Questo libro si distingue per la sua capacità di restituire la figura di don Oreste Benzi in tutta la sua vitalità, attraverso un dialogo vivido e personale che ne fa emergere l'umanità, il carisma e la forza profetica. Il testo, scritto con uno stile diretto e coinvolgente, accompagna il lettore in un viaggio intimo traricordi, aneddoti e riflessioni, offrendo uno sguardo autentico sulla vita del sacerdote dalla "tonaca lisa" che ha saputo rivoluzionare il concetto di accoglienza e giustizia sociale. Attraversoepisodi inediti e testimonianze dirette, il libro diventa non solo un racconto biografico, ma anche unprezioso strumento di riflessione sui temi dell'inclusione, della fede vissuta e dell'impegno civile. Pensato per un pubblico ampio e trasversale - dagli operatori pastorali agli educatori, dai ricercatori spirituali agli appassionati di storie di vita vera - questo volume si propone come una lettura capace di ispirare, interrogare e lasciare il segno.
Il libro raccoglie brevi riflessioni su temi di vita quotidiana: situazioni che procurano sofferenza a sé o agli altri, condizioni per costruire relazioni sociali positive, virtù e atteggiamenti che rendono serena la vita. L'obiettivo di questa pubblicazione è un sobrio richiamo ad aspetti e problemi di vita per individuare suggerimenti e scelte concrete che possano favorire il benessere personale. Le riflessioni contenute in queste pagine si collocano all'interno di una visione cristiana della persona e della vita, perché tenendo lo sguardo rivolto verso Dio si impara da lì la vera umanità: vivere autenticamente da cristiani è il modo migliore per realizzare in pienezza la propria umanità.
Il corpo è il luogo da cui la liturgia prende inizio. L'iniziazione alla ritualità religiosa non può prescindere da un'attenta considerazione degli stati mentali, all'origine delle forme affettive essenziali per l'atto di fede. Le neuroscienze possono aiutare a comprendere le condizioni mentali dell'esperienza rituale, con tutto il loro spessore corporeo e simbolico. Questo migliora la partecipazione interiore e attiva. Consapevoli, si prega meglio. L'eucaristia domenicale oggi è il comando del Signore più trascurato e dimenticato. La vicenda della messa è quindi la questione pastorale più attuale e drammatica. Il motivo di tale abbandono, così diffuso, deve essere quindi profondo, difficile da identificare e da rimediare. La crisi rituale non è però da addebitarsi solo alla secolarizzazione o alla scristianizzazione ma anche alla difficoltà pastorale a cogliere il potere performativo del rito, in una cultura che, invece, è sempre più caratterizzata dalla potenza tecnologica dell'immagine, dello spettacolo e della produzione virtuale. La divina liturgia tuttavia è forte. Non subisce l'insostenibile complessità e velocità delle reti ma può umanizzarle con la ripetizione dei riti. Il corpo dà senso perché c’è un'intelligenza corporea che tratta il corpo non un mero esecutore di disposizioni mentali ma lo rende un dispositivo capace di interpretare e organizzare. Le neuroscienze ci conducono a cogliere questa inesplorata risorsa.
Testi agili, spazi di riflessione in cui lo sguardo va oltre ciò che immediatamente appare, per ricercare il senso di eventi, questioni, esperienze condivise. Un fare cultura che è tensione spirituale. Perché la vita non scivoli tra le mani e il cammino si apra sempre di nuovo nella profondità degli incontri.
Il volume accompagna il lettore a rileggere con fiducia il proprio cammino discepolare, ispirandosi all’esperienza di fede di Carlo Carretto, segnata da ricerca, ascolto e annuncio. Un’eredità che, oggi, continua a essere accolta e condivisa a Casa San Girolamo e che invita giovani e adulti a lasciarsi guidare dallo Spirito per costruire insieme una Chiesa e una società animate da speranza e carità operosa.
Non credano, i giovani, di possedere una vita maggiore moltiplicando i loro rapporti, moltiplicando le parole, moltiplicando le cose da dire, le cose da fare… Più che la moltiplicazione delle cose, è l’approfondimento di una cosa sola che costituisce la vita umana: l’approfondimento di questa Presenza che noi chiamiamo "Dio"; dobbiamo capire che ogni parola che si dice non dice nulla perché il mistero è molto più grande delle nostre parole. Se dunque noi vogliamo essere uomini, amiamo il silenzio!
L’intento che sottende le pagine di questo volume è di offrire una prima ricognizione sul tema che attraversa il Movimento dei Focolari nella presente stagione post-fondativa: la trasmissione del carisma ricevuto in dono, a partire dal suo nucleo fondante che è dato riconoscere nell’unità e che lo qualifica nella sua essenza e nella sua missione. Punto prospettico della riflessione, qui sviluppata in brevi saggi ad opera di membri della Scuola Abbà, è una pagina che Chiara Lubich, prima destinataria di tale carisma, ha annoverato fra i suoi scritti mistici risalenti agli anni 1949-1950. È una pagina che, nel consegnarci la forma del trasmettere, inteso nell’ampio significato del corrispondente etimo latino, tradere, si staglia nella sua pregnante chiarezza, nella sua lungimiranza profetica, nel suo risvolto esistenziale: note decisive da accogliere ancora oggi per interpretare il passato e prospettare creativamente il futuro verso un orizzonte di luce.
Un giorno Dio disse: "Se uso la terra per creare un angelo non farò una creatura celeste ma un uomo.
Lui salirà sul monte della vita e guarderà lontano oltre l'orizzonte. Non ricorderà la sua origine ma una cosa sola lo renderà elevato e al di sopra di ogni altra creatura: le ali dell'anima".
Questo libro si inserisce all'interno di una collana più ampia che vuole guidare i lettore in un cammino finalizzato a rendere accessibile a tutti i preziosi insegnamenti di Gesù sul vivere nella Divina Volontà. Ogni argomento viene presentato attraverso una sequenza di meditazioni che si susseguono secondo un iter cronologico che comincia dal primo volume, fino all'ultimo, rendendo chiaro comprensibile un insegnamento profondo e spesso complesso.
Dice Gesù a Luisa: La Mia Parola è come pioggia che feconda la terra, e il segno per riconoscere se ciò che è scritto in queste pagine è frutto della Mia Parola, e se germina Virtù (Vol. VI, 12 dicembre 1905).
Lasciamoci quindi guidare da Gesù e impariamo a lasciare spazio a Dio.
L’epoca che stiamo vivendo, che molti chiamano "post-moderna", è complessa e drammatica. Per poter vivere appieno è importante saper cogliere il messaggio di novità contenuto nei Vangeli, perché è avvicinandosi a Dio che l’uomo si arricchisce di dignità. Ma ci sono degli ostacoli: l’affievolirsi della coscienza del Trascendente, l’affermarsi di teorie sulla "morte di Dio", o anche solo le troppe distrazioni del nostro quotidiano. L’autore ci invita ad affrontare i momenti difficili con amore e razionalità, mantenendo al primo posto il messaggio di Gesù, affidandoci in particolare agli insegnamenti di Papa Francesco e senza mai perdere la speranza nel futuro.
Camminare insieme non è un esercizio facile. Soprattutto se ci è richiesto di condividere la strada con coloro che sentiamo estranei, o magari col me stesso che non accetto. D'altra parte, fare sinodo non è stare in un cerchio chiuso, ma esporsi al cambiamento della vita, uscire, andare incontro, accettando che le cose si modifichino per fare spazio all'altro. Sperando alla fine di riscoprire Dio, il grande desaparecido del nostro tempo. Come per la bicicletta, solo finché siamo in movimento possiamo restare in equilibrio. È una legge della fisica che vale anche per la sinodalità: fermarsi equivale a cadere. Solo il movimento, che si sviluppa col procedere missionario, assicura l'equilibrio pastorale delle nostre Chiese.
In questa ottava raccolta di sguardi sulla complessità dell’oggi - le guerre, le difficoltà del quotidiano, le paure e le speranze dei più giovani - don Mario Vatta torna a gettare una luce sul presente opaco che viviamo, condividendo con il lettore la sua determinazione a comprendere meglio ciò che accade e l’ostinata speranza che tempi nuovi e più giusti prevarranno. Don Mario ha vissuto quanto scrive. Parole come giustizia, accoglienza, sostegno e comprensione, così presenti negli articoli per il quotidiano "Il Piccolo" qui raccolti, declinano la dedizione concreta e costante che lo ha impegnato lungo tutto la vita. Sempre dalla parte di quel largo e composito universo di deprivati, emarginati e oppressi, in larghissima parte specchio di una giustizia mancata, che ama chiamare «la nostra (la sua) gente».