Medjugorje è una cosa seria, da prendere in considerazione: è questo il titolo del primo dei quaranta temi proposti alla riflessione per dimostrare la fondatezza e la serietà della lunga mariofania nella cittadina dell’Erzegovina, da oltre quattro decenni al centro di pellegrinaggi provenienti da ogni parte del mondo. Come è noto, la Chiesa ha atteso molto tempo prima di dare il nulla osta, che non è ancora il riconoscimento della soprannaturalità dell’evento, ma l’apprezzamento dei frutti spirituali e dei numerosi messaggi di indubbio valore per il cammino di fede. Ciò che ha reso difficile il giudizio dell’autorità ecclesiastica è stata la novità con cui questa volta la Madonna si è manifestata, proponendosi in un modo totalmente nuovo, come mai era accaduto prima. La vera novità di questo evento stupefacente è la sintonia con i grandi problemi del momento storico attuale, la crisi spirituale dell’umanità, il dilagare della violenza e l’approssimarsi di un conflitto mondiale capace di distruggere il mondo. In questa prospettiva, la presenza della Madonna a Medjugorje appare sempre più come l’unica àncora di salvezza che l’umanità ha a disposizione per poter sperare nel futuro. Questo infatti è il senso delle parole che il grande Pontefice San Giovanni Paolo II ha rivolto alla veggente Mirjana: «Medjugorje è la speranza del mondo».
Costanza ha undici anni quando, dopo un anno vissuto in Libia con la famiglia, improvvisamente torna in Italia per passare tre mesi in una delle colonie estive organizzate dal Duce. Costanza è convinta che il Duce vegli su di lei come un padre amorevole, così le è stato insegnato in famiglia, e fa di tutto per difendere la fede che nutre per lui. Ma dopo il 10 giugno 1940, quando l’Italia entra in guerra, Costanza prende improvvisamente consapevolezza della realtà: non tornerà a casa e dovrà lottare per difendere ciò che rimane della colonia, insieme con le sue compagnie e a Raoul, un partigiano che le salva la vita e la accompagnerà nei primi, timidi passi verso l’età adulta.
Molte coppie di fronte al primo vero silenzio, al calo fisiologico del desiderio o alla fatica di capirsi, vanno nel panico. Si convincono di aver "sbagliato persona", restando ostaggio di una narrazione tossica che esige che l’amore sia una passione bruciante e perenne, che i ruoli nella coppia siano gabbie da distruggere e che la felicità consista in un’uguaglianza piatta dove ognuno fa la sua metà. "Divorziare dalle illusioni" è un viaggio coraggioso e controcorrente. Fonde la pratica del Marital Coaching con una visione antropologica profonda, per strapparci di dosso dieci falsi miti che inquinano la nostra intimità. Tra questi: decostruisce la "fatica decisionale" delle coppie troppo democratiche, smaschera la "sindrome del coinquilino" e smonta l’ossessione per l’immagine della famiglia da copertina e per l’intimità come vetrina da esibire sui social network. Un libro spietato con le illusioni, ma profondamente tenero con le persone: smettere di pretendere l’impossibile è il primo, decisivo, passo per iniziare la meravigliosa danza di una vita insieme.
L’autrice ricostruisce una vicenda che ha segnato la sua infanzia e, con lei, la sua stessa persona. Si ricompone così il mosaico della vita di una bambina che nei primi anni Ottanta attraversa la nascita e la perdita del fratello minore per una grave malattia. È la lei adulta che racconta in prima persona la sua storia. Un flashback che lascia spazio ad una duplice narrazione: quella della bambina che viene descritta in terza persona, e le parole che l’adulta rivolge a sé stessa nel presente. Una riflessione sul significato che un lutto può avere su un bambino e la necessità di dargli voce attraverso le parole.
Un nome che attraversa sedici secoli. Quattordici Papi lo hanno scelto - da Leone Magno, che nel 452 fermò Attila alle porte di Roma, al recentissimo Leone XIV eletto nel 2025. Mons. Vincenzo Bertolone ne ripercorre le vicende con sguardo storico e teologico, per approdare a una sorpresa editoriale: sessanta pagine di una Rerum Novissimarum mai scritta, immaginata come enciclica di Leone XIV sulle sfide del nostro tempo - intelligenza artificiale, biotecnologie, crisi ecologica, guerra totale. Un libro che non consola né accusa: legge il presente della Chiesa alla luce della memoria di tutti i Leone che l’hanno preceduta. In tempi di polarizzazioni rapide, è già una forma di grazia.
Un agile volume per trasformare il detto finché c’è vita c’è speranza in finché c’è speranza c’è vita! Potrai volare sulle ali della speranza, vincendo ogni pessimismo e nichilismo d’oggi. Non bastano né l’intelligenza artificiale né le seduzioni dell’influencer in agguato. Sarai spronato a valorizzare testa e cuore alla luce della fede, conscio che è come il paracadute: funziona se si apre! La speranza viva vede la spiga quando i nostri occhi di carne non vedono che il seme che marcisce. Non si può vivere senza la virtù teologale della speranza, senza il divino trainer invisibile, lo Spirito Santo. Solo così potrai gridare: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Senza la speranza non siamo capaci di sostenere il peso dell’esistenza. Dietrich Bonhoeffer affermava: «L’essenza della speranza è guardare al di là della situazione presente, ed è la forza vitale di lottare quando gli altri si rassegnano, quando sembra che tutto fallisca»; perché quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile (Is 40,31).
C'è una cosa che accomuna Eviana, giovane baby sitter morta in un appartamento della periferia di Pordenone nel 1988, a Emmanuelle, trovata tra le fiamme di un rogo nel Canton Vallese nel 1994. Le loro morti sono l'ultimo anello della catena di manipolazione e violenza che prende forma all'interno di una setta. Tra «atti di purificazione» che sono in realtà veri e propri abusi sessuali, suicidi collettivi travestiti da rituali per imbarcarsi su astronavi extraterrestri e omicidi a sangue freddo compiuti in nome di Lucifero, le sette possono essere molto diverse, ma condividono una caratteristica fondamentale: la parola del leader è legge e giustifica ogni sacrificio. Tutto si regge sul magnetismo di questi «profeti del buio», capaci di imporre violenze indicibili, fisiche, sessuali, ma soprattutto psicologiche. Costruite per isolare gli adepti dalla loro vita precedente e asservirli alla nuova comunità, le sette sono esclusive e ristrette, spesso impenetrabili per chi non ne fa parte. In questo libro Stefano Nazzi ne descrive diciassette, guidandoci nei loro retroscena segreti. Dalla dottrina ufologica della Telsen Sao al macabro suicidio di massa della Heaven's Gate, dalle torture psicologiche con LSD della Aum Shinrikyo all'ideologia neonazista e satanista dell'Ordine dei Nove Angoli, il racconto scava nell'abisso di questi gruppi per cogliere quella combinazione letale di fascino e terrore che trasforma il culto in delitto. Un'indagine che va dritta al cuore delle sette più pericolose del mondo, dove il talento manipolatorio non conosce limiti e lascia ferite indelebili sulle vite dei sopravvissuti. Un viaggio nell'oscurità del controllo mentale, per capire come nasce una setta, come soggioga le persone fino a portarle a compiere - o subire - crimini efferati, ma anche come si può uscirne, e tornare a vivere.
Pensatore straordinario già agli occhi dei contemporanei, Tommaso d’Aquino risulta ancora oggi una figura di grande fascino intellettuale e spirituale, di cui si continuano ad apprezzare il genio speculativo e il rarissimo e armonico connubio dello scienziato e del santo. Come mostra questa voce enciclopedica di Martin Grabmann e Franz Pelster, suoi autorevoli studiosi, ha saputo spaziare dalla teoria della conoscenza alla metafisica, dalla filosofia naturale alla psicologia, dall’estetica all’etica, fino alla filosofia sociale e politica, indagando magistralmente sia i misteri del cristianesimo sia la complessità della metafisica aristotelica. Pasquale Porro, che a Tommaso ha dedicato numerosi studi, colloca il saggio nel contesto della medievistica della prima metà del Novecento, cogliendovi la presenza di tutti i temi classici del neotomismo dell’epoca.
Che cosa racconta davvero un comportamento antisociale infantile? Per Winnicott, dietro la trasgressione, la distruttività o la provocazione può nascondersi la traccia di una deprivazione: la perdita dell’ambiente capace di offrire sicurezza, continuità e cura. Attraverso il confronto con bambini e ragazzi accolti nelle comunità durante gli anni della Seconda guerra mondiale, Winnicott elabora una delle sue intuizioni più feconde e paradossali: la tendenza antisociale può essere vista come un segno di speranza, quella di trovare un ambiente che permetta di riprendere la crescita interrotta. Un libro ancora oggi attuale, che illumina il difficile incontro tra giovani in sofferenza e le istituzioni chiamate a educarli e accoglierli.
Da Trump a Putin ai nuovi leader globali, il potere ha cambiato volto senza cambiare natura. A chi si ispirano oggi gli uomini di potere? A Caligola, a Napoleone, a Mao? "Attento a ciò che desideri" ammonisce un antico proverbio. Forse i commentatori contemporanei avrebbero dovuto essere più cauti quando, nell’epoca della postpolitica, invocavano leader più carismatici. "Io sono il prescelto" ha dichiarato Donald Trump nel 2019. Da quando è tornato al potere, sembra incarnare una versione della "teoria del folle" degna di un Machiavelli contemporaneo: chi appare imprevedibile ottiene gli accordi migliori. Dall’altra parte del mondo, il "leader supremo" Xi Jinping si affianca allo zar Putin e a Narendra Modi, che ha fatto erigere la statua più alta del pianeta in onore del proprio idolo. Machiavelli insegnava che un principe, per conservare il potere, deve imparare a non essere buono. I nuovi autocrati hanno fatto propria questa lezione. Peter Sloterdijk non si propone come loro consigliere, ma si rivela un analista lucido e imperturbabile. Questa inedita figura di sovrano solleva una domanda inquietante: il mondo moderno ha davvero superato il modello monarchico, in cui il potere si incarna in un solo individuo?
La temperanza è, tra le virtù cardinali, la più focalizzata sul singolo: la prudenza orienta lo sguardo al reale, la giustizia alla relazione con l'altro, la fortezza a ciò che minaccia la vita, la temperanza invece a noi stessi, a ciò che desideriamo e a come dovremmo desiderarlo. Non significa disprezzare il corpo e i suoi bisogni, ma ordinare secondo disciplina e misura la complessa struttura fisica e spirituale dell'essere umano. Fine della temperanza, «uno dei quattro cardini sui quali gira la porta di accesso alla vita», è l'equilibrio interiore dal quale solo può derivare la pace dell'animo. Oltre a una funzione naturale di auto-conservazione, la temperanza ha un valore soprannaturale: indirizza l'uomo al bene e al bene sommo che è Dio. Se oggi il discorso etico si limita a proporre norme di comportamento senza preoccuparsi della crescita morale della persona, l'etica delle virtù elaborata da Josef Pieper, apparentemente inattuale, si rivela quanto mai necessaria.
Il volume affronta gli anni nei quali, consolidatesi le dinamiche del «miracolo economico», la Democrazia cristiana si trovò a governare un Paese profondamente mutato rispetto alla fase della ricostruzione postbellica. Il cambiamento non aveva interessato solo gli aspetti economici e produttivi, ma aveva interessato anche il tessuto sociale e antropologico, innescando un prepotente processo di secolarizzazione che, in una decina d'anni, si sarebbe materializzato nel risultato referendario sul divorzio. In questo quadro, spinta da Fanfani e Moro, i due «cavalli di razza» secondo una definizione in voga in quegli anni, la Dc imboccò la strada del dialogo con le sinistre: prima attraverso la coalizione del centrosinistra (coinvolgendo nell'area di governo il Partito socialista); poi, dal finire del decennio, attraverso la cosiddetta «strategia dell'attenzione» che Moro pose in essere nei confronti del Partito comunista. Questa seconda strada, una volta entrata in crisi irreversibile la coalizione del centrosinistra, sembrò poter prendere corpo: le elezioni del 1976 videro - secondo la definizione di Moro - «due vincitori» ai quali spettava il compito di gestire una fase di crisi conclamata, generata non solo dal quadro economico internazionale, ma anche da un'impennata della violenza politica.