
Guglielmo di Occam, nato all'inizio del XIV secolo, si dedicò nella seconda parte della sua vita alla riflessione sul ruolo temporale della Chiesa e alla battaglia contro il potere politico del pontefice. Si pubblicano qui l'An princeps, un pamphlet sul diritto della Corona di utilizzare, in situazioni di emergenza, i beni ecclesiastici senza preventiva autorizzazione papale; e l'Epistola ad fratres minores, dove Guglielmo illustra ai confratelli i motivi della sua ribellione al pontefice. Testo latino a fronte.
Clizia, pubblicata a stampa nel 1537, ma già circolante in forma manoscritta, riprende a grandi linee la vicenda di una commedia di Plauto, la Casina; l'Andria traduce l'omonimo testo di Terenzio; il Dialogo, di attribuzione non del tutto certa, è una voce importante della cosiddetta questione della lingua nel XVI secolo, ed è nota soprattutto per le pagine sui rapporti tra la parlata fiorentina e lo stile comico.
Nel volume gli autori spiegano le ragioni, essenzialmente legate allo sviluppo dello Stato sociale, che sono all'origine della crescita del potere giudiziario nelle democrazie contemporanee. Mettono poi a confronto la situazione dell'Italia con quella di altri paesi, sia di "common law" (come USA e Gran Bretagna) sia di "civil law" (come Francia e Germania), individuando tendenze comuni e specificità nazionali. Formulano infine alcune proposte per l'Italia, tese a ripristinare una situazione più equilibrata, che riguardano il reclutamento e la formazione dei magistrati, il rapporto tra magistratura inquirente (i pubblici ministeri) e magistratura giudicante (i giudici veri e propri) la composizione e il funzionamento del CSM.
Gli scritti raccolti in questo volume sono dedicati al concetto di archetipo e di inconscio collettivo, che si possono considerare il nucleo centrale della concezione junghiana della realtà psichica, e sono fra gli aspetti più noti anche al pubblico generale dell'intera opera di Jung.
Il saggio "Aion" è del 1951 e insieme a "Gli archetipi e l'inconscio collettivo", propone le caratteristiche che formano il fascino dell'opera di Jung, un complesso intreccio di esperienza psicoanalitica e di vastissime conoscenze scientifiche e umanistiche.
In una serie di saggi, uno dei maestri del pensiero politico contemporaneo si interroga sulle radici profonde delle sue sconfitte di fronte ai problemi della modernità. Una sconfitta che può essere indagata e forse parzialmente rimediata proprio risalendo alle potenzialità ancora nascoste nelle ombre del passato, tra Atene, Gerusalemme e l'Islam. La chiave del problema Occidente, scrive Strauss, è ancora custodita nello scrigno d'Oriente.

