Finlandia, 1939. L'apparente silenzio della foresta è in realtà un coro di suoni e di voci. Il giovane Simo ha imparato dal padre a non trascurare alcun dettaglio. È un cacciatore esperto e conosce il respiro della volpe, sa adattare il proprio a quello dell'animale, prima di colpire. Sa valutare le distanze e quanta differenza può fare un errore di calcolo. Ciò che ancora non sa è che presto la sua precisione infallibile si misurerà in vite umane, tolte e salvate. Nell'autunno di quell'anno l'Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un'area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo. L'attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l'inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca, il fantasma inespugnabile per la schiacciante Armata rossa, il simbolo di un'incredibile resistenza, fonte d'ispirazione per i compagni in trincea. Con sguardo lucido Norek ci avvicina a Simo, ma anche a Toivo, Viktor, Leena e tanti altri, protagonisti di un destino che non hanno scelto ma di cui sono inevitabilmente gli eroi. "I guerrieri d'inverno" è un romanzo sulla durezza e sull'umanità che si confrontano durante le guerre, uno studio attentissimo a quanto è successo ed è stato dimenticato. Un romanzo che ci parla, ancora oggi, di quei luoghi in cui la Storia irrompe come una tempesta, e dove la lotta per la propria libertà si accende, senza filtri.
Nel 1992 le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono state il momento culminante di una stagione di contrapposizione frontale tra la mafia e le istituzioni statali. Da circa un quindicennio, per la prima volta nella sua storia, il fenomeno mafioso aveva assunto esplicitamente un carattere eversivo. Ciò determinò non soltanto un’inedita risposta da parte dello Stato ma anche la nascita del movimento antimafia. Il rilievo che assunsero quei drammatici avvenimenti non fu limitato alla sola Sicilia: divennero parte di uno dei più complessi passaggi della storia dell’Italia contemporanea. Il volume rappresenta uno dei primi tentativi di approfondire quelle vicende e il contesto nel quale si inseriscono, provando ad andare oltre al piano - pure importante, ma che non può restare l’unico - della celebrazione e della memoria.
Smartphone, social network e streaming entrano nella vita dei bambini fin dalla nascita e ne ridisegnano profondamente i percorsi di crescita. Come possono genitori ed educatori orientarsi in questa rivoluzione digitale senza precedenti? Dalle prime interazioni con gli schermi all'alfabetizzazione digitale, dalla gestione dei rischi del web alla costruzione di un'identità consapevole sui social network, ogni capitolo offre spunti concreti e soluzioni realistiche fondate sulle più recenti evidenze neuroscientifiche e psicologiche. Una guida affidabile e autorevole, che non demonizza la tecnologia ma la riconosce come opportunità da governare, offrendo agli adulti gli strumenti per diventare mediatori digitali preparati e competenti.
Il libro ripercorre l'eredità filosofica e giuridica che, da Kant a Kelsen, ha incarnato l'ideale di una pace giusta da costruirsi attraverso i diritti dell'uomo e le istituzioni, sia sul piano interno che sotto il profilo internazionale. Dopo la Seconda guerra mondiale la Carta delle Nazioni Unite (1945) e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) diedero corpo a questa prospettiva. Ma Stato di diritto, democrazia, diritti umani sono elementi costitutivi di una speranza progettuale che appare oggi largamente sconfessata, in un mondo in cui tentazioni nazionalistiche e imperiali di varia natura, politica di potenza, distruzione dell'ambiente, guerre e massacri di popolazioni civili dilagano. Una presentazione commentata delle dichiarazioni e convenzioni internazionali più significative, che hanno segnato in profondità la nostra storia nella generale prospettiva della pace attraverso il diritto e di una Politica che aspiri a pensarsi con la "P" maiuscola, a difesa delle più preziose eredità della democrazia costituzionale e dei suoi valori.
Che cosa e come vedono gli occhi di coloro che credono? Si crede perché si è visto oppure si vede perché si crede? Con originalità e precisione Rousselot scioglie i nodi e le fatiche nel comporre ed esplorare l'atto di fede nelle sue dimensioni di razionalità e intuizione, libertà e certezza, percezione e decisione. Il saggio "Gli occhi della fede", tradotto in molte lingue, ha ispirato innumerevoli pensatori - da Henri de Lubac, fino a Ratzinger e papa Francesco (enciclica Lumen fidei) - che hanno ripreso la felice metafora della luce della grazia e degli occhi della fede. Un classico della teologia del Novecento che ha influenzato ampiamente la riflessione sulla fede: l'atto di fede emerge nella sua essenza come azione integrale della persona, esperienza di disposizione affettiva e scelta libera trasformate da una relazione d'amore gratuita ed eccedente.
"La vita anteriore" è l’autobiografia della generazione nata a cavallo degli anni Quaranta, che ha un tratto che la rende particolare. È l’unica nella storia che si sia trovata a ‘saltare un evo intero’ - o forse più di uno - e a superare in una vita sola tanti radicali capovolgimenti di modi di vivere e di pensare. Nell’intervallo tra allora e ora è infatti cambiata ogni cosa, più volte, fuori e dentro di noi: le case e le famiglie, l’ambiente, i codici di comportamento, i modi di divertirsi, di lavorare, di stare insieme, di amarsi, le relazioni tra le persone e i rituali sociali, l’educazione e la scuola, gli oggetti e i gadget della vita quotidiana, l’abbigliamento e la concezione del corpo, dell’identità personale e del sesso, le pratiche religiose, il modo di guardare e di fotografare, di parlarsi e di telefonare, i mezzi di trasporto e il modo di viaggiare, la cura della salute, il modo di mangiare, l’eros e le passioni, la compassione e la pietà, le forme politiche e la socialità. Questo incessante turbine di cambiamenti, di cui le generazioni successive non sanno nulla, ha bisogno di essere raccontato perché, per una strana deformazione imposta dalla modernità, quanto più sappiamo di quel che accade, tanto meno ci rendiamo conto di quel che scompare e va via. Con una scrittura appassionata, forti zoomate tra passato e presente e continue dissolvenze tra la memoria personale e lo sguardo storico, "La vita anteriore" racconta questo turbine, vividamente restituito dalle molte fotografie di persone, oggetti, ambienti, situazioni sociali e personali.
Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros - tra cui il "presidente povero" Pepe Mujica - vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto. In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà. Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama "cambiare casa". Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra.
In un mondo in cui l’intelligenza artificiale genera volti, voci e presenze capaci di simulare empatia, il sé digitale esplora il cuore di una mutazione antropologica in atto. Partendo dalle neuroscienze dell’embodiment e dall’ormai classica teoria della simulazione incarnata, Vittorio Gallese costruisce un nuovo paradigma per pensare la soggettività contemporanea. Dai neuroni specchio alla soggettività algoritmica, questo libro traccia un itinerario originale e multidisciplinare che attraversa neuroscienze, filosofia, estetica e media theory per ripensare il sé come realtà incarnata, relazionale e tecnologicamente modulata. Il sé digitale propone una nuova onto-fenomenologia del soggetto, capace di integrare le trasformazioni dell’esperienza introdotte da dispositivi interattivi, intelligenze artificiali e ambienti digitali immersivi. Il corpo non è escluso, ma riconfigurato; l’alterità non è annullata, ma resa ambigua da nuovi simulacri affettivi. Culmine teorico del volume è la proposta di un’estetica radicale: una politica del sentire, che restituisca intensità, opacità e imprevedibilità alla relazione in un mondo dominato da interfacce trasparenti e algoritmi predittivi. In un tempo in cui l’alterità rischia di diventare funzione, e il ripiegamento nella solitudine un progetto, l’urgenza è tornare a pensare il corpo, non come nostalgia, ma come condizione generativa di ogni possibile futuro. Un saggio necessario per comprendere le metamorfosi del sé nell’era del codice.
Cosa genera davvero le disuguaglianze? Sono il frutto di leggi naturali, di tradizioni culturali, o piuttosto il risultato di scelte politiche e rapporti di forza sociali? In questo saggio agile e penetrante, Thomas Piketty - tra i più influenti economisti contemporanei - smonta i miti dell’inevitabilità e propone una lettura storica e comparativa dei "regimi inegualitari" che hanno segnato le società moderne. Partendo da una conferenza tenuta al Musée du Quai Branly di Parigi, Piketty esplora le radici delle disuguaglianze economiche, di genere, ambientali e culturali, mostrando come la loro evoluzione sia sempre legata a dinamiche istituzionali e mobilitazioni collettive. Dalla tassazione progressiva all’accesso universale all’istruzione, dalla governance partecipativa alla giustizia climatica, il libro traccia un percorso concreto verso una società più equa. Un saggio illuminante che ci invita a ripensare il concetto stesso di giustizia sociale, e a riconoscere che l’uguaglianza non è un’utopia, ma una possibilità storica.
Paolo di Tarso è il fondatore del cristianesimo? No, ma sicuramente ha fornito, per primo, alle origini cristiane, da ebreo sapientemente dotato di tre culture, un modo di ragionare, un linguaggio, una prospettiva di vita che sono state essenziali fin dalla metà del I secolo d.C. per la diffusione del Vangelo di Gesù Cristo. Questo libro intende aiutare lettrici e lettori molto vari a confrontarsi con questa figura appassionante e con i suoi scritti, tutti aspetti fondamentali per la cultura di ispirazione cristiana e molto rilevanti nel patrimonio culturale euro-mediterraneo e globale. Tale confronto, che queste pagine confidano di rendere comprensibile e avvincente, potrà far cogliere quanto universale possa essere l’apporto delle lettere di Paolo ad un umanesimo del cuore e della mente, chiaro nelle sue radici e inclusivo nelle sue attenzioni. Tutto ciò nella logica quotidiana di una fede che si costruisce attraverso l’amore fraterno.
Il presente volume affronta la disciplina di alcuni aspetti del diritto probatorio civile nell’ottica dinamica della comparazione tra modelli processuali di common law, civil law e di diritto canonico, alla luce delle rispettive riforme, tra le quali non manca un accenno a quella di cui è stato recentemente investito l’ordinamento processuale canonico. La prima parte del testo intende fornire la ratio che sottende la configurazione tipica della prova, sempre condizionata dalle ideologie e dalle finalità perseguite da ciascun modello processuale, connesse alla funzionalità epistemica di ricerca della verità nella fase istruttoria. Pur con i limiti di una materia vasta ed in continuo aggiornamento, dallo studio comparato della tipologia e della modalità di valutazione di alcuni mezzi di prova nell’ambito dei diversi modelli processuali si evince l’esistenza sia di elementi sincronici sia di taluni aspetti distonici, che, in ambito canonico, sono ascrivibili alla peculiare connotazione del modello processuale ai relativi obiettivi conseguiti.