Il volume, intitolato Evagrius Magister. Summa grammaticae Latinae. Exercitia explicata. Lexica, è il naturale accompagnatore del manuale di latino Evagrius Magister. Scholae Latinae (2018), composto di tre parti.
La prima parte contiene le norme essenziali di grammatica latina trattata nel testo Scholae Latinae.
La seconda parte riporta le soluzioni degli esercizi (exercitia explicata) proposti per i singoli paragrafi.
La terza e ultima parte, più sostanziosa, riporta i vocabolari (lexica) con la traduzione delle parole latine nelle lingue che sono più usate dagli studenti dell’Università Pontificia Salesiana (italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese, polacco e cinese).
L’autore, il prof. Miran Sajovic, sacerdote salesiano, con questo manuale cerca di rispondere ad una richiesta venuta non solo dai discenti autodidatti, ma anche da alcuni professori che hanno cominciato ad usare il manuale nei loro corsi di lingua latina.
Perché chiedere perdono in modo solenne una sola volta all'anno? Perché celebrare, a Pasqua, la libertà come se fosse un valore che ancora ci manca? Perché accendere lumi in casa tutti i venerdì sera? Quale valore dare al riposo nella vita fisica, ma soprattutto nella dimensione interiore? Tante domande intorno alle tradizioni, ai riti, alle preghiere, ai cibi, all'arte, alla convivialità, al riposo... ciascuna è una porta aperta verso un mondo di concretissime conquiste spirituali e morali. Haim Cipriani, un rabbino dei nostri tempi che serve un pubblico sia ebraico che non, parte da questi interrogativi e propone un itinerario che ha come tappe le feste ebraiche, attraverso le quali è possibile affrontare i temi fondanti della spiritualità e del pensiero di cui la Torà è portatrice. Per ciascuna festa il libro dà una lettura su più livelli interpretativi, cosicché le pagine del libro possono essere destinate a lettori con diversi background di conoscenze, con numerosi riferimenti ad estratti della letteratura midrashica, talmudica e in generale al pensiero degli antichi maestri dell'ebraismo. Per ogni festa poi l'autore espone in diversi testi la propria prospettiva, spesso partendo dalle sue personali esperienze di vita e offrendo a ogni lettore spunti di riflessione personale.
Dal 1555 al 1870, salvo brevi interruzioni, gli ebrei di Roma furono confinati nel Ghetto, un quartiere murato con portoni chiusi dal tramonto all'alba. Il volume ricostruisce la storia della comunità ebraica romana in questi tre secoli (guerre d'Italia, Riforma, Illuminismo, Risorgimento), evidenziando la loro capacità di resistere a discriminazioni, battesimi forzati e difficoltà economiche, mantenendo la propria identità religiosa in un ambiente ostile ma in parte accogliente. Le vicende del gruppo, deciso a preservare la propria differenza, sono narrate attraverso viaggi, conflitti, incontri e figure storiche. Con l'Unità d'Italia, il Ghetto fu smantellato come simbolo di un'intolleranza ritenuta superata, ma che resta profondamente impressa nella memoria degli ebrei di Roma, i quali considerano ancora oggi quel quartiere uno spazio significativo della loro storia.
Non si vive senza un ideale. Lo si può cercare per tutta la vita, come ha fatto Dina. Lei lo ha trovato. Dina è una personalità di donna che ama. Ama il padre, leader fascista dalla prima ora: in lui ella ammira la mascolinità. Ama lo studio, la filosofia idealista che approfondisce, laureandosi nel 1943. Ama Roma, che sa descrivere con passione. Ama il suo Teddy che le fa sognare una famiglia ma che la caduta di Mussolini separa da lei irrimediabilmente. Ama con tenacia pur nell’infelicità degli ideali che le si rivelano inconsistenti. Nel 1949 incontra una coetanea, felice di un ideale "altro", ma tentenna. Solo dopo dieci anni, in una Mariapoli estiva, rompe gli indugi e si lancia nell’avventura divina.
Le origini del pane, uno degli alimenti più consumati al mondo, affondano nella notte dei tempi. Nel sito di Ohalo, sul lago di Tiberiade in Israele, sono stati rinvenuti resti di pane risalenti a 23.000 anni fa. Oltre al valore nutrizionale, il pane ha una notevole valenza simbolica, soprattutto nelle religioni ebraica e cristiana. Elemento principale del vitto sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, il pane è citato nella Bibbia ben 361 volte. Nel cristianesimo, durante la celebrazione eucaristica, la transustanziazione indica la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nel sangue di Cristo. L’ostia consacrata è inoltre il «Pane degli Angeli» che ha nutrito molti mistici, e i Padri del deserto spesso sono sopravvissuti grazie al solo cibo-pane accompagnato da qualche erba selvatica. Santa Ildegarda di Bingen, grande mistica vissuta nell’Alto Medioevo, nei suoi testi medici parla dei differenti tipi di cereali utilizzati per la panificazione, esaminandoli dal punto di vista della salute del corpo. Un’ampia panoramica di ricette da ogni parte del mondo conclude la trattazione.
Il lungo processo diventa l'occasione per Paolo per testimoniare la sua fede nel Cristo risorto, la cui gloria aveva visto sulla strada per Damasco e dal quale era stato chiamato per poter portare la sua Parola ai gentili. Nella visione lucana la fede di Paolo, fariseo figlio di farisei, nel Cristo risorto non comporta l'abbandono della fede dei padri. Luca ritiene che Paolo sia l'espressione più perfetta della continuità, nel disegno salvifico voluto da Dio e rivelato da Gesù Cristo, tra Israele e la Chiesa. Per Luca non c'è alcuna cesura tra le promesse divine annunciate nell'Antico Testamento, la venuta di Gesù riconosciuto come il Messia, la successiva nascita della Chiesa, dopo la risurrezione del Cristo, e la missione ai pagani. La promessa nella risurrezione dei morti, in cui anche l'Israele autentico credeva, si è già adempiuta in Cristo. Con il trasferimento del processo a carico di Paolo a Roma si avvera quello che il Signore risorto aveva predetto ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo: «e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). E che successivamente in due visioni, accennate anche in 2Cor 12,1, Cristo risorto aveva preannunciato allo stesso Paolo (At 22,21; 23,11).
A sessant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, il suo lascito e la sua interpretazione continuano ad essere oggetto di studio. Per meglio comprenderne i documenti e per riflettere sulla loro importanza per la chiesa di oggi, questo libro offre una prospettiva ratzingeriana sul Vaticano II, sia indagando il contributo specifico del teologo e pontefice tedesco che sviluppandone le intuizioni. Dai diciotto capitoli del testo, che riprendono gli interventi della giornata di studi tenuta presso l'Ateneo Regina Apostolorum, emerge come la capacità di Ratzinger di integrare fede e ragione, tradizione e novità, dogma e spiritualità, rappresenti una bussola particolarmente affidabile per accostare i testi del concilio e restituire al Vaticano II la sua vera portata missionaria: un'apertura al mondo, che nasce dall'incontro con il verbo incarnato, crocifisso e risorto, per riproporre all'uomo contemporaneo il vangelo in tutta la sua radicalità.
Uno studio critico che espone le petrine ragioni della fede in Cristo e offre una visione della civiltà umana, non allineata al pensiero oggi dominante, ben documentata grazie ai titoli universitari dell'autore, ai suoi studi e al suo vivere cristiano. Dopo aver letto questo libro non si potrà facilmente associare a Cristo nessuno degli umani inventori di religioni o rimanere nell'ignoranza nella società moderna. Il libro cancella le pseudoragioni escogitate contro Gesù considerato come figlio di Dio. Un affresco veramente innovativo e critico sulla costruzione del mondo in cui viviamo che presenta la modernità in una veste assolutamente originale e depurata dalle mistificazioni del pensiero dominante. Il libro è un valido strumento per educatori, insegnanti, persone che vogliano usare lo spirito critico per capire il mondo attuale.
Le pagine di questo cofanetto in due volumi, intitolati "Fedeltà e perseveranza", «evocano, illustrano e approfondiscono» - come scrive, nella Presentazione, Sua Ecc.za mons. Filippo Iannone o.c., Prefetto del Dicastero per i Testi Legislativi - «due valori spesso richiamati dal Magistero e dai documenti del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata (=IVC) e le Società di Vita Apostolica (=SVA)». Il primo volume - a vantaggio delle varie persone che vivono e operano nelle Comunità di vita consacrata, nei monasteri e conventi, nonché nelle Società di vita apostolica - esamina la rilevanza pastorale della gestione amministrativa ed economica dei beni, illustrando i vari aspetti e profili giuridico-ecclesiali della "economia" da parte dei responsabili e degli economi degli Istituti e realtà che debbono agire, da un lato, in ottemperanza alle leggi canoniche e civili, e, dall'altro, nel rispetto del voto di povertà. Il secondo volume è concepito quale vero e proprio Vademecum operativo, articolato in 117 voci analitiche: è un Prontuario aggiornato per Religiosi e Religiose (soprattutto se Superiori, Economi, Équipes formative, Postulanti e novizi), facilmente consultabile, grazie ad un ricchissimo indice analitico. Le numerose Appendici al secondo volume offrono schemi, fac-simili, bozze… dei più rilevanti documenti per la corretta e sapiente animazione, nonché la gestione apostolica e amministrativa degli Istituti religiosi.
Il libro degli Atti, frutto del XIII Convegno Liturgico per Seminaristi, intende rileggere l'identità e la missione del presbitero, attraverso lo studio e la riflessione intorno al rito e alla preghiera di ordinazione.
Di fronte alla secolarizzazione e alle recenti scoperte scientifiche, il cristianesimo attraversa una crisi di credibilità. L'idea di un Dio personale, separato dal mondo, che pianifica il corso della storia e interviene arbitrariamente nella creazione, è per molti difficilmente conciliabile con la cosmologia e la fisica quantistica, che descrivono l'universo come esito di processi evolutivi e la realtà come struttura di relazioni. Per dialogare con la modernità, la fede ha bisogno di linguaggi e paradigmi nuovi, radicati nella tradizione ma aperti al confronto con la scienza. Il post-teismo propone un'immagine di Dio come forza creativa che permea la realtà, l'evoluzione della natura e la storia degli uomini: tutto il mondo è in Dio, ma Dio non si esaurisce nel mondo. La questione se il post-teismo possa ancora dirsi cristiano dipende da come si definisce l'essenza del cristianesimo, in continuo cambiamento e capace, nel corso dei secoli, di ripensarsi senza tradire il cuore del proprio messaggio: Dio si svuota della sua divinità per incarnarsi nell'uomo e così rendere l'uomo e il mondo simili a sé.
Un viaggio unico lungo i sentieri percorsi da Gesù, ricostruiti con rigore storico, cartografico e spirituale. Alla luce degli scritti di Maria Valtorta, e delle fonti geografiche e archeologiche, questo libro offre una mappa inedita delle peregrinazioni del Maestro in Palestina: non solo luoghi, ma strade, pendenze, altimetrie, stagioni e paesaggi che hanno plasmato il ritmo della vita quotidiana di Gesù e dei suoi discepoli. L’Autore accompagna il lettore tra ritrovamenti storici, antiche vie carovaniere e tracciati realistici, mostrando come fatica, clima e asperità non siano semplici “sfondi”, ma parte integrante dell’Incarnazione: Dio entra nella storia anche attraverso la geografia. Un approccio che intreccia fede e scienza, esperienza mistica e metodo di ricerca, per restituire una dimensione profondamente umana e una prospettiva concreta sulla vita del Cristo. Ma soprattutto per mostrare la scientificità dell’opera di Maria Valtorta.
Gianluigi Porrà (Cagliari, 1955) è ingegnere, topografo e insegnante. Legge e studia Maria Valtorta da diversi anni approfondendo in particolare gli aspetti topografici e geografici dell’Evangelo. Promotore del Cenacolo valtortiano nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista di Quartu S. Elena (CA), ha pubblicato con MIMEP-DOCETE Maria Valtorta - Ho visto tutta la vita di Gesù (2024).