
Attraverso queste pagine fratel MichaelDavide propone una lettura cordiale e sapienziale delle Beatitudini come un grande portale per entrare nella logica del Vangelo e nello stile di Gesù di Nazaret. L'approccio non è teologico, ma di prospettiva duplice: la parola del Signore da una parte e il nostro vissuto di uomini e donne dall'altra. Le Beatitudini sono l'esperienza rigenerante di uno sguardo, quello di Cristo sulla nostra umanità. Ci aiutano ad accogliere la realtà, perché diventi un luogo e un modo di felicità. Le Beatitudini sono così la negazione di ogni spiritualità narcisistica e prometeica. Un vero antidoto a ogni spiritualità da super-uomini o super-santi.
"In principio Dio creò il cielo e la terra": comincia così la Genesi biblica, il libro dell'Antico Testamento che più di ogni altro ha impregnato di sé la religione, la storia, la cultura tutta della nostra civiltà. Nei suoi 2500 anni di vita è stato l'inizio e la fine di ogni domanda su Dio, sulla realtà e sull'umanità, per la religione ebraica come per quella cristiana. E ancora oggi continua a svolgere un ruolo chiave nei dibattiti in tema di scienza, politica e diritti umani. Dopo aver raccontato l'origine del libro (la "genesi della Genesi") come combinazione di fonti e storie provenienti da antiche tradizioni, l'autore ne delinea le diverse modalità interpretative, da quella letterale a quella simbolica o figurale, accompagnando il lettore in un viaggio che muove da san Paolo, passa per Lutero, Spinoza, Galileo e Darwin, e giunge a Giovanni Paolo II e al suo tentativo di armonizzare teologia e scienza come due forme di conoscenza. È la storia di un testo complesso, contraddittorio, incoerente, e tuttavia divino.
Pubblichiamo in questa collana i testi delle conferenze tenute al Centro culturale S. Fedele di Milano da mons. Ravasi, docente di S. Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Il volume, riveduto dall'autore, è arricchito da brevi note per l'approfondimento e indicazioni bibliografiche.
Sono pubblicate in questa collana i testi delle conferenze tenute al Centro culturale S. Fedele di Milano dal cardinale Gianfranco Ravasi. Il volume, riveduto dall'autore, è arricchito da brevi note per l'approfondimento e indicazioni bibliografiche.
Primo volume (ma ormai il sesto in ordine di uscita) della collana "Graphé", che si propone come corso completo di studi biblici di base. Questo volume introduttivo analizza dapprima la Sacra Scrittura in quanto "presunto" libro di Dio, per passare poi, nella seconda parte, all'analisi della sua formazione storica. Un epilogo, infine, tira le fila di questa "indagine" mettendo in luce il messaggio di incomparabile bellezza delle Scritture, rivolto non solo ai credenti, ma anche a ogni uomo alla ricerca del senso della vita.
Un esordio sul tema dell'immortalità, una riflessione teologica sul concetto di sapienza e una lunga meditazione sull'esodo e sul suo significato permanente costituisconol 'architettura dei 502 versi che compongono il libro biblico della Sapienza. L'autore biblico è un giudeo che vive nel mondo greco di Alessandria d'Egitto, teso ad ascoltare il contesto della cultura ebraica e dei suoi padri, ma ancor di più attento ai fermenti dell'ambiente culturale in cui vive, di cui fa affiorare la nobiltà e la potenza espressiva. Gli studiosi sono orientati a collocare la composizione del libro nel 30 a.C. Ci troviamo dunque di fronte se non all'ultimo, almeno a uno degli ultimi libri dell'Antico Testamento. Con una spiritualità altissima, l'antico Israele offre questa specie di grande saluto al nuovo orizzonte che sta per schiudersi.
I Salmi ci sono familiari per l'uso che ne fa la liturgia, molti si sono trasformati in canti. L'autore si è dedicato lungamente allo studio del Salterio, come è chiamata la raccolta dei 150 salmi biblici, seguendo una prospettiva unitaria, che avvicina questi componimenti non come singoli testi poetici o liturgici, ma come un vero e proprio libro. Un libro capace di interpretare in modo sorprendente, intimo e appassionato, le trame esistenziali di ogni generazione. Vengono qui presentati tutti quegli aspetti, teologici, lessicali e intertestuali, che ci possono aiutare a cogliere l'unitarietà del libro dei Salmi, predisponendoci a una lettura continua, dal principio alla fine. Con questo libro l'autore raccoglie i frutti della lunga esperienza di insegnamento a Gerusalemme, presso lo Studio Biblico Francescano. In queste pagine non troviamo solo il lungo e accurato percorso di ricerca di uno studioso, ma anche (e forse soprattutto) il cammino umano e spirituale di un uomo che ha fatto del Salterio, e di tutta la Bibbia in generale, il Libro della vita.
"Apocalisse" è divenuto sinonimo di fine, in genere catastrofica. Il significato originario si è con il tempo coperto di polvere, fino a scomparire. Si è imposta una chiave di lettura che privilegia gli eventi terrificanti, che preludono al cataclisma finale: dal finimondo alla fine del mondo. Di contro, come reazione, si tende a rimuovere o a sminuire i testi apocalittici: la salvezza finale smussa ogni asprezza. La sfida che si pone l'autore di questo libro è duplice: da una parte far riscoprire la finalità originaria della letteratura apocalittica, tesa a rivelare i misteri dell'alto per dare un senso alla storia del basso; dall'altra, restituire serietà e severità alle sanguinose prove a cui devono far fronte i credenti nel Dio dell'esodo e di Gesù morto e risorto. In altri termini, cerca di offrire risposte alla domanda: come vivere l'apocalisse oggi? Ovvero, come possono le comunità cristiane affrontare le prove del quotidiano e la prova finale come condizione di beatitudine? Solo accettando di vivere nel braciere della storia la Chiesa ne uscirà purificata, per incontrare alla fine, il suo Signore: ecco la sconvolgente rivelazione dell'Apocalisse.
La Bibbia "in parole povere" è la Bibbia del primo incontro, dei pastori, dei semplici che, privi di speciali bagagli culturali, incontrano il Signore e contemplano la sua "gloria": la Bibbia nello spirito di Betlemme. A Betlemme non c'è da capire, c'è piuttosto da inginocchiarsi e adorare. Così fanno anche i Magi: essi arrivano da lontano, sono degli stranieri, degli extracomunitari che non sanno a quale porta bussare e vanno persino da Erode. Ma sono attratti da una luce, da una stella. Cercano un bambino e anch'essi incontrano il Signore Gesù. La Bibbia di Betlemme nasce dal progetto del Concilio Vaticano II di offrire almeno le pagine bibliche di maggior rilievo a tutta la comunità dei cristiani nel mondo. Per annunciare al mondo questi testi, si è scelta come sede privilegiata la santa Messa domenicale e feriale. Risulta quindi una antologia biblica distribuita nell'arco dei tre anni liturgici A B C. La Bibbia di Betlemme presenta la stessa antologia di testi che quella Commissione ha scelto, ma non in un contesto liturgico, bensì nell'ordine biblico, come si trova nella Bibbia integrale ufficiale. "Questa Bibbia è per noi, adolescenti nella fede, che vogliamo solo vedere un Bambino: il testo 'in parole povere' ci può accompagnare a trovarlo."
Il Libro di Enoch è un testo apocrifo di origine ebraica la cui versione definitiva risale al primo secolo a.C., raggiunto oggi in pieno in una versione in lingua Ge'ez (antica lingua Etiope), da cui il nome Enoch etiopico. Il primo libro di Enoch è un apocrifo dell'Antico Testamento, non incluso nella Bibbia ebraica, non è parte della Bibbia in greco chiamato dei (Settanta) e non è parte di, almeno oggi, anche della Bibbia cristiana. Gli storici ebrei Flavio Giuseppe e Filone di Alessandria non lo menzionano tra i libri canonici del giudaismo nel primo secolo d.C., anche se sappiamo che in passato è stato spesso utilizzato nel mondo ebraico e anche i primi padri della chiesa cristiana, ci sono infatti alcune analogie tra passi e idiomi caratteristici del Nuovo Testamento, e questo libro. In epoca medievale si sono perse le tracce misteriosamente tranne qualche rara citazione, come quelli di Sincello e Cedreno del IX secolo non è più stato utilizzato, e 1 Enoch è rimasto un testo sconosciuto e misterioso fino a '700. La tradizione dice il patriarca Enoch autore di oltre trecento sessantasei libri.
A causa di una scommessa tra Dio e Satana, un uomo baciato dalla fortuna vede la sua esistenza lacerata all'improvviso dalla disgrazia. Perde i figli e i beni, si ammala, precipita in una grande desolazione, ma alla fine la sua determinazione e la sua fede lo ristabiliranno nella situazione di partenza. Nell'apparente linearità della sua trama, il libro biblico di Giobbe - che ha profondamente attratto Goethe e Melville, Jung e Roth, Kierkegaard e Kafka tratteggia una figura molto distante dall'uomo paziente per antonomasia, come vorrebbe una lunga, proverbiale tradizione. Esso delinea, al contrario, uno dei ritratti più compiuti di tutte le afflizioni possibili prodotti dalla letteratura del mondo antico. Con il suo dolore e il suo lamento Giobbe non elabora un'etica del dolore in quanto tale, una riflessione morale sul soffrire e sulle cause della sofferenza, ma parla del vero volto di Dio contro i fantasmi della teologia tradizionale, convinta che il dolore assolva a una funzione purificatrice.
«C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe, uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male»: è il primo versetto del libro di Giobbe, il servo di Dio che a Dio resta fedele nonostante lo strazio e il dolore che gli vengono inflitti. Ma come dobbiamo intendere la «pazienza» di Giobbe, in questo testo dalla forza sublime che illustra la natura e il senso della sofferenza innocente e la complessità del rapporto dell'uomo con il divino? Fonte di ispirazione per personaggi come Gregorio Magno, Calvino, Kant ed Elie Wiesel, da sempre resiste a ogni tentativo di interpretazione unica.

