Preti e uomini. Non dei bambini, o degli illusi, o dei pii volontari arruolati nelle fila di un buonismo altruista. Ma degli uomini che la vocazione ha reso più maturi, generosi e capaci di coraggio. L'autrice ha conosciuto e intervistato quindici giovani sacerdoti della Fraternità dei Missionari di San Carlo. Per una volta sono stati i sacerdoti a raccontare di se stessi, con sincerità e libertà, anche quando parlavano dell'adolescenza, dei dubbi, degli affetti che hanno segnato la loro storia. I quindici giovani che incontrati da Marina Corradi parlano di ogni esperienza come di qualcosa che li ha resi più ricchi e più maturi nell'affrontare la scelta della vocazione. Molte delle storie raccontate sono itinerari umani sorprendenti.
Il giovane è, per definizione, un crocevia di desideri che segnalano il bisogno di individuare elementi definitivi su cui impostare la vita. Ogni desiderio porta con sé una dimensione più grande del desiderio stesso ed è proprio ascoltando questa dimensione più ampia che è possibile far emergere le esigenze profonde che possono spingere a scelte di radicalità e di verità. In questo sussidio l'autore indica alcuni percorsi per accompagnare i giovani a leggere in profondità i propri desideri, a scoprire il bisogno di Assoluto e a impostare la propria vita coerentemente con le proprie aspirazioni più profonde. Due sussidi indicati per operatori pastorali e per animatori di gruppi giovanili.
Vale la pena investire nella pastorale vocazionale? I giovani del nostro tempo sono sensibili a questo tipo di provocazione? Si sarebbe tentati di dire che è meglio lasciar perdere, che non è aria! Invece una recente ricerca autorevole condotta dall'équipe del prof. Garelli documenta che i giovani si interrogano, che la proposta è tuttora valida. Non solo, suggerisce anche l'idea che se non si educa, se non si indicano strade che portino a traguardi grandi, la persona non si costruisce. E questo prima e al di là di una scelta vocazionale specifica! Il sussidio prende le mosse proprio da questa constatazione e suggerisce proposte per i formatori e gli educatori chiamati a coltivare un piccolo seme che, come suggerisce il Vangelo, può diventare un albero.
Il testo si compone di 10 brevi racconti autobiografici. In ciascuno l'autrice racconta un episodio della sua vita in cui persone sconosciute e mai più incontrate le hanno dato un aiuto inaspettato in un momento di particolare difficoltà materiale o spirituale. Il 1° racconto è ambientato a Dublino, dove una famiglia irlandese le offre accoglienza ed ospitalità immediata. Nel 2° racconto l'"angelo" è una donna somala che a Pescara aiuta l'autrice in un momento di difficoltà con il suo bambino. Nel 3° è un frate cappuccino incontrato in Israele che la stimola a compiere scelte decisive per la sua vita. Nel 4° è un suo professore defunto che le appare in sogno assicurandole protezione, come poi avviene in una grave caduta dalle scale del suo bambino. Nel 5° è la volta di "angeli incontrati in treno" che, giocando a carte, le insegnano a scalzare l'amarezza di un periodo duro. Nel 6° sono le attenzioni di uno steward della compagnia aerea spagnola a farla riemergere dal dolore. Così come nel 7° sono le confidenze di una partoriente a ridarle fiducia nella vita dopo un attentato a Roma. Nell'8° sono i gesti di gratitudine di un bimbo diversamente abile, incontrato a Lourdes, "imprigionato dalla malattia, liberato dall'amore" a riavvicinare la protagonista "all'essenza della vita, che è l'amore". E nel 9° sono le parole di un "barbone" nella notte di Natale a sollecitarla alla condivisione con gli ultimi. Chiude infine la sfilata degli angeli un gruppo di allegri studenti siciliani...
La seduzione è creazione di apparenze, di illusioni. Ed è per sua natura ambigua. È un sistema di segnali, di simboli in funzione di una conquista, la conquista dell'altro. E non appartiene necessariamente alla sfera dell'amore. È un fenomeno riscontrabile sia in campo maschile che in quello femminile. Naturalmente con modalità differenti. L'autore mette in guardia dai vari meccanismi della seduzione che, in fondo, è desiderio di possesso dell'altro. Inoltre, invita a cercare dentro di sé nuovi modi di comunicare, liberandosi dalla fantasia del possesso. Ciò faciliterà rapporti certamente più sereni con se stessi e con gli altri.
Il volume comprende l'excursus storico-teologico e storico-dogmatico; esso è organizzato intorno alla categoria di paradigma in quanto epistemologicamente predisposta a cogliere meglio l'interdipendenza tra gli avvenimenti della storia della chiesa, le forme di pensiero e lo sviluppo della ritualità cristiana; nell'orizzonte dei paradigmi celebrativi che hanno caratterizzato lo sviluppo storico, particolare attenzione viene riservata all'emergere del lessico della sacramentalità, all'affermarsi del settenario sacramentale, al consolidarsi della dottrina della Chiesa ed alle crisi che ne hanno accompagnato le acquisizioni. La rivisitazione storica tenta anche di individuare i diversi modelli teologici, nei quali ha preso forma la tradizione latina, dai Padri della Chiesa (con particolare attenzione a Tertullinao ed Agostino) alla scolastica (con particolare attenzione a Tommaso e Bonaventura), dalla teologia post-tridentina fino ai nostri giorni.
Non meno che l'estetica e l'arte nel loro profilo accademico più elevato, anche la religiosità popolare intrattiene a suo modo un rapporto non secondario e materialmente molto ampio con il mondo dell'immagine e della rappresentazione figurativa. Quello della devozione e della pietà rappresenta un ambito di interesse particolare, non soltanto per la vastità del materiale artistico e artigianale prodotto, ma perché lo stesso gesto devoto costituisce un atto creativo, che maneggia e plasma un materiale che coincide con l'esperienza della vita e con le sue forme.
"Una via ben collaudata per approfondire e gustare la Parola di Dio è la lectio divina, che costituisce un vero e proprio itinerario spirituale a tappe. Dalla lectio, che consiste nel leggere e rileggere un passagio della Sacra Scrittura cogliendone gli elementi principali, si passa alla meditatio, che è come una sosta interiore, in cui l'anima si volge a Dio cercando di capire quello che la Sua Parola dice oggi per la vita concreta. Segue poi l'oratio, che ci fa intrattenere con Dio nel colloquio diretto, e si giunge infine alla contemplatio, che ci aiuta a mantenere il cuore attento alla presenza di Cristo. La lettura, lo studio e la meditazione della Parola devono poi sfociare in una vita di coerente adesione a Cristo ed ai Suoi insegnamenti" (Benedetto XVI). Quest'anno l'itinerario giovani di ascolto della Parola di Dio si concentrerà sulla storia di Paolo, attraverso alcune pagine delle lettere scritte alle prime comunità cristiane.
«Perché pregare il Padrenostro: perché dono di un amico che dischiude a orizzonti inediti, ricchi di senso, l'orizzonte della paternità di Dio, della filialità, dei compiti, del futuro e dei bisogni reali dell'uomo. Questo racconta ogni passaggio del Padrenostro in cui è iscritta una volontà, quella di Dio, che è volontà di bene per l'uomo e che, ove accolta, genera l'essere-bene, fonte di un profondo bene-essere. Sarà questa la nostra chiave di lettura: l'attenzione alle illuminazioni che vengono donate su Dio e sull'uomo, un approccio in sintonia con la definizione stessa di preghiera, che è un dono che dischiude a un dialogo il cui frutto è una illuminazione».
Visti i pessimi risultati dell’ architettura di chiese in Italia nel postconcilio, ci sembra necessario pubblicare questo libro di Louis Bouyer apparso alla fine del Concilio. Adesso infatti è venuta l’ora di parlare di molte cose riguardanti lo spazio della liturgia senza temere di rivedere decisioni che oggi possono risultare avventate o correggibili. Questo libro indica la necessità di un “oriente”, perché quando non c’è “oriente” lo spazio tende al caos inospitale del tohu wabohu; indica la necessità di uno spazio definito da un asse, uno spazio per l’incontro, un luogo che indichi un cammino dove trovi posto l’evento, un luogo simbolico, uno spazio con dimensioni di vuoto per il silenzio, per il suono, per il “non detto”. La chiesa non dovrebbe essere un aula di scuola, né una sala da spettacolo né un luogo per assemblee sindacali, né uno spazio polivalente... La chiesa deve essere memoria dell’alterità, di ciò che è altrimenti, dunque profezia della trasfigurazione di questo mondo e manifestazione di ciò che appartiene agli eschata. Chi entra in chiesa deve essere portato a incontrare colui che viene cioè il Signore nostro invisibile ma presente (Enzo Bianchi, priore di Bose).