ancora oggi: nessuna pretesa di esaustività o di completezza di fronte a una figura talmente peculiare e multiforme da sfuggire a qualsiasi tentativo di categorizzazione. Un ritratto che vuol essere anche un commosso e sentito ringraziamento a un uomo straordinario che ha profondamente segnato l’esistenza e la coscienza di intere generazioni.
"Era una nave che conosceva la sua meta, capitano era un coraggioso esploratore che non si limitava a consultare le carte e voleva aprire vie nuove".
Amerigo e Laura
"Ho incontrato Sammy ed è stato un dono, perché incontrare l'allegria, la curiosità, l'intelligenza incarnate insieme in una persona è un dono raro.
La cosa che mi fa impazzire è quanto amore c'è intorno a te, Sammy".
Dalla prefazione di Jovanotti
L’autore è il postulatore della causa di beatificazione di don Pino Puglisi.
La beatificazione di don Pino è sempre stata rimandata perché la sua uccisione era letta come motivata dal suo aver agito contro la mafia. E quindi la sua morte non sarebbe stato martirio.
Proprio gli approfondimenti di Bertolone hanno permesso il cambio di angolatura. E in questo testo l’autore dimostra, attraverso la vita, gli insegnamenti, l’agire tutto di don Puglisi, come egli sia stato ucciso “in odio alla fede” perché proprio il suo essere sacerdote e pastore fino in fondo, fedele al Vangelo che viveva e annunciava, nell’amore ai fratelli che il Signore gli aveva affidato, specialmente i più piccoli, proprio questo l’ha messo in rotta di collisione con la mafia. È la sua fede - vissuta nel concreto nel quartiere di Brancaccio - che ha “disturbato” i mafiosi. «Don Puglisi venne ucciso a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità».
Dopo un primo capitolo sul valore del martirio, l’autore narra l’ultimo giorno di vita di don Pino, ne presenta un profilo biografico, evidenzia i tentativi di depistaggio sulla sua morte, quindi analizza i perché della sua condanna a morte da parte della mafia e insieme evidenzia la sua consapevolezza e accettazione libera e responsabile della probabile morte violenta.
Viene quindi fatto emergere lo stile del ministero sacerdotale di don Pino Puglisi e il messaggio che ci ha lasciato: un invito a guardare oltre.
Il tutto sempre attraverso le parole di don Puglisi e le molteplici testimonianze da parte di esponenti di diverse categorie di persone e istituzioni.
Autore
Vincenzo Bertolone (1946), della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri, è attualmente arcivescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace. Ordinato sacerdote, ha ottenuto successivamente la laurea in Pedagogia all’università di Palermo e il dottorato in Diritto Canonico all’Angelicum. È autore di molte pubblicazioni in ambito agiografico e di spiritualità. Il suo programma: da attuare «prima in me, poi nei sacerdoti, poi nel popolo e tra le istituzioni» Ampia scheda nel risvolto della IV di copertina.
"La finalità della mia vita è nettamente segnata: essere nel mondo il missionario del Signore: e quest’opera di apostolato va da me svolta nelle condizioni e nell’ambiente in cui il Signore mi ha posto". In queste parole, Giorgio La Pira esprime la direzione profonda della sua esistenza: un laico che, nel cuore del Novecento, ha scelto di vivere la fede non come mera apparenza, ma come impegno concreto nella società. Il saggio, ripercorrendo la vasta bibliografia di scritti del Sindaco Santo, restituisce con chiarezza il ritratto di un protagonista capace, ancora oggi, di parlare al mondo con il suo pensiero e la sua azione: oltre le ideologie, la politica intesa come servizio, la pace come scelta di vita.
Don Giovanni non ha vissuto l’arrivo di Papa Francesco, non ha potuto leggere l’Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate (19 marzo 2018), la Lettera Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020) e l’Esortazione Apostolica Dilexi te, del Santo Padre Leone XIV (4 ottobre 2025). Ma certamente egli avrà goduto ed esultato per la profonda sintonia con quanto don Giovanni ha vissuto e testimoniato in tutta la sua vita. C’è una consonanza evidente tra il Concilio Vaticano II, specialmente le Costituzioni Lumen Gentium e Gaudium et Spes, il pensiero e l’esperienza di don Giovanni con il magistero di Papa Francesco e Papa Leone nel parlare di santità.