Un libro che, come tutti i romanzi, ha dentro di se qualcosa di universale, tracce di privato e percorsi autobiografici. Il racconto percorre lo spazio e il tempo di un pellegrinaggio a Lourdes.
Raccolta di preghiere per la preghiera personale nei vari momenti della giornata. Questo libretto e stato pensato per offrire al credente, che non ha grande dimestichezza con i libri, una raccolta di preghiere che lo aiutino verso un primo incontro con Dio. E' quindi un piccolo sussidio per la preghiera personale che puo accompagnare i vari momenti della nostra giornata. Il carattere e di facile lettura; il formato tascabile permette di averle sempre con se.
"Fratel Ettore è un guerriero dall'armatura luccicante, parte lancia in resta per combattere orripilanti draghi a tre teste che nessun guerriero, per quanto valoroso, vorrebbe mai affrontare. Lui mi difende da mille streghe cattive, non si lascia impressionare dai mulini a vento e insegna anche a me a non lasciarmi destabilizzare, ma è una scuola difficile..." Così esordisce suor Teresa Martino nel raccontare la vicenda del suo incontro con un grande profeta dei poveri, che è stato anche un vero mistico, benché la sua statura nella carità abbia talvolta offuscato la profondità spirituale della sua esistenza. Il testo di suor Teresa - un tempo attrice di teatro -, la donna che oggi ha raccolto l'eredità delle comunità fondate da fratel Ettore, ci svela un volto intimo della vicenda del Camilliano che ospitava i più poveri alla Stazione Centrale di Milano. Attraverso uno stile che ricorda talvolta quello dei Fioretti di san Francesco, siamo introdotti nel mistero della vocazione d'amore per i deboli e di quella che, spesso, appare veramente come la "Commedia degli Ultimi". La vita di fratel Ettore, profeta dei poveri.
Un invito alla lettura quotidiana della Bibbia. Uno strumento di comunione spirituale intorno al testo biblico. Un lezionario ecumenico di passi biblici e meditazioni giornaliere.
Seduto con un cane a fargli compagnia, un bambino morto per caso. Un orfano, niente famiglia, niente amici. Una fossa comune. E invece qualcuno che si chiede perché, e come, e quando. Qualcuno che si mette a scavare in vite piccole, di cui non ci si cura, di cui non si sa niente. Qualcuno che non si rassegna all'urlo che non sente, al lamento che non riesce a trovare. Fino al giorno dei morti.
Nel sistema complesso dei media di oggi, l'identità dei quotidiani italiani è gradualmente cambiata. I giornali non sono più la fonte delle notizie, ma l'occasione per il loro commento; hanno rinunciato al sogno di un'informazione neutra per presentare, invece, forme sempre più diversificate di sapere, racconti, passioni. Ma cosa rende un articolo credibile? E perché certi giornali sembrano più oggettivi di altri? Come succede di sentirsi partecipi delle emozioni degli eventi che leggiamo? Per la semiotica si tratta di effetti di senso, giochi di simulacri e costruzioni narrative, risultato di precise strategie discorsive che non restituiscono la realtà ma costruiscono impressioni di realtà. È di quelle strategie che questo libro si occupa.
Nell'estate del 1851, rimasto solo con il figlio di cinque anni, Hawthorne si ritrova di fronte a un infaticabile produttore di parole e di domande. Schivo, introverso, non è abituato alle piccole incombenze che accompagnano la vita di un bambino: vestirlo, nutrirlo, distrarlo sempre rispondendo alle sue incessanti domande. Il risultato è un modello, ironico e autoironico, del modo di intendersi di un padre e un figlio, un resoconto di un rapporto dove l'unico adulto che appare è Herman Melville che fa visita all'amico per parlare del possibile e dell'impossibile. Come osserva Paul Auster nel suo saggio introduttivo, Hawthorne è riuscito a compiere quel che ogni genitore sogna: far vivere il proprio figlio per sempre.