
Un grazioso libretto per non farci desistere dal credere nell'amore, il sentimento più grande e creativo dell'animo umano. L'amore non muore, ma combatte, resiste alle prove, corre dei rischi, smuove le montagne o attraversa gli oceani fintanto che non ha raggiunto il suo obiettivo. Per questo, tu non stancarti di amare.
Piccoli libri per tutti in cui brevi pensieri di autori di ogni tempo e Paese si alternano a immagini significative e simboliche. Adatti a ogni occasione speciale, ne fanno un momento di riflessione e meditazione sul tema prescelto.
Un libretto augurale di brevi pensieri e immagini significative per ricordarci che nei momenti in cui il cammino diventa faticoso possiamo contare su chi ci sta accanto per riprendere fiato e ripartire.
"Il vescovo parla a nome della Chiesa che vi incarica di insegnare ai ragazzi, io parlo dalla posizione delle famiglie che vi affidano i piccoli": così il papà Luigi Accattoli specifica con quale "competenza" si affianca a mons. Dante Lafranconi nello scrivere ai catechisti e agli educatori. Il vescovo e i genitori sono infatti i primi responsabili della trasmissione della fede: il vescovo nella grande Chiesa, i genitori nella piccola Chiesa che è la famiglia. Le dieci "lettere" rivolte agli educatori vanno ai contenuti essenziali del loro insegnamento e al tempo stesso intendono incoraggiarli nella fatica, per aiutarli a essere convinti, a essere appassionati, a essere testimoni ancor prima che maestri.
Note sull’autore
Dante Lafranconi (Mandello del Lario - CO, 1940) è stato ordinato sacerdote il 28 giugno1964 e dal 1992 è vescovo di Savona-Noli. Lo scorso maggio è stato nominato presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita della CEI.
Luigi Accattoli, giornalista del Corriere della Sera, collabora stabilmente con la rivista Il Regno dal 1973. Nato a Recanati (MC) nel 1943, ha cinque figli. Con le EDB ha pubblicato Io non mi vergogno del Vangelo (1999).
Con sguardo analitico don Luigi Ciotti racconta cosa sono diventate nel tempo le mafie, in Italia e a livello internazionale, alla luce della conoscenza acquisita sul campo in oltre vent'anni: dalla denuncia delle narcomafie alle prime campagne di sensibilizzazione in Sicilia, dopo le stragi Falcone e Borsellino, fino alla fondazione e diffusione di "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie". Ciotti ha accettato di violare la promessa che aveva fatto a se stesso - di non offrirsi mai a libri dal sapore autobiografico per parlare soprattutto dei tanti compagni di viaggio che in questi anni lo hanno sostenuto: giovani, uomini e donne di buona volontà, molti di loro parenti delle vittime di mafia. Lungo la narrazione don Luigi si lascia andare a ricordi commoventi e a tante rivelazioni, anche sulle minacce ricevute. Eppure, il suo sguardo è proiettato con speranza sul futuro. Per il sacerdote la mafia non è un destino ineluttabile a cui siamo condannati, c'è possibilità di scegliere. Fare cultura della legalità significa promuovere assunzione di responsabilità da parte di tutti: cittadini e istituzioni. La prima riforma da fare oggi è la "riforma delle coscienze".
"Il mio breve romanzo "Non te lo dico" induce ogni lettore ad interpretare come più gli piace il messaggio che ho inteso trasmettere. Quando mi ammalai di sclerosi multipla ero giovane (28 anni) e piena di progetti, ma in un attimo tutti i miei sogni svanirono. La mia nuova condizione di ragazza svantaggiata mi portò a riflettere. Cercai una spiegazione al perché alcuni esseri umani abbiano una vita più facile e fortunata di altri." (Dalla Premessa) La storia di Annette, protagonista del romanzo, rispecchia quella dell'autrice. È un viaggio, una strada da percorrere insieme per ritrovare quel senso della vita fatta di piccole e grandi "cose"... un viaggio alla ricerca della felicità.
Questo piccolo libro si prefigge di comunicare serenita' e speranza a chi soffre nel corpo e nello spirito.
La solitudine è molto diffusa nella nostra società contemporanea. Sembra che l’andare sempre di fretta e lo stare connessi e in rete attraverso i mezzi tecnologici sempre più avanzati faccia emergere la sensazione di sentirci soli e «disconnessi».
La solitudine ci dice che nella nostra vita vi sono squilibri e che ci manca qualcosa. Questo «qualcosa» a volte può essere la morte di una persona cara.Altre volte una malattia molto seria può affliggerci e farci sentire particolarmente soli.
Questi brevi pensieri possono essere di aiuto perché analizzano varie esperienze che sono causa della solitudine – alcune passeggere, altre che durano più a lungo – e offrono suggerimenti pratici che mirano a indicare vie per gestire positivamente tali situazioni.
La buona notizia è che c’è vita al di là della solitudine.
Destinatari
Giovani e tutte le persone che desiderano migliorare la loro vita attraverso un processo di auto-aiuto, che non si riferisca solo all’aspetto psicologico, sociale e relazionale, ma anche a quello spirituale.
Per coloro che vogliono mandare un messaggio positivo e simpatico a una persona cara. Per accompagnare o fare un dono con un contenuto delicato e profondo, che tocca l’essenziale e i valori della vita.
Autore
Daniel Grippo è editor e scrittore dell’editrice Abbey Press. È psicoterapeuta e autore di libri sull’ansia, l’accettazione di se stessi e la solitudine.
Illustratore
R.W. Alley è illustratore per la Abbey Press ElfHelp Books, per la quale colora e scrive libri per bambini. Vive a Barrington, Rhode Island, con la moglie, una figlia e un figlio.
Non ci sono perdenti per Cristo. Non ci sono perdenti per la chiesa, che è il corpo di Cristo. Ci sono solo persone nel bisogno. Che vivono situazioni difficili. Esperienze talora tragiche. Malattie nel corpo o nell'anima. E che credano, spesso senza voce, in modo soffocato e nascosto. Affinchè nessuno senta. Ma c'è Uno che sente e ascolta. C'è Uno che se invocato è pronto a dire: "Non temere!". E non solo a dire, è pronto a dare. A dare la sua mano. La sua grazia. Perché il ristoro è li, per far vivere. Perché colui che è sceso nel' Ade per trarne fuori Adamo è li, per trarre fuori anche tutta la stirpe di Adamo. Tutti i perdenti. E cioè tutti noi.
Non temere è sperare sempre anche contro ogni speranza. Ma la paura è un'emozione primaria, di difesa, è naturale ed è un campanello d'allarme in una situazione di pericolo. Anche Gesù ha avuto paura, ma ha anche ripetuto spesso: non temete, sono io! Dunque tutto concorre al bene, anche ciò che a noi sembra non avere senso. Con questi presupposti l'autore esamina come hanno affrontato la loro paura i grandi uomini di fede dell'Antico Testamento come Abramo e Mosè di fronte al compito affidato da Dio che sembrava insostenibile. Per il Nuovo Testamento ci presenta anche la fede di Maria, di Giuseppe e di Pietro e Paolo per giungere all'uomo d'oggi che ha smarrito le proprie sicurezze di fronte alla pandemia.

