
La presente edizione de I promessi sposi propone un commento ispirato a validi criteri di funzionalità didattica. La struttura filologico-ermeneutica segue il testo con una cadenza agile e discreta, ma puntuale e convincente, al fine di rendere il percorso di lettura agevole, chiaro e coinvolgente. Particolare attenzione è stata riservata all'analisi dell'impianto narrativo e delle tecniche espressive adottate dal Manzoni.
È questo il secondo atto dell'impresa di ritraduzione della narrativa di Mann, avviata nel 2007 dal Meridiano "Romanzi" ("I Buddenbrook" e "Altezza reale"). Con il titolo "La montagna incantata", il capolavoro di Mann, uscito a Berlino nel 1924, venne tradotto in Italia nel 1932 e poi da Ervino Pocar nel 1965. Con questa pubblicazione, il romanzo di Mann - una vera e propria "opera-mondo" - ritorna in libreria in una nuova traduzione corredata da un vasto commento analitico, viatico per penetrarne la complessità anche filosofica. La traduzione di Renata Colorni - traghettatrice dell'opera di Freud presso il pubblico italiano a partire dagli anni Settanta, oltre che traduttrice di numerose e importanti opere della narrativa tedesca - grazie all'attenzione verso i suoi caratteri linguistici distintivi, restituisce al dettato manniano la sua caleidoscopica unicità. La curatela è del germanista Luca Crescenzi, che oltre al commento firma anche una introduzione che si affianca allo scritto dello studioso tedesco Michael Neumann.
Ne "I cuccioli" tutto ruota attorno a un episodio drammatico letto su un giornale, protagonisti un bambino e un cane. Le conseguenze saranno terribili, e il bambino porterà il loro pesante fardello anche nella vita adulta. Ai "Cuccioli" segue "I capi", una raccolta di racconti del 1959 che si pone come punto di partenza di una ricerca che si concretizzerà più avanti ne "La città e i cani" e "Conversazioni nella Catedral". Racconti in cui sono presenti molti dei "luoghi" dell'autore: gli studenti, la politica, gli spazi urbani delle città, tra poveri sibborghi e quartieri della borghesia, l'interno del Paese, la miseria.
Blu non è più un bambino cattivo. Ora è un uomo di quarant’anni. Lavora come portiere in un ospedale e vive ancora insieme alla madre in un paese dello Yorkshire. Un’esistenza ordinaria, all’apparenza un po’ monotona. Una vita molto diversa da quella che l’uomo conduce nel mondo virtuale. Blu ha un blog su un sito chiamato “badguysrock”, una community che ha fondato lui stesso, dedicata a tutte le persone cattive. Su internet dà sfogo ai suoi desideri più nascosti, confessa ossessioni di morte, racconta la sua infanzia, quella di un bambino pericolosamente affascinato dal male. Pensieri oscuri che girano attorno a una terribile fantasia, quella di uccidere sua madre. Una donna dura, con cui ha sempre avuto un rapporto carico di misteri. Ma cosa è vero e cosa non lo è? Qual è il confine tra realtà e mondo virtuale? Blu era realmente un bambino malvagio o semplicemente si inventava tutto? Forse l’inquietante Albertine, che condivide con Blu un agghiacciante segreto, lo sa. O forse no. Una cosa è certa: Blu non è quello che sembra. E mentre post dopo post le parole le parole si fanno sempre più sinistre, la violenza cresce pericolosamente. C’è un solo modo per fermarla: scavare nel vero passato di Blu, un passato oscuro, un passato di rivalità e menzogne, il passato di un bambino incompreso, dotato di una sensibilità straordinaria. Fino a svelare il cuore malato di una famiglia profondamente disturbata. Solo così emergeranno le ragioni di un omicidio vecchio di vent’anni…
Al momento della morte, Patrick O’Brian stava lavorando al seguito di Blu oltre la prua. Le pagine dell’Ultimo viaggio di Jack Aubrey, una perla per tutti i cultori del grande scrittore inglese, rappresentano il suo vero (e incompiuto) ultimo romanzo, finalmente pubblicato in Italia. Jack Aubrey e Stephen Maturin sono in Cile, dove vengono raggiunti dalla moglie e dalle figlie di Aubrey, e da un’affascinante amica di Stephen. È in programma un viaggio in Sudafrica: la rotta è per lo stretto di Magellano, poi la Terra del Fuoco, per fare provviste di cibo e acqua. Ma la meta potrebbe anche diventare Sant’Elena, dove si trova in esilio Napoleone...
L’inedito è seguito da un ampio e documentatissimo saggio storico-letterario di Gastone Breccia sulla Royal Navy tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, in cui vengono illustrati l’organizzazione della flotta, la tipologia e l’armamento dei vascelli, le attrezzature e gli strumenti della navigazione, la vita di bordo e molte altre curiosità... Un saggio che, come scrive lo stesso Breccia, intende essere «in primo luogo un omaggio a Patrick O’Brian e alla sua opera». L’ultima frase del grande scrittore inglese è rimasta sospesa a mezz’aria, come il viaggio di Aubrey e Maturin. Ma è bello pensare – parafrasando una celebre canzone americana della Grande Guerra – che «i marinai non muoiono mai, svaniscono nell’aria».
Un messaggio neutrinico di origine extraterrestre è giunto sulla Terra. Subito il Pentagono riunisce, in un luogo segreto nel deserto del Nevada, migliaia di scienziati, affinché, sotto la sua sorveglianza, lavorino a un programma di decifrazione: nome in codice, «La Voce del Padrone». Che cosa troveranno?
Berlino, 1940. Jablonskistrasse numero 55: la postina Kluge consegna ai Quangel, modesta famiglia operaia, la lettera che comunica la fine del loro unico figlio, “morto da eroe per il suo Führer e per il suo popolo”, mentre la Francia capitola. Oltre al dolore indicibile, la notizia scatena nel cuore di Otto e Anna Quangel, mai iscritti al partito ma che con il nazismo convivono come tanti, un sussulto di ribellione e il desiderio di fare qualcosa. Nasce l’idea di un’azione di controinformazione: scriveranno cartoline postali con appelli contro il Führer e il partito, da lasciare dove capita, per diffondere almeno il germe del dubbio. In due anni scrivono quasi 300 cartoline, che finiscono però quasi tutte nelle mani della polizia. La gente è spaventata, ci vuol poco per essere arrestati dalla Gestapo e finire nei guai. Mentre i Quangel agiscono in solitudine, seguiamo le vicende degli altri abitanti del condominio: i Persicke, fedelissimi del partito nazionalsocialista, la vecchia ebrea Rosenthal, la spia Borkhausen, il giudice Fromm, l’ispettore Escherich che indaga sulle cartoline. È il nazismo, il protagonista del romanzo, non quello dei gerarchi e delle grandi decisioni, ma il sottile strisciante nazismo di tutti i giorni, nelle fabbriche e per le strade, nelle prigioni e nei manicomi. Ognuno può essere il nemico, il delatore. Un romanzo di straordinaria forza, una storia che tiene con il fiato sospeso anche se già sappiamo che finirà male per tutti. La vicenda trae origine da una storia vera. Alla fine della guerra nella Berlino liberata dai sovietici, viene affidato a Fallada - sopravvissuto al nazismo e alla guerra - un dossier della Gestapo su due sconosciuti, Otto ed Elise Hampel, giustiziati nel 1942 per avere diffuso materiale anti-nazista per trarne un racconto. Fallada lo scrive in 24 giorni. In appendice al volume viene riproposto il dossier della Gestapo e alcune cartoline postali dei coniugi Hampel.
«Le case dei ricchi e le baracche, le violenze criminali, quelle politiche, l'aspetto sconosciuto di una metropoli.»
Corrado Augias
La storia di Lupo comincia in una Roma ricca e borghese, tra splendide ville, domestici in livrea, abiti firmati. Poi un giorno, annoiato da un’esistenza vuota fatta di lusso e ipocrisia, il giovane Lapo decide di fuggire e abbandonare la famiglia: vuole scoprire la vita della strada, la vita vera. Così il piccolo e viziato Lapo diventa Lupo, barbone, senzatetto, ladro. Sotto l’ala protettrice di Tamoa ha inizio il suo viaggio nel ventre della capitale, alla scoperta di un’umanità diversa, nascosta, sommersa nel fango e nel buio: una Roma notturna e violenta, fatta di gente che vive nell’ombra, che tra furti, prostituzione e aggressioni lotta ogni giorno per la sopravvivenza. Nei due romanzi (L’istinto del Lupo - finalista al premio Strega 2009 - e La legge di Lupo solitario), la penna tagliente e appassionata di Massimo Lugli ricostruisce la storia a tinte forti di una vera e propria discesa nell’inferno metropolitano, tra personaggi memorabili per nobiltà o viltà d’animo, fame, freddo, inganni, perversioni di ogni genere, ma anche inaspettati spunti poetici.
La seconda guerra mondiale sta per finire, e con essa anche il folle sogno nazista di dominio germanico e affermazione, col ferro e il fuoco, della pura razza ariana. Manca poco alla caduta di Berlino e al tragico epilogo del regime, col suicidio del Fuehrer e di Goebbels. In un luogo segreto, tuttavia, la vita sembra seguire il suo corso normale per Elie Schachten. Figlia di cattolici polacchi, Elie ha tratti perfettamente conformi agli standard ariani e un accento tedesco impeccabile. Si trova lì perché fa parte del selezionato gruppo della Briefaktion. Ogni giorno lei e i suoi compagni ricevono montagne di lettere provenienti dalla Iranische Strasse 65 di Berlino, dove Goebbels ha deciso di convogliare tutta la “posta giudea”, lettere che vengono da Auschwitz, Buchenwald e altri lager, missive indirizzate ai parenti in cui i prigionieri mentono pietosamente magnificando le condizioni dei campi, o lettere spedite da parenti e conoscenti lontani in attesa di risposta. Elie e i suoi compagni ritoccano, riscrivono le lettere magnificando ancor più la vita nei campi e la “tranquillità” del “soggiorno”, o inventano le risposte. Elie e i suoi compagni, infatti, sono scrivani del nazismo, impiegati nell'opera di occultamento della verità da parte del regime. Un giorno però un imprevisto sconvolge la vita del gruppo della Briefaktion. Dalla Iranische Strasse 65 viene recapitata una lettera scritta dall'illustre filosofo Martin Heidegger al suo ottico ebreo, al quale il filosofo chiede un paio di occhiali nuovi perché i suoi si sono rotti. La lettera è dettagliata, piena di riferimenti a trascorsi comuni e contiene una serie di domande e numerose osservazioni. L'ottico è ad Auschwitz e il problema della Briefaktion è come rispondere al celebre filosofo senza farsi scoprire e mettere a repentaglio la vita di tutto il gruppo. Magnifico e commovente romanzo, “Gli occhiali di Heidegger” getta luce su un aspetto drammatico dell'Olocausto: le lettere dei prigionieri dei campi.
Cadice, 1811. Mentre la Spagna combatte per l'indipendenza contro le truppe di Napoleone, le Americhe si battono per la loro, contro la Spagna. Ma nella città più aperta d'Europa, eterno crocevia di uomini e merci, si svolge una battaglia di ben altra natura. Da settimane compaiono corpi di giovani donne dilaniati a colpi di frusta. E c'è una strana combinazione: i luoghi di ritrovamento coincidono con i punti d'impatto dell'artiglieria francese. Chi è il colpevole? Perché tanta ferocia? Come spiegare il nesso con le bombe? Con il tempo, Cadice si trasforma in un'immensa scacchiera sulla quale ha luogo una partita tesa, sinistra, dove la mano di un giocatore occulto muove i pezzi segnando in maniera indelebile i destini dei protagonisti: un poliziotto corrotto, una prestigiosa armatrice, un capitano corsaro, un imbalsamatore misantropo e un eccentrico artigliere, per il quale la guerra serve soltanto a migliorare la gittata dei suoi obici.
“La Prova”, incredibile romanzo dell’esordiente neozelandese Eleanor Catton, è diventato immediatamente un caso editoriale. Best seller in patria, fin da subito ai primi posti della classifica dei più venduti, sorprende per la delicatezza della prosa e l’intrigo seducente della storia. Il talento indiscutibile della Catton si rivela pagina dopo pagina svelando un senso del ritmo e un uso del linguaggio non comuni. Un romanzo che fa gridare a Joshua Ferris “La Prova è il futuro del romanzo stesso.” “Il teatro”, dice uno dei protagonisti della Catton, “è un concentrato della vita”, ed è un po’ questa l’idea da abbracciare per affrontare la lettura del “La Prova”, romanzo dove i personaggi parlano e agiscono come se fossero sempre sul palcoscenico. Le studentesse della Abbey Grange School vengono improvvisamente sconvolte dallo scoppio di uno scandalo sessuale che investe un professore e una studentessa all’interno della loro scuola. A disturbarle maggiormente però non sarà l’“affaire” clandestino o le paventate ipotesi di stupro, quanto piuttosto il fatto di essere solo marginalmente coinvolte in questo intrigante e delizioso “fuori programma”. La ragazza in questione infatti non si era confidata con nessuna di loro. Al centro della vita scolastica si staglia la figura della professoressa di sassofono, confidente e maestra di cerimonie, quasi una burattinaia che muove i fili delle vite delle sue pupille. A complicare l’intricata vicenda la decisione della vicina scuola di teatro di portare sulla scena lo scandalo. La vita reale e la finzione scenica saranno destinate a incontrarsi, e i confini fra privato e pubblico inizieranno pian piano a dissolversi. “La prova” è un libro audace, sfida il lettore a riflettere sulle complicazioni del desiderio umano. Originale e sconvolgente, è da una parte un tenero ritratto delle sue giovani protagoniste e dall’altro un astuto smascheramento delle dinamiche sentimentali.

