
“Il solo scopo per il quale si può legittimamente esercitare un potere su qualche membro della comunità civilizzata contro la sua volontà è quello di impedirgli di nuocere ad altri…Su se stesso, sul suo corpo e la sua mente l’individuo è sovrano”.
È questo il nucleo di verità che il lettore troverà illustrato in maniera esemplare in questo saggio, scritto da John Stuart Mill nel 1859, e subito considerato uno dei classici del pensiero liberale, e cioè che la libertà è la sorgente della creatività umana in ogni campo, dalla scienza all’arte, dalla politica all’economia. Per questo ogni altro principio, quello dell’ordine, del governo popolare, della giustizia deve coniugarsi con quello della libertà. Diversamente, la società è condannata a scivolare lungo la china del dispotismo politico e del conformismo sociale, in fondo alla quale c’è solo la pietrificazione delle due forme di vita.
La filosofia alla fine dell'antichità (secoli III-VI d.C.) è ancora poco conosciuta fuori della cerchia degli specialisti. Tuttavia, la sua importanza fu decisiva. Plotino, Porfirio, Giamblico e Proclo diedero al pensiero antico una forma nuova, che influì in maniera determinante sulle tradizioni dei secoli a venire. Contemporaneamente, i cristiani si confrontarono con la filosofia classica, assimilando la sua eredità e trasformandola profondamente. Posta al crocevia di epoche e mondi diversi, la filosofia tardoantica segna insieme un confronto drammatico e una grandiosa trasformazione culturale. Il volume ne offre una presentazione d'insieme, che comprende tanto il contesto storico-filosofico, quanto gli aspetti speculativi e religiosi, e rende le acquisizioni della ricerca accessibili anche ai non specialisti.
Inseguire i foliage, frugarne tra gli alberi le manifestazioni, attenua i timori dell'inverno che incombe. Girovagare in autunno nei boschi, in pianura, in montagna, sulle colline, offre momenti di grande bellezza e consolazione. Il termine foliage invita a vagabondare alla ricerca del trascolorare delle foglie in sfumature pregne di solarità, ad ammirarle concedendosi tempo. Il mutamento della natura diventa stile di vita, arte della contemplazione e dell'attesa; il tema della fugacità è inteso non come fonte di tristezza ma come rinnovato desiderio di vita. Un viaggio alla scoperta della luce che anche i bagliori autunnali emanano, illustrato dai dipinti dedicati all'autunno dai grandi pittori, da Monet a Gauguin, da Van Gogh a Schiele.
Da sempre i giardini hanno plasmato in maniera privilegiata il rapporto dell'uomo con la natura e hanno saputo tradurre in un linguaggio plastico e sensoriale la metafisica vigente in ogni momento storico. L'esperienza del giardino però non possiede soltanto una dimensione etica ed estetica, ma anche politica, la loro condizione di luoghi di delizie e fantasie li avvicina all'utopia e li fa diventare uno strumento critico per analizzare i sogni di perfezione sociale. Questo saggio vuole assicurare al giardino un ruolo chiave nell'ambito del pensiero partendo dal presupposto che il giardino sia, oltre a un'opera d'arte viva dotata di una complessa simbologia, un manufatto culturale e una sofisticata creazione intellettuale, e di conseguenza materia di riflessione filosofica. Ma è anche una storia della felicità, della buona vita, dell'uso del tempo e dello spazio, e soprattutto un libro che parla del piacere.
Il saggio espone il metodo di lettura della "Metafisica" aristotelica che Aubenque, a partire dal libro "Le problème de l'être chez Aristote", ha offerto alla riflessione contemporanea. La metafisica è una scienza ricercata, e sempre da ricercare, in forza del proprio andamento problematizzante: la domanda "che cos'è l'essere?" mette capo a un attraversamento di aporie. Nel testo aristotelico v'è una dialettica della scissione, tra bisogno di totalità (di senso) e consapevolezza della sua terrestre incompiutezza. Una metafisica che nello scacco per l'impossibilità di essere una teologia trova la ragion d'essere della sua possibilità.
Nella seconda metà del ‘900 l’idea di progresso subisce una drastica battuta d’arresto e la fede nel cambiamento si esprime in forme diverse. In campo economico e filosofico-politico il concetto viene sostituito da quello di «sviluppo», mentre oggi è «innovazione» la parola d’ordine dei sistemi di potere. Con un’ambiguità di grande rilievo, perché proprio l’innovazione rischia, nella sua forma ideologica, di allontanarsi dall’idea stessa di progresso. Il volume del filosofo Carlo Altini prende in esame le trasformazioni di un concetto fondamentale per la comprensione del mondo moderno.
Sommario
Introduzione. I. L’idea di progresso nel mondo classico. II. Storia sacra e storia profana. III. La concezione del tempo nel Rinascimento. IV. Modernità e progresso. V. Il Settecento. VI. Il secolo del progresso, l’Ottocento. VII. Un’idea in crisi. VIII. Sviluppi odierni.
Note sull'autore
Carlo Altini è professore associato di Storia della filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo di Modena. Tra le sue pubblicazioni: Introduzione a Leo Strauss (Laterza 2009), Potenza come potere. La fondazione della cultura moderna nella filosofia di Hobbes (ETS 2012), Potenza/atto (il Mulino 2014), Progresso (Edizioni della Normale 2015). Per Marietti ha curato Leo Strauss, La città e l’uomo. Saggi su Aristotele, Platone, Tucidide (2010).
Un particolare tipo di scommessa, del tutto unico nella storia del pensiero dalle origini ai giorni nostri, è al centro di questo saggio di Roberto Giovanni Timossi, filosofo impegnato nel confronto tra filosofia, teologia, religione e scienza. Si tratta del pari di Blaise Pascal, ovvero del tentativo di un credente di estendere il sistema della scommessa al campo della fede per orientare gli indecisi o i dubbiosi verso la conversione alle verità cristiane. Emergono così il dato di ragionevolezza della fede e il punto in cui la teoria scientifica incontra il livello più profondamente esistenziale di ogni uomo.
Sommario
Prefazione. I. L’azzardo nella vita. II. Il contesto della scommessa. III. Infinito-nulla. IV. Decidere di credere. Conclusione. Bibliografia essenziale. Indice dei nomi.
Note sull'autore
Roberto Giovanni Timossi è filosofo e ha insegnato all’Università di Genova. Collabora con diversi quotidiani e fa parte del Comitato scientifico di SISRI (Scuola Internazionale Superiore per la Ricerca Interdisciplinare). È membro del Consiglio generale della Compagnia di San Paolo. Tra le sue opere più recenti: Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti ontologici (Marietti 2005); L’illusione dell’ateismo. Perché la scienza non nega Dio (San Paolo 2009); Imparare a ragionare. Un manuale di logica (Marietti 2011); Decidere di credere. Ragionevolezza della fede (San Paolo 2012).
I saggi raccolti in questo volume sono dedicati a insigni rappresentanti della cultura filosofica, teologica e letteraria del Novecento, da Buber a de Waelhens, da Jankélevitch a Leiris, da Marcel a Merleau-Ponty, da Rosenzweig a Wahl. Quasi tutti scritti nel corso degli anni Ottanta, i contributi costituiscono una tappa di grande rilievo nel contesto del lungo itinerario di ricerca di Emmanuel Lévinas e consegnano una panoramica vivida degli sviluppi e degli interessi più recenti e più maturi del pensiero del filosofo francese.
Come spiega nell’introduzione Francesco Paolo Ciglia: «è come se egli regolasse i conti pubblicamente con le sue fonti di ispirazione o con gli interlocutori privilegiati del suo messaggio filosofico, mettendo in chiaro la sua prossimità o la sua distanza da ognuno di essi».
Sommario
Hors Sujet: appunti di lettura (F.P. Ciglia). Prefazione. I. Martin Buber. II. Franz Rosenzweig: un pensiero ebraico moderno. III. Jean Wahl senza avere né essere. IV. Vladimir Jankélévitch. V. Sulla significatività del senso. VI. Sull’intersoggetività. Note su Merleau-Ponty. VII. In memoriam Alphonse de Waelhens. VIII. I diritti umani e i diritti altrui. IX. Le corde e il legno. Sulla lettura ebraica della Bibbia. X. Linguaggio quotidiano e retorica senza eloquenza. XI. La trascendenza delle parole. A proposito delle Biffures. XII. Fuori dal soggetto. Note del curatore.
Note sull'autore
Emmanuel Lévinas (1905-1995), filosofo lituano naturalizzato francese, ha insegnato all’École normale israélite di Auteuil, nelle università di Poitiers e di Paris-Nanterre e infine alla Sorbona. Tra le sue opere Marietti ha pubblicato anche: Dall’esistenza all’esistente (1986), Nomi propri (1990) e Trascendenza e intellegibilità (2018).
Il tema è il classico dualismo cuore/ragione che rappresenta un tutt'uno nella teoria della conoscenza delle cose della natura e dello spirito secondo Pascal.
La semplicità, da sempre considerata sigillum veri, è diventata oggi un'esigenza non solo teoretica, ma anche sociale e politica. L'iperspecializzazione del sapere e delle professioni, la complessità del sistema economico, finanziario, burocratico e dei meccanismi decisionali e amministrativi rischiano di rendere questo mondo, creato dall'uomo, incomprensibile e ingovernabile. Anche papa Francesco nella sua Enciclica Laudato si', di fronte a inquinamento, migrazioni, miseria, mutamenti climatici e ambientali, sanciti dal recente passaggio geologico epocale, dall'Olocene all'Antropocene, dove l'uomo rappresenta il più importante agente del cambiamento nell'ecosistema globale, auspica «un ritorno alla semplicità» nel nostro stile di vita. In queste pagine, Francesco Bellino fa emergere tutta l'esigenza e l'importanza fondamentale di pensare la semplicità e la sua pratica: come ci ha indicato Antoine de Saint- Exupéry, «si vede bene soltanto con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi». La semplicità può essere la strada di un nuovo inizio per ridare senso all'esistenza.
Fin dalle età più remote la bellezza ha sedotto lo spirito umano. La vicenda dell’uomo, infatti, è contrassegnata dalla ricerca del bello, manifestantesi sotto tutte le latitudini e in tutte le epoche e coinvolgente, in forma crescente, ogni ambito dell’umana esistenza. A ciò si aggiunge che l’interesse per il fenomeno artistico ha determinato ai nostri giorni il sorgere di approcci teoretici molteplici: approcci di natura psicologica, sociologica, etnologica, fenomenologica, che, tuttavia, a motivo delle precomprensioni loro sottese, lasciano sovente inevasa la questione concernente la definizione dell’arte e l’essenza del bello. Scopo di questo volume è pertanto offrire uno studio in chiave filosofica della problematica estetica che, senza pretese di esaustività e in dialogo con le soluzioni più rilevanti maturate nel corso dei secoli, pervenga a una definizione dell’arte che ritrovi nella bellezza la ragion d’essere più profonda e, nel pulchrum, una dimensione trascendentale dell’essere e un anelito ineliminabile di ogni esistente. È inoltre convincimento dell’autore che, se è eccessivo affermare che solo la bellezza può salvare l’uomo, un’esistenza, in cui il vero, il bene e il bello non siano armonicamente correlati tra loro, è radicalmente inadeguata a colmare le ambizioni dello spirito umano.

