«La faccia che a Cristo più si somiglia»: così Dante magnifica la bellezza del viso di Maria di Nazareth, cogliendovi il riflesso più vivido della bellezza di Gesù, ossia del suo amore incondizionato per il Padre e per l'umanità. Nulla sappiamo della bellezza fisica di questa donna di fede, cantata dai poeti, rappresentata dai pittori, immaginata dai fedeli in preghiera. Rintracciando nella Bibbia la "via della bellezza" dell'amore che salva il mondo, questo libro - nuova edizione, interamente riveduta e ampliata, di "La bellezza di Maria" (2005) - contempla l'esperienza "estetica" e autenticamente umana di colei che lo Spirito ha più perfettamente conformato al Figlio di Dio.
Elena Bosetti, nata a Pressano di Lavis (TN) nel 1950, è suora di Gesù Buon Pastore della Famiglia Paolina. Dottore in Sacra Teologia, per oltre trent'anni è stata docente di Esegesi del Nuovo Testamento alla Pontificia Università Gregoriana e in altri atenei romani, tra cui l'Istituto di Teologia per la Vita Consacrata «Claretianum» (Roma). È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative tradotte in più lingue e ha commentato per diversi anni il Vangelo nel programma A sua immagine - Le ragioni della speranza (Rai Uno). Ha collaborato con diverse riviste di carattere teologico e pastorale. Attualmente si dedica al ministero della Parola e alla formazione biblica. Per Àncora è stata nel team delle bibliste che hanno realizzato Atti degli apostoli, Lettere cattoliche, Ebrei e Apocalisse tradotti e commentati da sei bibliste (2023).
La novità evangelica è quella del Cristo, morto e risorto, con in mano le intere Scritture d'Israele, il rotolo sigillato che solo l'Agnello può decifrare nel suo senso ultimo e definitivo (Ap 5).Il Nuovo Testamento, dunque, compie l'Antico, trasfigurandolo alla luce abbagliante della Pasqua del Signore Gesù, un evento che ha sconvolto i primi testimoni, convertendoli a un orizzonte esistenziale nuovo.In questi esercizi spirituali Francesco Rossi de Gasperis, sapiente e profondo conoscitore delle Scritture, ci accompagna a porci in ascolto del cuore del Signore che pulsa nella Parola ispirata per accogliere docilmente il suo Spirito nella preghiera incessante. Finché, nella grande gioia del vangelo, «gli occhi si illuminino e il cuore arda...» e ci si disseti alla sorgente inesauribile del suo cuore trafitto.«Non si entra nel Nuovo Testamento se ci si limita a studiarlo per accrescere le proprie conoscenze, vi si entra solo se ci coinvolge e ci condiziona esistenzialmente».
Scrivendo dopo il Vangelo gli Atti degli apostoli, Luca ha firmato la prima storia del cristianesimo. Nessuno, dopo di lui, oserà fare altrettanto. Egli risulta così l'autore del Nuovo Testamento dall'imponente opera di cinquantadue capitoli. Primo storico del cristianesimo, Luca fu davvero uno storico? La ricerca moderna gli ha mosso diversi rimproveri: la sua opera sarebbe parziale e soprattutto partigiana, imprecisa, antigiudaica, e ci darebbe un ritratto deformato di Paolo. Daniel Marguerat insorge contro tali processi ingiustamente intentati all'autore degli Atti. Prima di condannare Luca quale falsificatore della storia cristiana, occorre interrogarsi sulle sue motivazioni teologiche e sui suoi procedimenti di scrittura. Come si scriveva la storia nell'epoca greco-romana? A quale esigenza di chiarire l'identità del cristianesimo risponde l'opera di Luca? Perché Paolo vi è divenuto l'eroe principale della cristianità nascente? Lo studio di Marguerat, per esplorare siffatte questioni, utilizza i nuovi strumenti dell'analisi narrativa. Il progetto storiografico di Luca è studiato là dove si realizza, nella costruzione del racconto. Si ricostruisce progressivamente il lavoro compiuto dall'autore sul significato degli eventi che egli riferisce, e il modo in cui egli intende farsi capire dal lettore. Una solida conoscenza degli storici del primo secolo, giudei e romani, aiuta a scoprire l'originalità degli Atti su temi cruciali quali: l'identità del cristianesimo tra Gerusalemme e Roma, l'opera dello Spirito, il conflitto tra giudei e cristiani, il dramma di Anania e Saffira, la conversione di Saulo e l'enigma del finale dell'opera.
Questo libro invita il lettore a compiere un viaggio dentro e oltre la superficie dell'emozione della rabbia, affrontandola non solo come fenomeno sociale, ma come espressione antropologica, clinica e spirituale. La rabbia, infatti, affonda le radici nella storia personale, nel corpo, nella cultura e - non ultima - anche nella complessa relazione con Dio.Il percorso parte da un excursus storico, attraversa una lettura fenomenologico-relazionale della rabbia per approdare all'analisi di alcuni passi dei Vangeli. Attraverso episodi tratti dai Vangeli di Marco e Luca, viene esplorata la rabbia agita e subita da Gesù, fino a giungere alla rabbia fraterna che affonda le sue più profonde radici nel rapporto con Dio.
Attraverso una riflessione spirituale e teologica sul Siracide - il testo sapienziale attribuito a Gesù Ben Sira, noto come il maestro di Gerusalemme - questo studio esplora i suoi grandi temi, presentando Ben Sira come educatore, maestro e testimone. Un personaggio capace di parlare ai lettori di ogni tempo con parole concrete e profondamente umane. Al centro della proposta vi è l'idea che la sapienza non sia un sapere astratto, ma una forma di vita: un cammino quotidiano fatto di ascolto, discernimento, prova e fiducia. In sette meditazioni, l'autore affronta i nodi centrali del Siracide: il rapporto tra l'umano e il divino, il timore di Dio, la fatica della scelta, il valore della disciplina, il senso della sofferenza, il ruolo della Legge e la ricerca della sapienza. Ben Sira si svela come un ponte tra la tradizione e il presente, tra l'ebraismo del II secolo a.C. e un'etica dal respiro universale. Il suo messaggio si fa attualissimo: formare uomini e donne capaci di abitare sapientemente la realtà, per diventare, a loro volta, maestri, testimoni e servitori della sapienza.
Lo studio delle metafore ha ricoperto, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, un ruolo prioritario all'interno della linguistica. Solo più recentemente l'attenzione è stata rivolta alle metafore che si trovano nel testo biblico. Il presente volume, facendo propria la metodologia e la terminologia della linguistica cognitiva, si concentra sul Salterio e in particolare sulle metafore dei Sal 120-134, così detti «delle salite». Nella prima parte dell'opera è offerta per ciascun salmo un'analisi esegetica puntuale, che coniuga l'attenzione al testo ebraico con la valorizzazione delle forme letterarie. Nella seconda parte, lo studio prende in considerazione non più il singolo salmo, ma tutta la raccolta vista come un unico corpus poetico. Procedendo con gradualità, emergono quelle metafore che, smettendo di essere semplicemente figure retoriche e letterarie, diventano strutture portanti del pensiero e della teologia dei quindici salmi.
La pubblicazione di questa collana è pensata proprio per fornire al credente un semplice strumento di studio che prende in esame diversi argomenti biblici: dai libri della Bibbia ai temi di etica cristiana. Scritti accessibili e, allo stesso tempo, affidabili per "ricevere la Parola", "esaminare le Scritture" e per "vedere se le cose stanno così" (cfr. Atti 17:11).
Tu sei sacerdote in eterno riunisce diversi cari colleghi ed amici di Paolo Garuti per celebrare la vita e le opere dello studioso domenicano scomparso nel 2023. Il primo contributo presenta tutte le attività accademiche che Garuti ha svolto nei diversi anni di studio e di ricerca. Tutti gli altri contributi che seguono sono studi che riprendono gli interessi personali dello studioso stesso, soprattutto la Lettera agli Ebrei, la più amata da Garuti. La speranza di tutti coloro che hanno contribuito a questo volume è che la vita e le opere di Paolo non solo ricevano l'onore e la lode che meritano, ma anche che stimolino la ricerca di chiunque lo legga.
Opera che ha acquisito l'importanza di un classico della riflessione cristologica, questo saggio di Karl Adam raccolse al suo apparire, in Germania e in Italia, notevoli consensi per il linguaggio nuovo con cui presenta Cristo ai contemporanei, facendo proprie le istanze critiche della mentalità del Novecento e prendendo le distanze sia dal “gesuanismo”, sentimentale e troppo umano, sia dal “docetismo”, che induce a scorgere nel Cristo solo la divinità. La sua visione riesce a trasmettere con efficacia e immedesimazione spirituale la comprensione dell'umanità piena di Gesù; le sue intuizioni sulle facoltà dell'Uomo-Dio, sul senso della realtà, sulla ricchezza e l'equilibrio perfetti dei rapporti con gli uomini si dispiegano in pagine di qualità letteraria oltreché di solidità teologica. Originale è la collocazione del discorso sulla Risurrezione e la Pentecoste prima di quello sulla Croce: Adam avverte che il cammino per attingere l'abisso del mistero dell'amore sacrificale, anche e soprattutto nell'uomo d'oggi, presuppone la luce spiegata della Pasqua. Su «études» un recensore scriveva: «Questo libro è opera di un teologo che ha meditato profondamente sul nodo vitale del cristianesimo e di un apostolo che vuole comunicare la sua fede con un ardore mirabile».
L'esegesi della pericope di Is 8,23b-9,6, condotta in queste pagine secondo l'approccio pragmatico-comunicativo, ha come punto di partenza l'effetto che essa intende raggiungere a livello perlocutorio: da qui sgorga il focus sul tema della speranza, che, pur non presente nel suo contenuto semantico, appare come il fine ultimo verso cui l'intero brano è indirizzato.Muovendo da tale consapevolezza, il contributo si articola in tre capitoli, finalizzati a elaborare una "teologia pragmatica" della speranza isaiana: a partire dalla considerazione del contesto (cap. I), attraverso un'accurata analisi lessicale e sintattica (cap. II) e approdando, infine, a un approfondimento semantico e pragmatico-comunicativo (cap. III), lo studio coglie rispettivamente - sulla base del modello offerto da Isaia - alcune tracce per una teologia della speranza, la logica interna di un testo che la racconta e, in ultima istanza, la pragmatica di una pericope che intende nutrire tale speranza nel lettore.
Otto donne, otto storie intense, attraverso le quali don Bruno Tarantino, con il suo stile inconfondibile, ci mostra il volto misericordioso e rivoluzionario di Dio. In un’epoca in cui le donne erano considerate ai margini della società e della religione, Gesù rovescia ogni convenzione: le vede, le chiama, le ascolta, le guarisce, le rende protagoniste. Figure come l’emorroissa, la Cananea, l’adultera, la donna curva… diventano centrali nella storia di grazia. Le loro storie ci invitano alla più fondamentale delle conversioni: cambiare la nostra idea di Dio. Siamo chiamati a “cestinare” visioni non evangeliche per scoprire il Padre che ci conosce e ci ama. Queste donne di fede osano e ci mostrano che Dio si rivela non nella potenza o nella norma, ma nella relazione e nella grazia; sono donne e sono storie che parlano ancora oggi per dirci che nel Vangelo le periferie esistenziali diventano luoghi centrali dell’amore divino.