Questo libro è un cammino condiviso con il lettore in cui, partendo dalla ricchezza semantica e esperienziale che oggi caratterizza la categoria dell’amore, passa dall’analisi del sentimento come mancanza in sé che spesso degenera in relazioni faticose o addirittura nocive, alla proposta di un amore trasformante e generativo, in cui l’io trova la sua consistenza nel dono di sé gratuito e fecondo. Spesso la più grande sofferenza nell’amore è l’essere traditi o essere traditori e in questo passaggio del testo l’autore evidenzia entrambi i malesseri, perché anche il traditore alla fine esprime una sofferenza del proprio io. Il lettore viene chiamato a guardare dentro di sé e a soffermarsi su quelle maschere che a volte deve indossare nelle sue relazioni o che pone al suo partner rendendo l’amore un pericoloso ideogramma non reale. L’amore non riguarda solo le relazioni di coppia, ma anche quelle familiari, il rapporto genitori-figli. Un aspetto che spesso viene dimenticato, ma che molte volte caratterizza il vissuto, è quello del lutto, la perdita della persona amata, sposa o sposo, o i figli, a cui l’itinerario del testo propone un capitolo dedicato. Il cammino si conclude con il racconto dell’incontro tra due persone che si amano come sintesi romanzata di ciò che precede e che induce il lettore a costruire la propria relazione d’amore.
Rileggere il quotidiano con l'ambizione di "mostrare la profondità della superficie" (Wittgenstein) senza mai lasciar cadere la antica certezza sapienziale e cristiana - secondo cui "il più elementare è il più spirituale" (Sequeri).
Questo volume introduce il lettore ad alcune tra le più significative espressioni della mistica francescana. A partire dall’esperienza spirituale di Francesco d’Assisi, ne presenta i tratti essenziali attraverso la testimonianza di figure eminenti quali Chiara d’Assisi, Bonaventura da Bagnoregio, Giuseppe da Copertino, Massimiliano Kolbe e Pio da Pietrelcina. L’esperienza mistica di questi santi offre preziose prospettive sull’unione con Dio e continua a illuminare il cammino della Chiesa e dell’umanità. Pur nella sua sintesi, il volume coniuga rigore e profondità, invitando il lettore ad approfondire il mistero della mistica alla luce della ricca tradizione francescana.
Il mondo non aspetta più; i credenti dell'attimo presente non sperano più; la compagine ecclesiale non se la cava meglio e passa da un evento all'altro, da una celebrazione a un anniversario, come se avesse dimenticato di scrutare nella Parola il futuro di Dio. Un fiume di parole "umane" (sebbene "ecclesiastiche") sta soffocando la speranza che nasce solo nell'obbedienza ai sussurri del Padre di Gesù. Le parole umane si moltiplicano (al pari delle riunioni!), inseguendo improbabili slogan e non facendo altro che smascherare la mancanza di fede di chi non vuole rassegnarsi a lasciare le urgenze per concentrarsi sull'essenziale. E siccome le urgenze sono nostre, mentre l'essenziale è di Dio, solitamente preferiamo tenerci stretti stretti alle solite cose già viste e dette, piuttosto che abbandonarci con speranza a un futuro che non possiamo "manipolare", ma che sicuramente sarà, per chi crede, "pieno di grazia" e più profondo di uno slogan.
Attraverso tutta la Bibbia, da Abramo fino ai Dodici Apostoli, passando per Mosè, Samuele e Geremia, Carlo Maria Martini analizza con estrema finezza, e allo stesso tempo con semplicità, ciò che l'economia della salvezza ci insegna sulla vocazione dei testimoni di Dio. Ogni chiamata, quando viene da Dio, coinvolge l'intera esistenza, rendendola dono e promessa.
Un piccolo diario dell'anima in preparazione all'Avvento, con brani tratti dalle pagine più belle di don Luigi Maria Epicoco. Il volume è strutturato in sette brevissime meditazioni per 4 settimane , con una ripresa alla fine di ogni settimana e uno spazio per scrivere le proprie riflessioni personali.
Parole che scuotono la coscienza e consentono di interrogarsi sul senso della propria esistenza e del proprio rapporto con il "mondo" e con l'Altro. Si tratta di esistere, vivere o abitare? Parte da questa domanda la riflessione del filosofo Silvano Petrosino, attorno a quelle che lui chiama provocatoriamente le "distrazioni del mondo". Un percorso intenso, alla scoperta delle dimensioni più autentiche dell'umano nella frenesia dei nostri tempi, e sollecitato dalle parole scandite sulle terrazze del Duomo da Mario Delpini, in occasione del festival Soul, quando l'Arcivescovo di Milano ha formulato una sorta di "manuale" della resistenza. Gli fa eco Petrosino che guida il lettore a riconoscere che c'è uno "spazio vitale" che tutti ci accomuna, nel quale la relazione verso l'altro è una forza primordiale, spinta dall'"appetito" e dalla lotta per la sopravvivenza, senza "aprirsi" veramente all'altro. Eppure, a un certo punto accade qualcosa che ci permette di sfuggire alle distrazioni del "mondo", riconoscendo che "c'è dell'altro", un "oltre" al di là del proprio mondo. Ne deriva un sussulto, nutrito dal desiderio. Lo stesso provato da Mosè di fronte al roveto ardente.
1° volume della serie: Domande scomode. "Perché proprio a me?". Quante volte la fede è disorientata da questa domanda di fronte a situazioni difficili come la malattia? Eppure la malattia non è una punizione divina. Troppe volte però proprio questa convinzione, spesso implicita, radicata nel profondo e nell'immaginario comune, deforma il nostro modo di vivere il dolore. Affrontiamo la sofferenza con uno sguardo penitenziale e sacrificale, come se ci fosse qualcosa da espiare. In un itinerario che intreccia antropologia, esperienza, scienza e Vangelo, l'autrice decostruisce l'immagine di un Dio che manda "prove", per restituire un orizzonte più ampio e liberante. Il corpo torna ad avere voce, la fragilità si apre a possibilità inattese e la malattia stessa può essere riletta come passaggio dentro un cammino di evoluzione. Una provocazione decisiva: cambiare lente, cambiare Dio, cambiare sguardo sulla vita.
I quattro amori che l'autore distingue nell'animo umano sono l'affetto, l'amicizia, l'eros, la carità. Ognuno di essi, preso singolarmente, è stato trattato piuttosto spesso: da san Bernardo a san Paolo, da Ovidio a Stendhal. Più difficile, invece, è trovare chi li abbia considerati insieme. Lewis l'ha fatto. Egli vede ciascuno dei "quattro amori" emergere nell'altro, ci mostra come uno possa anche trasformarsi nell'altro, ma non perde mai di vista la reale e necessaria differenziazione tra loro. L'autore delle "Cronache di Narnia" sa essere lucido e vigoroso nell'incidere queste fondamentali linee dell'animo umano e il risultato è un ritratto parlante dell'unico e profondo desiderio di felicità, in cui ciascuno sarà indotto a ritrovare familiari somiglianze.
Il volume raccoglie, per la prima volta in traduzione italiana, undici omelie sulla celebrazione liturgica, pronunciate nel 1919, e uno scritto del 1942 dedicato alla predica mistagogica, che introduce al mistero eucaristico. Riallacciandosi alla tradizione antica e medioevale dei commenti alla Messa, Romano Guardini reinterpreta questo genere di predicazione in maniera personale e originale, anticipando la strada che sarà indicata dal Concilio Vaticano II. La predica mistagogica si inserisce nello svolgimento del rito liturgico al fine di preparare l'azione sacra, di spiegarne simboli e gesti, di «lasciarla risuonare nell'anima» dei fedeli che vi assistono, per farli entrare nel mistero celebrato e porre i significati simbolici della Messa in relazione con le esperienze e le realtà della vita. Nella loro apparente inattualità, le omelie qui proposte rinnovano oggi l'invito a restituire alla liturgia la sua forma essenziale, come esperienza viva e sensibile della Grazia, e al popolo di Dio la possibilità di parteciparvi in pienezza. Romano Guardini (1885-1968) è stato uno dei protagonisti della storia culturale europea del sec. XX. Presso la Morcelliana è in corso di stampa l'Opera Omnia.
Quattro percorsi per riscoprire la sfumatura squisitamente affettiva della relazione con Gesù. Il primo prende in esame la sua denominazione di «amico dei peccatori»: connivenza, complicità o cos'altro? Il secondo mostra come le dinamiche dell'eucaristia rendono i discepoli «non più servi ma amici». Nel terzo, dai testi della passione e risurrezione si risale al desiderio frustrato di compagnia di Gesù e alla ripresa dei rapporti a Pasqua. Il quarto s'interroga sul senso dell'attendere Gesù nella Parusia: cos'ha in serbo per i suoi amici?