Nel 1985/86 Andrea Vannoni passa un anno in America Latina, sbarca in Colombia, prosegue con la Panamericana fino a Lima, incontra Gustavo Gutiérrez, padre della Teologia della Liberazione, prosegue per Cile e Argentina, incontra Clodovis, fratello dell’altro esponente della TdL Leonardo Boff. "Un’esperienza estrema, povertà tragica, violenza feroce, oppressione dei deboli, Sendero Luminoso..." dice Vannoni. Questo libro è la sua tesi di laurea "sul campo", la sua testimonianza diretta sull’unicità, allora come ora, della TdL, cui anche Papa Francesco doveva qualcosa.
La crescente diffusione di programmi come ChatGPT sta sollevando profondi interrogativi sull'impatto che l'intelligenza artificiale avrà sulle nostre vite. Come cambierà il mondo del lavoro? I sistemi generativi prenderanno il sopravvento sulla nostra creatività? Esiste il rischio che le macchine si ribellino ai loro creatori? Ci innamoreremo mai di un robot? In questo saggio, lo psicologo e scienziato cognitivo Paolo Legrenzi analizza l'intreccio tra l'intelligenza umana e i nuovi programmi che essa ha generato. Comprendere appieno l'IA richiede innanzitutto una profonda conoscenza dell'intelligenza naturale: è solo illuminando i misteri della nostra mente che possiamo apprezzare appieno l'interazione tra l'uomo e la tecnologia. Legrenzi ci guida attraverso un viaggio sorprendente, dimostrando che se i sistemi generativi, con la loro memoria sconfinata e la capacità di effettuare calcoli probabilistici, possono ormai da tempo superare le nostre capacità, emergono però limiti significativi quando si tratta di utilizzare creatività e pensiero innovativo. È vero che i computer sono sempre più in grado di simulare il linguaggio e il comportamento umani, tuttavia il loro modo di procedere è basato su statistiche e correlazioni e non è lontanamente paragonabile alla costruzione dei modelli mentali che caratterizzano il nostro ragionamento. La domanda cruciale rimane: chi trionferà alla fine, l'intelligenza artificiale o quella umana? Spetta a noi decidere, bilanciando la nostra flessibilità e capacità di apprendimento con la consapevolezza dei rischi e delle sfide che l'era dell'IA ci presenta. Fondamentale sarà imparare a interagire, al di là di paure e pregiudizi, con una tecnologia che sta già cambiando le nostre vite. Per abbracciarne le potenzialità, senza trascurare la ricchezza insita nella natura umana.
I contributi raccolti in questo libro sono stati presentati al XIX Convegno annuale della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, tenutosi a Bologna nel 2025, e si presentano come il naturale prosieguo della ricerca teologica transdisciplinare avviata ormai da un decennio dal Dipartimento di Teologia dell’Evangelizzazione della FTER. Organizzato in tre parti - la prima dedicata a questioni antropologiche, la seconda di interesse sistematico e la terza di taglio esegetico - il libro disvela una nuova e necessaria prospettiva dell’evangelizzazione nel tempo della crisi, una visione che pone al centro l’esperienza spirituale vissuta da chi accoglie il vangelo. Il frutto di quell’esperienza è la speranza: nella consapevolezza che la crisi, ormai strutturale, non può essere superata ma deve essere attraversata, la speranza irradia la sua luce affinché non ci si smarrisca tra le fratture di questo tempo. Con contributi di: Paolo Boschini, Pier Luigi Cabri, Matteo Prodi, Brunetto Salvarani, Luciano Luppi, Riccardo Paltrinieri, Federico Badiali, Nicola Gardusi, Fabio Quartieri, Paolo Mascilongo, Enrico Casadei Garofani, Michele Grassilli, Davide Arcangeli, Maurizio Marcheselli.
Una linea attraversa l’Europa: da una minuscola isola, al largo dell’Irlanda fino alla Terra Santa. Si chiama linea sacra di san Michele e unisce sette santuari dedicati all’arcangelo collocati su un’unica linea retta. Curiosa coincidenza oppure qualcosa di predestinato? I santuari sono Skellig Michael in Irlanda, Saint Michael Mount in Cornovaglia, Mont Saint Michel in Normandia, San Michele della Chiusa in Val di Susa, Monte Sant’Angelo sul Gargano, San Michele in Panormitis nell’isola greca di Symi e il monastero Stella Maris in Israele. Ognuno di questi sette luoghi nasconde una storia straordinaria. Il libro racconta le loro vicende e invita a far proprio l’impulso di Michele a essere più luminosi, più forti, equilibrati e a darne testimonianza.
C’è una chiesa tra le case popolari di via Neera che s’accende misteriosamente di blu ogni sera. C’è il palazzo di via Zuretti in cui Pasolini bussava a Celentano. L’angolo di piazza Stuparich dove Mary Pirimpo fu ripescata cadavere dall’Olona, e per lei De André scrisse La canzone di Marinella. Quello che avete tra le mani è un racconto di Milano in ottantaquattro strade. Una guida narrativa che attraversa tutti i quartieri: costruita per episodi, racconti, dettagli inediti. E una materia prima rara, le carte dell’archivio del «Corriere della Sera». Gianni Santucci ci accompagna in un viaggio a Milano tra cold case e icone pop, leggende e cronache, episodi luminosi e personaggi torbidi. Strade, viali e piazze diventano capitoli. Una biografia della metropoli: dal celebre incontro tra Ambrogio e Agostino (futuri santi) sotto piazza del Duomo, a quello, ben più recente, tra Ruud Gullit e Diego Maradona in via Conte Rosso. Ma anche la Milano degli scrittori, le loro case, i drammi privati e i loro versi ispirati: quelli di Scerbanenco per la perdita della figlia neonata, in via Orti; quelli di Antonia Pozzi prima del suicidio, al Corvetto. Frammenti di una città da comporre e da rivivere. Un mosaico, un vademecum (e un invito al cammino): per i turisti, i curiosi, gli abituali frequentatori della città, i milanesi.
Dove vanno a finire i soldi che diamo allo Stato? Perché il lavoro è tassato più delle rendite? Perché i nostri salari sono tra i più bassi d’Europa? Perché la benzina non cala quando scende il prezzo del petrolio? Molti di noi nella vita quotidiana si trovano ad affrontare piccole e grandi questioni dell’economia su cui raramente si hanno idee chiare anche perché la materia spesso è presentata in modo oscuro, con frasi fatte e pochi esempi pratici. Ecco la ragione principale di questo libro in cui Carlo Cottarelli offre finalmente risposte dirette e comprensibili ai molti dubbi che ci assillano. E, anziché basarsi su numeri, tabelle e formule, parte dalle domande che ci poniamo leggendo i giornali, facendo la spesa, pagando le tasse, per sfatare i falsi miti sul debito pubblico, il carrello della spesa, i costi della politica e la disoccupazione e aiutarci a comprendere i meccanismi della moneta, dei mutui o della finanza. Ci spiega così con semplicità, ma mai semplicisticamente, come funziona la pressione fiscale, quali sono le difficoltà di ridurre la spesa pubblica e perché gli economisti non prevedono (sempre) le crisi. E allarga infine lo sguardo allo scenario internazionale analizzando come la Cina è diventata la più grande economia al mondo, perché i rischi di una guerra tra le grandi potenze sono aumentati e come analizzare gli andamenti degli investimenti in oro o in criptovalute. «Il Pil misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta», diceva Bob Kennedy, ed è in parte vero, ma forse è meglio capire come funziona che demonizzarlo. Ecco perché è utile poter contare finalmente su un’Economia facile alla portata di tutti.
Questo libro è pensato come una guida metodologica e laboratoriale per accompagnare il lettore in un percorso di crescita comunicativa e per fornire strumenti concreti attraverso cui incrementare le doti relazionali indispensabili sia nella vita sociale che nella realtà competitiva del lavoro. Ogni capitolo è dedicato all’approfondimento dei pilastri della comunicazione interpersonale, come la comprensione delle dinamiche del linguaggio e delle strategie di storytelling con cui valorizzare il proprio potenziale e la propria intelligenza emotiva. Il volume è destinato agli studenti universitari che si affacciano al mercato del lavoro e ai professionisti che affrontano un cambiamento di carriera: in queste pagine troveranno approfondimenti e indicazioni pratiche su come migliorare la propria autostima, sviluppare la leadership, lavorare in gruppo, allenare le competenze trasversali. Attenzione particolare è dedicata alle fasi cruciali del personal branding, con indicazioni mirate per la stesura strategica del curriculum vitae e per la realizzazione di un innovativo strumento di autopromozione, il video curriculum.
Un libro che interpella la vita, lo stare al mondo e il lavorare: scritto nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale, la prima in cui i bombardamenti colpirono deliberatamente città e civili, propone una modalità di ricostruzione che, in contrapposizione al marxismo, tenga conto di uno sguardo più profondo sulla natura umana, che comprenda anche la dimensione spirituale. Cuore della riflessione è il concetto di otium, strettamente legato alla capacità di contemplazione, approccio alla realtà di cui solo l'uomo è capace, liberandosi dalla schiavitù della prestazione, dell'affermazione di sé contro gli altri e di una visione del lavoro alienante. Non si vive per lavorare, ma, seguendo Aristotele, si lavora per avere otium, che è tale in quanto legato a un tempo altro, quello della festa e in particolare della festa religiosa - cristiana - che ha il suo culmine nel culto di Dio.
Ammazzare la gente per soldi, pianificare, contenere le spese, gestire una piccola azienda di eliminazioni, con due principi basilari: «La sicurezza prima di tutto» e «Deve sembrare un incidente». Il Biondo e Quello con la cravatta sono killer professionisti, e hanno gli stessi dubbi e le stesse difficoltà di ogni professionista. Questioni etiche e questioni pratiche, dubbi esistenziali e dubbi tecnici su come onorare i contratti, modi, tempi, risvolti morali dell’ammazzare qualcuno. Niente di personale, è solo lavoro. Questa volta sono alle prese con un contratto inedito che li pone di fronte a una questione morale: accettare l’incarico, molto ben pagato, o cedere ai loro dubbi etici? Proprio per questo, per chiedere consiglio a una collega, coinvolgono la loro «stagista» Francesca Aroldi. Parte quindi una sequenza di contrattempi, infortuni, difficoltà, piani falliti, svolte e testacoda, incidenti di percorso, problemi familiari e pistole da pulire. Una trama di impicci e sviluppi a sorpresa, in cui, nell’azienda dei killer, si confrontano due scuole di pensiero: la pianificazione scientifica dell’omicidio che tende al delitto perfetto, e l’improvvisazione; lo spartito rigoroso fatto di piani infallibili, e il free jazz. Il Biondo e Quello con la cravatta giocano sul cinismo e sul disincanto, come anche cinico e disincantato è l’ambiente in cui si muovono, che attraversano, che descrivono in dialoghi veloci e fulminanti. Una società avida, senza scrupoli, che i due soci osservano con implacabile sarcasmo immersi in una Milano sgangheratamente ricca. Omicidi Srl è una commedia nera, feroce e divertente, che segue Il tallone da killer, precisa i contorni dei protagonisti, gioca con la satira, l’azione e il genere noir, si diverte a vedere la storia gialla dalla parte dei cattivi per rivelarci che anche i buoni... insomma...
«Il portone del collegio che si chiude non significa solo una separazione fisica, ma simbolica. È il gesto che sancisce l'ingresso in un altro mondo, in un'altra logica, in un'altra vita. Ecco la realtà nascosta dietro il mito dell'educazione rigorosa: una pedagogia del dolore, una didattica dell'obbedienza, un'istituzione totale che non formava, ma piegava». «Allora non ne ero ancora consapevole, ma tutto quello che ero e che ero stato fino a quel momento sarebbe scomparso per sempre, chiuso fuori da quel portone. Niente sarebbe stato più come prima. Niente è stato più come prima». Così Emilio Ciavarelli ricorda il momento in cui, da bambino, entra nella colonia permanente «Federico Di Donato» di Narni. Dal 1965 al 1970, gli anni della scuola elementare, Emilio vive lontano dalla famiglia, nell'istituto gestito da suore come un «lager». L'unico conforto: le visite di una donna che lo riempie di affettuose attenzioni, ma che a un certo punto svanisce nel nulla, e che Emilio cercherà per tutta la vita: Maria Vittoria Scrocchia. Il rumore del portone che si chiude alle spalle è fissato in modo indelebile nei ricordi di centinaia di ex bambine e bambini che, tra gli anni cinquanta e settanta, vissero dentro istituti che promettevano assistenza ed educazione ma che spesso si traducevano in rigida disciplina, abusi e privazioni affettive. Luoghi in cui la coercizione era continua e minuta, lo spazio rigidamente diviso, il tempo frammentato, persino i movimenti codificati. La voce di Emilio, raccolta con grazia da Claudia Fantini e sapientemente intrecciata ad altre testimonianze in un racconto corale, descrive cosa significasse, nell'Italia del boom, crescere in un collegio dell'Opera nazionale maternità e infanzia, uno di quegli istituti fondati durante il fascismo per educare all'obbedienza e chiusi solo negli anni settanta, dopo che alcune inchieste giornalistiche - riportate in appendice al volume - avevano rivelato un sistema di malversazioni e clientelismi nell'assistenza all'infanzia che coinvolgeva gerarchie religiose e interessi politici. Alle testimonianze dalla viva voce degli ex bambini e bambine del collegio «Federico Di Donato» si affiancano le riflessioni dell'autrice che, inquadrando le vicende di Narni nel più ampio contesto storico e sociale, illuminano una pagina poco raccontata della storia sociale italiana e invitano a interrogarsi sul rapporto tra istituzioni, educazione e diritti dell'infanzia. Come scrive Giorgio Parisi nella sua Prefazione, «i piccoli reclusi di un tempo hanno trovato in Claudia Fantini una mediatrice partecipe, e in questo libro un luogo per parlare con tutti noi». Una storia individuale che si rivela, alla fine, storia di molti.
Attraverso le sue interconnessioni commerciali, economiche, politiche, culturali, la specie umana sta dando forma, su scala planetaria, a una straordinaria e inedita organizzazione vivente. Paradossalmente, però, l’evidenza vitale di questo nuovo "Grande Essere" è richiamata dal rischio mortale e autodistruttivo che corre in più campi: ecologico, sanitario, geopolitico. L’urgenza vitale, imposta dalle crisi molteplici e intrecciate che veicolano questo rischio, può divenire essa stessa pericolosa, nel momento in cui ispira pulsioni regressive, tentazioni autoritarie, paure, violenze e conflitti che possono divenire mortali. La stessa urgenza può, d’altra parte, far prendere coscienza di come, nell’inedita comunità di destino mondiale del nostro tempo, l’imperativo morale della pace e della convivenza fraterna universale, ritenuti solitamente ideali di un cosmopolitismo astratto o sentimentale, sia arrivato a coincidere con l’istinto di conservazione, il medesimo istinto che è sempre stato indicato come radice inestirpabile dell’aggressività distruttiva. Si tratta di mobilitare e scommettere sulle "forze vive della complessità" - amore, fraternità, solidarietà, fiducia, intelligenza cosciente -, quelle forze vitali e costruttive che possono consentire all’umanità di superare una soglia più profonda di complessità senza soccombere alla dispersione, alle competizioni, agli antagonismi. I nuovi tempi esigono un radicale salto culturale che ridefinisca il senso del possibile alla luce del senso del necessario. Generare una "civiltà della Terra" è il compito vitale e creativo che ci attende, cioè costruire una politica di civiltà, una educazione e una filosofia all’altezza dell’uomo che ormai non abita più i villaggi, le città, le nazioni, ma il mondo.
Caserme dismesse, Case del Fascio riconvertite, statue rimosse o restaurate, affreschi coperti e poi riscoperti: l’Italia contemporanea convive ogni giorno, spesso senza accorgersene, con l’eredità materiale lasciata dal fascismo. Questo libro ricostruisce i modi in cui il nostro Paese ha affrontato - tra rimozione, oblio e valorizzazione - i segni ingombranti del Ventennio. Dal 1943 in avanti la rottura con il passato ha convissuto con la continuità, il vastissimo e ubiquo lascito fascista è stato ora percepito come una vergogna da nascondere, ora come testimonianza storica o persino come patrimonio culturale da esibire. Così, si sono alternate ondate di iconoclastia, tentativi di cancellazione simbolica, ma anche scelte di conservazione o recupero. All’inizio le reazioni furono guidate dall’urgenza di marcare la distanza dal regime, ma negli anni del boom economico questa esigenza ha convissuto con l’eredità fascista, non ponendo particolare attenzione al suo significato simbolico. Negli ultimi decenni il dibattito si è riacceso: dalla riscoperta, a partire dagli anni Ottanta, di un patrimonio artistico e architettonico che è stato restaurato e messo in mostra, fino ai dibattiti sulla ‘eredità difficile’ dei totalitarismi e alle polemiche sulla presunta cancel culture. Così, monumenti, edifici, opere d’arte, e persino nomi delle strade, sono diventati terreno di battaglia per la memoria collettiva, rivelando le difficoltà dell’Italia repubblicana a fare i conti con la propria storia.