Chi era davvero Gesù? Che cosa sappiamo con certezza di questo giovane della Giudea capace di dare vita a una religione che ha cambiato per sempre la storia del mondo? Al culmine di una carriera che l'ha consacrata tra le voci più autorevoli nello studio del cristianesimo, Elaine Pagels ripercorre i momenti essenziali della vita di Gesù, dalla nascita alla resurrezione, attraverso una lettura innovativa dei vangeli canonici e apocrifi. Scopriamo così che Gesù parlava agli apostoli e alle folle «in codice», riecheggiando le Scritture per nascondere, per esempio, verità sgradite all'occupante romano, e che la sua crocifissione - una condanna politica - fu rielaborata dai discepoli come prova di un sacrificio divino per sottrarre il primo movimento cristiano all'accusa di ribellione. Disorientati e perseguitati, i suoi primi seguaci rinnovano infatti la grammatica del meraviglioso per dare un senso al trauma, alla perdita e alla speranza. Con la nascita verginale coprono lo scandalo di un figlio probabilmente illegittimo e restituiscono dignità a una donna forse violata; con i miracoli testimoniano l'irruzione del sacro ai margini della società; con la resurrezione rielaborano il senso della fine e trasformano il lutto in memoria, la perdita in promessa. Pagels allarga la sua indagine anche alle forme contemporanee del cristianesimo e alle diverse rivisitazioni proposte da artisti e cineasti - dalle tele di Chagall e Dalì ai film L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese e Maria Maddalena di Garth Davis - che, sebbene distanti dall'ortodossia, sono manifestazioni di un cristianesimo ancora capace di ispirare e innovare. In un saggio colto e appassionante, che assume spesso le tinte del giallo storico, l'autrice intreccia storia, filologia, antropologia e spiritualità per restituire la figura di Gesù alla sua complessità umana e simbolica. Senza rinunciare al rigore della ricerca, si rivolge ai credenti e ai non credenti, agli studiosi e ai curiosi, non limitandosi a chiarire la natura e il significato degli innumerevoli «miracoli» di cui è costellato il Nuovo Testamento, ma interrogandosi sulla forza segreta di un messaggio di speranza che, dopo più di duemila anni, continua ad attrarre e ispirare milioni di persone.
Medjugorje è una cosa seria, da prendere in considerazione: è questo il titolo del primo dei quaranta temi proposti alla riflessione per dimostrare la fondatezza e la serietà della lunga mariofania nella cittadina dell’Erzegovina, da oltre quattro decenni al centro di pellegrinaggi provenienti da ogni parte del mondo. Come è noto, la Chiesa ha atteso molto tempo prima di dare il nulla osta, che non è ancora il riconoscimento della soprannaturalità dell’evento, ma l’apprezzamento dei frutti spirituali e dei numerosi messaggi di indubbio valore per il cammino di fede. Ciò che ha reso difficile il giudizio dell’autorità ecclesiastica è stata la novità con cui questa volta la Madonna si è manifestata, proponendosi in un modo totalmente nuovo, come mai era accaduto prima. La vera novità di questo evento stupefacente è la sintonia con i grandi problemi del momento storico attuale, la crisi spirituale dell’umanità, il dilagare della violenza e l’approssimarsi di un conflitto mondiale capace di distruggere il mondo. In questa prospettiva, la presenza della Madonna a Medjugorje appare sempre più come l’unica àncora di salvezza che l’umanità ha a disposizione per poter sperare nel futuro. Questo infatti è il senso delle parole che il grande Pontefice San Giovanni Paolo II ha rivolto alla veggente Mirjana: «Medjugorje è la speranza del mondo».
La temperanza è, tra le virtù cardinali, la più focalizzata sul singolo: la prudenza orienta lo sguardo al reale, la giustizia alla relazione con l'altro, la fortezza a ciò che minaccia la vita, la temperanza invece a noi stessi, a ciò che desideriamo e a come dovremmo desiderarlo. Non significa disprezzare il corpo e i suoi bisogni, ma ordinare secondo disciplina e misura la complessa struttura fisica e spirituale dell'essere umano. Fine della temperanza, «uno dei quattro cardini sui quali gira la porta di accesso alla vita», è l'equilibrio interiore dal quale solo può derivare la pace dell'animo. Oltre a una funzione naturale di auto-conservazione, la temperanza ha un valore soprannaturale: indirizza l'uomo al bene e al bene sommo che è Dio. Se oggi il discorso etico si limita a proporre norme di comportamento senza preoccuparsi della crescita morale della persona, l'etica delle virtù elaborata da Josef Pieper, apparentemente inattuale, si rivela quanto mai necessaria.
Agostino di Ippona narra il suo personale "errare" alla ricerca della verità, in un percorso che conduce da un materialismo volumetrico alla scoperta della coerenza di una sostanza spirituale, passaggio necessario per riconoscere la centralità della persona, che si costituisce nel rapporto vocativo tra l'Io e il tu. La fase culminante dell'errare di Agostino sta nella accettazione della caro, contraddittoria e reale, che viene assunta dalla Veritas nell'Incarnazione. Da autobiografia ad "antropografia", le Confessiones diventano la parabola di ogni uomo errante alla ricerca della verità.
Una riflessione approfondita e sistematica sul diaconato permanente, ministero restaurato dal Concilio Vaticano II ma ancora in fase di piena comprensione teologica ed ecclesiale. Il libro si articola in: i fondamenti biblici e storici, essenziali per comprendere la natura originaria del diaconato, l'identità sacramentale del diacono e le tre forme del suo ministero e l'ultima esamina la formazione e la spiritualità del diacono nel contesto ecclesiale attuale.
Il volume «E il Verbo si fece carne» è una Festschrift dedicata alla prestigiosa carriera accademica del Prof. Paul O'Callaghan. Attraverso diciotto contributi di illustri colleghi e discepoli delle università pontificie, l'opera celebra la ricchezza intellettuale di un teologo che ha sempre posto Cristo al centro della propria ricerca. Il titolo richiama l'idea di una teologia incarnata, capace di incidere sul reale e di dialogare con le sfide dell'uomo contemporaneo, in sintonia con il magistero di Papa Leone XIV. Suddiviso in cinque sezioni, il volume offre un ampio affresco di antropologia teologica: dal mistero trinitario ai temi della libertà, della grazia, della giustizia e del destino escatologico dell'uomo. Un omaggio scientifico e umano che si propone come strumento prezioso per comprendere la vocazione dell'essere umano alla luce della Rivelazione.
La "verità nella carità" fu la strada maestra di Antonio Rosmini (1797-1855) per dare testimonianza della vera fede cristiana e inculturare il Vangelo, mentre la cultura europea già mostrava segnali di pressante scristianizzazione e di forte mondanizzazione. Il "prete roveretano", come amava definirsi, è noto agli studiosi di tutto il mondo sia per l'ingegno profuso nelle ardue speculazioni filosofiche sia per la profondità della sua originale proposta teologica, come anche per la lucidità mostrata nel considerare la politica del suo tempo, alla luce di una visione morale autenticamente cristiana. Andrebbe però meglio conosciuto per il grande contributo del suo esempio di vita e del suo pensiero all'opera di evangelizzazione della Chiesa e al bene della comunità civile. Ed è proprio questo il compito che si sono prefissi gli autori, un teologo e un filosofo, ciascuno in base alle proprie competenze.
Dopo che il primo quaderno di "Teologia" ha inaugurato una serie di contributi che intendono celebrare i cinquant'anni di vita della rivista, il quaderno 2/2026 della rivista prosegue nella medesima direzione, dando la parola ai presidi che nel corso degli anni si sono succeduti nella guida della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e nella direzione della rivista "Teologia".
La fine della modernità minaccia di assumere la figura tragica della fine dell'umano. In una stagione civile e religiosa in cui è messo a rischio il futuro stesso della civiltà, il pensiero di Romano Guardini e Joseph Ratzinger conosce una ragione di rinnovata attualità. Il saggio conduce il lettore oltre la sterile contrapposizione tra visioni progressistiche e letture demonizzanti della modernità, mostrando come la testimonianza cristiana possa offrire rimedio ai problemi irrisolti del moderno.
I legami del corpo e dell’anima si intrecciano misteriosamente nell’invenzione generativa di ogni singolo essere umano. Il grembo di questo intreccio si forma nell’arco di una gestazione complessiva i cui estremi sono l’unione sessuale e le affezioni familiari. Il primo grande tema esplorato dalle riflessioni contenute in questo volume è la valorizzazione dell’intrinseca bellezza iscritta in tutte le figure - non solo erotiche - dell’affezione umana generativa. L’esperienza della ferita, che incrina la nostra spontanea adesione alla felicità di avere un corpo, passa da parte a parte anche l’anima. La situazione migliora, una volta che Dio sia messo fuori gioco? E la trasformazione della ferita nello strumento preferito della grazia contiene davvero più amore? La lotta contro la ferita mette alla prova un’alleanza di Dio e dell’uomo che non vuole lasciare alla ferita l’ultima parola: per l’anima, naturalmente, ma anche per il corpo.