Settimana 26-34, anno pari.
Grazie a un lavoro decennale di ricerca e di studio delle fonti, Stefania Falasca illustra la genesi delle lettere "Illustrissimi", qui presentate in edizione critica con l'apparato delle note e delle varianti. "Illustrissimi" è una raccolta di quaranta lettere idealmente indirizzate a personaggi storici e mitici di varie epoche, scritte da Albino Luciani quando era ancora patriarca di Venezia e pubblicate mensilmente nella rivista «Messaggero di sant'Antonio» dal 1971 al 1975.La quarta edizione di Illustrissimi, esce per le edizioni Messaggero di sant'Antonio con l'imprimatur papale siglato alcuni giorni prima della sua morte. Emblema della formazione e della personale biblioteca di Giovanni Paolo I, la silloge porta a riflettere sulla stretta familiarità del pontefice con la dimensione letteraria e al contempo con la solida formazione teologica. Espressione di una geniale sintesi di sacro e profano, di erudizione e chiarezza che arriva a tutti, di un magistero piantato nella radicale scelta teologica di un linguaggio semplice, conversevole e accessibile a chiunque.
Il volume si propone di analizzare i riflessi delle tecnologie digitali, nelle loro molteplici articolazioni ed espressioni, sull'ordinamento giuridico della Chiesa cattolica, attraversando tutti i Libri che compongono il Codex Juris Canonici, quale sforzo di tradurre in linguaggio canonistico la rivoluzione digitale che, ormai, incide in modo radicale sulla concezione dello spazio e del tempo, nonché sul modo di vivere attività e relazioni in ogni ambito della vita sociale ed ecclesiale. Ne emerge un'evidente vitalità della disciplina canonistica che, oltre ad essere coinvolta da profonde riforme e costanti adeguamenti, riesce ad adattarsi ed a risponder ad un mondo in rapida e costante trasformazione, nella consapevolezza che forme di vita e organizzazione ecclesiale non sono immutabili e nella certezza di essere ancora in grado di servire questa mutata realtà. Si auspica che il volume possa contribuire alla riflessione in corso per un diritto canonico più pastorale e missionario, sempre impegnato a realizzare la salus aeterna dell'homo viator che oggi incontra i fratelli e la misericordia di Dio anche su strade, e autostrade, digitali.
Dietrich Bonhoeffer continua a provocare ancora oggi chiunque lo avvicini. Pastore e docente universitario, pacifista impegnato nei movimenti ecumenici, durante il nazismo contribuì alla nascita della Chiesa confessante. Venne assassinato il 9 aprile 1945. A ottant’anni dalla sua morte cinque studiosi offrono un bilancio sulla sua eredità a partire da una parola chiave: «presenza». Quella di Dio accanto all’uomo; dell’uomo che partecipa alla sofferenza di Dio; della grazia a caro prezzo nel cammino della sequela; del cristiano nel mondo; dei fratelli e delle sorelle nel servizio della vita comune. È questo senso vivo della presenza che sta alla base di quelle stazioni sulla via della libertà nelle quali Bonhoeffer riconosce il cammino della propria vita. A questa libertà che si declina nella presenza è dedicato questo volume.
«Che c'è d'allegro in questo maledetto paese?», si chiede l'Innominato che, stanco della propria vita malvagia, si avvia verso la conversione. È la stessa domanda che tutti noi ci poniamo sempre più spesso. Cosa rimane di bello in questo mondo di guerre, pandemie e crisi di ogni genere? All'indomani del conferimento del Premio Internazionale Cultura Cattolica a Franco Nembrini, sono stati raccolti in questo volume tre suoi recenti interventi, svoltisi come quaresimali presso la Basilica di S. Giovanni in Laterano. Ne è venuta fuori una piccola e preziosa bussola, che attraverso le pagine immortali di Oscar V. Milosz, Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi (sapientemente spiegate e commentate) aiuta a riscoprire la profondità e drammaticità del dialogo che Dio tesse con l'uomo dentro le pieghe (e le piaghe) della storia di ciascuno. Prefazione del card. Angelo De Donatis. Postfazione di don Fabio Rosini.
Quale futuro per la vita consacrata? Ne parlano in questo volume il card. Artime, Pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e don Giuseppe Costa, sacerdote salesiano ed esperto di comunicazione religiosa. In un dialogo schietto e sincero, vengono affrontati tutti i problemi legati al presente e al futuro della vita religiosa: l’inesorabile calo delle vocazioni, soprattutto in Occidente, la qualità della formazione, le difficoltà a vivere e a testimoniare la vita fraterna, la fedeltà al carisma originario tra attività apostoliche da portare avanti e notevoli difficoltà economiche… Sono tutti problemi che indicano una evidente fragilità. Ma, notano gli autori, la vita consacrata può rinascere proprio dalle fragilità che sta sperimentando sotto tanti aspetti. Non si deve però continuare a identificare la vita religiosa solo con la funzione sociale che ha svolto nel passato: non soltanto è un errore, ma è anche fonte di pessimismo e di chiusura davanti a qualsiasi possibilità di cambiamento e trasformazione. La vita consacrata oggi è più che mai necessaria nella Chiesa: bisogna però avere il coraggio di liberarsi dall’ansia e dalla preoccupazione di un futuro senza numeri e senza mura. La vita religiosa non è ciò che si fa, bensì ciò che si è: segni della presenza di Dio nel mondo, "metafore dell’amore di Dio".
Curata da noti biblisti italiani, la collana riprende ex-novo e amplia il coraggioso progetto della Nuovissima versione della Bibbia dai testi originali. I singoli libri biblici vengono riproposti in una nuova versione che, oltre ad avere i testi antichi a fronte, è accompagnata da un accurato apparato testuale-filologico e da un ampio commento esegetico-teologico. La serie è diretta da Massimo Grilli, Giacomo Perego e Filippo Serafini.
Nel web sono presenti, attivi e continuano a proliferare, numerosi siti e blog cultori e propagatori del tradizionalismo cattolico. Un fenomeno che ha interessato l'identità del cattolicesimo a partire dal Concilio Vaticano II e che oggi, grazie all'esplosione dei mezzi di comunicazione messi a disposizione da una sempre crescente tecnologia dell'informazione, è diffuso secondo modalità immediatamente accessibili a qualsiasi cattolico: ai siti istituzionali si sono affiancati blog individuali e social media. Se inizialmente il minimo comune denominatore era la rivendicazione della celebrazione della messa-in-latino, durante il pontificato di Francesco le critiche da parte di questi ambienti si sono trasformate in un assalto senza restrizioni. Attraverso un'analisi dei contenuti di numerosi siti internet, anche di area anglofona, francofona e ispanofona, il lettore è accompagnato all'interno di quella che quantitativamente può essere considerata una minoranza vociante cui i mass media offrono la possibilità di una sovrarappresentazione, eppure si configura come un aspetto significativo del cattolicesimo contemporaneo.
Riccardo Lencioni, medico e professore universitario, conosciuto a livello internazionale per l’attività di ricerca che ha condotto nel campo delle nuove tecnologie per la cura dei tumori e conduttore di una popolare trasmissione di medicina su Radio Maria, racconta in prima persona l'eccezionale storia della sua conversione: «Ero lontano dalla fede ormai da molto tempo il giorno in cui sono entrato in una chiesa per il funerale di un'amica di famiglia. Qui ho vissuto l'esperienza che in un istante ha stravolto la mia intera esistenza, dando inizio ad un nuovo cammino, nel quale il mio passo incerto è stato guidato da indizi straordinari. Ho avuto una formazione scientifica, sono medico e professore universitario: mai avrei immaginato che quanto mi è successo potesse realmente accadere. Ho atteso molti anni prima di assolvere il debito di renderne testimonianza, perché il mio racconto fosse sostenuto dalla prova del tempo. In questo lungo percorso, ho dovuto vincere tutti i pregiudizi che avevo e lasciare spazio allo stupore. Perché la vita è davvero per sempre».
Per gran parte della sua esistenza, l’unica preoccupazione di Alberto è stata quella di essere bravo. Prima un bravo bambino, poi un bravo adolescente, quindi un bravo seminarista, e infine un bravo prete. E se l’esigenza di risultare così impeccabile avesse finito per schiacciarlo? Dalle primissime ferite dell’infanzia alle estati trascorse nella casa contadina dei nonni, Alberto cresce imparando prestissimo a adattarsi. A intuire l’umore degli altri e comportarsi di conseguenza, mettendo al secondo posto le emozioni. E quando entra in seminario, la buona condotta si fa corazza: preghiere interminabili all’alba, totale aderenza alle regole, quaderni pieni di appunti alla ricerca di una perfezione ascetica. Finché nella corteccia cominciano ad aprirsi le crepe. Ci sono le serate in cui un prete altrettanto giovane gli chiede a bruciapelo se è felice. C’è un’amica dai capelli ramati e un bacio dato d’istinto. Ci sono le porte della Chiesa che a volte si aprono e a volte si chiudono in faccia. Ci sono gli incontri con le persone, tante e diverse: dai detenuti del carcere ai ragazzi dell’oratorio, passando per i pazienti dell’ospedale e un fratello - il suo - che trova la fede, la perde e la rincorre ancora, mostrando ad Alberto che la via per il sacro raramente procede in linea retta. Mentre tutto scorre, Alberto sperimenta modi nuovi per parlare di Dio e soprattutto inizia a farsi delle domande: sul suo ruolo, sulla libertà, su tanto altro. Anche se queste domande rischiano di mettere in discussione ogni cosa e porgli il dilemma più grande della sua vita. In quest’appassionante autobiografia che si legge con il ritmo di un romanzo di formazione e la profondità di un diario spirituale, don Alberto Ravagnani affronta temi e solleva quesiti universali, capaci di toccare ognuno di noi. Come si riconosce un desiderio rimasto troppo a lungo nascosto? E che succede se scopri che Dio non ti vuole perfetto ma intero, comprese le debolezze e contraddizioni? È da queste fenditure, molto più che dalle regole, che prende forma La scelta.
Il volume 14 della collana "Ad Jesum per Mariam" con le meditazioni per ogni giorno di maggio, il mese dedicato alla Vergine Maria. La figura di Maria è molto presente nella spiritualità di san Francesco e dei santi francescani che la invocano Patrona dell’Ordine Francescano. Le meditazioni aiutano ad immergersi profondamente nei misteri della fede alla luce di san Francesco d’Assisi, di cui celebriamo con gioia l’ottavo Centenario del beato transito dalla terra al cielo, avvenuto nella chiesetta della Porziuncola, sotto lo sguardo della Vergine, Santa Maria degli Angeli.