Il giullare è colui che simbolicamente cammina a testa in giù e, così, propone uno sguardo capovolto sul mondo. L'espressione “giullare di Dio” (ioculator Domini) esprime per questo la sintesi della rivoluzione culturale di Francesco d'Assisi. Il suo sguardo rovesciato ha origine in una particolare proposta cristiana, che dalla follia dell'intuizione si incarna sia nella rappresentazione materiale sia nella storia, nella realtà dell'istituzione entro le forme “ordinate” dell'organizzazione politica, civile, religiosa ed economica. La vita fraterna come sudditanza reciproca, la rinuncia radicale al potere e alla ricchezza sotto ogni aspetto, la posizione di sottomissione e minorità, la gratuità del dono, la nudità come inanizione e privazione sono tutte “proposte ribaltate” che invertono – o tengono insieme – dentro e fuori, essere e apparire, visione e azione, parola e gesto, alto e basso, sublime e umile. Tale mutazione delle forme della rappresentazione e della concezione del mondo è tuttora una delle chiavi per comprendere la cultura umanistica e la modernità nel suo complesso. Nel volume studiosi di diverse discipline mostrano come la logica del rovesciamento di Francesco abbia inciso su arti figurative, letteratura, predicazione, devozione e drammaturgia, modificando nel profondo la cultura istituzionale, politica ed economica dell'Occidente medievale.
La morte di Francesco d'Assisi: su questo tema, nel corso dei secoli, numerosi autori hanno svolto ricerche approfondite, per comprendere in che modo il Santo si preparò e visse un passaggio così delicato. Più rare sono invece le indagini su come altri si posero di fronte a tale avvenimento, in particolare coloro - e non erano pochi - che volevano impossessarsi di quel corpo considerato già una reliquia preziosa.Felice Accrocca, attraverso una rigorosa ricerca storica e con un linguaggio divulgativo, si propone di farci conoscere quali sottili trame si vennero tessendo intorno a Francesco nei suoi ultimi giorni di vita, quando il suo esile, debole corpo finì per diventare "un corpo conteso".
Greccio è il luogo che pubblicamente Francesco dichiarava di prediligere perché vi vedeva attuata la sua scomoda proposta di vita evangelica, di assoluta povertà, nei compagni e negli abitanti; a Greccio aveva ideato nel 1223 la strana celebrazione del Natale che aveva colpito profondamente i contemporanei e i frati dell’Ordine. A Greccio Francesco aveva attuato la sconfessione della crociata, riproposto, attraverso il presepe eucaristico, il bue e l’asino, il suo ecumenico progetto di pace. A distanza di ottocento anni, il volume, in sede critica, fa il punto — mai operato in precedenza — di un evento che come pochi altri ha generato una ricca tradizione religiosa e culturale.
Con saggi di Felice Accrocca, Luigi Pellegrini, Chiara,Frugoni, Massimo De Angelis
A 800 anni dalla sua scrittura, 1224-1225, l'Associazione "La Didattica del Villaggio una pedagogia per i cinque continenti" propone ai lettori una riflessione sul Cantico delle Creature; la poesia inneggia alla bellezza e all'armonia del creato di cui San Francesco non è più solo il giovanile giullare, ma l'esperto maestro d'orchestra. Il Santo dirige le tante voci della natura in una polifonia creaturale per farne una gioiosa, cosmica lode al Creatore. Il Cantico, nella sua sublime semplicità, ci fa pensosi, ci chiede di riscoprire e mettere in pratica la umanissima e gioiosa eredità del Santo.
«Sembriamo tutti giudici mancati, ma Dio perdona chi non giudica i fratelli.» Così, in una messa a Santa Marta, papa Francesco sottolinea come il giudizio verso l'altro sembra aver sostituito la misericordia cristiana. Lo stesso papa, del resto, è costantemente criticato; alcuni lo hanno addirittura bollato come eretico, chiedendone le dimissioni. Una storia per molti versi speculare a quella di san Francesco d'Assisi che, nel corso della sua vita, dovette passare attraverso ben tre processi. Il primo, mosso dal padre Pietro di Bernardone, terminò con uno dei gesti più eclatanti e significativi mai raccontati nelle vite dei santi, la «spoliazione». Il secondo, noto come il processo del «Signor Papa», ha come protagonista Innocenzo III ed è una parte centrale del complicato percorso che portò all'approvazione della Regola. Il terzo, infine, scatenato dai dissidi sull'interpretazione della Regola che avevano causato numerose dispute tra i frati, terminò con la decisione di Francesco di rassegnare le dimissioni dalla guida del suo stesso Ordine. Partendo dal racconto di questi tre episodi, Enzo Fortunato riflette sulle somiglianze tra la vita del Santo e quella di papa Francesco. Entrambi, come Gesù, non giudicano mai l'altro, ma sono continuamente sotto giudizio. Il ritorno dello spirito francescano veicolato dal papa, infatti, ha scosso dalle fondamenta una Chiesa arroccata e autoreferenziale che rischiava di perdere di vista il messaggio più autentico del Vangelo: l'amore verso gli ultimi. Come scrive il cardinale Matteo Maria Zuppi, «una delle chiavi di lettura offerta da padre Enzo Fortunato sta nel modo in cui entrambi - il Santo e il papa - rispondono ai loro accusatori. O, come sarebbe meglio dire, il modo in cui non rispondono. Non si tratta di eludere il confronto, ma di ribaltare il piano e la logica dell'accusa. Questa, infatti, alimenterebbe soltanto l'odio e il rancore. La logica del cuore apre invece lo spazio a un altro modo di intendere la relazione umana».
Le stimmate di san Francesco costituiscono il punto di arrivo di un lungo cammino compiuto dal santo. Accettando la propria povertà e umiltà, Francesco ha potuto aprire gli occhi del cuore e della mente tanto sulla miseria degli altri, quanto sul cuore di Dio.
Nasce così un modo nuovo di pensare se stesso, gli altri e Dio, un modo che rende la fede matura, con gli occhi aperti sul mondo e sulla storia.
L'esperienza della Verna costituì quindi il culmine di un itinerario amoroso, il sigillo ultimo apposto dall'Amato all'amante.
Un amore che, tuttavia, non può essere per Dio solo, ma dev'essere autenticato dall'amore per coloro per i quali Egli è è morto ed è risorto. Quelle ferite luminose devono aiutarci a vedere le altre ferite, quelle che deturpano il volto di tanti, oppressi e schiacciati da logiche di profitto e di potenza, dettate da pochi a danno di moltissimi. Dalla Prefazione di mons. Felice Accrocca
Il profumo ha accompagnato l'esistenza umana fin dagli albori, attraversando molteplici ambiti. Dalla sfera liturgica, a quella personale, fino al mondo naturale, la sua essenza si è diffusa ovunque, portando con sé significati molteplici e profondi ma rimanendo sempre un elemento imprescindibile e universale, che ha viaggiato nel tempo e nello spazio per giungere fino a noi. Questo libro esplora la presenza discreta ma inebriante del profumo a partire dall'opera per eccellenza: la Bibbia, dove esso si intreccia intimamente con la dimensione del sacro. Successivamente, le testimonianze letterarie, antiche e medievali, e primi testi francescani ci rivelano come il profumo fosse già, nei primi secoli del cristianesimo, un concetto profondamente radicato: Dio stesso, nella sua essenza divina, è la fragranza suprema, percepita e venerata dai suoi fedeli.
Questo saggio nasce dalla pubblicazione della traduzione francese del libro di Karl Hase, opera che può essere definita la prima biografia storica del santo di Assisi, libera da intenzioni polemiche o agiografiche. Pur senza condividere totalmente le posizioni dello storico tedesco, Renan apprezza la sua visione che, per la prima volta, fa uscire Francesco dal ghetto cattolico nel quale era stato rinchiuso nel corso dei secoli. L'approccio di Renan tuttavia si differenzia nettamente dalla visione razionalista di Hase dimostrandosi meno propenso a respingere a priori ogni forma di manifestazione soprannaturale presente nelle "Vite" del santo di Assisi, come i miracoli, le apparizioni e persino le stimmate. In breve Renan non è un autore "irreligioso"; la sua posizione si potrebbe definire una forma di spiritualismo che valorizza il sentimento religioso fino al punto da considerarlo un fattore fondamentale per la vita della collettività.
La fede ti fa essere inerme, indifeso, povero. Perché? perché ti fa essere figlio di Dio e tu scopri di essere povero proprio perché sei figlio di Dio. Questa intuizione mi ha guidato a rileggere la vicenda di Gesù, il Figlio di Dio che si è "svuotato" della propria divinità per assumere la povertà della nostra condizione umana; e poi anche quella di san Francesco che, seguendo l'impulso della fede, si è spogliato delle ricche vesti da mercante per seguire Gesù povero e crocifisso.
In questo terzo libro dedicato all'Ottocentenario francescano, dopo Il presepe di Greccio e Le stimmate di san Francesco, frate Orazio Renzetti guarda le Creature, in esse vede Dio e vede sé stesso, le tappe del suo cammino; il creato è impresso nel cuore di Francesco, ha segnato la sua storia, e l'autore ce lo descrive con pennellate leggere. I versi del Cantico si espandono, si dilatano nel tempo e nello spazio e coprono i vari momenti dell'esistenza del serafico Padre.
«Pensando all'esperienza di san Francesco a Greccio, desidero sottolineare proprio l'immagine del cammino e del camminare. Il cammino a volte avviene in piena luce, altre volte all'alba, altre volte la sera, ma ha anche una parte importante la notte. A Greccio Francesco mostra come si possa arrivare all'alba camminando attraverso la notte. Il Poverello di Assisi ha attraversato tante notti nell'interiorità e nelle relazioni, con la famiglia di nascita, con gli amici di gioventù, con i suoi compagni di vita, con la Chiesa del suo tempo.» Dalla Prefazione di Papa Francesco L'autore interpreta l'esperienza di Greccio come il momento in cui Francesco supera la crisi. Così può essere per chiunque incontra Dio nell'umanità di Gesù. Prefazione di papa Francesco. Prologo di fra Carlos A. Trovarelli.