
L'icona di Giuseppe, padre affidatario di Gesù, si presta ad accompagnare ognuno di noi in questo cammino, che vede uomini e donne a cavallo di due millenni, come Giuseppe. Giuseppe che trasforma una nobiltà di stirpe in nobiltà di spirito. Che feconda il proprio essere giusto con l'apertura all'amore. Che tace perché ascolta la Parola incarnata in un fragile bambino. Che si innamora ed è traumatizzato dalle sue umane aspettative, che è turbato e preso dal dubbio, che domanda, che dorme, sogna, ascolta e interpreta. Che prende con sé. Che contempla e medita. Che ama senza possedere. Che obbedisce, si alza, parte e va in terra straniera. Che ritorna e trova la giusta dimora. Che lavora, istruisce, attende in una trasfigurata quotidianità. Giuseppe siamo noi, il suo cammino è il nostro cammino, il suo sogno è il nostro sogno.
Appare oggi come una priorità pregare, incontrare Dio e annunciarlo proprio in mezzo alla città degli uomini. Riconducendosi alla sorgente delle prime comunità cristiane di Gerusalemme, queste pagine ci dicono come portare la città nella preghiera e la preghiera nella città, la santità nella città e la città nella santità. Intessuto di citazioni bibliche, nutrito di riferimenti patristici, impreziosito di citazioni mistiche, questo libro di vita orienta l'esistenza e traccia il cammino delle Fraternità Monastiche di Gerusalemme. Si presenta, perciò, come un testo a cui si ispirano molti di coloro che vogliono vivere «nel cuore delle città, nel cuore di Dio».
Fra queste pagine brevi meditazioni ci introducono progressivamente alla preghiera, secondo l'insegnamento dei mistici. Ci viene in soccorso l'immagine dell'aquila che, con il suo "volo" maestoso e alto ci indica come vorremmo fosse la preghiera. Guidati dai preziosi consigli dei grandi Maestri della preghiera, troveremo un valido sussidio per l'orazione mistica. In appendice i nove modi di pregare di San Domenico di Guzmán, fondatore dell'Ordine domenicano, di cui è membro l'Autore. Questi possono giovare all'eucologia di cui la preghiera necessita. Anche il corpo, infatti, partecipa della preghiera e favorisce il necessario raccoglimento.
I saggi di questo libro gettano ulteriore luce su Giorgio La pira, il quale:? voleva contestare pigrizie, connivenze, omissioni di chi, potendo agire, non agiva, di chi tradisce il mandato per il bene comune...? era sempre determinato dall'impegno per il bene comune e stava sempre dalla parte di chi non aveva... ? possedeva un'allegria contagiosa e disarmante, che nasceva dal sapersi amato, salvato, ritrovato da Dio...
Se Dio ci ama tanto, perché permette tante sofferenze e prove nella vita? Perché esiste il dolore? E perché la morte e il suo silenzio senza ritorno? Provo a rispondere a queste domande ricordando un episodio accadutomi nella vita di pastore. Ero in vivaista ad una comunità e il parroco mi stava accompagnando dagli ammalati a uscire di casa. Arrivammo all'abitazione di una donna, che ci accolse al letto, in una piccola stanza. In quel letto, mi disse, stava paralizzata da 35 anni! La sorpresa fu che me lo disse con il sorriso sulle labbra, e aggiunse: "Padre, il fatto che Papa Benedetto abbia rinunciato al papato per ritirarsi nel silenzio e nel nascondimento a pregare per tutti, mi ha fatto capire che anche una vita come la mia può essere utile!". Quella donna aveva risposto alle domande appena fatte.
Pur destinata dall'eternità a dare alla luce il Figlio di Dio, Maria è ignara di essere una donna privilegiata e perciò cresce come tutte le fanciulle di Nazaret nel silenzio della sua piccola casa, nella semplicità, nella purezza e nella obbedienza ai genitori. Essendo però una creatura tutta colmata della grazia di Dio, è pensosa e riflessiva: non è mai dissipata, perché vive sempre alla presenza di Dio custodendo nel cuore il suo ricordo. Mai sfiorata dal peccato, Maria è una terra vergine tutta esposta al sole divino che è Dio stesso, tutta offerta al bacio del suo amore. Ignara di sè, esiste per Dio e rimane costantemente sotto il suo sguardo: la sua gioia è vivere nel Signore e per il Signore.
“Ci troviamo di fronte a un testo prezioso, pervaso di umanità e di spiritualità. Viene da una vita profondamente integrata e vissuta in comunione costante con Dio. Pur essendo la testimonianza di una mistica, essa raggiunge il cuore di tutti, parla a tutti, incoraggia tutti a vivere l’amore” (dalla Introduzione di fr. Enzo Biemmi).
“ Il perdono è la trasformazione
di una relazione affinchè
si possa riaprire il futuro.”
Lidia Maggi
Un incontro con Lidia Maggi, pastora Battista, per affrontare un tema particolarmente delicato e che tocca ognuno di noi.
Ci fa bene confrontarci con il perdono e con il lungo processo necessario a raggiungerlo, ci aiuta a crescere. Perché perdono è una parola che nella nostra vita è ruvida come sasso scabroso, una parola che lascia graffi e cicatrici; nasce da una ferita lenta a guarire, che brucia e sanguina sempre un poco, in modo lento e quasi impercettibile. Ma segna indelebilmente.
Lasciamoci accompagnare da Lidia Maggi lungo questo percorso che parte dal riconoscere la nostra ferita, passa dal consentirci di provare dolore e giunge a farci capire che quel dolore, ormai, non ci serve più.
La spiritualità monastica ha un valore paradigmatico per l’insieme della vita della Chiesa. Il monaco è solo un cristiano che cerca di prendere il suo battesimo sul serio e per questo la sua esperienza parla a tutti i fedeli che desiderano fare altrettanto anche in stili di vita diversi. Al monachesimo è sempre associata l’idea di saggezza, cioè di un’esperienza lungamente distillata nei suoi due millenni di storia; esso infatti integra profondamente spiritualità e umanità coltivando tutti gli aspetti del vivere e cercando la santità non solo nella preghiera, ma anche attraverso il lavoro, la condivisione del cibo, il sonno, la vita fraterna.
Questo saggio si sofferma in particolare su vari aspetti del monachesimo che possono ispirare la vita ecclesiale: l’evangelizzazione, l’agire cristiano, il celibato e la castità, la leadership, la sofferenza e la prova, l’esperienza di Dio, la riforma delle strutture e l’attività teologica.
Non è un trattato né un manuale né una serie di descrizioni su particolari metodi di preghiera. L'autrice, con grande passione per il Mistero (Dio), ci porta alle sorgenti della preghiera con un prezioso lavoro di tessitura e di raccolta delle tracce oranti di coloro che hanno percorso la storia prima di noi. Nessuno, infatti, può riconoscere le tracce del Mistero senza guardarsi attorno e senza guardarsi dentro. Riposando nell'humus dell'umanità ed elevandosi verso spazi aperti, la preghiera ci immerge nel vortice del «tempo presente» visto dall'autrice come «l'unico spazio che abbiamo per scavare e arrivare alla fonte della Vita».
Chi ha diviso la luce dall'ombra? Chi ha messo in contrapposizione questi chiaroscuri provenienti dalla stessa origine? Queste e altre domande provocano l'autrice a cercare una risposta tra i meandri della storia e del quotidiano. Un'etica dualista spinge a guardare la realtà in modo diviso e contrapposto: puro e impuro, sacro e profano, dio e diavolo, bene e male, corpo e anima, materia e immateriale... Tanti dolori dell'umanità sono legati a questa visione che mette la differenza sotto la luce del contrasto. Oscurità e luce sono entrambe figlie del cielo. È giunto il momento di non calpestare l'ombra.
Cos'è la sapienza? Da dove viene? Perché è importante? Il testo che l'autrice propone si presenta come un viaggio alla scoperta della sapienza come Presenza. La sapienza viene dall'alto, dal basso, dall'est o dall'ovest; dall'oriente e dall'occidente, per questo va cercata ovunque. Nelle Scritture ebraico - cristiane il sapiente è colui che fa diventare vita ciò che legge, conosce e comprende. Si entra in contatto con la sapienza attraverso il gusto e «lo stesso Mistero va avvicinato come se fosse cibo, cioè qualcosa che serve per vivere». Ecco perché è necessario mangiare il rotolo della Parola, facendola diventare sangue, acqua, linfa vitale.

