
Il testo intende raccontare come stia cambiando l’Italia dal punto di vista religioso. La trama è costruita su due registri: da un lato, raccogliendo e commentando i dati disponibili sulle molte e diverse presenze religiose (dai sikh ai musulmani, dagli ortodossi alle nuove chiese cristiane di matrice pentecostale latino-americane, africane e asiatiche) e, dall’altro, illustrando i vari volti dei nuovi credenti.
La finalità è di fornire al lettore una bussola per orientarsi: per essere informato sulla consistenza reale delle nuove realtà religiose e per comprendere meglio le credenze e le tradizioni di persone appartenenti ad altre fedi. Essere informati permette, infatti, di valutare meglio il cambiamento che sta avvenendo attorno a noi.
Una raccolta di dati attendibili per comprendere la nuova mappa religiosa d’Italia.
Una descrizione sommaria (ma pedagogicamente efficace) della diversità interna alle numerose nuove realtà religiose presenti in Italia.
Una serie di racconti che consentono di comprendere i problemi che vivono le nuove generazioni, discendenti da immigrati di prima generazione, rispetto alla loro identità religiosa.
Evento che consiglia l’uscita in tale data: nell’anniversario dell’unità d’Italia uno sguardo anche alla sua nuova configurazione religiosa.
Destinatari
Innanzitutto il vasto pubblico di lettori del mondo cattolico curioso di comprendere cosa accade in un Paese di lunga tradizione cattolica.
Insegnanti di religione. Giornalisti.
Autore Enzo Pace è professore di Sociologia delle Religioni all’Università di Padova, dove insegna anche “Islam and Human Rights” all’European Master on Human Rights and Democratization. È inoltre direttore del Dipartimento di Sociologia e del Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi per gli studi interculturali. Visiting Professor all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS), è stato Presidente della International Society for the Sociology of Religion (ISSR). È autore di numerose pubblicazioni specialistiche.
"Rabbi Uri diceva: Le miriadi di lettere della Torà corrispondono alle miriadi di anime di Israele; se nel rotolo della Torà manca una lettera, esso non è valido; se manca un'anima nella lega di Israele, la Shekhinà non posa su di essa. Come le lettere, anche le anime devono collegarsi e diventare una lega. Ma perché è proibito che una lettera nella Torà tocchi la sua vicina? Ogni anima d'Israele deve avere ore in cui è sola con il suo Creatore.
Dieci catechesi preparatorie per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie (Milano, 30 maggio - 3 giugno 2012). Elaborate dal Pontificio Consiglio per la Famiglia in collaborazione con l'Arcidiocesi di Milano. Il tema sarà La Famiglia: il lavoro e la festa". "
Le sei celebrazioni offerte alle comunità cristiane sono celebrazioni eucaristiche proposte dal Lezionario festivo, dalla domenica XVII alla domenica XXI del Tempo Ordinario, anno B. Ogni celebrazione, che riporta i testi eucologici e biblici, è arricchita da due sussidi: una traccia di riflessione e la preghiera dei fedeli.
Dieci catechesi preparatorie per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie (Milano, 30 maggio - 3 giugno 2012). Elaborate dal Pontificio Consiglio per la Famiglia in collaborazione con l'Arcidiocesi di Milano. Il tema sarà La Famiglia: il lavoro e la festa". "
Oggi viviamo tutti - europei e arabi, musulmani e cristiani, indiani e cinesi, statunitensi e latinoamericani - in un mondo globale in cui esistono vantaggi e svantaggi al di là delle appartenenze religiose, linguistiche e culturali. Il che comporta sfide autentiche, ma costituisce anche un'opportunità arricchente per l'identità cristiana e per il dialogo interreligioso. Questo libro intende testimoniarlo, sottolineando quanto i miti delle origini sui beni più significativi e importanti del nostro pianeta e del nostro vivere siano fondati fin da principio sull'ordine e il rispetto loro dovuto dall'uomo di qualsiasi cultura e religione. I miti sul creato, il cielo, l'acqua e le montagne sono un invito al dialogo tra le religioni. Da qualunque parte o cultura provengano, essi sottolineano la sacralità della natura e la necessità di proteggerla per il bene dell'uomo. Non si può fare un uso puramente strumentale della cultura e della religione, perché dobbiamo affrontare questioni comuni che necessitano di mettere in campo le energie di tutti.
Il volume propone alcuni scritti del semitista e islamista italiano Giorgio Levi Della Vida. Filo conduttore dei saggi: le caratteristiche e le vicende storiche e religiose di due popoli, l'ebraico e l'arabo, i cui incontri e conflitti sono di grande attualità. Le tematiche affrontate sono di notevole interesse; tra di esse, un rilievo particolare occupano quelle relative al rapporto tra Oriente e Occidente, tra Ebraismo e Cristianesimo, la visione di Dio nell'Antico Israele ed il predominio europeo sul mondo arabo e la formazione degli Stati contemporanei. Nonostante la complessità degli argomenti, la prosa è chiara e accessibile.
Quello tra l'uomo e gli animali è un rapporto che viviamo da ben prima che l'Homo Sapiens imparasse a difendersi dalle fiere, a cacciarle e poi addomesticarle. Si tratta di un nodo centrale della nostra stessa esistenza: l'uomo è l'evoluzione dell'animale o i loro statuti sono nettamente separati? Cosa ci differenzia a tal punto da farci sentire superiori? Gli animali hanno un'anima? Qual è il loro ruolo nella creazione? Domande che attraversano la storia delle religioni e del pensiero, le cui risposte ci parlano, innanzitutto, di noi e della nostra immagine. Sei studiosi di eccezionale caratura si interrogano su questo tema eterno, guidandoci fra il Vecchio e il Nuovo Testamento, Sofocle e Aristofane, Virgilio e Ovidio, Lucrezio e Seneca.
Lo scenario è uno dei più "contrastati" e smaglianti dell'Alta Asia, la storia quella di Temujin, meglio noto come Gengis Khan. Una storia che René Grousset ricostruisce risalendo alle sue remote scaturigini mitiche - l'accoppiamento tra il Lupo Grigio-Blu e la Cerbiatta Selvatica, capostipiti di quella che diventerà la "razza di ferro" dei Mongoli - e racconta con ritmo serrato, senza per questo tralasciare alcun dettaglio rivelatore. Assistiamo così alle vicende dell'avo di Temujin, Qutula, sorta di Eracle mongolo la cui voce rimbomba "come il tuono nelle gole delle montagne", e del padre, Yesugei il Coraggioso, già in lotta con quella Corte cinese che tratta i nemici con crudeltà esemplare, impalandoli o bollendoli in giganteschi pentoloni. Poi alla nascita e alla crescita di un bambino "dagli occhi di fuoco", "il viso acceso da un bagliore misterioso", che non esita a sbarazzarsi del giovane fratellastro prima di unirsi alla bellissima moglie Borte, "consigliera avveduta e autorevole". Poi ancora alla lunga teoria di scontri vittoriosi contro i Merkit e i principi mongoli avversari, fino alla conquista dell'egemonia indiscussa attraverso la "battaglia della Tempesta" (contro l'intrigante fratello di sangue Djamuqa) e quella "dei Settanta mantelli di feltro" (contro le ultime resistenze tatare). E infine all'espansione di un regno quasi senza limiti, esteso fino al Palazzo imperiale di Pechino e alla Via della Seta.
Girolamo Zanchi nacque ad Alzano, presso Bergamo, nel 1516. Entrato nell'ordine dei Canonici Lateranensi, studiò teologia a Padova. Scoprì l'Evangelo a Lucca mediante il priore dei Canonici Pier Martire Vermigli. Scappato dall'Italia nel 1551, studiò a Ginevra, dove strinse amicizia con Calvino, insegnò Antico Testamento a Strasburgo per dieci anni, contrastando la confessionalizzazione luterana della chiesa. Poi fu per quattro anni pastore a Chiavenna, in Valtellina, presso la più importante chiesa riformata di lingua italiana della Valle (poi ricattolicizzata con il sacro macello del 1620), ma si dimise per contrasti con il Concistoro. Gli ultimi vent'anni di vita li trascorse tra Heidelberg, la più importante università tedesca, dove insegnò Antico Testamento e dogmatica, e Neustadt, dove insegnò al collegio teologico Casimirianum. Morì a Heidelberg nel 1590 e fu seppellito nella chiesa dell'università. Zanchi legò con la sua vita l'esperienza della Riforma in Italia e della Scolastica calvinista. Scrisse di teologia a tutto campo, dialogando con tutta la scienza del suo tempo. E' considerato tra i padri della dottrina della predestinazione e della perseveranza dei credenti come saranno stabilite dal Sinodo di Dordrecht (1618-1619).
L'opera che qui si presenta per la prima volta in versione italiana, il "De religione christiana fides" (1585), nacque come sintesi della dottrina riformata del tempo, affidata a Zanchi per costituire un pendant calvinista al Libro di Concordia delle chiese luterane, stabilito nel 1580. Tramontata l'ipotesi di una Confessione di fede comune per tutti i riformati d'Europa, Zanchi pubblicò l'opera come confessione di fede propria e della propria famiglia. La divisione in 30 loci e il sostrato aristotelico-tomista la avvicinano di più a una dogmatica in sintesi dell'ortodossia riformata che a una vera e propria confessione di fede.
La nascita dell'islam è stata l'oggetto di crescenti controversie negli ultimi anni. In Maometto e le origini dell'islam, testo semplice e sintetico, Fred Donner offre una visione lucida e originale sulla prima evoluzione dell'islam. Egli argomenta e sostiene in maniera convincente che l'islam non emerse come una religione nuova e subito consapevole della sua novità, ma che le sue origini vanno ricercate in quello che definisce il "movimento dei Credenti". Fu Maometto a dare inizio a questo movimento di riforma religiosa ispirato a un puro monoteismo e che includeva, nei suoi primi anni, cristiani ed ebrei virtuosi. La consapevolezza che i musulmani costituissero una comunità religiosa separata, decisamente distinta da cristianesimo e giudaismo, avrebbe preso forza, secondo l'attenta ricostruzione di Donner, quasi un secolo più tardi, quando la comunità dei credenti musulmani stabili che solo coloro che vedevano nel Corano la rivelazione finale del Dio Unico e in Maometto l'ultimo dei profeti ne potessero fare parte. Da quel momento i "Credenti" divennero i "musulmani".

