
Ruggeri raccoglie la sfida della parola narrata e cuce insieme una decina di apologhi su un'Italia "mostruosa" e patetica, l'Italia dello spettacolo a tutti i costi, del ridicolo e del paradosso sociale, dei sentimenti umiliati, dello sbando morale. Come la storia del tranquillo impiegato, sorprendentemente somigliante ad un importante uomo politico, che viene invitato a una trasmissione televisiva e dal quel giorno, da doppio senza identità, ripercorre il successo, l'ascesa e i trionfi del suo sosia. Quando la sorte del politico si capovolge, anche la povera maschera è bandita, insultata, sprofondata nella rovina.
Una storia autostradale di amore e morte. Le bislacche memorie di un anziano fruttivendolo volgare e un po' cattivo. Un canzoniere amoroso per una donna segnata dal dolore. Una favola ambientata al capezzale di una sovrana di un regno immaginario. Quattro racconti onirici e surreali, dove gli incroci delle immagini e delle analogie si sposano con il calore dei sentimenti. Racconti che parlano di uomini, volpi, aquile che si amano e si tradiscono, di vecchi dall'umanità dimezzata che contemplano i buchi delle proprie scarpe come fossero voragini d'abisso, di angeli con la forfora, invadenti e curiosi, che accompagnano e consolano donne rese regali dal dolore.
In occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte di Pavese viene proposta la raccolta completa dei suoi romanzi. Accanto ai testi, presentati in ordine cronologico, l'edizione offre un ricco apparato critico che, in forma discorsiva, permette al lettore di approfondire l'opera pavesiana sotto il profilo storico, filologico e stilistico.
Priest, cresciuto fin da bambino sulla strada, conosce bene la disperazione. Così decide di iniziare una folle guerra con il governatore della California che metterà a rischio l'intero territorio oltre ai suoi abitanti. Tutto ciò per bloccare il progetto di una centrale elettrica che viene considerata distruttiva dell'ambiente. Solo un coraggioso agente, Judy Maddox, sarà in grado di fermare questa forsennata impresa e di combattere con il suo computer e la sua Remigton 870 l'ingegno malato di Priest.
Lester Ballard è un uomo violento, dal passato difficile. Avendo perso ogni cosa, vive nell'abbandono e da sempre sfida e aggredisce i cittadini del suo paese, East Tennessee. Viene incarcerato, con l'accusa di violenza carnale. Quando si scopre che non è colpevole, gli viene concessa la libertà, il permesso di vagare a piacere, razziando e depredando la popolazione con le sue strane voglie. Normali e casuali incontri per commissioni in merceria, dal maniscalco e all'emporio diventano scene di travolgente forza insieme comica e grottesca. Mentre la storia precipita verso il suo indimenticabile finale, McCarthy dipinge le realtà più sordide della vita con senso umoristico oltre che di partecipazione umana.
A coloro ai quali l'ultima pagina di "Napoli '44" aveva lasciato qualche curiosità sulle ulteriori avventure del sergente Lewis non resta che aprire questo volume autobiografico. Dove si scopre che i prigionieri russi erano, in realtà, un reggimento di tagichi, straordinari combattenti perché non facevano distinzione fra la vita e la morte. Lewis è testimone di eventi insieme atroci e bizzarri, entrando e uscendo di soppiatto dagli ambienti e dalle situazioni più disparate: la Cuba di Batista, il Guatemala rivoluzionario, l'Indocina francese, la Londra letteraria.
Tutto l'Ottocento è attraversato dalla riscoperta degli dèi pagani. Nei quattro scritti qui raccolti - due di carattere saggistico e due in forma di pantomima danzata - Heine ci racconta "la trasformazione in demoni subita dalle divinità greco-romane allorché il cristianesimo raggiunse il predominio del mondo". Esplorando le leggende, le fiabe e le superstizioni medioevali incontriamo così, sotto tratti demonizzati, gli antichi dèi: segno non solo del loro esilio, ma della loro incancellabile vita.
Sir Hugo Coal non è mai stato un filantropo. Anche quando non vegetava sulla sedia a rotelle, aveva la tendenza a considerare gli esseri umani meno comprensibili ed eleganti dell'enorme scheletro di sauro che andava pazientemente ricostruendo. Ma quello che vede ora, nella sua villa, nei rari momenti in cui i suoi familiari non lo costringono a fissare una parete, gli piace anche meno. E' chiaro che Fledge, l'ambiguo maggiordomo, sta ordendo una sua trama assai sinistra. Di quella trama la moglie, la figlia e sir Hugo stesso, fanno più o meno consapevolmente parte. Quel che è meno chiaro è in che modo sir Hugo possa usare l'unica arma peraltro letale - che gli resta, il suo "sguardo fisso di lucertola".
In un gruppo di persone, un uomo nota una donna sconosciuta che sembra volersi isolare dagli altri. Yair, commosso da quella che egli interpreta come un'impercettibile e ostinata difesa, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo. Un mondo privato si crea così fra loro e in questo processo di reciproco avvicinamento Yair e Myriam scoprono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. Finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, chiedendogli con imperiosa delicatezza una inaspettata svolta interiore...
"Quello di Gente in Aspromonte è un mondo arcaico... un mondo chiuso, primitivo, elementare, dove i rapporti sociali erano duri, anzi spietati e le ingiustizie profonde. Ma esso possedeva anche i suoi valori, una sua bellezza, le sue segrete dolcezze... Perciò se su di esso non c'è da piangere, dice Alvaro, bisogna tuttavia custodirne generosamente la memoria. Ed è perciò, anche, che quello descritto in Gente in Aspromonte è un mondo severamente giudicato, ma in pari tempo amorosamente rivissuto, in un perpetuo ondeggiamento dei sentimenti, in un continuo oscillare tra il moralismo e il lirismo e in un altrettanto continuo contrasto tra l'uomo moderno e l'antico che convivevano in Alvaro." (dall'introduzione di Mario Pomilio)
"Dopo ventisette anni oggi ti rivedo, madre, e mi domando se nel frattempo tu abbia capito quanto male hai fatto ai tuoi figli". In una stanza d'albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino, Helga Schneider ricorda quella madre che nel 1943 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere quella che considerava la sua missione: essere a tempo pieno una SS e lavorare nei campi di concentramento del Führer.

