Attraverso la documentazione archivistica e la letteratura coeva, il libro ricostruisce la rete di devozioni, preghiere, suffragi e penitenze, culti di santi e reliquie che ha plasmato il tessuto religioso e urbano della Genova dell'età moderna e riconsidera la categoria di religiosità popolare, sopravvissuta dall'epoca barocca, mostrando il suo radicamento nella cultura, nel collezionismo e nell'erudizione. L'intersecarsi di oggetti e testi costituiva una specie di camera delle meraviglie da catalogare e riordinare, come le raccolte di reliquie delle sacrestie, traducendo un uso erudito e aristocratico in una versione devota. Il collezionismo si proiettava in un immaginario di devozioni e feste, che a loro volta producevano oggetti di devozione, per cui preghiera e pietà erano collegate a un supporto fisico - un'immagine, una stampa o una reliquia -, la cui legittimazione liturgica era conferita dalla Congregazione dei Riti a Roma.
Nel 1219, mentre era in atto la quinta Crociata, san Francesco d’Assisi intraprendeva un viaggio rivoluzionario quanto pericoloso e dall’esito incerto, alla volta dell’Egitto per incontrare il sultano al-Kamil. Fu la preghiera a sostenerlo e l’autentica volontà di pace. Un evento ancora oggi carico di significato e portatore di un messaggio sempre attuale e pregnante. L’incontro effettivamente avvenne, il contenuto del dialogo non ci è noto, ma ciò che ci basta sapere è che quel confronto ci fu e fu proficuo, a dimostrazione della ricchezza che può nascere dall’incontro di culture diverse quando vi sia la volontà di aprirsi e di comprendersi. Qui, Enzo Fortunato ripercorre le tappe del cammino di Francesco e dei Francescani, a partire da quel fatidico viaggio quando il Vangelo incontrò il Corano. Piero Damosso ci rappresenta — attraverso le tappe del dialogo cristiano sostenute da papa Francesco, Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II — la necessità di recuperare, anche proprio dall’esempio francescano, l’amore verso i fratelli, il rispetto per le altre culture nel riconoscimento dell’altrui libertà e dell’uguale diritto alla vita, voluti proprio da Dio stesso.
Gli anni della Corsia dei Servi coincidevano con i primi anni di pace e i primi esperimenti di una vita civile e religiosa nella libertà: le figure del conflitto, i morti uccisi per strada, le vendette politiche e le giustizie affrettate, pur presenti e tragiche, erano vissuti come in lontananza, rispetto ad un presente che appariva illuminato da una speranza quotidiana nel fare e nel vivere. Padre Davide e padre Camillo erano fratelli maggiori. Convivevano con le nostre incertezze ma sembravano fruire di una grazia speciale, forse quella che il catechismo indicava come frutto dei sacramenti: erano liberi, molto più liberi di noi, era questo forse il segno visibile di quella grazia. Avevano partecipato alla guerra dalla parte che ritenevamo giusta; erano stati e rimanevano antifascisti, ed il loro antifascismo sembrava accordarsi perfettamente con il loro cristianesimo, sembrava anzi in qualche modo dipenderne. La Corsia dei Servi è stata la loro opera, e questo libro ne traccia la storia con grande intelligenza. (dalla Premessa di Michele Ranchetti)
Dopo oltre un ventennio di lavori preparatori, Hubert Jedin, studioso di fama internazionale nel campo della storia della chiesa, presentava nel 1949 il primo volume della Storia del concilio di Trento, subito tradotto da Morcelliana e continuamente ristampato. Il volume è diviso in due parti: la prima - Concilio e riforma dal concilio di Basilea al quinto concilio Lateranense - tratta del sec. XV, valorizzando molte fonti inedite; la seconda - Perché così tardi? La storia precedente al concilio di Trento dal 1517 al 1545 - è interamente dedicata alle complesse e appassionanti fasi della "lotta per il concilio" nel primo quarto del sec. XVI, mentre nasce e si consolida la grande scissione religiosa protestante, e delinea una ricca panoramica degli avvenimenti ecclesiastici e delle controversie delle potenze dell'epoca.
Una meditazione profonda sulla Passione di Cristo, dove ogni ora diventa incontro e preghiera. Nelle pagine della serva di Dio Luisa Piccarreta, la Passione è l’estrema dichiarazione d’amore di un Dio che sceglie di farsi vicino, di farsi dono. Rivivendo, ora dopo ora, gli ultimi momenti della vita di Gesù, il lettore scopre che egli assume il dolore per raggiungere ogni cuore, trasformando ogni ferita in un «ti amo» potentissimo. Ogni ora diventa un incontro, un abbraccio, una promessa che si compie nel mistero della risurrezione di Cristo, vincitore del male, del peccato e della morte. Non è solo un testo da leggere: è un cammino, un’esperienza che tocca l’anima, risveglia la compassione, apre alla grazia e invita a lasciarsi amare e guarire. Queste pagine rivelano la forza dell’amore misericordioso e gratuito di Dio.
Il XXXIV volume della collana Catechesi in immagini, curato da Monsignor Martinelli, delinea in modo sistematico la natura e le esigenze della fede cristiana. L’Autore insiste sul fatto che la fede non è uno stato statico, ma un cammino dinamico (odós) che richiede una continua conversione del cuore e uno sviluppo verso una vera "fede adulta". Questo percorso è fondato su un incontro personale e totalizzante con Cristo, reso possibile dall’ascolto umile della Parola di Dio (fides ex auditu). Un tema fondamentale è l’inscindibilità tra Cristo e la Chiesa, che funge da madre, maestra e unica comunità in cui l’incontro salvifico può avvenire pienamente. La fede matura richiede l’impegno a resistere alle "mode" secolari e a vivere in fedeltà al Magistero ecclesiale (sentire cum Ecclesia). Infine, il libro evidenzia che la comunicazione della fede si realizza in modo efficace non solo attraverso le parole, ma tramite l’esperienza diretta e la testimonianza coerente della vita trasformata. Un testo unico per tornare alle radici della fede.
Ernesto Buonaiuti - prete scomunicato per la sua posizione modernista e personalità rilevante della cultura italiana del Novecento - morì il 20 aprile del 1946; qualche mese prima riuscì a dare alle stampe un'autobiografia (Pellegrino di Roma. La generazione dell'esodo) destinata a orientare le letture postume della sua figura, in positivo e in negativo. Annibale Zambarbieri la lesse nel 1964, in pieno concilio Vaticano II, quando Pellegrino di Roma fu riproposto nel tentativo di stabilire una connessione tra modernismo e rinnovamento conciliare. Quindici anni dopo, il libro che ora si ristampa fu pubblicato da Morcelliana. A proposito restano validi i giudizi formulati dallo storico e sociologo francese Émile Poulat: è un testo tanto «esemplare e scrupoloso», quanto «nuovo e definitivo». Preceduto da una nuova Premessa dell'autore che colloca la ricerca nel contesto in cui nacque, continua a occupare negli studi su Buonaiuti il posto che gli attribuì Poulat: «In una produzione abbondante, è raro trovare un'opera di qualità così alta». (Francesco Mores). Prefazione di Giacomo Martina.
Riflessione di grande acutezza e spessore intellettuale sulla dimensione della festa per il cristiano e la comunità dei credenti. Spaziando dalla Scrittura alle serie tv, dalla letteratura alla cronaca, l’autore traccia una meditazione a tutto campo sul valore antropologico della festa, indicandola come evento da riscoprire, anche in chiave culturale, per vivere in pienezza la fede cristiana, che si fonda sulla gioia della Resurrezione di un morto.
L’originalità di questo libro consiste nell’analisi della comprensione agostiniana dell’essere responsabili: ogni persona deve "rendere conto" del proprio operato. Agostino rivelò questo profondo senso del dovere attraverso la sua predicazione. In questo libro vengono affrontate questioni riguardanti la relazione che univa Agostino alla comunità a lui affidata, indagando al contempo anche la relazione unificante tra Agostino e Dio. Questo testo offre una nuova prospettiva nell’ambito della spiritualità, mostrando come il "rendere conto" emerga come un tema importante nell’esplorazione della spiritualità agostiniana.