
Il saggio, del 1925, costituisce un'agile ed esaustiva introduzione ai temi dell'estetica di John Dewey, che troveranno sviluppo in "Arte come esperienza" (1934). I temi fondamentali dell'estetica di Dewey sono: il recupero dell'esperienza nell'arte; l'esteticità diffusa dell'esperienza ordinaria; il valore "vitale" dell'estetico; la relazione tra dimensione cognitiva e dimensione estetica dell'esperienza. Il saggio non offre solo un accesso immediato all'estetica di Dewey - oltre a essere l'unico suo saggio di estetica non disponibile in italiano: una prima traduzione degli anni '70 è da tempo fuori catalogo - ma è anche il saggio in cui Dewey pone maggiormente l'accento sull'intreccio tra strumentalità dell'agire umano e godimento estetico: ne emerge l'immagine di un soggetto che, mentre trae piacere dall'esperienza che fa, seleziona le competenze necessarie a una più stretta interazione con l'ambiente; parallelamente l'attività artistica è pensata come momento di apprendimento e di costruzione di modelli di conoscenza.
Gli edifici sono spesso considerati oggetti stravaganti piuttosto che elementi palpabili cui i nostri corpi e i nostri sistemi neurologici sono inestricabilmente connessi. Ma come Mallgrave ci spiega in questo volume, l'architettura non è un'astrazione concettuale bensì una pratica incarnata, e lo spazio architettonico si costituisce primariamente attraverso un'esperienza emotiva e multisensoriale. Se le più avanzate scoperte scientifiche promettono benefici in ambito biologico o psicologico, queste stesse scoperte hanno anche la potenzialità di migliorare i nostri ambienti costruiti. Discutendo le implicazioni delle neuroscienze per la progettazione architettonica, l'autore ci invita a indirizzare la nostra attenzione a coloro per i quali progettiamo: le persone che abitano gli edifici che costruiamo. Prefazione di Vittorio Gallese.
Uno fra i più autorevoli storici dell'arte dei nostri giorni si interroga sul perché l'idea stessa di immagine, il suo fascino e la sua potenza siano temi sempre attuali. Questo dipende in primo luogo dall'inedita predominanza del visuale in tutti gli ambiti del nostro quotidiano. Ma dietro si annida un problema più profondo e paradossale: le immagini, in quanto artefatti, non possiedono vita propria, eppure sviluppano una presenza che le differenzia e le eleva rispetto alla materia inanimata. Da qui l'aspettativa che la riflessione possa spingersi oltre il livello del puro sguardo, della mera contemplazione. Nell'apparente conflitto tra fissità e vitalità sta il vero potere attivo delle immagini. Partendo da questo presupposto, Horst Bredekamp sviluppa una teoria dell'atto iconico complementare a quella dell'atto linguistico e distingue tre aree in cui le immagini operano attivamente: la vita artificiale, lo scambio di immagine e corpo e l'energia autonoma della forma. Il volume rappresenta la stimma di decennali ricerche sulla fenomenologia delle immagini e sulla loro forza intrinseca.
"Ehi! Dico proprio a te che in questo momento stai cercando un nuovo testo da sfogliare, leggere, divorare... Ti piacerebbe contribuire a cambiare il mondo? No, non ti sto prendendo in giro, non mi permetterei mai! Propongo di metterti alla prova: 'entra' in questo libro, sentiti parte di esso, confrontati con i personaggi e dialoga con loro. Se sarai in grado di capirli, di sostenerli, di cercare di dare risposte alle loro domande, allora vorrà dire che sarai destinato a migliorare le condizioni di vita del nostro pianeta. Se l'acqua ti affascina, 'Dottore, ho mal di mare!' è adatto a te e alla tua sensibilità. Leggilo, recitalo, interpretalo in teatro, in classe o nella solitudine della tua cameretta. A poco a poco, vedrai, le parole diventeranno tue e sentirai l'irrefrenabile bisogno di rispettare l'ambiente in cui vivi, ora e per sempre." Età di lettura: da 8 anni.
Un percorso che attraversa più di un secolo di storia dell'arte, dall'Astrattismo all'Espressionismo astratto, dal Dadaismo alla Pop Art, dal Cubismo alle tendenze più significative degli ultimi decenni. Giuseppe Di Giacomo individua i temi e i problemi teorici fondamentali della produzione artistica moderno-contemporanea: il rapporto tra arte e realtà, il ruolo del mercato e quella connessione di etica ed estetica, di memoria e testimonianza che caratterizza alcuni fenomeni artistici dagli anni Ottanta in poi.
"Da piccolo, nel futuro che sognavo per me, alla musica non assegnavo alcun ruolo." Riccardo Chailly ha undici anni quando il padre Luciano, compositore, lo porta con sé all'Auditorium del Foro italico, dove per caso assiste all'esecuzione della Prima sinfonia di Mahler. Investito da una fascinazione assoluta, da quel momento dedicherà la vita a inseguire febbrilmente quell'"altrove" misterioso e inebriante che, attraverso percorsi imperscrutabili, solo la musica sa creare. Di curiosità vorace e tempra d'acciaio, rigorosissimo e irregolare, Chailly è oggi uno dei maestri più contesi dai teatri di tutto il mondo: ha diretto con le più importanti orchestre straordinarie esecuzioni di Beethoven, Mahler, Mendelssohn e Brahms, ottenendo i maggiori riconoscimenti internazionali. Ha osato contaminazioni geniali e insolite, portando Gershwin davanti al pubblico del Gewandhaus di Lipsia, il tempio della musica romantica. E si accinge ora a una sfida eccezionale: la direzione della Scala di Milano. In queste pagine Chailly per la prima volta si racconta, offrendoci lo scorcio di un'epoca e di un ambiente artistico con i suoi protagonisti: dai maestri Claudio Abbado e Franco Ferrara ai colleghi Bruno Walter, Léonard Bernstein, Herbert von Karajan e ai grandi registi Franco Zeffirelli e Luca Ronconi. Fino a pianisti del calibro di Claudio Arrau, Maurizio Pollini e Marta Argerich...
La penna curiosa e impertinente di Philippe Daverio ci conduce alla scoperta di Milano e del suo territorio. Una caccia al tesoro in città, in provincia e nella campagna lombarda per scoprire oltre un centinaio fra monumenti, luoghi e testimonianze d'arte, di storia e di cultura, noti e meno noti, che valgono una visita o una deviazione. Dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana a San Pietro in Gessate, da Bergamo Alta a Romano di Lombardia, dalla Basilica di Agliate a Castiglione Olona, dal Castello di Soncino alla Certosa di Pavia, un piccolo volume d'autore per visitare la città dell'Expo 2015 e i suoi dintorni.
Rilettura delle sette grandi opere composte tra il 1781 e il 1791 in cui traspare la loro profonda somiglianza con la Commedia di Dante e con il cammino che il poeta compie accanto a Virgilio e a Beatrice attraverso l'inferno, il purgatorio e il paradiso. La musica di Mozart umana, incarnata e consolatrice al massimo grado, offre un assaggio della felicità alla quale ogni essere umano aspira. L'emozione musicale destata dal semplice ascolto non basta però a innescare questo risveglio, è necessario soffermarsi a pensare e riflettere. Questo esplorano i due autori: la mirabile potenza spirituale della musica di Mozart, con una chiarezza espositiva che rende il libro accessibile anche al neofita. Un'esortazione a immergersi nell'ascolto della musica "immortale" di Mozart.
"Non c'è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l'arte, momento più alto e fervido d'invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo. A Firenze, e non solo a Firenze, ma a Venezia, a Ferrara, nelle Marche, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Lombardia, gli artisti danno vita a quello che è stato chiamato, con conferente definizione, 'Rinascimento'. Anche prima di quegli anni l'arte era stata sublime, ma Piero della Francesca la arricchisce di una intelligenza che trasforma la pittura in pensiero, in teorema, ben oltre le esigenze devozionali. Davanti alla Flagellazione di Urbino non è più sufficiente l'iconografia religiosa, e così davanti alla Annunciata di Antonello da Messina, alla Tempesta di Giorgione, all'Amor sacro e Amor profano di Tiziano, alla Deposizione di Cristo di Pontormo. Di anno in anno appaiono capolavori sempre più sorprendenti. Tra 1470 e 1475 la creatività dei pittori e degli scultori raggiunge vette inattingibili; ma sarà così, di quinquennio in quinquennio, fino alla metà del Cinquecento. Sono gli anni di Mantegna, Cosmè Tura, Botticelli, Leonardo, di Raffaello, di Michelangelo, ma anche di Giovanni Bellini, di Lorenzo Lotto, di Tiziano, di Correggio, di Parmigianino. Sono gli anni delle meraviglie, in cui l'artista si sfida, in un continuo superarsi..." (Vittorio Sgarbi) Introduzione di Furio Colombo. Postfazione di Gian Antonio Stella.
Le suggestioni della fotografia nella letteratura tra Otto e Novecento. Uno dei film più celebri di Michelangelo Antonioni, Blow Up, ha per protagonista un giovane fotografo di moda interpretato da David Hemmings: pochi sanno però che la sceneggiatura di Tonino Guerra è basata su un racconto di Julio Cortázar, Le bave del diavolo, acuta riflessione sull'ambiguità della fotografia. Figure storiche e personaggi inventati, ritratti come prove e ritratti come amuleti, da Thomas Hardy a Nathaniel Hawthorne, da Maupassant a Italo Calvino, da Adolfo Bioy Casares a Cortázar. La fotografia e i fotografi, tra celebrazioni e scomuniche, hanno fornito materiale ad alcune delle più affascinanti pagine della letteratura mondiale tra Otto e Novecento e permeato la riflessione sull'immagine contemporanea.
In una notte di dicembre del 1999, un'incredibile tempesta soffia sul nord Europa. Un uomo esce da una piccola casa bianca nel parco di Versailles per assistere impotente al terribile spettacolo di 18.000 alberi sradicati come canne e boschetti schiacciati dalla forza del vento. Quell'uomo è Alain Baraton, il direttore del parco di Versailles. Per oltre vent'anni anni ha lavorato in uno dei giardini più celebri del mondo, studiandone la storia sia sul campo sia negli archivi. Nessuno meglio di lui conosce e sa raccontare le storie, gli aneddoti, le curiosità relativi al giardino e alle sue vicende, da Luigi XIV ai nostri giorni.
Un'auto lascia Roma di primo mattino. Alla guida, c'è un affermato regista. Sul sedile accanto, l'uomo che da molti anni ama di un amore sconfinato. Dove stanno andando? Mentre la città si allontana e la strada comincia a inerpicarsi dentro e fuori dai boschi, il regista decide di narrare al compagno silenzioso il suo mondo "prima di lui": "La mia vita è la tua e ora te la racconterò, perché domani sarà solo nostra". Inizia così un viaggio avanti e indietro nel tempo: i primi anni in Italia, dove era giunto dalla Turchia non ancora diciottenne con il sogno di studiare e fare cinema, le persone che hanno lasciato il segno, gli amici, gli amori, le speranze, le delusioni, i successi. Storie che conducono ad altre storie, popolate da figure indimenticabili e bizzarre: una trans egocentrica sul viale del tramonto, un principe cleptomane, un centralinista con il rimpianto della recitazione, una cassiera tradita dalle congiunzioni astrali, una bellissima ragazza dallo spirito inquieto. E poi, raffinati intellettuali, inguaribili romantiche, noti cinefili, amanti respinti e madri niente affatto banali. Sullo sfondo, il palazzo di via Ostiense dove tutto accade, crocevia di solitudini diverse, ma anche di intense amicizie e travolgenti passioni. Il palazzo che nel tempo si è trasformato, conservando però intatti i suoi più intimi segreti.

