I pensieri in 50 punti che vengono proposti nascono da u contesto di vita eremitica, vissuta nel silenzio, nell'assidua preghiera, penitenza, nell'ascolto e meditazione della parola Dio e con letture varie, specialmente della vita dei santi.
Essere eremita è una vocazione impegnativa, ricca di lotte tentazioni ed estasi.
L'eremita si spoglia di ogni sovrastruttura per meglio ascoltar nel silenzio il "soffio di Dio" racchiuso nel cuore, ma anche nella natura che circonda l'Eremo.
Il libro intende andare oltre la visione riduzionista dell’Homo oeconomicus, introducendo il concetto di Homo integralis nella sua triplice dimensione di corpo, psiche e spirito. Questo è il primo passo per promuovere una Economia per lo Sviluppo Umano Integrale, ossia per uno sviluppo di tutta la persona e di ogni persona in armonia con la natura. L’Homo integralis diviene così la "pietra d’angolo" di una originale analisi dei processi di sviluppo che integra l’economia politica classica, lo sviluppo umano, il capability approach di Amartya Sen, l’ecologia integrale e le politiche di sviluppo sostenibile.
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Ogni passo dei Vangeli è un'avventura dei sensi. Gesù si lascia ungere con oli profumati, mescola il fango con la sua saliva, chiede di essere gustosi come il sale, offre la sua stessa carne da mangiare. Ogni episodio della sua storia apre a interpretazioni controverse. E i primi a fraintenderlo sono proprio i discepoli. Dopo aver raccontato con taglio cinematografico movimenti, discorsi e percorsi del «personaggio» Gesù, Antonio Spadaro torna a confrontarsi con i testi evangelici e ne intraprende una lettura nuova e sorprendente. Attraverso lenti squisitamente letterarie, dà vita a un universo di suoni e odori, sensazioni tattili e immagini, che parlano delle sfumature dell'esistenza umana e del pericolo della libertà. Il Maestro non è un replicante divino paracadutato sulla terra per farsi portavoce dell'Eterno. Pretende di essere veramente Dio e pienamente uomo. Ma non basta la carne per essere umani: è necessaria la libertà. Da queste pagine Gesù sfonda la «quarta parete», si volta verso i lettori e chiede loro: «E voi chi dite che io sia?». Prefazione di Liliana Cavani.
Ugo Giramondi era un bambino come tutti gli altri fino al giorno della morte del suo adorato nonno "Chiodo", stroncato da un infarto sotto i suoi occhi nel magazzino della grande ferramenta di famiglia. Da quel giorno Ugo perde la facoltà di parlare in modo fluente: la sua mente è più che mai viva, ma lui si esprime verbalmente con estrema parsimonia. Il suo silenzio enigmatico e un po' "beota", che molti considereranno un handicap, gli consente tuttavia di sviluppare un'acutezza dei sensi che sarà la sua arma segreta, quella di chi sa auscultare dettagli che gli altri trascurano. Anziché fare di lui un ragazzo chiuso negli spazi familiari, il silenzio rende Ugo fin dagli anni del liceo il punto di riferimento di un gruppo di amici affiatati e destinati a rimanere legati per sempre. Ma il ticchettio della vita è destinato a spezzarsi dolorosamente una seconda volta il giorno in cui Ugo viene trovato, privo di sensi, sulla scena di un crimine spaventoso, che lo priva di ciò che ha di più caro eppure che avrebbe ottime ragioni per aver commesso. Nel suo esordio come romanziere, Oscar Farinetti sceglie di scavare dentro il cuore dell'amicizia, dell'ambizione, dell'amore. Scandito in tre tempi - la giovinezza, il processo, il carcere - "La regola del silenzio" si legge come un thriller ma è anche una grande storia sul coraggio e la tenacia necessari per dare vita a una grande impresa. Al centro della scena un protagonista straordinario che, guidato dalla saggezza dei grandi scrittori di ogni tempo, trasforma la nostalgia di un passato che non può tornare in nuova energia per dare vita a un tempo tutto nuovo.
"I sogni, soprattutto se molto belli, sono poco attendibili. E i risvegli possono essere bruschi." La protagonista di questo romanzo è una donna spiritosa, che vive intensamente e che proprio per questo ha imparato che i sogni, e tra questi l’amore, riservano tante gioie quante delusioni e che bisogna maneggiarli con cautela. Lei, per esempio, sta attraversando un momento difficile: le sembra che il suo lavoro, la sua casa, il suo stesso corpo non le somiglino più e le app di dating o i consigli del chirurgo estetico hanno l’aspetto inquietante delle illusioni. Ma il destino ha in serbo una sorpresa: l’acidissima zia Laura, che l’ha sempre cordialmente detestata, decide di lasciarle in eredità una grande casa appollaiata su un terrazzamento ligure che digrada verso il mare, e anche il denaro per ristrutturarla. Sembra un sogno, ma non lo è: e riserva nuovi colpi di scena. Inizia così un tempo di pratiche edilizie, di sconfortanti e-mail dell’ingegner Non si può fare, e soprattutto di traslochi più o meno temporanei, in appartamenti più o meno accoglienti ma tutti capaci di portare con sé nuovi incontri rivelatori, di insegnarle che cosa serve per sentirsi davvero a casa. Lia Piano scrive un romanzo abitato da personaggi indimenticabili, quelli "con l’espressione un po’ così" di chi è cresciuto stretto tra la montagna e il mare, ma anche quelli più silenziosi come i mobili e le piante di cui ci circondiamo. E ci guida a passo di danza attraverso un romanzo incantevole, malinconico ed esilarante, che nel raccontarci le fasi di una ristrutturazione ci parla della cura del cuore umano, e seguendo la sua protagonista alle prese con le difficoltà della vita ci ricorda che spesso è necessario perdersi per potersi ritrovare.
Pubblicato sul finire del Concilio Vaticano II, "Teologia del probabile" è uno dei titoli più rappresentativi dell'opera e del pensiero di Adriana Zarri, prima donna ad aver rivendicato l'attributo di teologa nel contesto ecclesiale del Novecento italiano. Manifesto di una ricerca audace e profondamente mistica, questo libro condensa le questioni essenziali della riforma conciliare auspicandone una piena realizzazione a partire da una radicale riforma della "scientia theologica", da considerare non più come roccaforte del fissismo tradizionale ma disciplina fedele alla logica dell'incarnazione e perciò segnata dal limite e dalla relatività. Un testo che rimane scolpito nella storia della Chiesa e che assume oggi un particolare valore come invito ad aprirsi con fiducia alla chiamata sempre nuova dello Spirito, rintracciando nell'umiltà del conoscere il profetico seme della realizzazione cristiana. "Mentre la dottrina definita è la zona del certo, la teologia è solo l'ambito del probabile; di un probabile che a volte confina con la fede, ma che non la sua assoluta sicurezza." Postfazione di Giannino Piana.
Prosegue la pubblicazione dei "Ritratti di Santi": ecco il terzo della nuova serie, il diciottesimo nel totale. Afferma l'autore: "Il fatto che la Chiesa ci proponga dei santi "canonizzati" (che si possono, cioè, guardare come modelli sicuri), può lasciare all'inizio la falsa impressione di "irraggiungibile perfezione". La Madonna sarebbe invece d'accordissimo con quello che scriveva Georges Bernanos: "La casa di Dio è una casa di uomini e non di superuomini. I cristiani non sono superuomini. E nemmeno i santi. Anzi, i santi meno di tutti, perché sono gli esseri umani più umani. I santi non sono sublimi, non hanno bisogno del sublime; se mai è il sublime che avrebbe bisogno di loro. I santi non sono eroi come i personaggi di Plutarco. Un eroe dà l'illusione di superare l'umanità, mentre il santo non la supera, la assume. Si sforza di realizzarla nel miglior modo possibile, si sforza di avvicinarsi il più possibile al suo modello Gesù Cristo, cioè a colui che è stato perfettamente uomo" (I predestinati, Gribaudi, Milano 1995, pp. 73-93). Infatti, Maria l'ha visto accadere per trent'anni proprio nella sua casa, a Nazareth". Il libro contiene i profili di Angelo Paoli, Francesco Paolo Gravina, Teresa di Gesù Bambino, Charbel Makhlouf, Giovanni Fausti, Paolo Manna, Paolo Takashi Nagai, Stefan Wyszyski, Sandra Sabbatini, Carlo Acutis.
Tante voci si mescolano in questo libro: papi, preti e pastori, comunità di diverse confessioni religiose, grandi donne e grandi uomini di fede (Etty Hillesum, Madre Teresa, Teilhard de Chardin, Carlo Maria Martini) e presentano a Dio le tante sfaccettature di un inesauribile anelito a un mondo di pace e di giustizia, a un'umanità riconciliata e capace di riconoscere l'altro come una ricchezza inestimabile e non più come un pericolo.
Il cuore è uno dei simboli universali della vita affettiva, diffuso in molte civiltà sin dai tempi più antichi. Oggi, tuttavia, questo fondamentale simbolo richiama quasi unicamente un vago e impalpabile sentimentalismo, assai lontano dalla consistenza ontologica e dalla capacità di apertura alla trascendenza che l'immagine del cuore ha sempre teso a delineare. In questo breve testo, Hildebrand mostra come il "cuore" sia la sede di un'intensa attività vitale e affettiva, indispensabile per accedere alla conoscenza vissuta di tutta una serie di strati di beni e valori che compongono la realtà. Inoltrandosi nella via aperta da Max Scheler, Hildebrand offre uno dei maggiori contributi all'analisi fenomenologia di questa fondamentale sfera della persona umana, incidendo con apporti determinanti su una riflessione che ancora oggi è al centro dell'interesse filosofico. Il testo di Hildebrand, però, non contiene soltanto una raffinata analisi filosofica dell'affettività umana, ma anche una riflessione intima e meditata sul mistero del Sacro Cuore di Cristo, che aiuta a comprenderlo nella sua profondità teologica evitandone letture superficiali e sentimentalistiche.
Diventa quello che sei: ecco la promessa iscritta alle porte della modernità. Ma cosa succede quando nessuno riesce più a diventare se stesso? Il mondo per il quale siamo stati preparati non esiste più: ora è il tempo della delusione, delle promesse non mantenute. Della classe disagiata come destino dell’Occidente e della rivoluzione che la scuote. Questo libro è la guida per attraversare i nostri tempi difficili. E uscirne migliori? Adesso non esageriamo. Un decimo della popolazione mondiale consuma nove decimi delle risorse del pianeta: il problema è che quel decimo siamo noi. E allora come mai la conquista della felicità pare sempre più lontana? L’idea di un ascensore sociale, che doveva elevare ognuno sopra tutti gli altri, si è rivelata per ciò che è: un errore logico e un inganno ideologico. In una società in cui tutto è permesso ma nulla è possibile, dobbiamo imparare a convivere con la certezza che nessuno diventerà mai se stesso. Un decennio dopo aver sconvolto la sua generazione con un libro di culto, Raffaele Alberto Ventura torna a raccontare la «classe disagiata». Lo fa mostrandone le origini - nella letteratura, nella filosofia, nel cinema, da Amleto a Fantozzi - e indicandone l’orizzonte tutt’altro che roseo. Perché nel frattempo la situazione non è affatto migliorata, anzi, e classe disagiata lo siamo tutti (o quasi). La storia umana alterna fasi d’illusione e fasi di disillusione, che inevitabilmente sfociano in qualche rivoluzione, dalla quale le civiltà escono radicalmente trasformate, talvolta distrutte. Accantonate le aspirazioni, falliti i buoni propositi di resilienza e troppo irrigiditi dall’angoscia per farsi bastare una seduta di yoga, segmenti sempre più ampi della classe media occidentale vengono sedotti dal demone della rivolta. Ve li immaginate i disagiati che fanno la rivoluzione? Dovreste, perché è già iniziata.