
Le solennità che Dio stesso comunica a Mosè, chiamandole «le mie feste» (Levitico 23), permettono al popolo ebraico di rivivere i momenti fondamentali della propria storia con Dio. Dal 1976 al 1982, alla radio israeliana, il professore Leibowitz tenne una serie di riflessioni dedicate sia alla porzione di Torah settimanale sia alle feste di Israele. Questo testo, raccogliendo le penetranti e profonde riflessioni svolte da questo grande maestro sulle principali feste ebraiche, ci permette di avvicinarci agli eventi che hanno fortemente caratterizzato e continuano a contrassegnare la storia degli ebrei, offrendoci, inoltre, un punto di vista, limpido e acuto, sui principali temi del giudaismo: e siamo così condotti ad approfondire questioni che altrimenti ci rimarrebbero oscure.
Le storie del diluvio, composto nel 1899, è uno degli esiti più originali e maturi della ricerca storico-religiosa di Hermann Usener. Lo studioso vi svolge ben più di un’analisi comparativa delle fonti babilonesi, semitiche, indiane e soprattutto greche del diluvio. Partendo dalla figura dell’eroe protagonista, Deucalione, che Usener interpreta come un giovane dio della luce portato sulle onde, prende in considerazione le varianti regionali del mito greco, ambientato di volta in volta sul Parnaso, sull’Otri, sul Gerania, fino alle aree ellenizzate della Siria, dove sorge una Gerapoli Bambyce, e della Frigia, dove la città di Apamea ricorda nel nome l’arca del diluvio. Attraverso la disamina, audace e rigorosa, dei simboli della luce, della nave e del pesce, lo studioso mira alla «comprensione dell’immagine mitica, nella sua molteplicità e ambiguità».
L’intero saggio appare come una ricerca del nocciolo del racconto mitico, Mythenkern, avviluppato dalle successive rielaborazioni letterarie: il motivo dell’eroe trasportato sulle acque in un’arca fino alla cima di un monte è comune a tutti i miti del diluvio. Il massimo risultato raggiunto da Usener in questo saggio, che precorre la fondamentale teorizzazione del 1904, Mitologia, consiste dunque nella messa a punto di un nuovo metodo per lo studio “scientifico” del mito.
COMMENTO: La prima traduzione dell'originale saggio di Hermann Usener, nel quale l'autore, a partire dalle fonti babilonesi, semitiche, indiane e greche, analizza l'immagine del mito del diluvio nella sua molteplicità e ambiguità.
HERMANN USENER (1834-1905), filologo classico e storico delle religioni, professore nelle università di Berna, Greifswald e Bonn, è stato una delle grandi figure della storia delle religioni dell’Ottocento. Tra le sue opere ricordiamo: Epicurea (1887, tr. Bompiani 2002), Götternamen (1896, tr. I nomi degli dèi, Morcelliana 2008), Dreiheit. Ein Versuch mythischer Zahlenlehre (1903, tr. Triade. Saggio di numerologia mitologica, Guida 1993), e il volume sul vescovo S. Ticone uscito postumo nel 1907 (tr. San Ticone, Morcelliana 2007).
ILARIA SFORZA si è perfezionata in Discipline filologiche classiche alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È autrice di un saggio sugli impieghi del duale omerico e sulle scene di duello nella ceramica corinzia, L’eroe e il suo doppio (ETS 2007), e ha curato per Morcelliana di Hermann Usener, San Ticone (2007).
Nella storia religiosa del mondo mediterraneo tardo-antico che cosa si intende con «monoteismo» e «politeismo»? Queste categorie, da secoli familiari alla disciplina storico-religiosa, sono attualmente oggetto di dibattito proprio in rapporto alla storia religiosa di quell’ambiente culturale e di quel periodo storico in cui si è compiuto un confronto, configurato per molti aspetti come un drammatico scontro dagli esiti decisivi per tutta la cultura occidentale, fra due visioni religiose. Da una parte il «politeismo» come insieme delle antiche tradizioni religiose dei popoli dell’oikouméne mediterranea fondate sulla credenza in un variegato orizzonte di potenze divine, oggetto di culto da parte degli individui e delle comunità, e dall’altra il messaggio cristiano, radicato nella fede giudaica nell’unico Dio creatore, che – a partire dall’«invenzione» del termine «monoteismo» nel XVII secolo – è definito appunto «monoteistico».
Attraverso una serie di sondaggi in ambienti diversi si dimostra in queste pagine che le due categorie classificatorie mantengono validità se usate come strumenti euristici per individuare e circoscrivere analogie specifiche tra alcuni fenomeni storici, ma non costituiscono le uniche griglie onnicomprensive entro cui situare le molteplici esperienze religiose che percorrono questa fase storica. Esse in ogni caso non trovano nella distinzione e opposizione fra l’«Uno» e i «molti» il solo né il preminente criterio per la definizione delle rispettive identità tipologiche.
COMMENTO: L'attuale dibattito tra le categorie di monoteismo e politeismo nel mondo tardo-antico, alla luce di nuove interpretazioni, da parte di una delle maggiori studiose di storia delle religioni.
GIULIA SFAMENI GASPARRO è ordinaria di Storia delle religioni nell’Università di Messina. I suoi interessi scientifici riguardano le religioni del mondo antico e tardo-antico, in particolare i culti misterici, greci e orientali, l’ermetismo, la magia e i fenomeni oracolari e profetici. Anche il cristianesimo dei primi secoli è oggetto delle sue ricerche, con preminente attenzione allo gnosticismo, all’encratismo e al manicheismo. Tra gli ultimi volumi: Oracoli Profeti Sibille. Rivelazione e salvezza nel mondo antico (2002); Misteri e teologie. Per la storia dei culti mistici e misterici nel mondo antico (2003); Problemi di religione greca ed ellenistica. Dèi, dèmoni, uomini: tra antiche e nuove identità (2009). Per la Morcelliana ha pubblicato Agostino. Tra etica e religione (1999).
Quinto libro di versi pubblicato da Montale e uscito nel 1973, “Diario del ‘71 e del ‘72” contiene novanta componimenti nei quali il poeta ligure approfondisce i temi e i toni già presenti in “Satura”: su un cupo pessimismo di fondo si innestano quadri di feroce sarcasmo contro la società dell'epoca e un'umanità irrimediabilmente inautentica. In questo volume il testo è accompagnato da un ricco apparato di commento, a cura di Tiziana De Rogatis. Come per gli altri volumi della serie, la prefazione è firmata da un critico, in questo caso Luigi Blasucci, e la postfazione è di un poeta, qui Andrea Zanzotto.
Con questo volume ha inizio la sezione dell’Opera Omnia di Julien Ries relativa all’ambito cui il grande storico delle religioni ha dedicato le maggiori energie: il ribollente mondo della spiritualità e delle religioni nel Mediterraneo nell’età ellenistica. Il volume riunisce gli studi pubblicati da Ries sul vasto fenomeno della gnosi, una raccolta ampia e approfondita da cui emerge un quadro completo della dottrina gnostica e dei suoi legami con le religioni e le correnti di pensiero che animavano il Mediterraneo nel tardo ellenismo: dall’ebraismo al cristianesimo, dall’orfismo alle religioni dualiste del vicino oriente. Conferenze, studi, saggi, sono stati riorganizzati e completati dall’autore strutturando un volume che costituisce una sintesi inedita per molti. Si delinea così un panorama completo e aggiornato, fondato su basi filologiche ineccepibili ma caratterizzato da una forma espositiva accessibile anche al pubblico dei non specialisti.
Il contesto sociale multietnico in cui viviamo richiede in particolare alle nuove generazioni, che si confrontano con la realtà dell’interculturalità fin dai banchi di scuola, di conoscere le religioni del mondo, con le loro credenze e i loro costumi.
Il volume di David Self unisce documentazione accurata sia dal punto di vista testuale, sia iconografico e informazioni sintetiche ma esaustive. Dopo alcune pagine introduttive che mettono a fuoco il senso della religione e presentano a mo’ di flash alcuni passaggi essenziali della storia delle religioni, sono prese in esame le religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam), le religioni dell’Oriente (induismo, buddhismo, sikhismo), le religioni dell’Asia orientale (confucianesimo, taoismo, shintoismo), le religioni moderne intese come nuovi gruppi cristiani e nuovi movimenti religiosi.
In conclusione, una panoramica sui conflitti religiosi e una bella pagina che presenta la cosiddetta “regola d’oro”, principio basilare che accomuna tutte le religioni del mondo.
Punti Forti
Volume ben confezionato e riccamente illustrato; informazioni sintetiche e precise.
Ottimo regalo di Natale per ragazzi e chiunque sia interessato a un’informazione essenziale ma esaustiva sulle religioni.
Destinatari
Ragazzi, giovani, insegnanti, catechisti, quanti sono interessati alla conoscenza del fenomeno religioso nei suoi vari aspetti: spirituale, culturale, storico, sociale...
L’autore
David Self è un fecondo e accreditato autore di libri nel campo dell’istruzione religiosa, dotato di uno stile di facile lettura. I suoi libri hanno venduto più di 150.000 copie in diversi Paesi. Le Paoline hanno recentemente pubblicato il suo volume Storie di saggezza da tutto il mondo (2009).
Una testimonianza della devozione del popolo maltese nei confronti di San Paolo, ma anche un documento sullo sviluppo storico, sociale ed artistico di Malta dopo l'approdo dell'Apostolo sulle coste dell'isola 1950 anni fa. In lingua inglese e maltese. Il testo, scritto in inglese e maltese, si divide in tre parti: la prima prende in esame le tradizioni del popolo maltese e il contesto storico del soggiorno di S.Paolo sull'isola, la seconda e la terza descrivono 15 Chiese e Cappelle di Malta e Gozo e le loro raffigurazioni artistiche. Il volume è arricchito da numerose fotografie ed illustrazioni a colori.
Le Upanisad, parte dei testi sacri della religione induista, sono costituite da trattati di estensione variabile, appartenenti ad epoche diverse, in prosa e in versi, alcune miste; l’aspirante alla verità è indotto a trascendere il piano di realtà del grossolano attraverso la contemplazione o la stimolazione della ragion pura e attraverso l’ascolto delle verità supreme sull’origine e sul destino dell’uomo. In questa edizione vengono riportate con il testo sanscrito a fronte le tredici Upanisad più antiche (“vediche”), che risalgono a un periodo compreso, con tutta probabilità, tra il 700 e il 300 a.C.
Nei suoi duemila anni di vita la Chiesa cattolica si è prodigata nel combattere il vizio e nel punire con la scomunica e in molti casi con la morte chiunque fosse accusato di non attenersi alla morale cristiana. Ma coloro che tuonano contro i peccatori sono immacolati e irreprensibili? Claudio Rendina ripercorre la storia della Chiesa e svela tutti i vizi capitali, i peccati e le colpe di cui si è macchiata nel corso del tempo, dalla strage dei musulmani e degli Albigesi nelle sante crociate, alla persecuzione degli ebrei e delle streghe fino agli scandali contemporanei. Un percorso peccaminoso che parte dall’assunzione sacrilega del potere temporale e prosegue con le lotte per il trono pontificio, passando per il nepotismo, il traffico delle reliquie e la simonia. Una sequela di misfatti e riprovevoli vizi che non si è conclusa, come dimostrano i tanti casi di pedofilia di cui si parla ancora troppo poco. Svelando senza più censure i segreti e le malefatte del Vaticano, Rendina offre un’analisi chiara, sistematica e coraggiosa, al termine della quale suonerà quanto mai ironica la sentenza del Dictatus Papae emesso da Gregorio VII nel 1075 e mai abrogata fino a oggi: «La Chiesa romana non ha mai sbagliato né mai in futuro sbaglierà, come testimonia la Sacra Scrittura».
Il termine ebraico Cabbalà, che nel linguaggio talmudico significa semplicemente “tradizione”, è utilizzato per definire la mistica ebraica e le tradizioni esoteriche dell'ebraismo. La Cabbalà è “la saggezza di ciò che è nascosto”, e i cabbalisti, “gli uomini dell'interiorità”, perseguono instancabilmente la loro ricerca della luce e della verità nascoste in tutto ciò che esiste al fine di trasmettere a coloro che ne sono degni quel poco che può essere trasmesso.
Seconda metà del Settecento. A pochi chilometri da Bergamo, un paesino della Bassa Val Brembana, Sorisole, divenne meta ininterrotta di folle innumerevoli di devoti, di ogni età e ceto sociale. Il motivo di tale afflusso era la presenza umile e pur carismatica di un semplice prete, il parroco don Giovanni Antonio Rubbi (1693-1785), che guidò quella comunità per ben 45 anni. Nel suo servizio di apostolato discreto ed efficace, aveva guadagnato fama di santità, non solo per le sue virtù, ma anche per un dono speciale di Dio che gli permetteva di operare guarigioni miracolose. In un tempo in cui i medici erano soprattutto cosa per ricchi, don Rubbi ebbe particolare predilezione per gli ammalati poveri, dedicandosi con slancio e generosità. Fu chiamato il "Prevosto Santo".

