
Il volume contiene una raccolta di discorsi pronunciati dal cardinale Tarcisio Bertone tenuti in diverse occasioni in qualità di Segretario di Stato della Santa Sede negli anni 2006-2013. La raccolta qui proposta permette di presentare il punto di vista dell'autore e di spaziare su una serie di problematiche legate all'essere cristiano oggi e a tematiche sociali, economiche e culturali di attuale e rilevante interesse. L'opera è articolata in sette sezioni: La Lettera enciclica "Caritas in veritate" di Benedetto XVI; Responsabilità e impegno in ambito civile; Responsabilità e impegno in ambito politico (prima parte); Fede, Ragione e Scienza; Il ruolo delle università cattoliche; Riflessioni sulla Chiesa e La Cultura della vita (seconda parte). Le tre sezioni della prima parte sono introdotte dall'autore stesso attraverso specifiche premesse e a tal proposito vale la pena di sottolineare quella che precede la Lettera enciclica Caritas in Veritate, in cui vengono illustrate la storia, le condizioni e le motivazioni che hanno portato alla sua emanazione. Concorrono ad arricchire il volume la speciale Lettera del Papa emerito, Benedetto XVI, e la prefazione del Prof. Leonardo Becchetti.
Secondo una tradizione rabbinica, nell’olam ha-ba’ (il mondo futuro) noi staremo seduti tutti in cerchio intorno a Dio, ed egli risponderà alle nostre domande. Che, essendo numerose, anzi infinite perché in questa vita sono in gran parte rimaste inevase, impegneranno l’eternità. Ma questo – al di là delle leggende e dei paradossi – è proprio il problema fondamentale della nostra esistenza, della nostra storia, della nostra teologia: la mancata rispondenza “automatica” tra domande e risposte.
Anche questo volume si colloca sulla scia del “primato delle domande”, perché pur nella ricchezza delle fonti citate, antiche, moderne e contemporanee, non ha la pretesa dogmatica di darci altrettante risposte. E questo non è un segno di agnosticismo, ma di fede, di attesa escatologica certa. Noi sappiamo che anche Gesù ha sperimentato dei “perché” senza risposta: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27,46). O meglio, dei “perché” la cui risposta è al di là della morte.
L’autore
Vincenzo Bertolone, vescovo di Cassano allo Jonio, è sacerdote della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri. Dopo la laurea in Pedagogia al Magistero di Palermo, ha conseguito all’ Angelicum di Roma il dottorato in Diritto canonico. Dal 1976 al settembre 2006 è stato membro del Consiglio Generale della sua Congregazione, ha insegnato religione nella Scuola pubblica e ha operato come cappellano al Carcere minorile di Palermo. È postulatore delle Cause di canonizzazione dei beati Giacomo Cusmano e Francesco Spoto e di quelle di beatificazione della SdD Vincenzina Cusmano e del SdD Francesco Paolo Gravina. Ha pubblicato tra gli altri: Sulle orme del Divino Viandante (2007); Sulla tua Parola (2007); San Paolo, l’innamorato delVolto di Cristo (2008);Alla ricerca di Colui che ti cerca (2008); La Chiesa che vorrei (2009); Briciole di speranza,...per guardare oltre, I (2009); Ars spes Ecclesiae (2009).
"'Homo sum: nihil humani a me alienum puto', 'sono uomo: nulla di ciò che è umano lo considero a me estraneo'. Poniamo questa considerazione in apertura ideale al saggio che mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha voluto dedicare a un soggetto capitale da sempre, divenuto particolarmente urgente e fin rovente ai nostri giorni: la questione antropologica. La cultura moderna ha smitizzato la grandezza della creatura umana, ma ne è rimasta pur sempre affascinata, a partire da Cartesio che, nel Cogito ergo sum, ha posto nel pensiero l'identità trascendente della persona. Vorremmo ribadire solo un paio di componenti radicali. La prima è quella della libertà. Il secondo lineamento significativo è che la creatura umana è un essere posto in relazione: non è una cellula isolata, ma è una persona che comunica, che ama, che ha incontri." (dalla prefazione del card. Gianfranco Ravasi)
«Quando le violenze (delle mafie) divennero omicidi e stragi [...] ci si avvide che l'identità criminale [...] usurpava volto e funzioni di una contro società [...]; il contrasto condotto fino all'omicidio, come nel caso del parroco don Pino Puglisi, rivelava un giudizio antagonistico contro la fede cristiana» (dalla prefazione). L'Autore che è anche postulatore della causa di canonizzazione di don Puglisi, connette diverse discipline (diritto civile, penale e canonico, teologia sistematica, morale), con l'invito a leggere la Chiesa come popolo peregrinante, che vive nel mondo per annunciare il Vangelo e lottare contro il mysterium iniquitatis. Inoltre, ricostruisce l'inconciliabilità tra mafia e Vangelo, soffermandosi sulla scomunica e sul suo significato pedagogico e medicinale. Le strategie sociali e pastorali di contrasto alla zizzania mafiosa vanno radicate nel martirio di Puglisi e nelle parole di papa Francesco: «Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!».
"Questo denso libretto è frutto di una spontanea e appassionata riflessione sul significato e sul valore della vita consacrata alla luce del mistero del Cristo Risorto che, lungo la strada, si fa prossimo di discepoli confusi e smarriti. L'autore accomuna il loro sentire a quello dei consacrati che talvolta si rifugiano in sterili autocritiche, rinunciando a lasciarsi avvicinare e sorprendere dal misterioso Viandante che cammina con loro. Lo scritto, pertanto, vuole proprio farsi eco della voce di questo Viandante, il quale anche oggi rammenta ai consacrati le ragioni profonde della divina 'chiamata'." (dalla presentazione del Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano)
Facciamo le tabelline: 2 x 2 = 4, poi 5 x 5 = 25 e dopo 7 x 7 = 49; e invece 70 x 7 è un po' meno facile, ma vi si arriva: è 490. È l'unica volta in cui Gesù invita ad un'operazione matematica. Ma perché e soprattutto per quale motivo? Per il perdono, sì proprio su questo tema, facilissimo da capire ma difficile da attuare: è come un pugno nello stomaco, quando pensiamo alle facce di coloro ai quali dovremmo perdonare. Ma Gesù non vuole metterci in difficoltà, anzi desidera liberarci dai pesi interiori, cioè liberare la nostra libertà.
Paolo De Benedetti
Teologia del debito di Dio
DESCRIZIONE: Biblista, direttore editoriale, marrano – tra i protagonisti del dialogo ebraico cristiano –, Paolo De Benedetti è qui letto come teologo: una teologia che, radicandosi nella tradizione rabbinica, fa del debito la categoria chiave per rendere conto dell’esperienza di Dio dopo Auschwitz. Debito di Dio verso gli uomini ma – ed è l’aspetto più sorprendente della riflessione debenedettiana – anche verso gli animali e ogni creatura vivente: ognuna in attesa di redenzione nel “mondo che verrà”. Teologia come disputa con Dio, interrogando la Torà, la letteratura talmudica e testi extra canonici, siano essi poesie, saggi o pagine di letteratura. Un gesto che fa di PDB il rabbi di Asti.
COMMENTO: Il pensiero del maggior ebraista italiano che ha elaborato una originale teologia del debito di Dio verso tutte le creature, dall'uomo, agli animali, all'ultimo filo d'erba.
I filosofi italiani e la Resistenzaa cura di Ilario Bertoletti- I. Bertoletti, Una "brigata kantiana" nella guerra civile- F. Lijoi, Pilo Albertelli. Un martire filosofo alle Ardeatine- F. Papi, Antonio Banfi. Resistere insegnandoR. Celada Ballanti, Alberto Caracciolo. L'eredità etico-religiosa della Resistenza- G. Cambiano, Pietro Chiodi. La Resistenza con i "banditi" sulle colline- G. Cerchiai, Eugenio Colorni. Fra politica e filosofia- G. Cotta, Sergio Cotta. La Resistenza Autonoma- D. Borso, Mario Dal Pra. Una via religiosa alla Resistenza- F. Minazzi, Ludovico Geymonat. Scegliere la ragione contro la barbarie nazifascista- F. Tomatis, Luigi Pareyson. Fra azionismo e filosofia della libertà- F. Minazzi, Giulio Preti. La Resistenza come rivolta etico-esistenziale- A. Franchi, Con Teresio Olivelli, Romeo Crippa e Alberto Caracciolo.
Danzare: istinto e arte, preghiera e seduzione, gioco e pensiero, relazione e introspezione, comunicazione e meditazione. Danzare è estasi, rapimento, bellezza; danzano gli animali, danzano gli uomini, danzano gli angeli. Con un linguaggio semplice e accessibile, questo libro traccia un itinerario affascinante fra antropologia, esegesi, teologia e liturgia, per innamorarsi della danza e per danzare l'amore.
Un libro per esplorare alcuni capolavori della musica occidentale e avvicinarsi al senso profondo ed ultimo dell'esistenza: l'ascolto musicale si fa icona dell'ascolto del Logos, che diviene a sua volta accoglienza dell'Incarnazione. "Ascolta, Israele": il comando dello shema', dello spalancare le porte del proprio cuore tramite il senso dell'udito, prelude al comandamento dell'amore divino e dell'amore del prossimo. Dall'ascolto del Bello musicale può nascere una contemplazione assorta ed orante, che si traduce in charitas se trova un'adeguata disposizione dello spirito. Percorrere i sentieri di cui le musiche di Bach, Händel, Haydn, Beethoven e Mussorgskij sono intessute diventa quindi quasi un pellegrinaggio: la gioia che nasce dall'ammirazione per i paesaggi musicali scaturiti dalla penna dei compositori si assomma alla felicità dell'avvicinarsi alla Civitas Dei, tempio divino sfolgorante di bellezza. E se il Verbo di Dio fosse anche il canto di Dio? Quando la musica è al servizio dell'incontro con Cristo.
Il Cantico delle Creature di san Francesco d'Assisi è un ponte gettato fra un medioevo in cui la natura è, per il mistico, trasparenza di Dio, ed una modernità lacerata da intime scissioni, vuoti di senso, afasie artistiche. Eppure, molti fra i massimi compositori del "secolo breve" hanno trovato nel testo senza tempo di Francesco ben più di uno stimolo creativo: le versioni di Schnittke, Messiaen e Gubaidulina aprono ampi squarci su un orizzonte di fede ritrovata e di intensa serenità spirituale. Dallo studio di queste partiture emblematiche, il discorso si amplia fino a toccare le più profonde domande di senso: esse confluiscono in un'originalissima "postfazione corale", reinterpretazione contemporanea del Cantico da parte di personalità quali Massimo Cacciari, Khaled Fouad Allam, Irene Iarocci, Peter Hill, Giampiero Bof, Katarina Pajchel, Lubomir Zak, Margherita Coletta, Giuseppe Brondino, Davide Rondoni, in un mosaico interdisciplinare in cui la diversità diventa culla della pienezza. La fecondità del testo francescano continua a fare appello agli uomini di oggi, suscitando in ciascuno delle scintille personalissime e originali.
Un libro per riscoprire la stretta correlazione tra il mistero eucaristico e la musica. L'autrice, con un linguaggio accessibile a tutti, presenta brani noti e meno noti del repertorio classico scritti sia per il culto che per sale da concerto. La prima parte è dedicata all'Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei), e la seconda a una serie di testi della tradizione eucaristica (Ave verum, O sacrum convivium, Pange lingua...). Per ascoltare le composizioni vengono forniti i link a YouTube e i codici QR. L'intento dell'autrice è «che la musica di grandi compositori e grandi credenti diventi una guida, una compagna e un aiuto nel nostro cammino di fede e preghiera».

