«Creano un deserto e lo chiamano pace.» Nonostante siano trascorsi quasi duemila anni da quando Tacito immortalava così l'aggressiva politica di Roma, ancora oggi assistiamo a scene di devastazione degne del suo aforisma. D'altronde il conflitto caratterizza da sempre la vita delle comunità, e la storia umana non è altro che un susseguirsi di guerre intervallate da accordi più o meno duraturi. Se il primo trattato di pace che ci sia giunto, quello tra Ramsesii e il sovrano ittita Ḫattušili, professava il conseguimento di una «pace per l'eternità» - tanto che il suo testo campeggia nella sala dove si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell'Onu -, gli uomini non hanno mai smesso di incrociare le armi. Scrivere un saggio sulla pace significa allora scrivere la storia di un miraggio; confrontandosi con la realtà, significa ripercorrere la vicenda dei trattati che hanno interrotto, temporaneamente, lo stato di belligeranza tra i gruppi umani. Per orientarsi in questo vastissimo orizzonte, Gastone Breccia, uno dei massimi esperti italiani di storia militare, individua e analizza alcune tipologie specifiche nel modo di concludere i conflitti: dalla pace imposta con lo sguardo rivolto a nuove conquiste al cessate il fuoco in vista di un equilibrio politico e bellico duraturo; dagli accordi tra nemici irriducibili a paci strette per riparare ciò che è stato distrutto, fino alla «pace ibrida» che caratterizza la nostra era di disordine globale. Quale che sia la sua natura, la pace resta tra le più fragili invenzioni degli esseri umani: chi sarà in grado di costruire la prossima farebbe bene a tener conto dei fallimenti di tanti secoli di storia, senza per questo perdere fiducia nella possibilità di dare un ordine meno ingiusto al mondo di domani.
Quando la luce si spegne e scende la notte, nascono domande che di giorno restano in silenzio. Anche nei momenti più bui, però, una piccola luce può accendersi. È quello che accade a un bambino affacciato al balcone, mentre contempla il cielo stellato. Si sente minuscolo davanti a quell'immensità. Si chiede chi sia, quale sia il suo posto, se la sua vita abbia un senso. Proprio lì, nel silenzio della notte, gli appare il suo angelo. Con parole semplici e luminose, lo prende per mano e lo accompagna in un viaggio sorprendente: alla scoperta di un disegno d'amore in cui ogni persona è come una stella nel firmamento — unica, necessaria, chiamata a brillare. Attraverso immagini poetiche ispirate ai Testi Sacri, don Davide Banzato ci dona un piccolo scrigno di spiritualità: un libro da regalare con amore ai bambini e alle bambine, ma capace di parlare in profondità anche agli adulti. Un dialogo delicato tra chi educa e chi cresce, che invita a riscoprire ciò che conta davvero: il legame invisibile tra il cielo e la terra, tra il cuore e l'eterno. Età di lettura: da 7 anni.
Francia, 1945: la guerra è finita e per le strade risuonano le note de La vie en rose, ma nell’Europa dell’Est lo scenario resta apocalittico. La trentaduenne Madeleine Pauliac, medico dell’esercito francese, viene inviata dal generale de Gaulle a Varsavia, per svolgere un ruolo cruciale nella missione di rimpatrio dei 300.000 soldati rimasti bloccati negli ospedali o nei campi di prigionia, detenuti da Stalin. Qui sarà raggiunta da unidici infermiere e autiste della Croce Rossa francese, le ragazze del leggendario Squadrone blu, dal colore delle uniformi donate dagli americani. Insieme, porteranno a termine oltre 200 missioni e percorreranno circa 40.000 km sulle strade devastate di un mondo in rovina, sfidando la minaccia sovietica. Fino a quando la Cortina di ferro non calerà definitivamente, tagliando in due l’Europa. E fino a quello spietato inverno del 1946 in cui Madeleine morirà in un misterioso incidente d’auto nel corso di un’ultima e segretissima missione. Per l’80° anniversario della morte di Madeleine Pauliac arriva in Italia la storia che ha ispirato il film "Agnus Dei" (2016).
Giovanni Diotallevi ha sedici anni quando suo padre gli comunica la grande notizia. Ha ottenuto per lui un colloquio con un gerarca, una persona importante. Se saprà fargli una buona impressione, per Giovanni si apriranno le porte del meraviglioso luogo che il Duce ha voluto costruire in fondo alla Tuscolana, una piccola metropoli destinata a creare pellicole che incanteranno il mondo intero. Per lui non ci saranno i mercati generali, cassette da scaricare e una schiena spezzata: potrà servire da bere e da mangiare ai più grandi divi del Paese, in quel posto magico che verrà inaugurato in primavera. È ancora incompleto ma ha già un nome che suona come una promessa: Cinecittà. Così, in una fredda mattina del febbraio 1937, Giovanni sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema. Incontra Franco Romoli, capo del bar, e per la prima volta passa dietro al bancone. Lì diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, crescerà e invecchierà, si farà una famiglia, vedrà scorrere mezzo secolo: la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere. Incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali, negli anni della "Hollywood sul Tevere", fino a quando la televisione metterà in crisi quella straordinaria avventura. Walter Veltroni conferma la sua capacità di raccontare la grande Storia attraverso vite normali e speciali insieme, come sono tutte le vite umane. Costruito in equilibrio tra meticolosa ricostruzione storica e invenzione letteraria, "Il bar di Cinecittà" è un romanzo storico e familiare. Ironico e struggente, dolce e amaro, restituisce la magia, le contraddizioni e l'umanità di un luogo unico al mondo, la fabbrica dei sogni chiamata Cinecittà.
Guardini ebbe per tutta la vita una frequentazione assidua del testo biblico, in vista della predicazione nella liturgia, della ricerca teologica e della proposta educativa. I due scritti qui pubblicati per la prima volta in lingua italiana, L'amore nel Nuovo Testamento e La fede nel Nuovo Testamento, testimoniano questo suo accostamento diretto e profondo alla sacra Scrittura, in un'epoca nella quale per i cattolici non era per nulla abituale. Lo sguardo del pensatore tedesco, formatosi alla scuola di Agostino, di Bonaventura e di Pascal, scorge nei testi neotestamentari un filo rosso costante: l'amore.
Raimon Panikkar conversa con il rabbino Pinchas Lapide, entrambi intervistati da Anton Kenntemich. Un'opera in grado di sconvolgere quello che i cristiani pensano degli ebrei e quello che gli ebrei pensano dei cristiani, e che evidenzia il rischio possibile di una riduzione sia del cristianesimo sia dell'ebraismo. Come sempre hanno ripetuto Raimon Panikkar e Julien Ries, non c'è dialogo che non porti un guadagno reciproco. In questo senso sono qui affrontate tematiche fondamentali quali l'idolatria, l'esperienza dell'aperto, della libertà, dell'infinito, dell'indescrivibile. Parole dentro le quali è annidato un mistero inesprimibile, che conduce in unità la diversità delle culture.
Aspetti medici e morali
La fase che segna la nascita della Repubblica e, in particolare, il periodo che va dall’ultimo anno di guerra fino alla liberazione, alle prime elezioni, al Referendum istituzionale e alla Costituente, inaugura una nuova stagione per la presenza dei cattolici nella vita del Paese. Il volume descrive la posizione assunta dalla Chiesa cattolica nelle numerose diocesi marchigiane e, con essa, dal laicato organizzato - in particolare dall’Azione Cattolica - rispetto ai temi sociali e politici affrontati nella Costituente. Il mondo ecclesiale si trova chiamato a svolgere un ruolo di primo piano nella crisi nazionale e nel disorientamento generale, essendo, in questo frangente, una delle poche realtà che hanno mantenuto una propria organizzazione capillare. Già sul finire del 1945 appaiono sulla stampa cattolica della regione i primi articoli sulle prossime elezioni, che porteranno poi ad eleggere i rappresentanti nella Costituente. La chiamata alle urne del 2 giugno 1946 e quella del 18 aprile 1948 inaugureranno, anche con il fattivo contributo dei cattolici, la nuova stagione democratica caratterizzata da una vasta partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del Paese.
¿No nos llevará el camino sinodal, en el que estamos decididamente comprometidos, a redescubrir que el sacerdote, cuya presencia es indispensable para la vida de una comunidad cristiana, no es el único responsable de la vida y la misión de la Iglesia? El sacerdote ciertamente no es nada, ¡pero tampoco lo es todo! Las pocas pistas esbozadas aquí pretenden contribuir a dibujar otro rostro de los ministros ordenados en nuestra Iglesia. «Otro rostro», no en el sentido de innovar a toda costa siguiendo una moda o una ideología. Se trata más bien de acercarnos de nuevo a la Palabra de Dios para discernir las llamadas que nos dirige hoy. Mons. Jean-Marc Eychenne nos invita a descubrir que el ministerio sacerdotal debe vivirse en la «escuela del lavatorio de los pies» y su discurso se ilustra con la obra del artista francés de arte sacro contemporáneo Arcabas, seudónimo de Jean-Marie Pirot.
Jean-Marc Eychenne (Pamiers, 1956), obispo de Grenoble y Viena desde septiembre de 2022; antes fue obispo de Pamiers (2014-2022).
La sicurezza è diventata il terreno su cui questa destra ha costruito egemonia politica. Un campo simbolico e materiale abbandonato troppo a lungo dalle forze progressiste, consegnato a una narrazione semplificata, muscolare, fondata sulla paura e sulla costruzione del nemico. Ma è davvero inevitabile che sicurezza significhi repressione, esclusione, riduzione dei diritti? Carlo Bonini e Franco Gabrielli partono da qui: dalla necessità di strappare la sicurezza al monopolio culturale della destra. Perché una sicurezza democratica non solo esiste, ma è l'unica in grado di tenere insieme libertà e protezione, diritti e ordine, coesione sociale e legalità. Una sicurezza che non nega la complessità, non alimenta il rancore, non trasforma la paura in consenso. Attraversando i nodi più controversi del presente - migrazioni, città, ordine pubblico, carcere, uso della forza, cybersicurezza -, questo libro smonta il paradigma securitario dominante e ne mostra le contraddizioni: una macchina politica che promette sicurezza ma produce insicurezza, che moltiplica le norme senza risolvere i problemi, che divide la società mentre pretende di difenderla. Contro la paura è insieme un'analisi e un manifesto. Un atto d'accusa verso le politiche delle destre di governo, ma anche verso le ambiguità di un campo progressista che ha rinunciato a elaborare una propria idea di sicurezza. Qui prende forma un'alternativa: una sicurezza democratica e relazionale, fondata sulla responsabilità pubblica, sulla trasparenza, sulla prevenzione e sulla capacità di tenere insieme le persone invece di contrapporle. Perché la vera sfida non è scegliere tra sicurezza e libertà. È costruire una sicurezza che non le metta mai in alternativa. Rimettere la sicurezza al centro della democrazia vuol dire sottrarla alla propaganda e restituirla alla responsabilità pubblica. "La sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli."
Siamo così geniali da aver inventato l'intelligenza artificiale, così limitati da aver bisogno del suo aiuto in ogni circostanza e così sciocchi da non riuscire a decidere se era la cosa giusta da fare? L'intelligenza artificiale ci è amica o ci sfrutta? Invece di chiedersi se il mondo sarà rovinato o tratto in salvo dall'innovazione tecnologica, il libro esamina, con l'aiuto della storia e di molti esempi concreti, la nascita, la crescita e la realtà presente della tecnologia come un nuovo potere: il potere digitale. Il potere digitale è diffuso, pervasivo, persuasivo e ha natura poliedrica. È il potere esercitato dalle grandi piattaforme tecnologiche nella sfera economica, sociale e politica, ma è anche un modo nuovo di esercitare il potere pubblico, influenza il modo in cui gli individui interagiscono singolarmente e collettivamente ed è strumento di competizione fra blocchi geopolitici. Il potere digitale è concentrato in mani private, ma i suoi benefici e i suoi rischi sono così rilevanti da richiedere necessariamente scelte collettive a tutela di diritti e valori ai quali non vogliamo rinunciare.