
Le canzoni di questa raccolta sono legate da un filo d'oro: lo stupore, la meraviglia di fronte al mistero della vita. Possono essere un utile strumento per momenti di spiritualità e di catechesi nella pastorale giovanile, soprattutto vocazionale. Ogni uomo, ancor più, ogni credente, dovrebbe domandarsi, anche solo per una volta nella vita: "Qual è il sogno che Dio ha per me? Perché Dio mi ha fatto il dono della vita?" Tutto è dono. A cominciare dal momento in cui la vita sboccia nel grembo materno e vi resta, mentre si prepara a venire alla luce, custodita per nove mesi, e poi, via via, passando per tanti momenti, fino a quelli in cui, con gli occhi che incrociano quelli di Gesù che ci fissano con immenso amore, ognuno è chiamato a prendere in mano la propria esistenza e a intraprendere e rinnovare continuamente l'opera di farne un capolavoro unico e irripetibile. (Dalla Presentazione)
Quale vita oltre la vita?” non è un semplice saggio, ma una raccolta straordinaria di testimonianze autentiche provenienti dall’aldilà. Anime che hanno parlato dal mistero della morte, visioni mistiche di santi e rivelazioni soprannaturali si intrecciano in queste pagine, offrendo uno sguardo unico e profondo su ciò che ci attende dopo il tempo terreno. Il libro raccoglie e presenta con chiarezza i grandi temi dei novissimi – morte, giudizio, inferno, paradiso – senza dimenticare il purgatorio, luogo di misericordia e di speranza, descritto attraverso parole che provengono da chi lo ha visto o sperimentato in visioni celesti. Ogni testimonianza è un invito a guardare oltre il velo, a prendere sul serio l’eternità, a lasciarsi guidare da chi ha intravisto con gli occhi dello spirito la realtà ultima della vita. Un testo che consola, ammonisce e illumina: un dono per chi desidera approfondire il mistero della vita oltre la morte con la concretezza viva di voci e visioni che vengono dall’eternità.
Riflessioni bibliche e salesiane
In occasione del prossimo 28° Capitolo Generale della Famiglia Salesiana sul tema “Quali Salesiani per i giovani di oggi?” (16 febbraio-4 aprile 2020), il volume è promosso dall’Associazione Biblica Salesiana e presenta una raccolta di contributi che, partendo dal messaggio delle Scritture e da una rilettura fedele e dinamica delle scelte di don Bosco per i “suoi” giovani, approfondiscono i tre “nuclei” indicati dal Rettor maggiore dei Salesiani per il tema del Capitolo: “Priorità della missione salesiana tra i giovani di oggi”, “Profilo del salesiano per i giovani di oggi” e “Insieme ai laici nella missione e nella formazione”. Fra i temi affrontati nei 14 contributi: una missione che nasce dalla compassione di Gesù di Nazaret, il processo del discernimento vocazionale, vocazione e formazione a servizio della missione, la missione è sempre co-missione, l’indispensabile coinvolgimento dei laici, i laici nell’Oratorio di Valdocco.
Il volume raccoglie settanta contributi per i settant’anni del cardinale Matteo Zuppi, proposti da autori di generazioni diverse, di vari continenti e culture, uniti dalla stima che li lega all’arcivescovo di Bologna e presidente della CEI. Il filo che unisce i testi è la pace, che don Matteo ha inteso fin dall’inizio come il cardine del suo ministero pastorale. Gli scritti indagano la pace a cui richiamano le Sacre Scritture, come è stata ed è interpretata nel corso della storia, come ha costituito un segno profetico e un sogno, per tanti, un impegno e un rischio, un richiamo incessante e una necessità impellente, di fronte al dolore e alla distruzione. Fanno da cornice la teologia, l’esegesi biblica, la storia della chiesa, l’ecclesiologia, la liturgia, la profezia, il martirio, l’incontro con le altre religioni e culture.
«Quando amore ti chiama, segui il segno»: è questa forse l’espressione più nota di Kahlil Gibran riguardo all’amore. Il testo raccoglie i brani più significativi ed evocativi dedicati dallo scrittore libanese a questo sentimento, vero filo conduttore delle sue opere. Illuminante a tale proposito una frase tratta da una sua parabola: «La vita è divisa in due metà: l’una gelida, l’altra accesa. La metà accesa è l’amore».
Il tema è declinato secondo le diverse forme in cui l’amore si manifesta: nel rapporto uomo-donna, nell’amore filiale, nell’amore-carità per il prossimo, nell’amore per Dio, fonte stessa dell’Amore.
Articolate riflessioni sulla felicità a partire dalla Scrittura. Facendo parlare, in brevi riflessioni tutte incentrate su un brano biblico diverso, tratto sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento, l’autore interpella il lettore sul tema spesso dimenticato dalla predicazione cristiana: l’autentica felicità promessa da Dio all’uomo. Unendo competenze bibliche alla tradizione tomistica più autentica e attingendo alla sua esperienza di guida spirituale, l’autore offre un affresco di grande fascino che può interessare credenti e non credenti.
Il cardinale Carlo Maria Martini, grande appassionato e conoscitore della Sacra Scrittura, ci offre un'intensa meditazione sulla preghiera più famosa dei cristiani, insegnata direttamente da Gesù. Soffermandosi sulle invocazioni che il credente rivolge al "Padre che è nei cieli", Martini entra nelle più remote pieghe dell'esistenza e aiuta il lettore a mettere a nudo le sue domande più autentiche. Il commento segue dunque un andamento "pedagogico e didattico", come dice il cardinale stesso, partendo dal primo "grido del cuore" umano, "liberaci dal male". È il grido più elementare, più semplice, che sta sulla bocca di tutti coloro che vivono la tribolazione, la malattia, che sono assaliti dalle piccole o grandi sofferenze e preoccupazioni che porta con sé la vita quotidiana. "Ho scelto di iniziare da ciò di cui abbiamo maggiore esperienza", spiega Martini, "come il male, la tentazione, i peccati, la fame. Sono domande che possiamo trovare sulle labbra di credenti e non credenti, dei seguaci di ogni religione, perché non c'è esperienza più universale di quella del male."
Le indipetae (da Indias petentes) sono le lettere che i gesuiti europei inviavano al loro Superiore Generale per chiedere di partire per le missioni d'oltremare, le «Indie». Conservate negli archivi della Compagnia di Gesù, sono oltre 24.000, scritte tra il 1560 e il 1960, e sono nello stesso tempo lettere amministrative e spirituali, pubbliche e private. I giovani gesuiti cercavano di convincere il Superiore che Dio li aveva chiamati due volte: prima ad abbandonare il mondo, per entrare nell'ordine, e poi a lasciare le loro città e attraversare l'oceano, per dedicarsi alle missioni nelle terre lontane. A partire da queste lettere Emanuele Colombo compone una storia globale della vocazione, delle suggestioni culturali che l'hanno sorretta, dei sogni e dell'immaginario che l'hanno alimentata. Il libro si conclude nel Novecento quando, dopo quattrocento anni, la consuetudine di scrivere indipetae cominciò a declinare.
**********LA NOSTRA RECENSIONE DI FRANCESCO BONOMO**********
Tra i Padri della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici emerge poderoso Tertulliano. Dagli studi e dalle letture, egli rimane famoso per la sua passione per la verità e per il Dio vero del Cristianesimo opposto agli dei falsi dei pagani. Una delle sue opere, l'Apologeticum, identifica in Tertulliano il suo intento di difesa del Cristianesimo perché religione vera e ragionevole. Riferirci a Tertulliano ed al suo stile forte e schietto in difesa della fede è il pretesto per una riflessione.
Oggi in ambito teologico l'apologetica è passata di moda e gli odierni apologeti sono apostrofati come rappresentanti di retaggi culturali e religiosi non più consoni al nostro mondo moderno e post-moderno. Eppure nel contesto ecclesiale di una ripresa dell'impegno di evangelizzazione e di un anno dedicato alla fede, risuona ancora l'urgenza della testimonianza di gioia, di verità e di razionalità dell'impegno cristiano. Molteplici stili e forme esprimono oggi una nuova apologetica. Si tratta della propagazione semplice delle realtà che il Cristianesimo porta con sé. Essere cristiani indica fare una scelta continua per quel Gesù che i Vangeli e la Tradizione della Chiesa annunciano senza sosta. Ma come parlare di questo tipo di libertà in un contesto in cui la scelta religiosa o è messa aprioristicamente da parte perché senza ragioni sperimentabili o è esaltata in scenari confusi, sfuocati e banali, in cui di Dio si hanno percezioni mutevoli e livellate? La risposta ad una domanda che scuote viene dal un nuovo libro di Pippo Corigliano, per quarant'anni portavoce dell'Opus Dei in Italia, Quando Dio è contento, il segreto della felicità, edito con i tipi della Mondadori. Tra queste pagine si trova una nuova apolegetica che mette da parte le profondità accademiche e gli scadimenti popolari per dare spazio ad una difesa ardente della fede, dell'adesione a Dio nelle pieghe del quotidiano senza orpelli e senza schermi. Questo nuovo libro lo consideriamo una nuova difesa perché ribadisce, afferma, racconta la scelta di vita alla sequela di Cristo in un ambiente che sempre più lo rifiuta o lo svilisce.
Di fronte al pallore di Cristo che appare snaturato, distorto e sempre più privato della sua divinità nei frammenti delle diverse espressioni culturali, nei film, nei teatri, nei media con le istantanee dei network e dei cinguettii, dalle pagine di Pippo emerge invece un Dio vivo e vero, presente nel quotidiano, operante. L'Autore comunica ai suoi lettori una possibilità. Essere cristiani in questo mondo porta con sé la scelta per la felicità. Affermando ciò non ci si nasconde dietro sorrisi e bei pensieri. Le difficoltà, i dolori ed i turbamenti non mancano ma rimane certezza che Dio agisce e che scegliere lui non è intraprendere una via di rinunce e di diminuzioni ma è la via della pienezza in cui l'uomo ritrova se stesso e l'altro, la sua grandezza, la sua eccellenza, la sua vocazione ad entrare in comunione con Lui.
Descrizione del libro:
Tolstoj affermava che «il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa». E come lui in molti si sono chiesti quale fosse la «ricetta» per una vita felice. Ma forse una verità così profonda non si ricava da teorie o aforismi; va cercata piuttosto nel cuore di ciascuno, chiamato a vivere una vita piena e feconda al di là dei miraggi (denaro e potere, sesso e apparenza) che oggi la società tende a inseguire come mete della felicità.
È il cammino interiore cui ci invita Pippo Corigliano in queste pagine, nelle quali ripercorre gli incontri e le scelte che hanno segnato la sua esperienza, in un viaggio alla scoperta delle persone davvero felici che ha incontrato: non solo i suoi «maestri», Giovanni Paolo II e Josemaría Escrivà, che gli hanno insegnato quanta gioia possa scaturire da un sentimento di affetto sincero per il prossimo, ma uomini e donne che, in famiglia e sul lavoro, sono capaci di prendersi cura di chi hanno intorno, sanno essere miti, distaccati in modo giusto dai beni materiali, «seminatori di pace». Solo chi sa davvero voler bene, infatti, può aspirare a essere felice, perché la sua felicità si rispecchia nel dono che fa di sé agli altri.
È la logica del servizio, la stessa esortazione a «entrare nel mondo dell’altro» che Gesù fa nel Vangelo attraverso la parabola del buon samaritano. Perché, in fondo, percorrere la strada della felicità significa scegliere di «vivere come Gesù»: lasciandosi alle spalle l’egoismo, accettando la sofferenza, facendosi di nuovo figli piccoli del Padre. Realmente felice – ci dice in definitiva Corigliano – è chi vede nel mondo intorno a sé il compito perfetto che in esso è chiamato a svolgere, un compito d’amore.
Allora tutto assume un sapore diverso e i «momenti del cuore», gli istanti di più intensa gioia, diventano quelli condivisi con gli amici, giacché solo «quando sono aperto alla grande felicità sono anche capace di apprezzare appieno le piccole felicità, quelle piccole gioie alla portata di tutti che ora, però, cambiano di valore».
esperienze da tutto il mondo
Dio perdona sempre? No, Dio non perdona sempre. Poche volte ce lo dicono, ma è così. Non può che essere così. Laddove infatti non c'è riconoscimento del male e apertura al pentimento Dio non può accettare di abbandonare l'uomo alla menzogna che lo abita, diventandone connivente. Per quanto il perdono sia accordato (e non poche volte manifestato) come un dato previo, assoluto e immeritato, nella rivelazione biblica è ampiamente attestata un'espressione paradossale della misericordia di Dio che assume anche l'atto dell'accusa, la minaccia della punizione, l'attuazione del castigo come mezzi estremi affinché possa realizzarsi l'evento mirabile della riconciliazione e di una vita nuova trasfigurata dallo Spirito per una Nuova Alleanza. Anche quando nella propria vita non si scoprono altro che macerie e fallimento. È un corpo a corpo con Dio. Ma qui si vince o si perde insieme. Presentazione di Daniele Libanori.

