
Una chiara e puntuale monografia sul biblico «resto di Israele», intelligentemente applicata all’attualità ecclesiale: puntare sulla quantità o sulla qualità dei cristiani?
Descrizione
Le chiese cristiane si svuotano e di anno in anno aumenta l’emorragia di praticanti. C’è chi dice che il peggio deve ancora venire; altri, più ottimisti, sostengono che la Chiesa ne ha passate tante e che anche questa volta, da un “piccolo resto”, rinascerà la speranza.
Il biblista Walter Vogels è andato alla ricerca di questo “resto” nelle Scritture. Più volte il popolo di Dio viene messo alla prova da un disastro collettivo: il diluvio, la distruzione assira del Regno del Nord, la deportazione a Babilonia… Ma ogni volta, per quanto grande e traumatica sia la catastrofe, rimane qualche sopravvissuto. E dallo sparuto residuo di superstiti può sorgere la speranza: l’alleanza con Dio viene rinnovata, una comunità santa rifiorisce.
Ritornando all’attuale situazione di declino per la Chiesa, Vogels si chiede: «E se la manciata di fedeli pronti a mantenere viva la fede in Cristo svolgesse oggi la stessa missione dei superstiti dell’Antico Testamento?». Fervore, coraggio e speranza costituiscono le condizioni del rinnovamento cristiano a cui questo libro ci chiama.
Un quadro storico della disciplina penitenziale detta "tariffata" in vigore nell'alto Medioevo.
Che cosa induce gli uomini a obbedire alle leggi? Quali sono i fondamenti ultimi dell'ordine politico? Secondo Voegelin la religione è il fattore che tiene insieme le società, la chiave di volta dell'esistenza umana, che si muove in una tensione perenne tra la precarietà della vita terrena e l'eternità dell'essere assoluto. La tradizione cristiana parla di creaturalità, ovvero lo stare in relazione con l'originario divino, ma al contempo segnati dalla finitezza e dalla morte. Se per Voegelin la crisi profonda che ha investito l'Occidente negli ultimi secoli nasce dal ripiegamento su se stessi, un percorso di ascesa è possibile grazie all'esperienza, descritta da Platone, dell'essere attratti fuori da sé, che corrisponde alla forza della grazia e all'attrazione del Cristo di cui parla il Vangelo. Religione e filosofia non sono in contraddizione, ma rivelano il nucleo dell'individuo come essere umano: la tensione verso Dio, l'invalicabile limite della persona.
Eric Voegelin (1901-1985) filosofo statunitense di origine tedesca si è occupato di filosofia politica e di storia della filosofia moderna. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo "Ordine e storia" (2 volumi, Vita e Pensiero, 2009-2015)
Quale valore, quale spazio, quale incidenza hanno oggi nella vita del cristiano e della Chiesa le pratiche penitenziali? Cosa vuol dire per il cristiano del nostro tempo praticare il digiuno e l'astinenza delle carni?
Occorre dare uno sguardo disincantato alla realtà e mettersi in ascolto di quanto ci dice la Parola di Dio e di quanto ci indica il Magistero della Chiesa, per offrire una riflessione e delle proposte concrete per i fedeli che desiderano vivere con la fedeltà la sequela di Cristo, lo Sposo che ha dato la vita per noi.
Il digiuno, non solo il dimenticato digiuno prima di accostarsi all'Eucarestia, infatti, fa parte di un'autentica vita liturgica.
L'Introduzione alla sapienza è una piccola opera, presentata qui per la prima
volta in versione italiana e cinese con l’originale latino, rappresenta una sorta di compendio del pensiero vivesiano. Pubblicata nel 1524, essa conobbe un enorme successo. In essa traspare l’afflato pedagogico e cristiano di Vives. Tra gli argomenti eterogenei, il filo conduttore è la sapienza come discernimento, ossia retto giudizio
di valore. Il sapiente attribuisce ad ogni realtà il suo peso specifico, in relazione con la vera giustizia. Il tradizionale primato dell’anima sul corpo non snatura in un disprezzo dualistico verso le realtà materiali, ma orienta piuttosto, in chiave
“personalistica”, la ricerca del sano giudizio verso le virtù e la religione. Ed è per questo che la figura di Gesù Cristo assurge a centro o chiave di volta di tutto l’edificio. Le realtà, anche le più concrete e familiari, ricevono dagli insegnamenti dell’unico Maestro la loro determinazione ultima e la carità cristiana illumina tutto il convivere umano, dal modo di parlare al contegno verso gli altri e verso se stessi.
Afflitti da una profonda crisi culturale che si declina a livello europeo come ‘perdita di identità’ e a livello sociale e familiare come ‘emergenza educativa’, la lettura di Vives costituisce un valido contributo per attingere con discernimento al patrimonio classico e cristiano. La pubblicazione gioverà anche a far recuperare quei principi educativi che sono stati alla base del vero progresso dell’Occidente. Ragione e fede, sapienza umana e rivelazione divina, lungi dal contrapporsi, sono integrati secondo la migliore tradizione cattolica. Senso comune, dottrina biblica, proverbi grecolatini
e massime dei filosofi sono messi a servizio di un’unica sapienza di vita che esalta la scienza personale, la dignità umana, la vera fraternità e l’armonia tra esistenza terrena e destino nell’Aldilà. Tutto ciò fa di questo scritto un tassello irrinunciabile
di una ideale ‘Biblioteca della civiltà dell’amore’.
Juan Luis Vives (1492-1540) è il maggiore esponente spagnolo dell’umanesimo rinascimentale. Poco conosciuto in Italia, lo scrittore valenziano è un esempio di vero europeo, come i suoi amici Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro. Eredi della triplice fonte della civiltà occidentale (Atene, Roma e Gerusalemme) questi autori esprimono il meglio della cultura europea che sapeva congiungere razionalità critica, senso della giustizia e spiritualità religiosa. Pure la vicenda personale del Vives, che lo portò successivamente a Parigi, Lovanio, Londra, Oxford, Breda e soprattutto
a Bruges, documenta, dal punto di vista geografico, la sua europeità. Tra le sue opere ve ne sono alcune filologiche (lavori su Cicerone, Virgilio e Aristotele) e altre prettamente religiose (il Trionfo di Cristo, la Meditazione sulla Passione e la sua apologia sulla Verità della fede cristiana). Egli si occupò pure di giustizia sociale e di organizzazione della beneficenza (Il soccorso dei poveri) e fu un pioniere della letteratura pacifista in un’Europa dilaniata da guerre fratricide (Concordia et discordia humani generis e De Europae dissidiis). Ai temi dell’esistenza concreta, della morale familiare e sociale l’umanista ispano-fiammingo – noto come pedagogista ed educatore ‑ rivolge la sua attenzione con due trattati sulla vita coniugale (L’educazione della donna cristiana e I doveri del marito) e il suo celebre De disciplinis. In ogni ambito il suo ideale si esprime con queste parole: dignità, spiritualità, temperanza, operosità.
Dai testi di Juan Luis Vives qui tradotti - "Introduzione alla Sapienza", "La scorta dell'anima", "Preghiera a Dio" - emerge il tratto specifico della sua spiritualità, frutto di una riflessione filosofica e religiosa coltivata per tutta la vita e che impedisce di separare formalmente questi due ambiti. Vives, contemporaneo di Erasmo e Tommaso Moro, distilla temi e interrogativi riguardanti verità e ragione, sapienza e rivelazione, tipici della feconda parabola culturale cinquecentesca che va sotto il nome di "umanesimo" europeo: il suo umanesimo cristiano ruota attorno al motivo della libertà interiore e di una relazione tra l'uomo e Dio che aspira al rinnovamento personale.
GAIO MARIO VITTORINO (290-364; retore, filosofo, teologo e grammatico romano), è tra i primi occidentali ad applicare un sistema filosofico per la comprensione del dogma cristiano.
Il presente volume raccoglie gli scritti cristiani del grande retore (testo latino-italiano).
Tale produzione è una serrata difesa della fede di Nicea; in essa confluiscono l’ardore del neofita, che elegge a termine di confronto
costante e imprescindibile le Sacre Scritture, e l’argomentazione logica promossa al rango di metodo teologico.
L'apparizione delle prime serie iconografiche dei Sette Sacramenti nell'arte monumentale italiana del Trecento rappresenta un episodio significativo, ma finora poco indagato, della grande vitalità artistica dei secoli del Basso Medioevo. In diversi contesti e con diverse finalità, i committenti dei cicli di Firenze, Napoli, Galatina (Lecce) e Priverno (Latina) si appropriarono del tema - ampiamente discusso dalla trattatistica filosofica e dottrinaria del XII e del XIII secolo, ma non ancora oggetto di sistematico insegnamento da parte della Chiesa - per farne uno strumento di autorappresentazione di alto valore simbolico. Il volume ricostruisce le occasioni e le circostanze in cui i quattro cicli furono ideati, le loro finalità e i rispettivi contesti, in relazione alla progressiva affermazione del tema sacramentario nella comune coscienza religiosa medievale.
'È possibile parlare di Dio? E in che modo? Parlare non è forse definire, circoscrivere,de-limitare? É possibile che l'intelletto dell'uomo stabilisca limiti all'infinita essenza di Dio?' Questo è l'interrogativo che guida l'Autore nella sua ricerca. Contro la tendenza dominante del pensiero filosofico occidentale che afferma che di Dio è possibile parlare solo negativamente, dicendo ciò che non è, l'Autore guarda al pensiero cristiano in cui non è la parola dell'uomo su Dio a rivelare ciò che Dio è, ma la Parola di Dio su se stesso. In questa riflessione l'Autore "approda" alla preghiera "che parla di Dio nell'unico modo possibile, volgendosi a Lui col Tu, segnando insieme l'estrema lontananza e l'estrema vicinanza. Consapevole dell'impossibilità di conoscerlo e di parlare di Lui ". (dalla Prefaifone)

