Lasciandosi alle spalle le numerose interpretazioni sensazionaliste, Boring esamina il significato dell'Apocalisse quale esempio di profezia cristiana e, alla luce dell'atto redentore di Gesù, ne evidenzia il messaggio, importantissimo per quanti desiderano vivere nella fede e in modo responsabile nel difficile mondo odierno.
Dalla quarta di copertina:
Il commentario di Boring affronta l'Apocalisse nel suo complesso interrogandosi sulla sua funzione teologica e sul modo in cui i cristiani che oggi desiderano vivere nella fede e in modo responsabile nel mondo possano ritrovarvi la Parola di Dio.
Affrancandosi dalle interpretazioni sensazionalistiche, l'Autore analizza il libro come esempio di profezia cristiana e ne evidenzia il fenomeno centrale, ossia il Cristo risorto che parla alle chiese attraverso lo Spirito.
Si tratta di un messaggio imprescindibile per la chiesa contemporanea, che immagini violente e contenuti in apparenza bizzarri non dovrebbe oscurare, in grado di equipaggiare i cristiani per affrontare la tumultuosa vita nel presente alla luce dell'atto redentore di Gesù.
Giuda Iscariota è certamente una delle figure più note (e meno amate) della Storia. Il suo tradimento verso Gesù (il "sommo delitto") lo isola dagli altri Apostoli, ne fa un reprobo, ma lo rende anche un vero protagonista simbolico del nostro immaginario. La sua fine repentina, una specie di "suicidio rituale" nella Palestina del primo secolo, cancella un uomo odioso a molti, e che molti potevano volere morto. Ma si tratta di un vero suicidio? Non tutte le fonti antiche concordano. Gli Atti degli Apostoli forniscono una versione enigmatica: "precipitando si spaccò in mezzo, e si sparsero le sue viscere". Massimo Centini analizza questa misteriosa vicenda biblica avvalendosi del metodo indiziario per cercare di ricostruire la vita di Giuda Iscariota e le tormentate circostanze che portarono alla sua morte. Svolgendo questa inchiesta, l'autore dedica anche un'approfondita analisi al discusso Vangelo di Giuda: documento della cultura gnostica che è stato al centro di vivaci dibattiti, anche fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori.
Il testo vuole offrire ai giovani un luogo e un tempo per l'incontro con la persona di Gesù nell'Eucaristia. Questa preghiera silenziosa permette di assimilare, con l'intelligenza e con il cuore la Parola, aiuta a meditare ed esprimere l'amore verso il Signore, riflettendo sulle scelte della propria vita. I testi del sussidio riprendono il Vangelo di Giovanni.
Traduzione dall'inglese, cap. 9 inedito, appendice non presente nell'edizione originale.
La metafora della fontana applicata alla Bibbia si trova all’inizio di uno dei commenti alla Scrittura di Efrem il Siro. Di essa, ci dice Efrem, lasciamo molto più di ciò che prendiamo, come persone assetate che bevono ad una fontana... La presenza di Dio rende la Parola debordante di vita e forse l’impossibilità per noi di possedere il testo originale delle Scritture, le varianti del testo, la sua possibilità di differenti letture sono come un segno che questa Parola non ha nessun carattere statico.
Perché è importante anche per noi la Bibbia siriaca? Perché, in questo contesto, tutte le più antiche versioni della Bibbia ci aiutano a raggiungere qualcosa di più di questa inattingibile Parola, ci aiutano a penetrare più a fondo nel mondo biblico, offrendo così una fonte per l’ispirazione spirituale. Questo vale tanto più per la Bibbia siriaca, che condivide con il mondo ebraico in cui sono sorte le Scritture l’appartenenza ad uno stesso contesto culturale semitico.
Il libro è corredato di una piccola antologia di testi dei Padri siriaci che danno alcuni esempi di come era letta creativamente la Bibbia nella tradizione siriaca e come era alla base di tutte le espressioni della vita ecclesiale.
Indice: Parte I: La Bibbia nella tradizione siriaca * 1. Come ci raggiunge la Bibbia? * 2. Uno sguardo più da vicino * 3. Come ci raggiunge la Bibbia siriaca? * 4. L'interpretazione della Bibbia nella tradizione siriaca * 5. I commentari biblici * 6. L'uso della Bibbia siriaca nella predicazione * 7. La Bibbia siriaca nella liturgia * 8. La Bibbia come base per la spiritualità siriaca * 9.Tre padri siriaci sulla lettura della Bibbia * Bibliografia scelta * Piccola antologia di testi: Commentario di Efrem alla Genesi (sezione II); 2 poemi anonimi in forma di dialogo: La peccatrice e Satana (Lc 7), Maria e il Giardiniere (Gv 20); Un'omelia in versi: Giabomo di Sarug su Tamar (Gen 38).
Proclamando nel V secolo il dogma della verginità di Maria, la Chiesa ha fideisticamente negato la possibilità che Gesù avesse fratelli. Numerosi documenti attestano il contrario, ossia che Gesù di Nazareth ebbe dei fratelli il più importante dei quali fu Giacomo, detto il Giusto. Lavorando su un ventaglio ampio di fonti del tempo, dai Rotoli di Qumran, alle apocalissi di Nag Hammadi ai testi occidentali degli Atti degli Apostoli, questa ricerca ridisegna le origini della Cristianità, proponendosi come paradigma per un'interpretazione storica, e quindi più autentica, della Chiesa del I secolo. Fu Giacomo, afferma l'autore, fratello minore di Gesù, il nuovo capo carismatico della comunità di Gerusalemme. Nel suo lavoro di indagine, Robert Eisenman evidenzia le operazioni di mistificazione e riscrittura del contenuto originale del Nuovo Testamento, e dice che figure come Giuda Iscariota non esistettero affatto così come sono conosciute, individuando in Giacomo la chiave per accedere ai segreti della Chiesa delle origini.
Vista, udito, tatto, gusto, olfatto. La fisicità della divinità deve essere presa alla lettera. Erri De Luca e Gennaro Matino vanno dritti alla sostanza della lingua sacra. Perché le scritture per parlarci devono adottare vie di comunicazione a noi familiari. Gli apostoli vedono Dio, lo toccano, sentono la sua voce, ne percepiscono il profumo, condividono il pane nell’ultima cena. Dai sensi legati alla percezione della divinità il passaggio alla sacralità del sentire espressa dal corpo avviene quasi automatico. Intendere l’essenza di Dio è anche scoprire la forza degli utensili (i sensi) che permettono questa comprensione. Se De Luca percorre come suo solito una strada che va dall’evidenza delle cose alla loro manifestazione divina, Matino fa il cammino inverso, dalla spiritualità alla concretezza. Si trovano a metà strada. E a metà strada li aspetta una verità da condividere.
I Salmi sono veramente
un “mondo di grazia”
La sapienza ebraica, così aderente a ogni piccola sfumatura del testo, è fonte di grande ricchezza per il lettore del Salterio perché dischiude un senso e delle prospettive sempre nuovi alla lettura e alla preghiera dei Salmi. Queste pagine ci presentano un commento che vuole essere un’eco della ricchezza del midrash e della sapienza del famoso commentatore medievale ebreo Rashi, accompagnate da una riflessione personale dell’autore che vuole aiutare il lettore a fare esperienza dell’amore gratuito e fedele che attraversa i Salmi, e che è la vera ricompensa di ogni sua lettura. Il volume offre anche una nuova traduzione dei Salmi, molto fedele al testo originale.
Alberto Mello (Biella 1951), monaco della Fraternità di Bose a Gerusalemme e biblista, unisce alla conoscenza delle Scritture la passione per la sapienza di Israele. I tesori del Salterio sono stati da lui indagati in altri due volumi: I Salmi, un libro per pregare e L’amore di Dio nei Salmi. Sempre per Qiqajon ha curato un commentario all’Evangelo secondo Matteo e uno al profeta Geremia e ha approfondito il messaggio profetico in La passione dei profeti, attingendo alle ricchezze della tradizione ebraica.
Questo volume risponde a dodici domande sulla Bibbia: Dov'è nascosta l'Arca dell'Alleanza? - Sansone ci è presentato come un cattivo esempio? - Chi fu la prima regina d'Israele? - Perché Davide ballò nudo davanti all'Arca? - Perché Ezechiele dovette mangiare un libro? - C'è un vangelo nascosto nel Nuovo Testamento? - Gesù era sposato? - Perché Giovanni non parla degli esorcismi di Gesù? - Chi era Barabba? - Come avvenne la sepoltura di Gesù? - Perché Pietro e Paolo litigarono? - Ci fu un apostolo donna? Il libro offre ai lettori, in forma semplice e gradevole, i risultati dei più recenti studi cattolici che possono costituire una valido aiuto nella lettura del testo sacro.
Una parola che evoca eventi ineluttabili, senso di angoscia, visioni enigmatiche, simboli indecifrabili: Apocalisse significa rivelazione; di che cosa? Di una serie di catastrofi che preannunciano la fine del mondo? Dell'avvento di una realtà nuova piena di gioia e priva di morte? Della signoria di Gesù Cristo sulla storia? Parlare di Apocalisse significa riferirsi a un genere letterario e una corrente religiosa, ma soprattutto all'ultimo testo del Nuovo Testamento, conosciuto come Apocalisse di Giovanni. Il volume, attraverso la storia, la letteratura, l'arte, propone un viaggio nel mondo visionario e simbolico della rivelazione che sigilla la Scrittura.
Il volume offre una preziosa e significativa raccolta di quanto è uscito dallapenna e dal cuore del beato Giacomo Alberione, il più grande ammiratoredi San Paolo dell’ultimo secolo. Tra la fine del 1800 e i primi del 1900, il giovane Alberione, percependol’attualità dell’invito di Cristo “Venite tutti a me” (Mt 11,28) e osservando lafuga delle masse dalla Chiesa, immagina una nuova evangelizzazione, accan-to a quella che tradizionalmente faceva perno sulla parrocchia.Per dare allaChiesa del suo tempo una forma di evangelizzazione nuova e una figura dinuovo apostolo, nella sua creatività innovativa egli assume San Paolo amodello. Riproponendo la grande passione per Cristo e per l’annuncio delVangelo di San Paolo e del beato Aberione,questa raccolta di scritti mettein luce l’originalità di una proposta spirituale e apostolica che, lasciando insecondo piano la tradizionale via dell’“imitazione di Cristo” pone al centroquella della conformazione a Lui, nella straordinaria consapevolezza che ilRisorto è vivo e operante nel cuore di ogni credente. L’obiettivo diAlberione è chiaro:riproporre a chiare lettere quanto Paolo raccomandavaai credenti della prima ora.
AUTORE Giacomo Alberionenacque a San Lorenzo di Fossano (Cuneo),il 4 aprile 1884.Il 25 ottobre 1896 entrò nel seminario di Bra,dove rimase fino alla primavera del 1900;dopo sei mesi trascorsi in famiglia tra preghiera e lavoro nei campi,si trasferì nel seminario di Alba. Nella notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901,durante l’adorazione eucaristica,ebbe l’intuizione di un cammino speciale voluto da Dio per lui e per altri.Venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1907 e,il 9 aprile 1908, conseguì la laurea in Teologia.Il 20 agosto 1914,ad Alba,pose il primo germe della futuraCongregazione,aprendo la Scuola Tipografica Piccolo Operaio.Il 5 ottobre 1921 fu costituita la Pia Società San Paolo,che il 12 marzo 1927 divenne società religiosa clericale di diritto diocesano.Il giorno successivo don Giacomo Alberione emise la professione religiosa,assumendo il nome di Giuseppe.Tra il 1915 e il 1960 fondò quattro Congregazioni femminili e diversi Istituti secolari.Nel luglio del 1936 si trasferì definitivamente a Roma, dove morì il 26 novembre 1971,confortato dauna visita di Paolo VI.