8 maggio 2025. Al secondo giorno di conclave e al quarto scrutinio, il cardinale Robert Prevost viene eletto Papa assumendo il nome di Leone XIV. Lo aspettava un compito difficile, con un mondo sconvolto da gravi crisi economiche e militari, una Chiesa con semi di divisione, l’eredità pubblica ingombrante di Papa Francesco. È il primo Papa statunitense ma è anche un missionario, un pastore tra la gente ma anche un prelato inserito nelle strutture di governo della Chiesa, un appartenente a un ordine religioso ma anche un uomo capace di confrontarsi con prelati da una parte e laici dall’altra. In dodici mesi abbiamo cominciato a capire con chi abbiamo a che fare. Sobrio, diretto, misurato. Poco incline alla spettacolarità, molto attento a ogni parola e a ogni gesto. Non cerca il consenso delle folle, eppure sa dare sicurezza, perché la sua solidità non è rigidità: è equilibrio. Ribadisce la centralità dei poveri e della pace, sottolinea l’amore e la misericordia di Dio, ma non genera ambiguità negli insegnamenti fondamentali. Un uomo di fatti, e di fatti ben ponderati. Un anno non è lungo, ma è sufficiente per intravedere una direzione. Leone XIV sembra avere in testa un obiettivo preciso: l’unità. Dentro la Chiesa, tra i cristiani, tra le religioni, verso il mondo. Non un’unità di facciata, non un compromesso al ribasso, ma qualcosa di più esigente e più solido: la comprensione reciproca come fondamento della convivenza. Un anno da Leone è il primo bilancio di un pontificato appena iniziato e già, in molti modi, riconoscibile.
Secondo Jung e la tradizione successiva, in ognuno di noi ci sono dodici archetipi fondamentali. Tutti li possediamo. Ma alcuni dormono, altri urlano. Raramente dialogano tra loro. Lavorare sugli archetipi è un’arte di equilibrio, un percorso spirituale e psicologico, una forma di ecologia dell’anima. Il cammino che stiamo per intraprendere non vuole essere una mappa rigida, ma piuttosto una bussola. Non un vassoio di ricette a basso costo per far fronte alla fatica del vivere quotidiano. Anzi, l’intento è quello di muovere domande potenti, insieme a spazi d’ascolto, attraverso immagini profonde. È pensato per chi è disposto a fermarsi, ad ascoltarsi, a vedere le proprie luci e le proprie ombre. Per chi intuisce che la verità non è fuori, ma dentro.
Guardini ebbe per tutta la vita una frequentazione assidua del testo biblico, in vista della predicazione nella liturgia, della ricerca teologica e della proposta educativa. I due scritti qui pubblicati per la prima volta in lingua italiana, L'amore nel Nuovo Testamento e La fede nel Nuovo Testamento, testimoniano questo suo accostamento diretto e profondo alla sacra Scrittura, in un'epoca nella quale per i cattolici non era per nulla abituale. Lo sguardo del pensatore tedesco, formatosi alla scuola di Agostino, di Bonaventura e di Pascal, scorge nei testi neotestamentari un filo rosso costante: l'amore.
La Cina non diventerà mai come gli Stati Uniti. E non perché non possa, ma perché non vuole. Il libro indaga le radici profonde di una contesa che non riguarda soltanto potere ed egemonia, ma differenti idee dell’essere umano, della società e del governo. Da un lato l’Occidente figlio di Hobbes che ha costruito la propria modernità sul dominio, l’espansione e la paura. Dall’altro la Cina erede di Confucio, che pensa la modernizzazione come armonia e continuità tra tradizione e innovazione. Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia, politica ed economia, il volume offre un confronto chiaro e provocatorio fra il progetto globale americano e quello cinese, fino ad arrivare alla contesa tecnologica e alla trasformazione di un ordine globale sempre più policentrico. Il cosiddetto Occidente, con gli USA in primis, sarà in grado di adattarsi a un mondo mutato e accettare la sfida posta da Pechino? In gioco, c’è la scelta tra guerra e pace. Prefazione di Luciano Canfora.
Sulla natura umana è un’opera unica - pubblicata postuma - a cui Winnicott si è dedicato lungo tutto l’arco della vita. Nel tentativo di sistematizzare il suo pensiero sulla natura umana e sullo sviluppo, fa emergere alcune delle intuizioni più feconde della psicoanalisi contemporanea: il ruolo costitutivo dell’ambiente, la natura psicosomatica dell’esperienza, l’idea di un neonato attivo e creativo fin dall’inizio, il carattere intrinsecamente costruttivo della vita psichica. L’autore descrive lo sviluppo come un processo "normalmente doloroso e segnato da conflitti", ma al tempo stesso esprime una profonda fiducia nella sua evoluzione positiva quando avviene nella continuità di una relazione. La forma stratificata e in parte incompiuta del libro non è un limite, ma l’espressione stessa del pensiero di Winnicott, che affida al lettore il compito di proseguire e sviluppare le sue ipotesi. Questa edizione rivista e aggiornata restituisce la complessità originaria delle pagine dell’autore, rendendo il loro contenuto ancora attuale.
Mississippi, 1933. A soli undici anni, Margot "Meg" Lefleur ha imparato a sue spese che non può fidarsi di nessuno. Dal giorno in cui improvvisamente la sua adorata madre, Charlie, non è tornata a casa, Meg è diventata una delle bambine "non adottabili" dell'orfanotrofio della città, dove lotta ogni giorno per non perdere la speranza e mantenere vivo il suo spirito indomito. "È la speranza una creatura alata" recita una meravigliosa poesia che ha imparato a memoria. E quella poesia le ricorda la sua mamma. Quando incontra Birdie, Meg ha finalmente la sensazione che qualcuno si preoccupi davvero del suo futuro. È stata la disperazione a portare Birdie lì a Oxford: la Grande Depressione stringe la sua morsa e, se non paga le rate arretrate del mutuo, rischia di finire in mezzo alla strada. La giovane intende chiedere un prestito alla sorella, che ha sposato l'erede dei Tartt, una famiglia ricca e ben introdotta nei salotti dell'alta società. Molto presto, però, si rende conto che il loro benessere non è altro che una facciata sostenuta da un'impalcatura di bugie. Ma un giorno il caso conduce Charlie davanti alla porta di Birdie. Vittima di un sistema che l'ha ridotta sul lastrico per poi portarle via la figlia, Charlie non ha più nulla, tranne la sua intraprendenza. E propone a Birdie un piano audace ed estremamente rischioso, che potrebbe però risolvere i problemi di entrambe. È un'alleanza insolita, quella che si crea in casa Tartt, eppure fortissima, come accade tra persone che possono contare solo su ciò che hanno da darsi reciprocamente, sfidando ipocrisie e convenzioni. E, in un momento in cui alle donne viene negato ogni diritto, il loro piccolo atto di ribellione porterà conseguenze che non avrebbero mai immaginato... Arguto, commovente e irresistibilmente ironico, Il Calamity Club è una storia indimenticabile di resilienza e amicizia, un inno alla forza delle donne e alla loro capacità di trasformare persino una calamità in un nuovo inizio.
«Creano un deserto e lo chiamano pace.» Nonostante siano trascorsi quasi duemila anni da quando Tacito immortalava così l'aggressiva politica di Roma, ancora oggi assistiamo a scene di devastazione degne del suo aforisma. D'altronde il conflitto caratterizza da sempre la vita delle comunità, e la storia umana non è altro che un susseguirsi di guerre intervallate da accordi più o meno duraturi. Se il primo trattato di pace che ci sia giunto, quello tra Ramsesii e il sovrano ittita Ḫattušili, professava il conseguimento di una «pace per l'eternità» - tanto che il suo testo campeggia nella sala dove si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell'Onu -, gli uomini non hanno mai smesso di incrociare le armi. Scrivere un saggio sulla pace significa allora scrivere la storia di un miraggio; confrontandosi con la realtà, significa ripercorrere la vicenda dei trattati che hanno interrotto, temporaneamente, lo stato di belligeranza tra i gruppi umani. Per orientarsi in questo vastissimo orizzonte, Gastone Breccia, uno dei massimi esperti italiani di storia militare, individua e analizza alcune tipologie specifiche nel modo di concludere i conflitti: dalla pace imposta con lo sguardo rivolto a nuove conquiste al cessate il fuoco in vista di un equilibrio politico e bellico duraturo; dagli accordi tra nemici irriducibili a paci strette per riparare ciò che è stato distrutto, fino alla «pace ibrida» che caratterizza la nostra era di disordine globale. Quale che sia la sua natura, la pace resta tra le più fragili invenzioni degli esseri umani: chi sarà in grado di costruire la prossima farebbe bene a tener conto dei fallimenti di tanti secoli di storia, senza per questo perdere fiducia nella possibilità di dare un ordine meno ingiusto al mondo di domani.
Il presente volume nasce dalla passione per l’uomo e quindi dall’accettazione delle sfide che la «controversia sull’humanum» pone all’inizio del terzo millennio. Proprio nei frangenti storici in cui la dignità, l’integrità, la verità e l’eccellenza dell’uomo vengono posti in questione o, addirittura, a rischio, più forte risplende la sua«santità» (Lévinas), cioè, l’impossibilità di estinguerlo e vanificarlo.
Il pensiero cristiano ha sintetizzato questa dignità incontrovertibile nella nozione di “persona”. I diversi saggi qui pubblicati si preoccupano di reperire le radici dell’essere persona dell’uomo e quindi il realismo dell’essere persona: come nell’essere persona si presenti il punto di massima densità del reale. Una delle tesi di fondo di tutti i lavori è che non sarà possibile affermare la centralità dell’uomo (antropocentrismo) al di fuori di una salda personologia.
Saggi di Karol Wojtyla, Massimo Serretti, Jacques Servais, Christof Betschart, Daniele Serretti, Ricardo Gibu Shimabukuro, Massimiliano Pollini, Aldo Giacchetti Pastor, Gustavo Sánchez Rojas, Jorge Olaechea Catter, Paul Ludwig Landsberg.
Quando la luce si spegne e scende la notte, nascono domande che di giorno restano in silenzio. Anche nei momenti più bui, però, una piccola luce può accendersi. È quello che accade a un bambino affacciato al balcone, mentre contempla il cielo stellato. Si sente minuscolo davanti a quell'immensità. Si chiede chi sia, quale sia il suo posto, se la sua vita abbia un senso. Proprio lì, nel silenzio della notte, gli appare il suo angelo. Con parole semplici e luminose, lo prende per mano e lo accompagna in un viaggio sorprendente: alla scoperta di un disegno d'amore in cui ogni persona è come una stella nel firmamento — unica, necessaria, chiamata a brillare. Attraverso immagini poetiche ispirate ai Testi Sacri, don Davide Banzato ci dona un piccolo scrigno di spiritualità: un libro da regalare con amore ai bambini e alle bambine, ma capace di parlare in profondità anche agli adulti. Un dialogo delicato tra chi educa e chi cresce, che invita a riscoprire ciò che conta davvero: il legame invisibile tra il cielo e la terra, tra il cuore e l'eterno. Età di lettura: da 7 anni.
Francia, 1945: la guerra è finita e per le strade risuonano le note de La vie en rose, ma nell’Europa dell’Est lo scenario resta apocalittico. La trentaduenne Madeleine Pauliac, medico dell’esercito francese, viene inviata dal generale de Gaulle a Varsavia, per svolgere un ruolo cruciale nella missione di rimpatrio dei 300.000 soldati rimasti bloccati negli ospedali o nei campi di prigionia, detenuti da Stalin. Qui sarà raggiunta da unidici infermiere e autiste della Croce Rossa francese, le ragazze del leggendario Squadrone blu, dal colore delle uniformi donate dagli americani. Insieme, porteranno a termine oltre 200 missioni e percorreranno circa 40.000 km sulle strade devastate di un mondo in rovina, sfidando la minaccia sovietica. Fino a quando la Cortina di ferro non calerà definitivamente, tagliando in due l’Europa. E fino a quello spietato inverno del 1946 in cui Madeleine morirà in un misterioso incidente d’auto nel corso di un’ultima e segretissima missione. Per l’80° anniversario della morte di Madeleine Pauliac arriva in Italia la storia che ha ispirato il film "Agnus Dei" (2016).
Giovanni Diotallevi ha sedici anni quando suo padre gli comunica la grande notizia. Ha ottenuto per lui un colloquio con un gerarca, una persona importante. Se saprà fargli una buona impressione, per Giovanni si apriranno le porte del meraviglioso luogo che il Duce ha voluto costruire in fondo alla Tuscolana, una piccola metropoli destinata a creare pellicole che incanteranno il mondo intero. Per lui non ci saranno i mercati generali, cassette da scaricare e una schiena spezzata: potrà servire da bere e da mangiare ai più grandi divi del Paese, in quel posto magico che verrà inaugurato in primavera. È ancora incompleto ma ha già un nome che suona come una promessa: Cinecittà. Così, in una fredda mattina del febbraio 1937, Giovanni sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema. Incontra Franco Romoli, capo del bar, e per la prima volta passa dietro al bancone. Lì diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, crescerà e invecchierà, si farà una famiglia, vedrà scorrere mezzo secolo: la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere. Incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali, negli anni della "Hollywood sul Tevere", fino a quando la televisione metterà in crisi quella straordinaria avventura. Walter Veltroni conferma la sua capacità di raccontare la grande Storia attraverso vite normali e speciali insieme, come sono tutte le vite umane. Costruito in equilibrio tra meticolosa ricostruzione storica e invenzione letteraria, "Il bar di Cinecittà" è un romanzo storico e familiare. Ironico e struggente, dolce e amaro, restituisce la magia, le contraddizioni e l'umanità di un luogo unico al mondo, la fabbrica dei sogni chiamata Cinecittà.
Il libro ripercorre le vicende politiche dell'area che va dal Marocco all'Iran, una regione strategica per la presenza del petrolio e lacerata da molteplici conflitti. Sono tracciati due secoli di storia: dalla spedizione napoleonica in Egitto e dalle riforme dell'impero ottomano fino alla caduta del califfato, dall'espansione coloniale ai processi di decolonizzazione, alle svolte della rivoluzione iraniana e alla crisi irachena; dal conflitto arabo-israeliano fino agli avvenimenti più recenti, segnati dalle primavere arabe, dall'emergere dell'ISIS e dal fallito golpe turco.