
"Il 2025 segna una cesura silenziosa ma profonda: il mondo ha smesso di cercare un ordine e non sa ancora convivere con il disordine. Le potenze si urtano, le regole si moltiplicano, l’equilibrio si ritrae. Viviamo in un territorio intermedio, instabile e mutevole, dove potenza e fragilità coesistono. Non è la fine dell’ordine: è l’inizio di un ‘nuovo disordine mondiale’. La globalizzazione integra e divide, la tecnologia emancipa e domina, l’interdipendenza unisce e imprigiona. Nessuna potenza governa da sola; il mondo è una mappa in movimento, un sistema senza architetti, la forza non garantisce più sicurezza. Il passaggio da un mondo unipolare a uno oligopolare è in corso, ma non è ancora compiuto e questo genera disordine. […] Che cosa resta da fare, allora, in un Atlante geopolitico che ambisce a guidare i lettori in questa geografia mobile? Innanzitutto, recuperare la capacità di guardare al mondo con occhio freddo e visione lunga. […] Questo Atlante non promette mappe stabili. Intende offrire bussole affidabili. Non pretende di addomesticare il disordine, ma di aiutare a navigarlo. Ogni epoca, scriveva Carl von Clausewitz, elabora la propria teoria della guerra. La nostra deve elaborare la propria teoria dell’interdipendenza. Essere forti significa saper dipendere in modo intelligente; l’efficienza va tarata sulla sicurezza; la cooperazione vive se la deterrenza è credibile. Le istituzioni valgono se riflettono forze reali. Nel 21° secolo il potere è governo del tempo e delle risorse. La conoscenza è il primo bene strategico: comprendere è già agire."
La cooperazione industriale nel settore della difesa rappresenta un interessante campo di studio per l’analisi della costruzione di una politica estera complessa. Questo è particolarmente vero nel caso dell’Italia all’indomani del secondo conflitto mondiale, quando la scelta di campo occidentale e la conseguente adesione all’Alleanza Atlantica si mescolavano con esigenze legate alla ripresa produttiva e alla salvaguardia di industrie ritenute strategiche. Il presente volume si propone di indagare il rapporto tra politica estera italiana e industria degli armamenti attraverso una descrizione generale della questione relativa al periodo 1949-1953, seguita da una serie di approfondimenti specifici, che si spingono fino agli anni Sessanta. Vengono affrontati diversi aspetti del rapporto tra industria della Difesa e scelte politico-strategiche della Repubblica italiana durante la Guerra Fredda, quali gli offshore procurement, la profondità strategica e il ruolo della missilistica, l’assistenza militare alla Somalia, i rapporti con la Jugoslavia, il Sudafrica e le Nazioni Unite.
Mentre la deumanizzazione dei palestinesi raggiungeva il suo apice, Adam Raz è tornato a indagare le radici del conflitto, facendo luce su un lato della Guerra arabo-israeliana del 1948 strategicamente rimosso dalla memoria collettiva: il saccheggio di case, negozi e fattorie palestinesi da parte di combattenti e coloni israeliani. Grazie a un’ampia ricerca su fonti primarie - rapporti militari, giornali, lettere e diari -, Raz ricostruisce la storia cronologica di queste "sparizioni" e fornisce una lucida analisi della vicenda da una prospettiva socio-politica. Il suo lavoro svela il legame tra le razzie compiute e le politiche dell’allora primo ministro David Ben Gurion, che miravano a estendere le rivendicazioni israeliane sulle terre dei palestinesi e a mettere in ginocchio la loro economia, facendo sì che non avessero più nulla a cui tornare. In questo scenario emerge la complicità criminale di molti civili israeliani, che fecero bottino dei beni appartenuti a quelli che - prima di diventare nemici - erano i loro vicini di casa.
Il numero 10/2025 di Limes, in uscita l’8 novembre, s’intitola Tutti contro tutti, e fa il punto sulla rivoluzione globale in corso. Il volume si interroga sulle conseguenze dell’avvicinamento tra Cina, Russia e India, che avviene in un contesto di profondissima crisi sia degli Stati Uniti d’America sia dei paesi europei, che oscillano tra paura e sdoganamento della guerra. La prima parte - Acrobazie cinesi, russe e indiane - analizza le relazioni tra Pechino, Mosca e Delhi, probabilmente mai così vicine. Eppure le divergenze contano - e pesano - tanto quanto le affinità. Il caso dell’Artico, dove Pechino cerca di competere coi russi, segnala infatti come l’alleanza tra i due paesi sia tutto tranne che scontata, anche in virtù di profonde diffidenze storiche. Stesso discorso vale per l’India, che pur non rinunciando al multi-allineamento continua a guardare con attenzione ai movimenti della Cina. Pechino non nasconde più la sua potenza, ma Mosca e Delhi non hanno intenzione di diventare suoi meri partner di minoranza. La seconda parte - dedicata a L’America e il nemico di dentro - indaga la vera causa di questo riallineamento: la crisi d’identità degli Usa e i tentativi, portati avanti dall’amministrazione Trump, di dar vita a un vero e proprio cambio di regime. Di particolare interesse sono la pubblicazione di un’Antologia dei nazionalisti, che riassume il clima politico-ideologico che muove i progetti identitari e geopolitici del movimento Maga, e i resoconti di due viaggi: uno nelle stanze del potere di Washington e uno lungo la Route 66. Pur ambientati in luoghi diversi sotto ogni punto di vista, i due diari trasmettono la stessa sensazione di sfascio e spaesamento. La terza parte - intitolata Europe in guerra - fa il punto sulle ambizioni veterocontinentali riguardanti la guerra in Ucraina. Pur immaginando diversi scenari possibili, ciò che emerge da questa sezione è come gli europei continuino ad avere idee molto diverse gli uni dagli altri, oltre che mezzi non sempre sufficienti a dar seguito alle loro parole. Il caso tedesco è a tal proposito emblematico, mentre l’approfondimento sul fronte Nord della Nato mostra come la postura dei paesi della regione sia irriducibile a quella di altri membri dell’alleanza. Noi italiani in primis.
La singola persona e il potere delle istituzioni sociali e politiche sono i poli in tensione di ogni ordine sociale. Qual è il ruolo della società e dello stato? Quali sono le condizioni della libertà della persona? Frank S. Meyer risponde con una sintesi dichiaratamente filosofica delle verità presenti in modo peculiare nel crogiolo della civiltà occidentale la cui massima gloria è l'affermazione del valore trascendente della persona, ciò che fonda e orienta la sua libertà. Questo è il lascito che il conservatore deve preservare, approfondire e sempre purificare. Tre saggi scelti, a carattere biografico, storico e filosofico, di alcuni fra i suoi maggiori alleati intellettuali delineano la figura e integrano la riflessione di un uomo coraggioso e complesso, interprete e difensore dell'Occidente.
Il ‘Patto Atlantico’ è il Santo Graal dell’Occidente. I soci fondatori condividevano un tratto comune: usurpavano, o avevano appena perso, un dominio coloniale. Ma alla metà del Novecento, quando nacque la NATO, il mondo colonizzato era in rivolta. Non era facile riproporre il vecchio predominio senza cambiare il linguaggio. Così le parole propinate al mondo furono ‘libertà’ e ‘democrazia’, usate spesso come utensili intercambiabili. Ripulito il linguaggio, l’Occidente poté dare avvio al sanguinoso sforzo di ri-colonizzare i continenti che stava perdendo. Ma il resto del mondo non rimase inerte. Per guerreggiare unito, l’Occidente ha bisogno di un ‘nemico’. Sulla carta geografica il ‘nemico’ ogni tanto cambia posto e lo stesso Occidente a sua volta si sposta: fino al paradosso, quando ‘nemico’ è un pezzo dello stesso Occidente. La metafora del ‘porcospino d’acciaio’, cara al vertice della UE, ci prospetta un apocalittico finale di partita: tetro lascito della ‘civiltà occidentale’.
Le dittature e i regimi autoritari non amano la libertà di stampa e la reprimono con ogni mezzo, dalla censura all’arresto di giornalisti. La differenza fra regimi autoritari e democrazia in rapporto all’informazione è quindi ovvia. Meno esplorato è il processo che tende oggi a ridurre questa differenza. I metodi non sono altrettanto brutali, ma a lungo andare le conseguenze per la salute della democrazia possono essere altrettanto devastanti, complici anche i social network e l’intelligenza artificiale. Questo libro analizza un nemico subdolo, che si nutre di pressioni da parte del potere, di epurazioni, piaggerie e carrierismi, di un "circo mediatico" in cui i protagonisti sono sempre gli stessi, di format televisivi intercambiabili che finiscono per esprimere una sorte di rete unificata. Denunciare, frenare, magari invertire questa deriva diventa assolutamente vitale.
Un libro che farà certamente discutere. Un saggio che, per decisione dell'autore e per fortuna del lettore, non traccia esplicitamente una dottrina ma riassume un'esperienza e analizza una situazione, quella di una società ormai fondata sui principi frivoli ed effimeri che non lasciano più spazio ad una morale fondata su principi e valori condivisi. In questo quadro qual è il ruolo del credente anche non cristiano? Quale contributo può ancora dare la religione ad una società che è figlia del materialismo e del consumismo, in cui tutto si usa e tutto si getta? Come si può riaffermare il bene comune?
Le religioni promuovono la pace o la ostacolano? Questo libro affronta con sguardo storico, teologico ed etico il ruolo delle religioni nei conflitti contemporanei. A partire dalle intuizioni del Forum di Limena, studiosi e teologi riflettono sulla crisi dei tradizionali paradigmi di pace, sul ritorno pubblico del religioso e sull’ambigua partecipazione delle fedi alle guerre in corso. Un appello alle religioni perché si assumano la responsabilità delle proprie parole e azioni; ai credenti perché non cedano alla rassegnazione e all’ideologia; e ai teologi perché tornino a riflettere con rigore e coraggio su guerra, pace e giustizia in un mondo in evoluzione.
«Mentre tutti sappiamo, più o meno, come dovrebbe essere una democrazia ideale, troppo poco si accerta e si sa intorno alle condizioni di una democrazia possibile» Edito per la prima volta nel 1957 ? uno dei primi libri pubblicati dall'editrice il Mulino nata tre anni prima ? e presto tradotto in inglese dallo stesso autore in una versione ampliata e in seguito in molte altre lingue, «Democrazia e definizioni» è unanimamente riconosciuto come uno dei più importanti libri di teoria della democrazia apparsi nel XX secolo. Con esso Sartori, allora poco più che trentenne, si afferma anche al di fuori dei confini nazionali, tanto che nel 1968 l'International Encyclopedia of Social Sciences gli affida la stesura della voce Democracy. Scritto in maniera efficace e brillante, con un impeccabile rigore logico, il volume affronta i problemi di fondo, i temi essenziali e perenni della democrazia, a cominciare dall'esigenza di definire con precisione il significato dei termini linguistici usati. Nel suo esame la dimensione descrittiva e quella normativa della democrazia risultano strettamente intrecciate; ne consegue che la democrazia è un regime politico che deve fare i conti con un ideale, per quanto lo scarto rimanga inevitabile. La presente edizione è corredata da un ampio saggio introduttivo di Angelo Panebianco che offre un ritratto intellettuale a tutto tondo dell'autore.
Oggi l'Europa resta l'unica carta che abbiamo per giocare da protagonisti nel mondo ed evitare che i nostri figli siano costretti a una «sudditanza felice» verso i potenti di turno. Si tratta di mettere in pratica le profetiche parole di Alcide De Gasperi: «Se siamo uniti saremo forti, se siamo forti saremo liberi». Eletto ininterrottamente in Parlamento dal 1983 a oggi, Pier Ferdinando Casini è un protagonista indiscusso della politica italiana. Tra le ragioni di questa sua «longevità» ci sono la capacità di comprendere il presente e quella di intuire la giusta direzione nei momenti di svolta. Questo volume presenta alcuni tra i discorsi più significativi da lui pronunciati in Parlamento, preceduti da un ampio dialogo con lo storico Paolo Pombeni in cui Casini ripercorre il suo tragitto, cominciato nella Democrazia cristiana. Il «terremoto Berlusconi» e l'avvento della Seconda Repubblica, il cambiamento degli equilibri politici con l'evoluzione della sinistra nell'esperienza dell'Ulivo, l'approdo al ruolo da lui rivestito di «voce della razionalità moderata», l'abbandono dell'area di centrodestra per agire da indipendente nel centrosinistra emergono in un racconto vivacissimo, dove scorrono tutti i personaggi che hanno animato la politica italiana. Insieme a questo, le riflessioni sulla complessità dell'evoluzione storico-politica internazionale di cui Casini è stato testimone partecipe in più di quarant'anni di vita pubblica.
Gli scritti di Cesare Dall’Oglio raccolti in questo volume sono una testimonianza significativa di impegno cristiano e civile nel cuore del Novecento italiano. Dall’esperienza drammatica della Resistenza - culminata nella condanna a morte scampata - all’impegno nella ricostruzione democratica e nella riforma agraria, Dall’Oglio unisce fede e azione, Vangelo e politica, spiritualità e realismo. I testi riflettono una tensione morale alta, radicata nella dottrina sociale della Chiesa e orientata al bene comune. Il volume è anche un ritratto di una generazione che ha lottato per una democrazia fondata sulla giustizia sociale e sulla dignità della persona. Un documento storico e spirituale di grande attualità.

