Un viaggio nelle vite di giovani "santi della porta accanto", normali e straordinari insieme, che hanno scelto Cristo come senso pieno dell'esistenza. Le loro storie - fatte di gioie, prove, servizio e fede luminosa - mostrano un Vangelo vissuto, capace di interrogare e commuovere. Figure vicine al nostro tempo, che invitano a ritornare al primo amore e a riscoprire la santità come chiamata quotidiana alla gioia, alla libertà e all'amore gratuito.
Dal silenzio del tabernacolo, Gesù ci guarda e, aprendoci le sue braccia, ci invita: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Il suo Cuore è fonte di vita, di misericordia, di amore, ma anche e soprattutto luogo di incontro tra Lui e l'anima, di rapporto diretto, intimo. Con questo libro, don Marcello Stanzione e il carismatico Pino di Missaglia ci guidano ad avvicinarci con confidenza a quel Cuore che non desidera altro che riversare su di noi la sua pace e consolazione, sanare le nostre ferite e liberarci da ogni male.
Il valore e la portata della preghiera di intercessione nella Chiesa dovrebbe precedere qualsiasi tendenza organizzativa, progettuale, pragmatica, persino diplomatica. Il Rinnovamento Carismatico Cattolico ha attribuito, sin dal suo sorgere, grande importanza, attenzione e cura pastorale al tema dell’intercessione e Cyril John è stato tra i primi, nel mondo, ad avere sviluppato, insegnato e promosso in modo così incisivo il concetto di intercessione profetica. Il testo approfondisce un tema che costituire l’impegno di ogni credente. Basandosi sulla Scrittura, sugli insegnamenti della Chiesa, sugli esempi della vita dei santi e sulle molteplici, impressionanti testimonianze del suo ministero, condotto in diverse parti del mondo, Cyril spiega che l’intercessione profetica non è una tecnica, ma il frutto di una relazione con Dio. In essa, non si rimane intercessori ignari di quanto il Signore sta facendo e di ciò che desidera compiere attraverso l’intercessione. Essere profetici nell’intercessione significa non limitarsi alla nostra comprensione delle cose, ma fare affidamento su ciò che lo Spirito Santo intende operare: è Lui che ci aiuta a sondare le profondità del cuore di Dio e ci guida lungo il cammino dell’intercessione. Mentre nella semplice intercessione ci si identifica con i bisogni e i pesi del popolo, nell’intercessione profetica ci si identifica con i pesi di Dio, con ciò che si muove nel suo cuore, con la sua volontà, con i suoi progetti. È così che la dimensione profetica rende la preghiera di intercessione una grande arma contro il male e le conferisce una vigorosa potenza missionaria.
Poggiandosi sulle Scritture, sulla Tradizione della Chiesa e con il conforto di tante testimonianze personalmente vissute, l’Autore affronta il tema partendo dal presupposto che ogni cristiano ha il dovere di intercedere, assumendosi una responsabilità che gli viene assegnata da Dio. Di fronte alle tempeste morali che attraversano la società, alle derive del pensiero e dei costumi, al dilagare di false dottrine e di comportamenti contrari al Vangelo, il cristiano non può chiudere gli occhi. Così come non può restare indifferente alle sofferenze dell’uomo, agli esiti nefasti delle guerre, alla condizione degli ultimi. Se tutto questo, alle volte, ci fa sentire impotenti, possiamo e dobbiamo ricorrere alla pratica quotidiana della preghiera di intercessione, come segno concreto e operante della comunione con il nostro prossimo. A patto che questa potente forma di preghiera nasca da mani pure, da un cuore pacificato, dall’ascolto dello Spirito, dalla relazione con Dio, dalla tensione alla santità di vita. Quando, come, perché, per chi pregare? Come difendersi dal male? Quali carismi sono necessari? A questi e ad altri interrogativi Cyril John, da anni impegnato nell’approfondimento e nell’esercizio della preghiera di intercessione, offre risposte puntuali e concrete, che nascono dalla sua grande esperienza nel Rinnovamento Carismatico Cattolico e che potranno favorire l’esercizio di questo urgente servizio a livello personale e comunitario.
A quattordici anni dalla morte del Servo di Dio don Silvio Galli, il volume raccoglie una prima serie di testi trascritti da registrazioni, per una nuova rilettura che punta a incidere le sue preziose parole nell'anima di coloro che ne faranno tesoro. I testi sono raggruppati intorno ad unità tematiche, che sviluppano contenuti cari al ministero della Parola e della predicazione di don Silvio.
Che cosa significa restare umani nell'epoca dell'intelligenza artificiale? Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale, affronta questa domanda decisiva intrecciando Dottrina sociale della Chiesa, discernimento etico e analisi delle trasformazioni digitali. Senza demonizzare la tecnica, il testo ne mette in luce promesse e ambiguità, richiamando al primato della persona, della relazione e del bene comune. Un contributo autorevole per comprendere e governare l'innovazione senza smarrire ciò che rende l'uomo davvero umano.
La prima enciclica di papa Leone XIV fin dal titolo - Magnifica humanitas - fa emergere la centralità della persona e dell'umanità, nel senso più pieno. E diviene fin dalle prime pagine un appello alla responsabilità personale, ecclesiale e sociale. Nel tempo che vede le nuove tecnologie intelligenti e generative diventare sempre più pervasive e influenzare i processi decisionali, l'immaginario collettivo, i sistemi di governo e le coscienze, c'è una scelta decisiva da compiere: «innalziamo una nuova torre di Babele o edifichiamo la città dove Dio e l'umanità abitano insieme»? Magnifica humanitas vede la luce nel 135° anniversario della promulgazione della enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, ma oggi non è più sufficiente ripetere i suoi insegnamenti, dice il Papa; è necessario interpretare e comprendere i progressi e le sfide del nostro tempo, e agire. Il Magistero del Papa ancora una volta sembra ribadire la centralità dell'umanità nella sua autenticità e singolarità e il dovere evangelico e morale della custodia.
La solitudine di Israele è il quinto numero di Limes del 2026, in edicola e in libreria dal 6 giugno. Il volume esamina la difficilissima condizione in cui versa oggi lo Stato ebraico. Un paese nato per unire gli ebrei e che oggi sondaggi alla mano li divide, ponendo in forse il futuro del progetto sionista. Un paese che si volle "Luce delle nazioni" (Ben-Gurion) e che oggi vive si vede sempre più isolato dal forte dissenso suscitato persino nei suoi più stretti alleati (Stati Uniti e Germania in testa) dalla guerra totale e su più fronti, scatenata dopo il massacro del 7 ottobre 2023. Uno Stato che si propone di salvare gli ebrei dalle persecuzioni, ma che ora rischia paradossalmente di metterli ancor più in pericolo con la ricerca di una "sicurezza totale" mediante la guerra permanente. E che così facendo trascina nella mischia un'America in confusione, ma anche indirettamente i paesi - Russia e Cina - che a vario titolo aiutano l'Iran a non soccombere. Oltre agli Stati arabi, orfani di una garanzia statunitense rivelatasi molto meno solida del previsto. Le tre parti del volume approfondiscono le principali dimensioni della questione, con abbondanza di voci israeliane filo- e anti-Netanyahu. La prima, Israele vuole diventare grande, dà conto del disegno strategico del "Grande Israele" perseguito anche e soprattutto in accordo con la destra ultraortodossa, che oggi sostiene l'esecutivo. Se ne illustrano motivazioni ideologiche e logica strategica, ma anche le aspre critiche che suscita dentro lo stesso Israele sotto il profilo morale e materiale. Particolare attenzione è dedicata ai fronti "attigui": Gaza, Libano, Cisgiordania e Siria. La seconda parte, I dolori di Sion, analizza con otto articoli le conseguenze materiali, psicologiche e sociali dello stato di mobilitazione permanente che da ormai tre anni logora un paese territorialmente e demograficamente esiguo, inadatto a guerre di lunga durata che infatti ha sempre, attentamente rifuggito. L'esagono contro la Turchia - questo il titolo della terza parte - approfondisce infine il disegno di alleanze regionali del governo Netanyahu in funzione anche e soprattutto antiturca, stanti le rinnovate, crescenti frizioni tra Ankara e Israele. Buona lettura.
È una bella domenica di maggio in Costa Azzurra: l'aria è mite, l'alta stagione è alle porte, e alla Bastide, una tipica locanda a conduzione familiare ai piedi del massiccio dell'Estérel, tutti si muovono come dietro le quinte di un teatro, in attesa della consueta invasione all'ora di pranzo. Ma per Émile, che è arrivato dalla Vandea quando era solo un ragazzo e ha risollevato le sorti dell'attività con i suoi manicaretti sopraffini, questa domenica, iniziata come tante altre, è in realtà una giornata decisiva, destinata a chiudere una partita che va avanti ormai da anni. Non saprebbe neanche dire com'è cominciata: quando ha sposato Berthe, la figlia del vecchio titolare? Quando lei ha rifiutato di stipulare un accordo prematrimoniale, non per amore ma per la consapevolezza di essersi comprata il marito? Quando ha cominciato a prendersi delle amanti, quasi per rivalsa contro quella moglie fredda e occhiuta che gli nega anche i piaceri più semplici e gli impedisce di vivere da uomo? O forse quando è arrivata Ada, la strana «piccola selvaggia» assunta come domestica con cui ben presto Émile ha intrecciato una relazione viscerale e ferina? In "Domenica", una volta di più, Simenon dimostra di saper scavare mirabilmente nella psiche dei suoi personaggi per mettere in scena un dramma impietoso come il sole della Provenza nel primo pomeriggio. E il lettore non potrà far altro che restare a guardare, avvinto alle pagine, fino allo spiazzante, magistrale epilogo.
La lettera enciclica Magnifica Humanitas è un monito all'umanità sul «pericolo di smarrire il proprio volto». La magnifica umanità la si ritrova in Gesù Cristo, nel quale il mistero dell'uomo «trova vera luce». L'enciclica si riconnette idealmente alla Rerum novarum di Leone XIII di cui si celebra quest'anno il 135° anniversario, e ripercorre quelli che sono, oggi, i problemi più urgenti della convivenza umana a livello globale. Dopo alcune riflessioni sul magistero sociale della Chiesa e sui beni non negoziabili che la Chiesa è chiamata a difendere, l'Enciclica affronta le sfide poste dall'uso dell'intelligenza artificiale, osservata nell'ambito più ampio del «paradigma tecnocratico», che vede i nostri limiti come un difetto da eliminare, mentre essi fanno parte integrante della nostra natura. La proposta cristiana è il compimento dell'umano, «non deriva da una divinizzazione tecnologica, ma da quella operata dalla grazia di Dio ricevuta in Cristo». Il lavoro della Chiesa e dei cristiani sarà dunque «custodire l'umano nella trasformazione». L'Enciclica conclude il discorso ponendo in primo piano l'importanza di una civiltà dell'amore che ha risonanze sia sociali sia personali, una civiltà nella quale «tutti possiamo fare la nostra parte». Guida alla lettura di Antonio Spadaro, S.I. (sottosegretario del Dicastero per la cultura e l'educazione).
Santa Ildegarda ha svolto un ruolo fondamentale nella medicina medievale. Le intuizioni della badessa di Bingen sulle proprietà di alimenti e bevande, comparate con le attuali conoscenze scientifiche, evidenziano la grande modernità e ampiezza di vedute di questa mistica eccezionale. Le visioni ildegardiane, rivelando la viriditas, forza vitale di piante, alimenti e cristalli, pongono l'accento sulla natura curativa del cibo, sulla giusta misura e sull'armonia tra uomo e natura. Gli Autori, che hanno al loro attivo molte opere sulla medicina ildegardiana, presentano le considerazioni della santa badessa di Bingen circa il potere curativo delle bevande, da lei analizzato anche in rapporto a orario e composizione dei pasti, stagione, condizioni di salute individuali e salubrità delle fonti. Dall'acqua al latte, dalla birra al vino, dalle tisane ai vini medicati, di ogni bevanda, erba o spezie riportano, oltre ai consigli di Ildegarda, notizie storiche, componenti nutrizionali, attuali indicazioni, effetti collaterali e controindicazioni, fornendo un quadro sintetico ma completo delle osservazioni di questa donna straordinaria, definita da San Giovanni Paolo II «luce del suo popolo e del suo tempо».