
Alla fine dell'Ottocento, negli anni della grande corsa all'oro, Buck viene strappato alla sua tranquilla vita nell'assolata California per essere venduto come cane da slitta nelle gelide terre del Nord, al servizio dei cercatori. Inizia così la discesa in un mondo primordiale dove vige la legge del più forte e la morte è sempre in agguato. Buck imparerà l'arte feroce della sopravvivenza e sperimenterà l'amore incondizionato per un uomo, John Thorton, che lo salva dalla violenza del suo padrone. Ma nulla potrà cancellare l'irresistibile attrazione per la vita selvaggia che risponde al suo essere più profondo. Età di lettura: da 10 anni.
Cinque generazioni di donne, una villa sui colli modenesi, il mistero di un dono magico che è insieme benedizione e fardello. Le Sussurratrici è un viaggio nel rovescio della Storia, alla ricerca di ciò che la memoria collettiva ha scelto di lasciare nell’ombra.
«Qui sulle colline fioranesi il gesso dei calanchi, la terra dei campi e il vento del Cimone si mescolano in modi diversi costruendo figure leggere che sfidano il futuro e altre pesantissime che ricordano il passato. Si chiamano sussurratrici. Custodiscono i nostri nomi nel tempo».
La storia inizia con un matrimonio. Durante il taglio della sua torta nuziale, Adelasia avverte un bisbiglio nell’orecchio sinistro: è la voce di sua nonna Caterina, ammirata e temuta da tutti perché capace di manipolare la realtà a suo piacimento attraverso il cibo. Caterina non è venuta alla festa, ma ha donato alla nipote un quaderno di ricette e soprattutto la Villa delle Buonedonne, una dimora abbandonata in campagna. Quando la vita coniugale si rivela una prigione degli orrori, Adelasia e le figlie si rifugiano lì, dove la stirpe delle sussurratrici mette a poco a poco le radici. Chi ha ereditato il dono culinario di Caterina, chi intravede il futuro nei sogni, chi sa far nascere e morire le piante, chi è in grado di parlare la lingua degli spiriti. Ma le Buonedonne custodiscono anche un segreto terribile. E mentre al di là del cancello il mondo evolve sempre più rapidamente, le protagoniste di questa saga riportano alla luce una memoria familiare sommersa, fino a scoprire che i sussurri che tutte continuano a sentire sono molto più di quel che sembra.
Sul letto di morte, Giuseppe affida a Maria e a Gesù il racconto della propria vita. Da quel momento prende avvio una lunga rievocazione degli anni "nascosti" di Nazaret, che restituisce voce a colui che i Vangeli descrivono soprattutto attraverso il suo silenzio. Dai giorni semplici scanditi dal lavoro nella bottega, a quelli travagliati della fuga in Egitto; dalla scoperta di una chiamata che supera ogni attesa fino alla nascita del Bambino divino nell'umiltà di una stalla: in un poetico resoconto, Giuseppe ripercorre il cammino con cui ha imparato a riconoscere Dio nella trama dei giorni. Nel suo cuore prende forma la paternità, vissuta come custodia, responsabilità e dono, fino a diventare il segno discreto di un amore capace di proteggere e accompagnare. Il mistero dell'Incarnazione si rivela così attraverso lo sguardo di un uomo giusto, chiamato a custodire una promessa più grande di lui. Le pagine di questo romanzo spirituale invitano a riscoprire la sorpresa che attende chiunque si affidi a Dio, il valore dell'umiltà e la santità nascosta della vita ordinaria, lasciando emergere la qualità profondamente umana di Giuseppe dal suo destino di padre, sposo e custode del più grande mistero della storia della salvezza.
Un'amicizia incisa nella neve e nel sangue: l'eco di un legame tra un fante sardo e un alpino veneto che attraversa un secolo di storia. Nato da un reale patto di fratellanza storica, questo romanzo racconta l'incontro tra Bastianeddu, giovane fante della Barbagia, e Mario, alpino della pedemontana veneta. Le loro vite si incrociano nel fango e nel gelo delle trincee dell'Altopiano di Asiago, durante la drammatica Battaglia dei Tre Monti del 1918. Quella di Bastianeddu e Mario non è una celebrazione dell'eroismo, ma un inno all'umanità: un legame profondo nato dalla condivisione della solitudine, della fatica e della nostalgia, sussurrato sulle note della canzone natalizia "Ciara stela". Un'eco che, partendo dal fragore della Grande Guerra, viaggia per oltre cent'anni fino a bussare alla porta dei loro discendenti oggi, chiamando due comunità così lontane a riannodare un filo spezzato dal tempo. Roberta Frameglia scrive una storia che è specchio della sua stessa vita, un incontro meraviglioso tra l'anima veneta di nascita e quella sarda d'adozione. Con estrema cura storica, l'autrice innesta una narrazione di finzione su un terreno documentale autentico, rendendo omaggio alla leggendaria Brigata Sassari - i "Dimonios" - e alla tenacia dei reparti Alpini. Il testo si ispira a giganti della letteratura e della storia come Emilio Lussu e Mario Rigoni Stern, unendo la precisione della ricerca alla sensibilità del racconto familiare.
Quando il nonno Gigi muore, la vecchia casa di campagna si fa silenziosa come un libro chiuso troppo in fretta. Nina e Michele, giovani sorella e fratello legati da un'intesa istintiva, tornano lì mossi da un bisogno che non sanno spiegare: ritrovare qualcosa di lui, e forse anche qualcosa di sé stessi. Questo tesoro è in un baule dimenticato, perduto e ritrovato, tra lettere che nessuno aveva letto e parole del cuore mai ascoltate. Da quelle righe emerge una storia antica e familiare che parla di guerra e di pace, di scelte difficili, di fratellanza, di gratuità, di amore, di distanze che solo la scrittura riesce a colmare. Mentre leggono, Nina e Michele attraversano il tempo e riscoprono il valore profondo della memoria, della parola scritta, del raccontarsi e del raccontare con originalità, dei legami che non si spezzano nemmeno quando sembrano scomparsi o ostacolati dagli eventi. Sarà un luogo inaspettato — una vecchia libreria, schiva e appartata — ad aprire uno spiraglio inatteso: un luogo dove i libri non si limitano a raccontare storie, ma insegnano a viverle, e l'amore prende forme inattese. Un romanzo sulla forza dei legami familiari, sulla pace trovata dopo il dolore, sull'amore che sorprende, sul potere delle parole ascoltate, lette, scritte, tramandate, donate.
Savinio critico teatrale: impaziente, esilarante, perfido. «Uno dei più bei libri di quel genio feriale ... quel grande polimorfo in castigo aveva già capito bene che la Recensione non è affatto un componimento o un affare di "esperti" all'interno di una disciplina o di una corporazione specifica - bensì un Tutto Connettere interdisciplinare e fantastico: Picasso con Manzoni, Sem Benelli accanto all'Ariosto, Goethe e i dialetti, i mostri sacri e il pubblico, gli arredi e la politica. Articoli stupendi. Folgori rivelatrici, nessi d'una "creatività" da stravolgere, smagliante intuizione di significati, documentazione che par stravagante ma è da gran memorialista. Aforismi indimenticabili e definitivi» (Alberto Arbasino)
L'Alba degli Angeli è la cronaca di un riscatto possibile, un viaggio dal buio della marginalità dove la salvezza non arriva da un miracolo, ma dal coraggio di guardarsi di nuovo allo specchio e accettare una mano tesa. L'ex professore Enea, precipitato nella marginalità urbana, incontra Mario, fondatore dei City Angels. Tra i due nasce una sfida brutale per la dignità: un viaggio nei gironi della disperazione cittadina alla ricerca di un riscatto possibile. Sarà in una scintilla di cultura condivisa che si aprirà, inaspettata, la porta della speranza. Milano, Stazione Centrale, notte di Natale. Mentre la città corre frenetica verso i festeggiamenti, tra i marmi gelidi di Piazza Duca d'Aosta si consuma la deriva di Enea. Un tempo stimato professore universitario, custode di cultura e certezze, Enea è oggi un "naufrago urbano" che ha perso tutto: la cattedra, la moglie e la propria identità. Tutto ciò che gli resta è il fondo di una bottiglia e un loden liso che profuma di fumo e sconfitta e un carrello pieno di libri. La sua solitudine viene squarciata dall'incontro con Mario, fondatore dei City Angels. Non è il solito approccio tra chi aiuta e chi è aiutato: è uno scontro frontale tra mondi opposti. Al nichilismo schopenhaueriano di Enea - che accusa ferocemente i volontari di agire per mera autogratificazione - Mario risponde con una scommessa: un patto che non offre solo un letto e un caffè, ma la sfida brutale di ritrovare la dignità smarrita tra i carrelli della spesa e i cartoni usati come materassi. Inizia così un viaggio attraverso i gironi della disperazione. Lungo i binari e sotto i portici, nell'arco di una sola notte, Enea è costretto a guardare negli occhi gli abissi degli altri - storie di abbandono, miseria e solitudine che specchiano crudelmente la sua stessa caduta. Eppure, proprio quando il gelo sembra aver pietrificato ogni residuo di umanità, il racconto vira verso un finale spiazzante e inaspettato che svelerà il vincitore della scommessa.
In un mondo dove il silenzio degli adulti è un muro invalicabile, esiste uno spazio di verità: la giostra. Non è un semplice divertimento da luna park, non è solo un gioco, ma un catalizzatore di archetipi umani, un territorio misterioso proibito ai grandi, dove solo i bambini possono accedere. Qui, tra le luci multicolori e il tempo che sembra sospeso, le creature di latta e metallo — sfingi, unicorni e animali fantastici — smettono di essere oggetti per diventare custodi di segreti inconfessabili. Abbracciando le cavalcature simboliche e rassicuranti, ogni bambino si sente libero di dare voce alla propria condizione di vittima di terribili violenze familiari e non. Sulla giostra il dolore si trasforma in narrazione protetta, lasciando emergere una realtà che fuori non ha cittadinanza. L'unico testimone di questo oscuro microcosmo è Genesio, il giostraio di nazionalità rom. Il suo nome richiama l'origine e la rinascita. Genesio è l'adulto che sa guardare i bambini negli occhi, alla loro altezza, intuendo il malessere che si cela dietro i loro sorrisi forzati. In un parallelismo toccante, il giostraio intreccia il trauma dei piccoli con la memoria ferita del suo popolo.
Ci sono poche cose che il libraio Marzio Montecristo odia più dei matrimoni. Eppure, quando Valérie de Gramont entra nella libreria Les Chats Noirs e chiede al nonno un regalo di nozze semplicemente inaudito - acquistare tutti i libri presenti e "trasferire" la libreria là dove si celebrerà il matrimonio -, Marzio non può sottrarsi. Anche perché la richiesta non è un capriccio qualunque: Valérie e il futuro sposo, l'inglese Thomas Stuart, stanno per celebrare un matrimonio esclusivo a Serpentara, un isolotto selvaggio della Sardegna meridionale, trasformato per l'occasione in un villaggio di lusso. Quando Marzio vi sbarca con i suoi due inseparabili gatti neri, Marple e Poirot, e gli "investigatori del martedì", resta senza parole: dove prima c'erano solo rocce, vento e gabbiani, ora ci sono un residence impeccabile, un ristorante da sogno e, come per magia, una riproduzione in scala reale della sua libreria. L'incanto, però, dura poco: un brutale omicidio squarcia l'atmosfera spensierata. Su un'isola, con il mare a fare da confine e gli orari scanditi da cerimonie e protocolli, chiunque può essere colpevole, e chiunque ha qualcosa da perdere. Miliardi, rivalità, contratti, eredità: la tensione tra le famiglie dei due sposi, ricchissime, perfette in pubblico e spietate dietro le quinte, si avverte a ogni brindisi. Ma le ragioni dell'assassino potrebbero essere altrove: un segreto di famiglia, un ricatto, una vendetta covata sotto i sorrisi, o forse la più corrosiva delle passioni: l'invidia davanti a un amore esibito come un trofeo? Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi "investigatori del martedì" dovranno risolvere un rompicapo elegante e feroce, un intrigo che sa di "Dieci piccoli indiani".
Costanza ha undici anni quando, dopo un anno vissuto in Libia con la famiglia, improvvisamente torna in Italia per passare tre mesi in una delle colonie estive organizzate dal Duce. Costanza è convinta che il Duce vegli su di lei come un padre amorevole, così le è stato insegnato in famiglia, e fa di tutto per difendere la fede che nutre per lui. Ma dopo il 10 giugno 1940, quando l’Italia entra in guerra, Costanza prende improvvisamente consapevolezza della realtà: non tornerà a casa e dovrà lottare per difendere ciò che rimane della colonia, insieme con le sue compagnie e a Raoul, un partigiano che le salva la vita e la accompagnerà nei primi, timidi passi verso l’età adulta.
L’autrice ricostruisce una vicenda che ha segnato la sua infanzia e, con lei, la sua stessa persona. Si ricompone così il mosaico della vita di una bambina che nei primi anni Ottanta attraversa la nascita e la perdita del fratello minore per una grave malattia. È la lei adulta che racconta in prima persona la sua storia. Un flashback che lascia spazio ad una duplice narrazione: quella della bambina che viene descritta in terza persona, e le parole che l’adulta rivolge a sé stessa nel presente. Una riflessione sul significato che un lutto può avere su un bambino e la necessità di dargli voce attraverso le parole.
Serena Martini, chimica di professione, sommelier per passione e doti naturali, mamma perennemente indaffarata in mille occupazioni diverse. Corinna Stelea, sovrintendente di polizia con un forte senso del dovere, un metro e novanta di professionalità e tenacia. Le loro strade, in un modo o nell’altro, finiscono per intrecciarsi e convergere in irresistibili avventure investigative, in questo caso radicate in un passato molto remoto. È morta Chiara Sbrana. Investita sulle strisce pedonali, non è mai stato trovato il pirata della strada, ma ci sono forti sospetti, fortissimi, che il responsabile sia il fidanzato Gregorio. Chiara lavorava per uno studio di architetti specializzato in ristrutturazioni e prima di rimanere vittima dell’incidente si era rivolta a Serena, da poco titolare di un nuovo laboratorio di consulenza chimica, per far analizzare dell’intonaco. Per vederci chiaro in questa morte incomprensibile Corinna ha ancora bisogno della sua amica. Tanto più che il particolare dell’intonaco alimenta il sospetto che la morte abbia a che fare, più che con il fidanzato, con il lavoro della vittima, in particolare con un appartamento da ristrutturare in centro storico a Pisa, appartenuto alla fine degli anni Ottanta a Giulio, studente universitario con una storia piuttosto triste: una vita sregolata in conflitto con i genitori, droga, sesso e una morte per AIDS, ma guai a parlarne in famiglia. Il fratello Alberto ora vuole liberarsi del passato di Giulio, macchiato, agli occhi del padre, dalla colpa di essere gay, e dell’appartamento ereditato. Ma l’immobile, all’interno di un palazzo del Trecento nel quale per anni ha abitato l’artista Benozzo Gozzoli, nasconde con ogni probabilità tesori di valore inestimabile. Forse i sospetti di Corinna non sono poi così insensati, e Serena e le sue indagini chimiche unite al fiuto formidabile come sempre le saranno di vero aiuto.

