
I quattro capitoli del libro mettono in evidenza il tema della Parola di Dio sotto differenti punti di vista: come fonte della vita cristiana; come centro e fulcro della comunità; nella vita del presbitero, servo della Parola; e nella missione della comunità cristiana nell'attuale trapasso culturale. Il presente momento storico ed ecclesiale è legato alla preminenza della Sacra Scrittura, soprattutto in occasione del Sinodo dei Vescovi sul tema della Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha fatto prendere coscienza al popolo di Dio della necessità vitale della Parola, essendo i cristiani nati nella Parola e dalla Parola.
Questo Compendio propone la traduzione e l'interpretazione di tutti i testi parabolici di Gesù a noi noti: quelli contenuti nei vangeli canonici, quelli riportati nell'apocrifo Vangelo di Tommaso e in alcuni altri detti tramandati al di fuori del Nuovo Testamento (i cosiddetti ágrapha).Le parabole di Gesù sono in effetti uno dei tesori della Bibbia e sono giustamente considerate una parte costitutiva essenziale dell'annuncio cristiano. Lungo i secoli se ne sono scoperti ed esplicitati continuamente i molteplici significati, e ciò non solo nella teologia e in ambito ecclesiale, ma anche nella letteratura e nell'arte. Le parabole - soprattutto - ci parlano ancora oggi: interpellano, orientano, provocano, spronano.Di ogni singola parabola, allo scopo di giungere a una sua rigorosa e - se necessario - innovativa interpretazione, vengono esaminati criticamente:- la dimensione letteraria (il piano narrativo);- la dimensione metaforica (i riferimenti simbolici);- lo sfondo sociale dell'epoca storica cui risale (le reali condizioni di vita, che forniscono le immagini utilizzate);- il processo di trasmissione (la tradizione): sia la fase antecedente alla messa per iscritto, sia la fase successiva (la ricezione ecclesiale).
Fino a ieri i miracoli affascinavano: godevano di una forza magnetica di attrazione. Oggi, in piena marcia trionfale della ragione illuministica, non risultano immediatamente credibili e sfidano la nostra propensione a meravigliarci: in alcuni casi scandalizzano, in altri provocano, il più delle volte sono intesi come una forma sorpassata di superstizione. Ma che cosa significa propriamente parlare di "miracolo"? Per esempio: un fenomeno che oggi definiamo "guarigione spontanea" è identico a ciò che ieri veniva chiamato "miracolo", che forma di linguaggio si adotta, quali presupposti si hanno? Come comprendere e narrare, in definitiva, ai giorni nostri, i miracoli attribuiti a Gesù dalla tradizione neotestamentaria?Nella sua parte introduttiva, il volume chiarisce anzitutto questioni di metodo sul genere letterario e offre una panoramica esaustiva della ricerca storica.Nella parte centrale, ogni racconto di miracolo viene esaminato nel dettaglio, analizzandone la forma linguistica, la struttura narrativa, il contesto storico e sociale, lo sfondo religioso e teologico. Segue, per ciascuno, una proposta di comprensione attualizzante, recuperando l'intenzione comunicativa presente in origine.Il nutrito team di autori si sforza costantemente di tessere un dialogo pluridisciplinare, ingaggiando un confronto specialmente con le scienze umane. Una particolare attenzione viene poi dedicata agli aspetti estetici e linguistici delle narrazioni - al loro potenziale per l'esegesi - e alla storia della ricezione di quei testi. Non mancano infine degli excursus tematici che arricchiscono, volta per volta, lo sguardo complessivo sullo specifico racconto di miracolo.
DESCRIZIONE: Gli Atti degli Apostoli, la seconda grande narrazione neotestamentaria di cui siamo debitori a Luca, il "caro medico", sta godendo ai nostri giorni di una rinnovata attenzione per gli incitamenti ad affrontare, quale comunità del Salvatore risorto, l’incontro con una temperie sociale analoga, nell’abissale lontananza bimillenaria, a quella della koine ellenistico-romana. È un testo tuttavia che per la ricerca esegetica fino a oggi suscita domande sul suo valore storico: ad esempio, il problema dei rapporti cronologici tra eventi riportati negli Atti e riferiti o accennati nelle Lettere di Paolo. Non vi è da stupirsene, se è vero che Luca, secondo una concezione ancora prevalente, è considerato "il primo storico cristiano" (M. Dibelius): il problema si ridimensiona quando si comprenda che gli Atti, proprio come il Vangelo dello stesso autore, intendono esporre la Storia della salvezza. Quindi l’opera ha inequivocabilmente un orientamento teologico, è annuncio e predicazione in forma di racconto storico: tale aspetto è messo in risalto in questo commento. Di conseguenza l’impostazione d’esso, secondo la concezione del Regensburger Neues Testament, si articola in tre passi ormai collaudati: I. Analisi (letteraria della storia della tradizione e della redazione); II. Esegesi (versetto per versetto); III. Evidenziazione degli aspetti importanti teologici e parenetici, anche in vista dell’omelia o dell’approfondimento del messaggio biblico nel nostro tempo. Sono poi importanti gli excursus (per esempio, sull’ascensione di Gesù, sull’apostolato e le testimonianze, sul battesimo cristiano, sulle origini e la gioventù di Saulo-Paolo, sulla morte di Stefano, sulla Chiesa-comunità, sul ministero e i suoi titolari...).
COMMENTO: Un limpido commento agli Atti degli Apostoli scritto da uno dei maggiori specialisti. Un libro di riflessione, esegesi, e attualizzazione del testo evangelico.
Il Nazareno, pubblicato per la prima volta nel 1938, rappresentava una significativa novità culturale per l’Italia tra le due guerre. Interrompeva il silenzio degli ebrei italiani su Gesù,che durava da lungo tempo.Riproponeva alla Chiesa cattolica l’esigenza di adottare i criteri della ricerca scientifica per accostarsi alla figura del Fondatore. Applicando il metodo storico critico dell’esegesi e quello comparativo delle religioni, Zolli trasportava il lettore nella Palestina del I secolo, gli lasciava ascoltare le parole di Gesù,cercava di spiegare il suo pensiero all’interno della tradizione ebraica e della lingua aramaica. Nel frattempo i postulati scientifici di Zolli sono stati ampiamente accolti e il dialogo ebraico-cristiano ha fatto grandi progressi.Il Nazareno,tuttavia, resta una guida alla ricerca delle orme e delle tracce lasciate da Gesù nella storia,e una testimonianza di onestà intellettuale che merita di essere letta e studiata.
AUTORE
Israel Zolli nacque a Brody (oggi in Ucraina) il 17 settembre 1881,il più giovane di numerosi fratelli. Dopo un breve soggiorno di studi a Leopoli si trasferì a Firenze e si iscrisse all’Istituto di Studi Superiori (Università pubblica) e al Collegio Rabbinico Italiano di Firenze seguendo un’antica tradizione familiare. Si laureò in filosofia e dimostrò interesse per la nascente disciplina della psicoanalisi.Nel 1911 fu nominato vice rabbino a Trieste e successivamente rabbino capo.All’attività rabbinica affiancò l’insegnamento universitario di Lingua e Letteratura Ebraica presso l’Università di Padova. Dal 1911 scrisse diversi articoli e monografie. Nel 1935 pubblicò Israele, nel 1938 Il Nazareno, due dei suoi libri più famosi. Nel 1939 fu nominato rabbino capo e direttore del Collegio Rabbinico a Roma.A liberazione avvenuta,nel febbraio del 1945, chiese il battesimo, scegliendo di prendere il nome di Eugenio. Morì a Roma il 2 marzo 1956.Le Edizioni San Paolo hanno pubblicato la sua autobiografia, Prima dell’Alba (2004),e Antisemitismo(2005).
Il successo commerciale e mediatico della Passione di Cristo di Mel Gibson (2004), seguito due anni dopo dall'ampia distribuzione che ha accompagnato l'uscita del film Nativity di Catherine Hardwicke, ha riacceso l'interesse di Hollywood per la figura di Gesù e per i temi della Bibbia.
L'attenzione agli immaginari di tipo mitico-religioso nella cultura di massa non è certo una novità per l'industria cinematografica americana, come testimonia la figura del regista e produttore Cecil B. DeMille (1881-1959). Con il grande successo dei Dieci comandamenti (1923) e del Re dei Re (1927) egli ha infatti notevolmente contribuito a rendere il cinema consapevole delle proprie possibilità come veicolo di mentalità e serbatoio dell'immaginario sociale.
Sommario
I. Cinema e religione nell'era dei blockbusters. II. DeMille e la messa in scena del desiderio negato. III. Gesù e il triangolo sentimentale. IV. L'emozione religiosa e l'etica del successo. V. Il Decalogo, ieri e oggi. VI. Tornare ai sani principi: Bibbia, cinema e politica. VII. Nel paese della libertà. Conclusione. Bibliografia.
Note sull'autore
Davide Zordan ha ottenuto il dottorato in teologia presso l'Institut d'Études Théologiques di Bruxelles ed è ricercatore presso il Centro per le scienze religiose della Fondazione Bruno Kessler. Insegna inoltre teologia fondamentale al Corso superiore di scienze religiose di Trento. I suoi studi riguardano in particolare l'estetica teologica e le dinamiche del credere nel contesto contemporaneo. È caporedattore della rivista Cabiria. Studi di cinema e membro del comitato di redazione di Studia Patavina e dello staff direttivo del Religion Today Film Festival. Ha pubblicato Connaissance et mystère. L'itinéraire théologique de Louis Bouyer (Éditions du Cerf, 2008) e Louis Bouyer (Morcelliana, 2009). Per EDB ha curato Riflessi di bellezza. Arte e religioni, estetica e teologie (2007) e, con Stefanie Knauss, La promessa immaginata. Proposte per una teologia estetica fondamentale (2012).
Chi è davvero Gesù Cristo così come emerge dall’Evangelo di Maria Valtorta? È una figura edulcorata, fantasiosa, distante dalla concretezza dell’uomo e dalla verità della fede? Oppure l’opera valtortiana ci restituisce, con forza sorprendente, il Cristo vero Dio e vero Uomo, centro della storia e fondamento della salvezza? Per rispondere a queste domande l’Autore affronta con rigore teologico la figura di Gesù come appare negli scritti della mistica viareggina e ne analizza gesti, insegnamenti e scelte, misurandoli continuamente con la dottrina della Chiesa e con il metodo della scienza galileiana, che tanta parte ha avuto negli studi recenti sull’attendibilità dei testi. Il risultato è una lettura capace di illuminare insieme la figura di Gesù e l’intenzione profonda dell’Evangelo: condurre ogni uomo all’incontro personale con il Cristo vivo, contro ogni riduzionismo e contro ogni spiritualità vaga o sentimentale.
Maestro incontestato della materia, Jean Zumstein propone un commentario, in due volumi, a un tempo scientifico e pastorale con una traduzione basata su critica testuale, informazioni storiche, letterarie e teologiche.

