
Il libro, edito originariamente a Londra nel 1932, parte dal contrapporre all'idea freudiana di uomo scisso sia al suo interno che dal mondo, quella di uomo come un "intero", ossia una interrelazione di parti non separabili l'una dalle altre e strettamente interconnesse tra loro. Costituisce quindi, insieme alla successiva opera "The Successful Error del 1940, la pars destruens" della psicologia basata su una antropologia tomista di Rudolf Allers, il quale opera una critica complessiva delle basi teoriche di quelle che all'inizio del XX secolo venivano chiamate le "nuove psicologie" - la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler - in contrapposizione alla precendente psicologia sperimentale.
Questo testo è innanzitutto un manuale introduttivo alla psicologia generale, la disciplina che studia le relazioni dell'uomo con se stesso e con l'ambiente - fisico e sociale - che lo circonda; ma è anche qualcosa di più. Tutti i temi classici della psicologia vengono qui proposti e analizzati dal punto di vista delle interazioni tra l'individuo, inteso come funzione psicologica e struttura/funzione biologica, e il suo ambiente strutturale e funzionale. L'impostazione che sottende la trattazione è quella che contraddistingue il metodo di studio delle scienze naturali, opportunamente declinata in modo da adattarsi a una materia tanto sfuggente e complessa come il comportamento umano, inteso non già come banale azione/movimento ma come insieme di funzioni cognitive, emotive e (anche) motorie. Il volume si rivolge dunque a quanti in particolare studenti e giovani studiosi - si accostano alla psicologia per comprendere meglio l'uomo e le sue relazioni.
Nella psicologia clinica il disturbo di personalità coinvolge aspetti profondi della vita psichica degli individui e assume forme pervasive, rigide e maladattive. Le strategie e i trattamenti terapeutici devono essere articolati e differenti a seconda dei diversi tipi di disturbo. Questo volume fornisce un'ampia e approfondita panoramica dei disturbi di personalità in relazione sia alle tipologie di pazienti sia ai modelli di trattamento. Gli autori analizzano le variabili psicologiche e biologiche, soffermandosi su eziologia ed epidemiologia; inoltre, a partire dalla classificazione del DSM-IV, considerano diagnosi, decorso e trattamento di ciascun disturbo. Grazie anche all'utilizzo di casi clinici, il testo costituisce un utile strumento per la didattica e per la pratica clinica.
Paul M.G. Emmelkamp, psicologo clinico e psicoterapeuta, è professore di Psicologia clinica nell'Università di Amsterdam. Jan Henk Kamphuis è professore di Psicologia clinica nell'Università di Amsterdam.
Siamo nella “Seconda repubblica dell’educazione”, in cui regole e punizioni tendono a diventare sempre più severe. Ma, in modo direttamente proporzionale, anche sempre più inapplicate. Punire, dire dei no, tornare finalmente a battere solidi pugni sulla cattedra sembrano essere diventate le nuove fondamenta delle pratiche educative che promettono di salvare noi e la nostra generazione di figli anarchici. Ma spesso solo a parole. Nell’affrontare questo delicato tema, l’autore si chiede se si possa educare con disciplina senza considerare la domanda di giustizia che sale oggi dai giovani e non solo da loro. Non è forse l’assenza di giustizia a generare la violenza e l’anarchia che oggi respiriamo nell’aria piuttosto che la mancanza di regole? Non è che più proliferano regole disattese più si moltiplica il sentimento di ingiustizia?
Giovanni Cappello, psicologo e psicoterapeuta, analista S.I.P.I., è Responsabile del Ser.T. dell’ASL TO5 della Regione Piemonte, sede di Nichelino (To). Svolge attività di formazione e di docenza per la Scuola Adleriana di Psicoterapia di Torino e di Reggio Emilia nell’area di Psicologia dell’età evolutiva e dell’adolescenza. Ha pubblicato numerosi studi in volumi e su riviste specializzate e, con Effatà Editrice, il testo Crescere e far crescere. Il mestiere dei padri, delle madri e dei figli di oggi (2007).
Come nasce e si forma un gruppo? Quali dinamiche ne determinano il funzionamento? Come agisce ed interagisce l'individuo inserito in un contesto di gruppo? Che rapporto intercorre tra soggettività e gruppalità? Un libro che analizza, quasi in senso anatomico, la nascita, l'evoluzione e il senso della psicologia di gruppo e si addentra nella complessità gruppale, per fornire utili riflessioni e strumenti teorico-pratici da poter utilizzare nell'ambito della formazione, del lavoro e della psicoterapia.
Sotto forma di manuale, l'autore propone la psicoterapia della famiglia ad indirizzo sistemico relazionale partendo dalle origini statunitensi degli anni '50. Il lettore è accompagnato lungo un percorso che ne segue l'evoluzione epistemologica fino alle sue espressioni contemporanee. In modo originale il pensiero dei più celebri terapeuti è seguito dalla presentazione di come ciascuno di loro avrebbe condotto una psicoterapia con una stessa famiglia in difficoltà. Il proposito del libro è di predisporre il terapeuta alla costruzione della relazione terapeutica ponendosi nei confronti della famiglia con una configurazione personale che prenda vita dalle sue naturali risorse, dalla sua storia, dall'elaborazione del modello formativo ricevuto. La terapia è un cammino, un percorso, un "pellegrinaggio" diceva Keeney, da fare insieme al sistema famiglia.
Perché una richiesta formulata in un certo modo viene respinta, mentre una richiesta identica, però presentata in maniera leggermente diversa, ottiene invece il risultato voluto? Cialdini ha scoperto che alla base delle migliaia di tattiche usate quotidianamente dai persuasori ci sono sei schemi fondamentali: in questo libro, celebre in tutto il mondo, ne rivela tutti i meccanismi di funzionamento.
"Perché un nuovo Manuale di psicologia junghiana oggi, quasi mezzo secolo dopo la morte di Jung? Non abbiamo già visto, nel corso degli anni, un'enorme quantità di pubblicazioni che tentava di diffondere le sue idee esponendo, spiegando, discutendo, lodando ma anche criticando, la loro carica innovativa. A tutt'oggi il tema "Jung" non è certamente esaurito e questo Manuale è opportuno e più che benvenuto. È stato scritto da un certo numero di analisti junghiani di seconda e terza generazione - notissimi e di grande esperienza appartenenti, nella grande maggioranza, al mondo anglofono. Tutti hanno una conoscenza e un rispetto profondi della e per l'opera di Jung e iniziano i loro saggi muovendo dalle sue scoperte basilari. Poi decollano, trattando dei punti di vista più propriamente contemporanei e infine - ultime ma non meno importanti - delle loro esperienze e dei loro contributi personali. Il lettore può quindi ottenere dei chiarimenti importanti sulle idee originarie di Jung, seguiti dalla loro applicazione pratica e dagli adattamenti alle necessità dell'epoca attuale. Tutto sommato è evidente, ancora una volta, che la frattura e l'animosità tra analisti freudiani e junghiani si sono oggi mitigate." (dall'introduzione di Mario Jacobi all'edizione inglese)
Gutton ci suggerisce che non vi è momento della vita altrettanto sensibile ai sismi dell’animo quanto l’adolescenza. La tesi che il libro propone è che l’adolescenza sia un atto di creazione e anche un’esperienza di creazione. Ciò significa pensare ad ogni singolo adolescente come immerso in una dimensione di sé che intravede e insegue, ma che continuamente gli sfugge. È come se egli fosse confrontato, con forza, alla possibilità di realizzare qualcosa di molto importante, la creazione di sé e, al contempo, intuisse, con altrettanta forza, che tale esperienza deve necessariamente svolgersi in un clima libero dalle costrizioni del pensiero razionale, proprio e altrui.
Così, l’accostamento che il libro propone in vari modi è quello con l’artista impegnato nella realizzazione della sua opera. In effetti, può esserci molto utile pensare all’adolescente come un artista al lavoro! In realtà tale immagine dell’adolescente è il risultato di un complesso e raffinato percorso di conoscenza clinica e di osservazione profonda del suo specifico funzionamento psichico.
Quanto è diverso poter pensare che di fronte a noi abbiamo un artista in uno stato di febbrile creatività, piuttosto che un giovane paziente sofferente, confuso, in balìa di forze incontrollabili e distruttive, violentemente all’opera.
Dalla Prefazione di Gianluigi Monniello
Philippe Gutton, psichiatra, psicoanalista, professore di psicopatologia all’Università della Provenza, fondatore e direttore della rivista «Adolescence», è autore di numerose pubblicazioni tra cui ricordiamo i volumi Le Pubertaire (1991), Adolescens (1996) e, pubblicato in Italia, Psicoterapia e Adolescenza (2002).
La crisi della speranza è la fonte del malessere esistenziale di molte persone, istituzioni e comunità ed è anche la causa e l’effetto del decadimento morale e del senso di illegalità. Occorre sfondare il «muro» che molti hanno ritenuto utile costruirsi e dietro il quale si sono arroccati, ma anche isolati. In tale prospettiva è urgente: considerare la formazione come impegno per tutti; rivalutare la formazione degli educatori e legittimarne il ruolo; conoscere e far conoscere le fasi di sviluppo morale delle persone.
L’impegno a formarsi consentirà a ciascuno di scoprire il senso della speranza, star bene con se stesso e con gli altri, agire con moralità e legalità, contribuire ad umanizzare le comunità di appartenenza.

