«Il volume esprime un percorso in tre momenti. Il primo si concentra nell’aspetto biblico (Paolo) e patristico (soprattutto Agostino). Il secondo offre dapprima due ambiti sensibili al nostro tema: il monachesimo (occidentale) e la tradizione dell’oriente cristiano. Sempre nella seconda sezione si ha un’analisi che dal Medioevo (Tommaso e Bonaventura) arriva ai nostri giorni (Rosmini, von Balthasar, Florenskij e Bordoni), si allarga alla Riforma (Bonhoeffer), alla riflessione filosofica (Maritain e Gilson) e alle religioni orientali (Buddhismo). La terza parte comprende proposte di attualizzazione in rapporto allo statuto epistemologico, alla conoscenza affettiva, alla teologia dei santi e alla circolarità dell’intellectus fidei con la fede celebrata e vissuta. La Postfazione riconduce all’unità le due dimensioni scientifica e sapienziale». Dall’Introduzione di Roberto Nardin «Dopo aver percorso, grazie ai preziosi contributi raccolti in questo volume, l’affascinante itinerario che, a partire dal Nuovo Testamento, illustra nelle opere e nei giorni della grande teologia, e di alcune figure della filosofia di matrice cristiana, riaffiora la domanda che a tutto soggiace: la teologia è questione di scienza o di sapienza? O di entrambe insieme? E, in quest’ultimo caso, in quale misura combinate e secondo quale rapporto tra loro intercorrente? È la logica inclusiva dell’"et et" che ci offre la chiave per coniugare con efficacia una risposta». (Dalla Postfazione di Piero Coda).
Matteo Galloni, in questo libro assai ben documentato, riesce a farci scoprire e gustare il genio di Clemente Alessandrino che ha contribuito, insieme a Panteno e Origene, all'elaborazione di una nuova cultura di eccellenza utilizzando le categorie della filosofia greca che saranno, in seguito, necessarie per le formulazioni dogmatiche dei vari Concili Ecumenici. Galloni ci aiuta a comprendere che la Scuola di eccellenza di Alessandria era una comunità di vita che, utilizzando le categorie filosofiche, ci apre le profondità del mistero cristiano e ci divinizza realizzando qui in terra la familiarità perché il Logos ci genera figli/e dell'eterno Padre tramite lo Spirito Santo. Clemente nel Protrettico (Esortazione), si inserisce nel solco di una tradizione consolidata (si pensi al Protrettico di Aristotele o all'Hortensius di Cicerone che tanto colpì il giovane Agostino), ma l'Esortazione centrale si manifesta irrompendo sin dall'inizio con forza: «Il Verbo (Logos) di Dio è divenuto uomo affinché anche tu da un uomo apprendi in quale maniera un uomo diventi Dio» (Pr I,8,4). L'attualità del testo è allora evidente perché siamo invitati a iniziare una nuova vita liberandoci dalle varie forme di idolatria che da duemila anni schiavizzano l'essere umano. Clemente e Galloni si augurano che, progredendo nella lettura, ci sentiamo elevati, trasformati e chiamati a costruire insieme, animati dal Logos divino, una nuova cultura di amore, pace, libertà, solidarietà e fratellanza per rendere noi e il creato sempre più belli (kalòs) e buoni (agathòs) per vivere la felicità eterna già qui ora in terra! Prefazione di Sergio Zincone.
Gli eventi della nostra vita narrano chi siamo e ancora più chi vogliamo diventare. Quando prendiamo decisioni dirompenti spesso si aprono spazi inaspettati, prima solo lontanamente immaginati. È questo che tra le righe emerge dal libro firmato da Barbara Nappini, un saggio accorato che ci invita all'azione raccontandoci non soltanto quello che nel mondo non funziona ma anche, e soprattutto, gli uomini e le donne che possono rendere la nostra Terra migliore, nella sua bellezza più autentica. Già, la bellezza, un motore silenzioso e potente, in grado di riconnetterci con gli altri e con quello che ci circonda: le cose belle sono le azioni quotidiane, solo apparentemente insignificanti, impastare il pane, affrontare realtà dure ma sorprendenti, come salire su una nave che salva vite in mare, discutere sulla potatura degli olivi riconoscendo il valore degli alberi e dei loro frutti, rispondere alla violenza con gesti di pace. Grandi e piccole scelte che ci permettono di restare umani. Una storia, quella di Barbara, in cui riconoscersi. Tante istanze cui aderire con slancio.
«L'Autrice, prendendo spunto dalla mia predicazione, ha trasformato semplici omelie quotidiane in un percorso narrativo, facendo della salita in montagna la metafora centrale della ricerca esistenziale e spirituale che tutti, in qualche misura, viviamo. Dove la natura rivela tutta la sua grandiosa e al contempo incombente potenza, l'Autrice pone il dialogo serrato e profondo tra un sacerdote e un giovane in crisi di fede» (Mons. Giuseppe Tonello)
Nel corso della storia e della loro vita, gli esseri umani hanno classificato e classificano se stessi e gli altri, cercando di dare ordine al mondo ma spesso finendo per costruire forme di discriminazione. Dalle origini delle distinzioni tra «noi» e «loro» a categorie come quelle di popolo, classe, razza, lingua e casta, Andrea Graziosi mostra come queste etichette riflettano paure, desideri, poteri e identità che cambiano nel tempo. La classificazione umana non è solo un esercizio teorico: attraversa la politica, le istituzioni, le burocrazie, le relazioni quotidiane e le nostre scelte e preferenze, specie nelle nuove società miste cresciute all'incrocio tra declino demografico, sfasatura dei tempi di crescita economica e demografica, e grandi correnti migratorie. Con uno sguardo che intreccia storia, diritto, politica, sociologia e attualità, il libro indaga usi e abusi della classificazione umana, la sua utilità, le sue derive violente e le sue forme più sottili. Le categorie che usiamo per capire il mondo e agire finiscono per limitare la libertà d'azione e di comprensione?
Storie, memorie, dialoghi e racconti si intrecciano nelle canzoni di Giovanna Marini, la musicista italiana più originale della sua generazione. Di formazione colta, riscopre il mondo della tradizione popolare durante una intensa attività di ricerca, e lo rinnova: muovendosi con consapevolezza dentro due culture musicali, lavorando sulla vocalità e sul linguaggio, giunge a trasformare quel mondo, e insieme a contaminare e a cambiare anche il canto politico e di protesta. Le più celebri composizioni qui raccolte - le lunghe canzoni che chiamava «ballate», i montaggi teatrali e musicali che chiamava «cantate» - narrano il nostro paese (e non solo) con passione, senza ortodossie, con un uso originale e spregiudicato della musica, del linguaggio, della teatralità, come bene illustrano i saggi di Valter Colle e di Ignazio Macchiarella presenti nel volume. La ripresa dei temi e delle parole della tradizione popolare avviene combinando storia e invenzione, visioni fantastiche e vicende concrete in un incastro perfetto ma sempre mobile, suscettibile di variazioni ad ogni esibizione: «Sono le cose, i fatti, la gente - scrive Alessandro Portelli nell'Introduzione - a prendersi la scena, a voler parlare con lei, attraverso di lei». Se chi fa la storia è anche chi la racconta, e spesso la falsa, Giovanna Marini invita a rimettere insieme i fatti e i racconti, ci sollecita ad essere noi a «fare» la nostra storia e a raccontarla mentre la facciamo. Una linfa civile percorre le sue canzoni, voci «indecenti» le animano, una polifonia epica che è insieme dialogo e dissonanza. Canzoni che Marini pensava cantate, che non guardava come inchiostro e carta davanti a sé ma tirava fuori dal suo corpo come materia sonora, con la sua prosodia e le sue sillabe, allungate, compresse o spezzate in un incalzante parlato ritmico, mai uguali e ordinate, ogni suono con una sua inconfondibile identità. Ed è per questo che, anche se qui le vediamo per la prima volta stampate e tutte in fila, conservano, vitale e incontenibile, tanta parte della loro irriducibile natura eretica.
Quest’opera si offre al lettore come un affresco denso e minuzioso del pensiero giuridico nell’aurora dell’età moderna: ne indaga le radici più profonde, ma al contempo ne scruta gli orizzonti futuri. Rafael Ramis-Barceló ci guida in questo viaggio intellettuale con mano sicura, attraverso un’analisi rigorosa che attinge al metodo fecondo della storia concettuale. Le conclusioni cui l’autore perviene, tutt’altro che prevedibili, sovvertono consolidate certezze storiografiche: la nascita della nozione di "filosofia del diritto" viene infatti retrodatata di circa due secoli. Una genesi, questa, che non germoglia in isolamento, ma si intreccia inestricabilmente con le dispute sull’insegnamento universitario della giurisprudenza, nelle accademie europee, e con l’anelito mai sopito dei giuristi di volgere il pensiero giuridico verso una sempre più compiuta autonomia dalla teologia e dalla stessa filosofia.
Un viaggio sentimentale e critico nei Parioli, quartiere simbolo della borghesia romana - e quindi dell’Italia intera - raccontato attraverso lo sguardo di Fabrizio, alter ego narrativo di un uomo sospeso tra ricordo e disincanto. Urbanistica tradita, miti sociali e trasformazioni storiche: Parioli emerge come un sogno incompiuto, nato per incarnare eleganza e misura ma che si è invece rivelato quale teatro di ambizioni frustrate, recite sociali e contraddizioni profonde. La passeggiata diventa così un’esplorazione interiore, dove geografia urbana e memoria si intrecciano, restituendo un ritratto insieme affettuoso e spietato della borghesia italiana e delle sue illusioni. Un'opera originalissima e seducente da una delle migliori penne della saggistica contemporanea.
Gerard O’Connell ed Elisabetta Piqué, tra i più autorevoli vaticanisti e amici personali di papa Francesco, raccontano in forma di diario i giorni che seguono la morte del Pontefice e conducono al conclave del 2025. Con un ritmo avvincente e un’enorme ricchezza di dettagli, gli autori ricostruiscono l’impatto globale della scomparsa di Francesco, le congregazioni generali, le manovre interne e il clima di attesa che precedette l’elezione di Leone XIV, il primo papa "dei due mondi". Un libro unico per le fonti a cui ha avuto accesso e per lo sguardo che getta sulle dinamiche reali del Vaticano. Una lettura appassionante per chi si interessa di storia della Chiesa o ha seguito con passione il pontificato di Francesco.
Le divisioni che lacerano oggi Gerusalemme non sono inevitabili né antiche, ma il risultato di precise scelte amministrative e ideologiche maturate in anni cruciali. Fra il 1914 e il 1920 la città era sospesa tra la fine dell’Impero ottomano e l’ascesa del dominio britannico. Un periodo quasi dimenticato dalla storiografia, ma che segna la genesi della moderna questione palestinese. La Prima guerra mondiale travolse la città con fame, coscrizione e disgregazione sociale, e l’arrivo dei britannici nel 1917 non portò una liberazione ma una nuova forma di dominio coloniale. Con l’attuazione della Dichiarazione Balfour e l’istituzione del Mandato britannico si gettarono le basi del conflitto israelo-palestinese, trasformando Gerusalemme da città multietnica in teatro di rivendicazioni nazionali concorrenti. Attraverso gli occhi di chi l’abitava - commercianti, funzionari ottomani, religiosi, intellettuali - recuperando voci finora sepolte negli archivi, si compone pagina dopo pagina la storia di una città viva, non ridotta a semplice scenario di battaglie diplomatiche tra potenze straniere.