Due imprescindibili protagonisti della scena letteraria, politica e sociale del Novecento Ezra Pound (Hailey, 1885-Venezia, 1972) e Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922-Ostia, 1975) s'incontrarono a Venezia nell'autunno del 1967 e fu un'inaspettata convergenza fra le divergenze. Le loro vite, così differenti e distanti, s'incrociarono fatalmente in una memorabile intervista televisiva che avrebbe annullato i loro reciproci pregiudizi, innescando un'inaspettata sintonia. Con questo saggio agile quanto incalzante, Luca Gallesi, studioso poundiano di "lungo corso", raccoglie per la prima volta le antipatie, i dissapori ma, soprattutto, i punti di contatto tra due scrittori che segnarono una svolta nella cultura del Novecento.
Parlare di incertezza in questo tempo può apparire scontato di fronte alle crisi che si stagliano nei grandi orizzonti internazionali. Ma c'è un'incertezza sul futuro dell'Italia, radicata nel suo ruolo a livello internazionale, che ha anche un'origine endogena: ha a che fare con gli esiti a cui l'hanno condotta le classi dirigenti che l'hanno guidata nell'ultimo abbondante trentennio. L'incertezza riguarda ormai la collocazione dell'Italia nel quadro internazionale, il fronte delle istituzioni che hanno registrato forti discontinuità nella legislazione elettorale, nelle riforme costituzionali, financo nella rielezione dei presidenti della Repubblica. Anche dal punto di vista delle questioni del lavoro, della sanità, dell'economia, della fiscalità, il clima che si registra resta sempre quello dell'incertezza. Capire come questa percezione si sia materializzata nel nostro paese è al centro di queste pagine che da diversi punti di vista, e in vari campi di osservazione, provano a ricostruire gli ultimi decenni della Repubblica. Molti dei cambiamenti avvenuti hanno condotto ad esiti ben lontani da una transizione ordinata dalla Repubblica dei partiti che avevano scritto la Costituzione. La transizione si è allungata a dismisura ed è divenuta incertezza.
Come sapevano i nostri antenati, entrare in un bosco può diventare un’esperienza profonda, capace di nutrire l’anima e trasformarla. Questo libro nasce per aiutare tutti a compiere quel primo passo. Con un linguaggio caldo e poetico, Monica Zunica ci accompagna in un percorso che intreccia mitologia, spiritualità, psicologia e riflessione interiore. Attraverso esercizi di immaginazione attiva e meditazione ispirati ai venti alberi dell’alfabeto celtico Ogam, saremo invitati a rallentare, ascoltare e riscoprire il legame profondo e rispettoso che unisce l’essere umano al bosco, alla natura e all’universo. Il cammino proposto (nel corso del quale, grazie a un QR code, saremo guidati alla meditazione direttamente dalla voce dell’autrice) non sarà però solo un avvicinamento a una tradizione antica e misteriosa come l’Ogam, ma anche un’occasione per conoscere sé stessi attraverso la saggezza degli alberi, "perché se non sappiamo chi siamo, né cosa desideriamo davvero dalla vita, non potremo mai sapere cosa può renderci felici".
Nel 2024 Susan Abulhawa, autrice del romanzo Ogni mattina a Jenin, uno dei libri sulla Palestina più letti e amati, è riuscita a entrare due volte a Gaza attraverso il valico di Rafah. Nei campi tenda ha organizzato una serie di laboratori di scrittura con giovani palestinesi sfollati, le cui vite sono state sconvolte dalla violenza, dalla fame, dalla perdita della casa, della famiglia e di ogni forma di normalità. Da quell'esperienza nasce questa antologia: diciotto racconti brevi e intensi, scritti durante il genocidio perpetrato da Israele, nei quali la vita reale assume la forza della letteratura. Queste storie aprono uno squarcio sull'esistenza a Gaza sotto le bombe. Raccontano l'orrore dall'interno, nei gesti minimi della vita quotidiana, nei suoni, negli odori, nella polvere sulla pelle: fare la fila per il pane, l'odissea per un buono alimentare, recuperare i propri vestiti dalle macerie, rinunciare a un letto per farne legna da ardere, il viaggio in ospedale per partorire, dare un nome a un bambino salvato dalla morte, bere un caffè davanti al mare dopo aver perso tutto. Come scrive Viola Ardone nella postfazione, «questi testi sono la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste. Sono vita». Con coraggio, rabbia, amore e - incredibilmente - speranza, queste voci restituiscono dignità, memoria e umanità a un popolo sotto assedio. E mostrano come, anche nella devastazione più estrema, raccontare possa diventare un gesto di resistenza. Fazi Editore devolverà il 5% dei proventi del libro al Palestine Writes Literature Festival, dedicato alla promozione della letteratura, dell'arte e della cultura palestinesi. Prefazione di Tomaso Montanari. Postfazione di Viola Ardone.
A lungo gli archeologi hanno scavato negli antichi siti di Megiddo, Hasor e Gezer, portando alla luce i resti di magnifici palazzi e fortificazioni, credendoli il segno tangibile del biblico regno di Salomone. All’inizio degli anni duemila, il colpo di scena: quelle rovine potrebbero essere almeno di un secolo più tarde, mentre ai tempi di re Salomone persino Gerusalemme non era che poco più di un villaggio. Fu un piccolo terremoto, perché in nessun altro posto al mondo, forse, è così difficile il lavoro dello storico: in quel pezzo di Vicino Oriente stretto tra il Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto e giù giù fino al Mar Rosso, per molti secoli i testi sacri si sono sovrapposti alla Storia, l’hanno condizionata, piegata e a volte forgiata. Allo stesso modo, gli interessi economici si sono fusi e confusi con le istanze culturali, i nazionalismi hanno dettato l’agenda della politica e delle guerre, il fanatismo ha tracciato o cancellato confini, al punto che quelle terre contese hanno avuto molti e diversi nomi: Terrasanta, Regno crociato di Gerusalemme, Eretz Israel, Palestina… Franco Cardini, grande storico medievale ed esperto del Vicino Oriente, conosce quella lunghissima storia e sa che spesso, nel dibattito, ci concentriamo sugli eventi recenti: per spiegare il 7 ottobre o l’invasione di Gaza si risale fino alla guerra dei Sei Giorni, o al conflitto arabo-israeliano del 1948 e alla nascita dello stato di Israele. In pochi si avventurano nelle pieghe del “Grande Gioco” con cui le potenze europee si contesero l’influenza sul Medio Oriente. Raramente ci si spinge oltre il XIX secolo. Eppure, bisogna andare ancora indietro. Molto più indietro. Terra santa e dannata risale fino alla terra promessa di Abramo e alla conquista babilonese, racconta il giogo dei romani e poi l’arrivo degli arabi musulmani, l’impero d’Oriente e il lungo dominio ottomano, per poi continuare appunto con gli eventi sanguinosi più recenti e familiari. Perché per capire questo intricato presente, dobbiamo districare i fili intricatissimi di un passato che non passa.
Per trent'anni in Occidente ci siamo raccontati una storia rassicurante: la storia era finita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il futuro sembrava una strada in discesa verso democrazia, benessere e diritti per tutti. Bastava aspettare, aggiustare qualche dettaglio, correggere qualche ingiustizia, e il mondo intero ci avrebbe seguito. Poi la realtà si è fatta sentire: attentati, crisi economiche, pandemia, nuove guerre feroci, catastrofi ambientali, ondate d'odio. La parte maggioritaria del mondo ci ha detto, molto chiaramente, che quel sogno era solo nostro, la storia non era affatto finita, avevamo solo smesso di guardarla. Davanti a questa disillusione abbiamo scelto la rimozione. Invece di elaborare il lutto per un futuro che non potrà mai avvenire, oggi ci aggrappiamo alla normalità. Alla domanda «come stiamo?» ripetiamo automaticamente «va tutto bene», ma non è così. La politica si è ridotta ad amministrazione di emergenze, gestione del presente, manutenzione di algoritmi. Al posto delle visioni insegue i sondaggi, ossessionata dai dati in tempo reale. Il linguaggio politico - incapace di elaborare il trauma della fine delle certezze - si è ridotto a puro fatto tecnico. In queste pagine originali e acute, Gabriele Segre analizza il fallimento della politica senza cedere al catastrofismo. Non si tratta di piangere il mondo che avevamo immaginato e che non si realizzerà, ma di accettare che abitiamo un luogo scomodo, nel quale volenti o nolenti dovremo restare. Se la storia è ricominciata, non possiamo più chiederci «quando torneremo alla normalità», ma «come faremo ad abitare un tempo che non promette certezze». È questo il compito della politica: recuperare la capacità di sentire, desiderare insieme, dare speranza, che è poi l'unico modo onesto di rispondere alla domanda più semplice e più spaventosa: «Come stai?».
Nel bosco di Monta Clare, Missouri, una mattina del 1975 un adolescente scompare. È l'inizio di un'epopea lunga trent'anni. La storia di un legame che nessun buio riuscirà a spegnere. Quando il tredicenne Joseph «Patch» Macauley viene rapito, Saint Brown, la sua compagna di scorribande, è determinata a riportarlo a casa. Ma Patch rimane prigioniero in uno scantinato per quasi un anno. Solo una ragazza di nome Grace gli fa visita di tanto in tanto e parla con lui, nascosta dall'oscurità. Tornato libero, Patch è ossessionato dall'idea di ritrovarla, e di dare la caccia all'uomo che gli ha rovinato l'esistenza. Mentre i mesi si trasformano in anni e la speranza diventa disperazione, Saint, nell'ombra, lo segue e lo protegge nella sua ricerca. Anche se scoprire la verità può significare perdersi per sempre.
Prezioso volume che dimostra il valore dell'influsso dei Francescani nella formazione e della diffusione del Messale Romano nel XIII secolo. L'edizione semi-critica del Missale Franciscanum Regulae e fondamentale per la storia del Messale Romano e per il francescanesimo L'opera presenta il contenuto di un codice liturgico francescano che risale al 1200. Con l'edizione semicritica del manoscritto del Missale Franciscanum Regulae, conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli, l'autore offre la trascrizione completa del testo, introdotta da uno studio storico-critico che ne contestualizza la collocazione storica e il valore liturgico. La presente edizione costituisce un ulteriore elemento per evidenziare, tra l'altro, l'influsso dei Francescani nella formazione e diffusione del Missale del Medioevo.
Le Metamorfosi del poeta romano Ovidio sono tra le opere fondamentali della cultura classica e sono state definite nel XVII secolo una vera e propria "Bibbia per gli artisti". Il celebre poema epico intreccia racconti che vanno dal caos originario alla nascita del cosmo, popolati da divinità, eroi e mortali e segnati da continue trasformazioni che hanno dato forma alla mitologia occidentale. Nel corso dei secoli questi miti, ricchi di passione, gelosia, desiderio e inganno, hanno ispirato generazioni di artisti e continuano ancora oggi ad alimentare l'immaginario contemporaneo. Pubblicato in occasione della mostra "Metamorfosi. Ovidio e le arti" alla Galleria Borghese di Roma, il catalogo esplora l'influenza delle Metamorfosi sulle arti visive dall'antichità ai giorni nostri. Sculture di Cellini, Bernini, Rodin e Bourgeois dialogano con dipinti di Tiziano, Correggio, Caravaggio e Rubens, restituendo la straordinaria fortuna figurativa dei miti ovidiani attraverso epoche, linguaggi e sensibilità differenti. Riccamente illustrato e corredato dai saggi di Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via, Bart Ramakers, Frits Scholten e Lucia Simonato, il volume offre una lettura approfondita del rapporto tra mito e arte, mostrando come i racconti di Ovidio continuino a parlare con forza alla nostra immaginazione e alla cultura visiva occidentale.