E' la domanda che si pone chi e messo a confronto con la malattia, la morte o anche con le catastrofi naturali. Nel libro l'Autore lascia spazio proprio a tali interrogativi, descrivendo il modo di rapportarsi a esperienze concrete di sofferenza.
Scoperto negli anni Settanta, l’apocrifo Vangelo di Giuda ha molto da dirci sull’antico gnosticismo e sul fallimento della sua visione del mondo. E ha molto da dirci sulla moderna ricerca sensazionalistica di un Gesù ‘alternativo’ a quello ufficiale. Rivelando l’irresistibile forza della genuina fede cristiana del Nuovo Testamento.
Dalla quarta di copertina:
Il Vangelo di Giuda fu scoperto negli anni Settanta e ha impiegato quasi trent’anni per diventare di pubblico dominio e per ottenere un’analisi critica. Ora Tom Wright, rinomato biblista, rivolge la propria attenzione a quest’affascinante manoscritto. Egli domanda che cosa esso ci dice dell’antico gnosticismo e del moderno entusiasmo nel collegarlo a questo. Lo straordinario nuovo documento ha rivelato, nella chiarezza finora più assoluta, ciò che credevano gli gnostici? E perché accadde che alcuni dei più grandi scrittori cristiani delle origini rigettarono appassionatamente il loro messaggio alternativo?
Considerando Il Vangelo di Giuda come un ritrovamento archeologico spettacolarmente interessante, Tom Wright sostiene che esso non ci dice niente del Gesù reale o del Giuda reale. Piuttosto, l’entusiasmo con cui alcuni l’hanno accolto è l’espressione di una sterile «ricerca di un Gesù alternativo», e di un materiale sensazionale, come quello indagato ne Il Codice Da Vinci di Dan Brown.
Lo studio di questo antico materiale ha convinto Wright che esso espone, più evidentemente di quanto sia mai accaduto prima, il fallimento della visione del mondo che articola. Esso rivela pure, per converso, l’irresistibile e attraente natura della genuina fede cristiana del Nuovo Testamento: la fede per la quale coloro che si opponevano agli gnostici del II secolo soffrirono e morirono.
Il volumetto contiene le prime due biografie del "curato santo", come lo definì Alessandro Manzoni, che ben conosceva le molteplici virtù di quest'umile e nascosto parroco del minuscolo paese di Chiuso: la biografia stesa dal suo medico Gaspare Ghislanzoni, a otto giorni dalla morte (13 aprile 1822); e quella, più ampia e articolata, redatta qualche anno dopo da Paolo Laini, un chierico di Chiuso testimone oculare della santità di don Serafino. Alle due biografie si aggiungono: la preziosa testimonianza del Manzoni che nel Fermo e Lucia in breve righe delineò il profilo più incisivo e suggestivo del "Prete Serafino"; gli interventi del cardinale Schuster; e il testamento del Morazone, indice della decorosa povertà del parroco, della sua cura per le minuscole proprietà, e del suo affetto riconoscente per i membri della sua famiglia.Si tratta dei documenti più importanti sul "novello curato d'Ars" - come Schuster lo chiamava -, che, pur con strana lentezza, si sta avvicinando all'onore degli altari, sui quali, comunque, i "semplici", tramandandone l'ammirazione e la memoria, già lo hanno da quasi due secoli collocato.
Quattro lezioni che raccolgono in sintesi la riflessione di Pattaro sul mistero dell'unità e sulla conseguente responsabilità dei cristiani a testimoniarla. Di qui il suo impegno per la promozione di "un modo cristiano di vivere il matrimonio", per affermare che i cristiani sono chiamati a vivere l'amore umano secondo la logica annunciata e incarnata da Cristo.
Attraverso alcune istantanee tratte dai testi sacri e dalla storia viene raccontato il modo delle donne di calarsi nell'esistenza quotidiana come in una danza che esalta il lato gioioso della vita.
Via Crucis significa tradizionalmente seguire il cammino della Passione di Gesù, fermandosi a contemplare quelle situazioni che sono state tappe di sofferenza, di tenerezza, di dolore estremo. Significa fare memoria di questo momento tragico e al tempo stesso glorioso della missione salvifica di Gesù. Questa "Via Crucis" vuole combinare la memoria di un evento passato con la storia contemporanea, quella che ogni giorno osserviamo scorrere davanti ai nostri occhi, dietro il video del televisore, tra le pagine dei giornali. Il ritmo di questa "Via Crucis" ha il respiro della lectio divina: la lettura del brano biblico quasi chiave interpretativa della breve didascalia alla fotografia.
Superare la paralisi del cuore:
per un’evangelizzazione del senso di colpa
Il senso di colpa può paralizzare il nostro cuore e tutto il nostro essere: è una propensione naturale che richiede una conversione, un andare controcorrente per giungere al suo superamento in una vita vissuta nella libertà. L’autrice ripercorre il meccanismo della colpevolizzazione interrogandosi sulla sua genesi e sulla sua funzione, attraverso gli strumenti offerti dalle scienze umane e dalla storia, per giungere a rivelare, nella lettura della pagina evangelica della guarigione del paralitico, come la lotta contro questo stato d’animo sia al cuore stesso del messaggio evangelico.
Lytta Basset insegna teologia pratica all’Università di Neuchâtel (Svizzera), dopo aver anche esercitato il ministero pastorale. La sua rivisitazione attenta e profonda dei testi biblici offre preziose indicazioni per il vissuto quotidiano degli uomini e delle donne del nostro tempo.
La cristianità orientale ha sempre riconosciuto alla liturgia la capacità di custodire tutto l’essenziale della nostra fede. I tropari, brevi inni poetici, introdotti nella liturgia bizantina nel corso dei secoli, sono esempio di questa sintesi di alto contenuto teologico, ricchezza spirituale e ricerca di una bellezza poetica che esprima la contemplazione. In essi troviamo espressa la fede dei padri della chiesa, con il loro approccio alla Scrittura e l’abbeverarsi alla sapienza dei primi concili. Queste preghiere, cantate nella liturgia con musiche di rara bellezza, vengono qui presentate divise secondo vari temi legati alle feste dell’anno liturgico, ai santi, al contenuto, perché anche il lettore occidentale possa accedere alle grandi ricchezze in essi contenute.
“Venite, ascendiamo al monte santo,
con fede contempliamo
la luminosissima trasfigurazione del Signore,
adorandolo con fede e dicendo:
Tu solo sei nostro Dio,
tu che ti sei incarnato
e hai deificato il genere umano”.
Stefano Pelloni, più noto come il Passatore o il Passator Cortese come lo ribattezzò Pascoli, nacque nel 1824 presso Russi (Fc), in Romagna, terra dello Stato pontificio. Dopo un'infanzia simile a quella di molti suoi conterranei, egli ebbe nella prima giovinezza diverse esperienze con la giustizia ed il carcere, finché, condannato ad alcuni anni di lavori forzati, fuggì, divenne bandito e ben presto assunse il ruolo di principale nemico dello Stato e dei benpensanti. Giudicato da molti come un bandito sanguinario, da altrettanti come una sorta di Robin Hood, imperversò per alcuni anni nelle terre tra Ravenna, Ferrara e Rimini. Le sue imprese, audaci e spregiudicate, si colorarono di leggenda molto prima della morte, che lo raggiunse a soli ventisette anni. Da allora divenne il simbolo di una Romagna inquieta, sanguigna, libertaria.
Questo libretto illustrato raccoglie una serie di preghiere, tradizionali e originali, agli angeli. Originale anche la confezione: il libretto è incollato su un supporto di cartoncino e può essere appeso al muro o altrove nella casa. Può essere un simpatico regalo in occasione della benedizione della casa o in altre occasioni e incontri con le famiglie.
Raccolta di riflessioni sulla preghiera. Quaranta riflessioni sulla Preghiera, un argomento mai abbastanza affrontato e che non accenna a declinare nell'attenzione e nella sensibilita delle persone di oggi. Il libro presenta la Preghiera da molteplici punti di vista, soprattutto come realta antropologica e nella sua dimensione teologica. All'interno della prospettiva cristiana, sono particolarmente la dimensione biblica e cristologica quelle che rivestono maggiore interesse, senza trascurare le varie tradizioni patristiche sulla preghiera, l'esperienza monastica e quella degli Ordini religiosi nella storia. Grande rilievo viene dato anche alle varie forme di preghiera in riferimento soprattutto alla preghiera liturgica.
È il secondo volume della trilogia di ritratti medievali aperta con san Benedetto e che si chiuderà con san Bernardo.
Si tratta di una ricostruzione biografica che combina una solida documentazione storica con una scrittura giornalistica. Grazie alla capacità dell’autore di ricostruire in modo vivido l’ambiente storico in cui vissero i protagonisti delle travagliate vicende legate ad Abelardo, il lettore può incontrare la figura umana di Abelardo, «nostro contemporaneo».