Il Diluvio Universale, che sia effettivamente avvenuto, oltre alle testimonianze dell’Antico Testamento, è evidenziato dai numerosi racconti delle civiltà del passato e dalle prove geologiche, molti dei quali parlano dell’Arca di Noè in modo sorprendentemente simile tra loro. L’autore del libro si mette alla ricerca di quest’ultima attraverso sei spedizioni avventurose, raccontando con foto personali e in maniera dettagliata le scoperte da lui compiute; non prima di aver analizzato e confrontato in modo scientifico i resoconti dei testimoni oculari sugli avvistamenti, le spedizioni degli esploratori del passato e le loro fotografie, i legni della struttura rinvenuti, le scoperte dei geologi, le immagini satellitari e i rilievi archeologici, geologici e storici, permettendo così di fare luce su un mistero millenario.
Il rabbino capo di Roma e un ebreo che ha assunto posizioni critiche su Israele in guerra si confrontano sulla tragedia in corso e sulle divisioni dell’ebraismo contemporaneo. Affrontano temi di cruciale attualità: le sofferenze di tutte le popolazioni coinvolte nel conflitto, il sionismo religioso, il nuovo antisemitismo, il rapporto difficile con la Chiesa cattolica, la sospetta ammirazione delle destre nazionaliste per Israele, il divorzio degli ebrei dalla sinistra, i rapporti fra la diaspora e lo Stato ebraico, la piaga del fanatismo. I giudizi restano distanti anche sulle polemiche che hanno agitato le Comunità ebraiche italiane dopo la pubblicazione di un appello contro la pulizia etnica sottoscritto da una minoranza di dissidenti. L’ebraismo è al tempo stesso una religione, una cultura e una nazione, ma in che misura questi aspetti possono coesistere senza entrare in conflitto? Ebrei in guerra ha dunque molteplici significati; perché se è vero che Israele chiama gli ebrei a essere coinvolti nella sua guerra, altrettanto vero è che il dissenso interno dà luogo a lacerazioni profonde. Un libro che si cimenta con le domande che tutti si pongono. Perché la vicenda millenaria degli ebrei resta centrale nel nuovo tempo di guerra, e dunque ci riguarda da vicino. Il rabbino capo di Roma e un intellettuale ebreo dissidente si confrontano sulle divisioni che la guerra sta provocando all’interno del mondo ebraico e sul destino dello Stato di Israele.
Fra tutti i Paesi dell'Europa orientale soggetti al giogo comunista, l'Albania è quello in cui la persecuzione contro la Chiesa cattolica è stata più violenta. Sotto il regime di Enver Hoxha, nel 1967 il Paese fu dichiarato primo Stato ateo al mondo. Tutte le chiese vennero distrutte. Dom Simon Jubani è stato uno dei tanti custodi silenziosi della fede, nei ventisei anni di carcere subiti nell'Albania comunista solo perché sacerdote. In questo libro dom Simon racconta la sua vita e il lungo periodo trascorso nelle carceri comuniste albanesi, dove subì torture tali da perdere tutti i denti. Arrestato e rinchiuso nel carcere di Burrel, in una cella di otto metri per quattro con altri 36 prigionieri, dom Simon e i suoi compagni vennero picchiati, torturati e vessati senza motivo e alcuna pietà. Durante la prigionia dom Simon scrisse queste sue memorie, per evitare che quanto subirono lui e i suoi compagni venisse cancellato dalla memoria e dalla storia. Dom Simon Jubani è nato a Scutari l'8 marzo 1927. A 16 anni iniziò la Scuola apostolica dei gesuiti. Dopo la chiusura delle scuole cattoliche, nel marzo 1946 passò al Liceo statale. Successivamente si trasferì a Tirana. Dopo aver lavorato per un periodo nell'ospedale militare della capitale, venne mobilitato nell'esercito. Nel 1957-'58 ricevette gli ordini sacerdotali e fu inviato come parroco a Mirdita, dove venne arrestato e imprigionato per 26 anni. Il 4 novembre 1990 celebrò la prima Messa pubblica, nella cappella bruciata del cimitero di Rrëmaj, alla presenza di centinaia di fedeli. Nel 1992 l'Università di San Francisco, in California, gli ha conferito la laurea honoris causa in discipline umanistiche. È morto il 12 luglio 2011, nell'ospedale di Scutari.
Nell'anno 326, secondo un'antichissima tradizione, Elena, madre di Costantino, scopre a Gerusalemme il legno della Croce. Quel 'legno' può, secondo l'imperatrice, ribadire il passaggio fisico di Cristo sulla terra e rendere più salda la fede della comunità dei cristiani, lacerata da divisioni interne. Per sollevare gli animi e stringere i fedeli attorno alla loro storia comune, Elena fa costruire un'imponente basilica sul Golgota, il 'Martyrium', emblema della passione di Cristo. Ma un luogo non è abbastanza. La basilica non può restare un guscio vuoto, bisogna dotarla di un cuore vivo, una reliquia. I Vangeli, però, lo dicono con chiarezza: non è possibile cercare il corpo di Gesù, i cristiani sono destinati ad adorare un sepolcro vuoto. La Croce, allora, può diventare il miglior surrogato di quel corpo. Quel legno intriso prima dal suo sudore, durante l'ascesa al monte Calvario, e poi dal suo sangue, durante le lunghe ore dell'agonia, può cambiare di segno e da patibolo diventare il fondamento della fede cristiana. L'imperatrice cerca, scava e infine trova: da quel momento la reliquia diviene l'emblema della Gerusalemme cristiana e la protagonista di una complessa serie di vicende, sempre al confine tra storia e leggenda, tra realtà e immaginazione.
I protagonisti della narrazione, tratti dal mondo reale, illustrano le vicissitudini che hanno segnato il percorso sociale di un paesino rurale della Carnia negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. In una comunità chiusa e ancorata al campanile, alle tradizioni, alla fede e a un modo di vivere semplice e genuino, tutti in paese recitavano la propria parte, mettendo al servizio della collettività le abilità e l’ingegno che non erano mai mancati nelle famiglie, costrette a fronteggiare quotidianamente, con scarsissime risorse, le difficoltà che il vivere in montagna allora comportava. Così ciascuno s’incamminava, fin da bambino, lungo il sentiero già tracciato dagli avi, cercando prima di tutto di ricalcare le impronte di quanti l’avevano preceduto e migliorando dove possibile con i mezzi e le nuove possibilità che in quei decenni il progresso portava in ogni settore, anche nelle più remote località della valle. Soprattutto i più giovani sentivano questo vento, quest’aria nuova e fresca che prometteva di scompigliare tutto quanto odorava di stantio, facendo voltare di scatto le pagine troppo consunte del libro di scuola.
Note sull'autore
Eddo Della Pietra vive a Cercivento (UD), dove è nato nel 1953. Perito industriale, è stato impiegato tecnico comunale per oltre un quarantennio nella propria comunità. Interessato fin da giovane alle attività culturali in zona, è tra i soci fondatori del Circolo culturale “La Dalbide” (1980). Scrive per riviste e periodici locali e ha già pubblicato la monografia Cercivento 76-96 (1996) e il romanzo Il sogno di Andrei (2016).
L'Atlante Storico Zanichelli affronta la storia di tutti i continenti, dall'Homo habilis fino ai grandi temi di attualità politica, economica e sociale con ricchezza di informazioni, costituendo uno strumento aggiornato di lettura della contemporaneità: il crollo del Muro di Berlino, i grandi conflitti nei Balcani, le "guerre al terrorismo" in Iraq e Afghanistan, il genocidio in Ruanda, la "primavera araba", le prospettive dell'Unione europea e delle organizzazioni internazionali, le opportunità offerte dalla globalizzazione con l'ascesa di Cina e India a potenze economiche mondiali, le grandi migrazioni di massa verso i paesi occidentali, lo sviluppo tecnologico e le sue contraddizioni in relazione al futuro e al rispetto della Terra. Un'attenzione particolare è stata data alla grande crisi economica che sta attraversando tutti i paesi, mettendo in discussione le basi del welfare state nell'Europa occidentale.
A Lugano, nella villa di un banchiere egiziano legato ai Fratelli Musulmani, gli inquirenti svizzeri hanno sequestrato un documento rimasto segreto per vent'anni: il "Progetto" questo è il titolo per "stabilire il regno di Allah in tutto il mondo". Da quando a Roma fu posata la prima pietra della Grande Moschea nel 1984 l'Europa è stata posta al centro di questo "Progetto". In Francia sono state costruite più moschee in 30 anni che tutte le chiese in un secolo. Bruxelles è stata trasformata nella "base dei Fratelli Musulmani" del Vecchio Continente e l'Italia è il paese dove hanno investito di più. Giulio Meotti racconta questo "Progetto" di conquista organizzato dai regimi islamici ai danni di un'Europa di cartapesta pronta alla sottomissione. Postfazione di Richard Millet.
Nei dibattiti sul cattolicesimo democratico e sulla Democrazia Cristiana, spesso il Dossetti politico riemerge quasi come una figura mitologica giudicata o in maniera polemica oppure enfatizzata positivamente. Studiare criticamente il Dossetti politico in quest'ora drammatica per la politica italiana è importante. Assistiamo all'emergere sempre più evidente di un'instabilità della vita politica del nostro Paese che probabilmente non ha pari nella storia nazionale. Sarebbe inutile affermare che se ci fossero uomini come Dossetti la situazione politica sarebbe migliore. A noi compete leggere fra le righe della storia di uomini come Dossetti per capire che non è sempre stato così e che un'alternativa è possibile. Il libro di Gumina ripercorre la parabola politica di Dossetti attraverso il recupero della sua tensione esistenziale e credente che genera uno sguardo critico per la lettura dell'odierno scenario. Così il volume si presenta come un'opportuna e urgente occasione per tornare a pensare alla luce di una delle figure più straordinarie, e oggi dimenticate, del cattolicesimo italiano.
La Democrazia Cristiana, 1946-1954: dall'Assemblea costituente alla morte di De Gasperi. Gli anni della fondazione della democrazia e della ricostruzione postbellica: quelli dei governi da lui guidati nella "fase costituente" della Repubblica e dell'affermazione maggioritaria di un partito che De Gasperi non voleva «di massa» ma «di popolo», «partito nazionale» che doveva «rappresentare tutta la nazione» e i suoi multiformi interessi sociali. Le "grandi riforme" dei governi De Gasperi trasformarono profondamente la struttura della società italiana, in particolare il Mezzogiorno; contribuirono ad allargare le basi di consenso al regime democratico. In politica estera, inoltre, il «centrismo» degasperiano rese possibile l'adesione dell'Italia al Piano Marshall e consentì di tradurre la «scelta occidentale» in una coerente politica di cooperazione nel quadro delle relazioni internazionali disegnato dalla guerra fredda; assicurò l'ingresso nel Patto Atlantico e la partecipazione al processo di integrazione europea in una prospettiva federalista. Si rivelò, nel contesto interno e internazionale del dopoguerra, l'unica coalizione di governo capace di garantire la sicurezza della Repubblica, il consolidamento della Costituzione e la stabilità di un indirizzo politico orientato alla "difesa della democrazia" con il metodo democratico.
Nel Rinascimento la coltivazione della frutta era confinata agli orti dei monasteri e ai giardini delle ville signorili: un lusso aristocratico che, lungi dall’avere una funzione alimentare, serviva per ostentare raffinatezza. Dal canto loro, i ceti popolari, ossessionati dalla paura di patire la fame, al posto della frutta preferivano mangiare cereali e legumi, più nutrienti e sostanziosi. Al contempo, pere, mele e pesche venivano dipinte dalla dietetica come alimenti insidiosi per l’equilibrio degli umori del corpo. Fra Cinque e Seicento ha inizio la ‘rivincita’ della frutta: una lenta rivoluzione culturale in cui il gusto prende il sopravvento sulle prescrizioni mediche e poi le scoperte scientifiche sulla nutrizione smantellano antiche paure. Non è un caso che, nel Seicento, la rivolta di Masaniello a Napoli scoppiò per una questione legata al mercato della frutta, dimostrando quanto quel commercio fosse strategico. Poi la frutta prende il largo: i limoni di Sanremo e Amalfi nell’Ottocento conquistano il Nord Europa grazie a ferrovie a vapore; le arance siciliane sbarcano in America; l’Italia per decenni domina il commercio internazionale. Fino allo scenario attuale, con la mondializzazione che ha portato sulle nostre tavole mango e avocado tutto l’anno. La frutta che compriamo racchiude, dunque, secoli di storia: teorie mediche e dietetiche, innovazioni agricole, battaglie commerciali, mode e tendenze.
Tucidide descrive il grande scontro avvenuto nel V secolo a.C. tra Atene e Sparta. Ciò che fa di quest’opera un classico immortale è - più che la quantità di informazioni preziose - la qualità della ricostruzione storica che, basata su rigorosi criteri di valutazione razionale, mira a trarre dalla massa degli eventi contingenti il filo conduttore dell’evoluzione storico-politica: non a caso è Tucidide che ha ‘scoperto’ la guerra del Peloponneso che gli stessi contemporanei non percepivano come fenomeno unitario, ma come catena di episodi staccati.