I saggi raccolti in questo volume, pur partendo da punti di osservazione specifici, vogliono offrire una comprensione traversale e interale dell' affettività in un dialogo costante con le dinamiche che pervadono l'attuale contesto socio-culturale. vari punti di vista offerti, da quello filosofico quello psicologico, da quello neuro-scientifico a quello pedagogico-didattico, mirano da un lato ad enucleare fondamenti antropo-etici dell'affettività per l'essere umano, dall'altro a perfezionare strategie educative, pratiche pedagogiche e attività didattiche volte a promuovere le relazioni affettive nei contesti educativi per una formazione interale della persona umana. In una società segnata dalla patologizzazione delle dinamiche intra e inter-personali, questo libro intende piuttosto pro-muovere un agire educativo volto all'implementazione e alla piena espressione della vita affettiva dell'essere umano la quale, nel suo essere sfida quotidiana, apre per l'esistenza orizzonti di compimento e di realizzazione che concretano la qualità buona della vita.
Nell’esperienza di vita quotidiana, è inevitabile imbattersi nella dialettica io-noi. In un tempo segnato dalla lacerazione del tessuto sociale e dalla radicalizzazione dei conflitti, nel quale l’io è sempre più centrale ed è stimolato ad accrescersi a discapito di un noi che sembra dover scomparire, tale binomio sta soffrendo una profonda crisi. La riflessione sulle relazioni diventa, più che mai, urgenza culturale e spirituale. Emilia Palladino affronta questo nodo essenziale e riflette sulla costruzione di un sistema paritario di relazioni, sulla possibilità di ricucire gli strappi e di ridare vita a un noi che si configuri come uno spazio di costruzione e di rischio condiviso. Si disegna qui un itinerario che, senza facili ottimismi, restituisce concretezza alla possibilità di una convivenza sociale fondata sulla cura, sulla prossimità e sul rispetto radicale dell’altro e dell’altra. L’autrice fornisce strumenti analitici per comprendere la complessità delle relazioni umane, nella consapevolezza che il noi non è un dato immediato, ma una costruzione fragile inserita in una trama relazionale che, per essere davvero umana, non può mai ridursi a dinamiche di potere, di prestazione o di scarto.
Le parole possono chiarire o confondere, costruire realtà condivise o generare illusioni tossiche. Occuparsi del linguaggio e della sua qualità non è dunque un lusso da intellettuali o una questione da accademici. È un dovere cruciale dell’etica pubblica. In questo libro Gianrico Carofiglio ci guida dentro l’officina della comunicazione politica e civile, mostrando come slogan, metafore e cornici linguistiche possano diventare strumenti di manipolazione o, al contrario, di liberazione. Partendo da esempi concreti - dai comizi di Trump alle retoriche dell’odio, dalle tecniche della propaganda alle parole oscure del diritto - Carofiglio insegna a riconoscere le trappole del linguaggio e a disinnescarle con chiarezza, rigore e immaginazione. Questa nuova edizione, aggiornata e ampliata, si presenta come un vero e proprio manuale di autodifesa civile: un invito a esercitare il pensiero critico, a scegliere le parole giuste, a non cadere nell’ipnosi della lingua manipolata. Perché la qualità del discorso pubblico è la qualità della nostra democrazia. "Dare il nome giusto alle cose può essere un gesto rivoluzionario." Le parole non sono mai neutre. Saper distinguere quelle che mistificano da quelle che illuminano significa difendere lo spazio comune della verità e della democrazia.
La Pop culture viene prodotta soprattutto negli Stati Uniti e negli ultimi decenni si è sempre piùt rasformata nella principale forma di cultura delle società avanzate. Il libro propone un modo originale di interpretarla, basato sull'analisi di pochi ma rilevanti personaggi e fenomeni di grande successo. Disney, Marilyn Monroe, Barbie, Blade Runner, Madonna, Lady Gaga, Taylor Swift, i supereroi Marvel, Grande Fratello, Squid Game sono diventati infatti protagonisti della Pop culture e, se studiati, permettono di capire i modi in cui essa agisce e si è evoluta a partire dai primi anni del Novecento sino a oggi.
Fondi di investimento, società di gestione del risparmio, grandi imprese edili, piattaforme di booking: sono loro i nuovi proprietari senza volto che ci stanno mettendo alla porta. Così le città italiane assomigliano sempre più a enormi appartamenti da milioni di posti letto, luoghi pensati per consumatori e turisti facoltosi, invece che per chi ci abita. A partire dai casi di Bologna, Roma e Milano, "Città in affitto" fotografa la crisi abitativa del nostro Paese, intrecciando storie grandi e piccole, di cittadini impoveriti e speculatori dal portafoglio internazionale. Tante voci da cui si alza una sola domanda: che fine hanno fatto le politiche abitative?
Le grandi distopie immaginate da Orwell o da Huxley esprimevano la propria visione degli orrori del mondo solido-moderno abitato da produttori e soldati irreggimentati e ossessionati dall'ordine. Essi credevano nei sarti su misura, cioè nella possibilità di confezionare un futuro su ordinazione. Temevano gli errori di misurazione, i tagli scadenti o la corruzione dei sarti, ma non pensavano certo che le sartorie potessero fallire e scomparire. Le distopie del presente rappresentano un mondo in cui i sarti non ci sono più, in cui ci si crea da sé il proprio futuro che nessuno controlla, né vuole o sa controllare. In un mondo come questo non può che crescere lo scoramento e il disfattismo, l'incapacità di agire e la sensazione di essere condannati a soccombere. Eppure, secondo Bauman, questa è soltanto la descrizione di quello che stiamo vivendo. Non è vero che è «sempre la stessa storia»: il futuro non si deduce dal presente, il futuro non è un destino. Ancora una volta Zygmunt Bauman illumina, legge, interpreta e traduce ogni piega del tempo che viviamo.
Declinata sempre più spesso al plurale, la parola “spiritualità” descrive i vari modi attraverso cui uomini e donne cercano il senso della propria vita nella complessità del mondo contemporaneo. Soluzioni molteplici, che mettono al centro la libertà di scelta del soggetto, con i suoi sentimenti e la sua aspirazione a una piena realizzazione, lasciando sullo sfondo il riferimento alla dimensione istituzionale tipica delle religioni tradizionali. A vent'anni dalla sua comparsa nel dibattito sociologico italiano, il volume illustra le diverse traiettorie di ricerca che hanno caratterizzato gli studi su questo tema nel nostro paese. Un percorso che si è al contempo allargato e approfondito: allargato fino a comprendere le “spiritualità atee”, che non fanno riferimento ad alcuna forma di trascendenza intesa in senso tradizionale; e approfondito perché, integrando un'impostazione romanticamente individualistica della ricerca del senso, ne evidenzia le nuove condizioni sociali che la rendono possibile. I capitoli narrano le strategie inedite di connessione con il sacro elaborate dagli attori sociali a partire dalle esperienze della vita quotidiana.
Negli ultimi trent'anni la globalizzazione ha reso sempre più complessa la definizione di giustizia. Nel tempo della post-democrazia gli Stati nazione sono sempre più deboli mentre crescono i nuovi Imperi che dilatano confini, pongono questioni radicali sul rapporto tra la sicurezza e la libertà individuale e gestiscono le paure e i sentimenti delle persone attraverso l'intelligenza artificiale e il Metaverso. Quale sarà il modello di giustizia del futuro? Quali le condizioni minime per ricostruire la giustizia nella storia? In queste pagine Francesco Occhetta si interroga su come rifondare la giustizia attraverso una conversione culturale che contrapponga alla visione retributiva quella riparativa, che si fonda sull'interrogativo: cosa può essere fatto per riparare il danno? Come mettere in pratica il "saper rendere giustizia" che il Re Salomone domandò in dono a Dio?
Il 2025 è l'anno della speranza, una virtù che non conosce età anagrafica, ma appartiene a chi sa guardare al futuro con fiducia e impegno. In un mondo segnato da profonde trasformazioni e incertezze, il Rapporto Giovani 2025 analizza il ruolo delle nuove generazioni nella costruzione del domani, mettendo in luce le loro sfide, aspettative e opportunità. Attraverso le ricerche dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo, il volume affronta temi centrali come il valore della scuola, il rapporto con il lavoro, l'accesso alla casa, la partecipazione politica e il benessere psico-sociale. I dati rivelano una generazione consapevole, desiderosa di contribuire al cambiamento, ma troppo spesso ostacolata da barriere economiche e sociali. Emerge un forte bisogno di politiche e interventi che sappiano riconoscere e valorizzare il potenziale giovanile, offrendo spazi reali di crescita e partecipazione. La speranza è molto più di un sentimento, invita all'azione collettiva. Dare voce ai giovani significa credere nella loro capacità di innovare e costruire un futuro più giusto e sostenibile. Dalle analisi presentate in questo volume deriva un incoraggiamento a scommettere sulle nuove generazioni, affinché la speranza diventi un progetto concreto di rinnovamento per l'intera società.
In Occidente la solitudine rappresenta una vera e propria epidemia: negli Stati Uniti, ad esempio, colpisce oltre il 50% della popolazione, con conseguenze mortali paragonabili a quelle del fumo. Dalla presa di coscienza di questo problema dilagante nasce "Solitudini", opera collettiva che esplora le diverse accezioni della solitudine e le risposte fornite da vari ambiti di studio. Risposte che possono essere molto diverse tra loro e includono sia i contributi di esperti sia gli interventi delle istituzioni. Il testo invita a riflettere su come chi vive la solitudine possa reinterpretarla, scoprendo il suo valore e prevenendo l'isolamento. Attraverso un'indagine filosofica che parte da Seneca e arriva fino a oggi, il libro offre spunti per affrontare questa sfida contemporanea. Anche la spiritualità e la religione forniscono nuovi orizzonti, trasformando la solitudine da problema a opportunità. Un testo indispensabile per comprendere un fenomeno sempre più rilevante nel nostro secolo. Prefazione di Mario Delpini.
Che cosa accomuna i romanzi che narrano di spie e agenti doppi e vicende realmente accadute come la cinquecentesca storia di Martin Guerre o quella novecentesca dello smemorato di Collegno? Gli impostori esistono da sempre, uomini e donne che assumono false identità c'erano nel passato come ci sono oggi, quello che muta è il contesto in cui agiscono. Gabriella Turnaturi cerca di individuare alcune costanti nelle relazioni fra chi inganna e chi gli crede, a livello sia individuale sia collettivo, indaga le emozioni, i desideri, le aspettative, le ambizioni, i pregiudizi e le false credenze che entrano in gioco in questi casi. Si chiede, rifiutando di liquidare le imposture come relazioni fra persone malvagie e persone credulone, quali contesti, quali culture emozionali ne rendano più fertile il terreno, perché intere comunità, in certi casi, cadono nell'inganno. Non può infatti esistere un impostore, un pifferaio magico, senza una comunità disposta a dargli fiducia, come non può esserci un attore senza un pubblico disposto a credere alla sua rappresentazione. La fiducia, d'altra parte, è necessaria all'esistenza stessa della società, per cui non possiamo smettere di fidarci gli uni degli altri.
Le migrazioni sono un fatto, che piaccia o no. E la presenza di un numero significativo di immigrati comporta un cambiamento radicale delle società che li accolgono. La pluralità - culturale, identitaria, religiosa - va conosciuta, indagata e affrontata. Di più: il conflitto non va temuto. Va riconosciuto, accettato, governato. Al di là dello schierarsi pro o contro, del sostenere l'una o l'altra posizione politica sul tema dell'accoglienza o della cittadinanza, quali sono le implicazioni delle migrazioni e della mobilità umana? Qual è l'orizzonte verso il quale stiamo andando, quali gli scenari che si aprono, le difficoltà che dovremo affrontare, le soluzioni a disposizione? Quel che è certo è che non possiamo permetterci di sottovalutare le conseguenze della pluralità culturale e religiosa che caratterizza aree sempre più vaste del mondo. In questo libro, le analisi e le riflessioni di uno degli studiosi più accreditati sui temi delle migrazioni e del multiculturalismo.