
Con il romanzo Inseguendo un’ombra Andrea Camilleri ci trasporta nella Sicilia del 1400, per raccontarci la storia di un uomo che nel corso della sua vita assume tre diverse identità. Samuel Ben Nissim, giovane ebreo di Caltabellotta, è coltissimo e ha una vera vocazione per le lingue. Rifugiatosi in un convento di frati viene istruito nella fede cattolica e prende il nome di colui che lo tiene a battesimo, il conte Guglielmo Raimondo Moncada. Dalla Sicilia a Roma, e poi ancora in fuga, assume una nuova identità, Flavio Mitridate, riuscendo ad avvicinare un umanista come Pico della Mirandola. Un viaggio avventuroso tra il Mediterraneo, Roma, la Germania, tra intellettuali, cortigiani e criminali, nel tentativo di afferrare l’essenza di un uomo camaleontico. La sua vita - sostiene lo scrittore - «è fatta da una serie di riflettori ben concentrati: lo beccano in piena luce, poi sparisce, sparisce nel nulla; ricompare con un altro nome, un’altra veste, un altro ufficio. Anni di silenzio, poi altro nome, di nuovo in luce: insomma un personaggio di un fascino straordinario, e non è un caso che Leonardo Sciascia lo definisca un’ombra». Camilleri si tuffa nel racconto di quest’anima tormentata e oscura, e ricostruisce la vita di Samuel Ben Nissim /Guglielmo Raimondo Moncada / Flavio Mitridate «come se fosse non realmente esistito, ma come un’invenzione interamente partorita da me. E del resto invenzione non viene da invenire, che in latino significa riscoprire, ritrovare?».
Oltre quattrocento brani tratti dai romanzi e dai racconti con Montalbano per costruire con le parole di Andrea Camilleri un appassionante e fedele ritratto del personaggio letterario più amato d’Italia. «A Montalbano la testa gli cammina. Affascinante, simpatico, intelligente, sarcastico, empatico, irrimediabilmente incollato alla sua terra, dotato di grande senso morale, amante della buona tavola e della bellezza di donne e cose, paesaggi, romanzi, opere d’arte. Fatalmente maschio, bianco, eterosessuale, occidentale, borghese e financo siciliano - eppure tanto rispettoso dell’alterità quanto nemico di luoghi comuni e frasi fatte, comportamenti untuosi e ipocrisie diffuse. Moderatamente tradizionalista, alquanto incapace nell’uso della tecnologia, assai nirbùso e sempre sul pezzo, il celebre commissario di polizia operante in Vigàta - paese più inventato della Sicilia più tipica - è un personaggio a tutto tondo. E fra le mille sfaccettature di questo suo carattere impressivo e parzialmente dominante vi è l’interesse e la pratica della filosofia. Pensatore senza saperlo, ostinatamente privo dei crismi che l’accademia usa donare ai praticoni del Concetto, del Giudizio e del Sillogismo, Salvo Montalbano effonde comunque, spesse volte inconsapevolmente, quell’amore di sapienza che, innestandosi nella quotidianità, la supera di gran lunga. Ma che tipo di filosofo sarebbe il commissario Montalbano? a quale scuola filosofica apparterrebbe? […]. A conti fatti, semplificando molto, scatta una necessaria tautologia: Montalbano è montalbanista. Epiteto a funzione aperitiva che questo libro ha accuratamente riempito di sostanza concettuale, traendo dalle innumerevoli storie di investigazione poliziesca quei barbagli di filosofia che il mondo umano e sociale del commissario, la sua storia e la sua geografia emanano in molti modi» (Dalla Nota di Gianfranco Marrone).
Nella seconda metà del 1942, la famiglia Camilleri - nove, affamate persone - si trasferisce nella grande casa di campagna, non lontano da Porto Empedocle. Andrea ha diciassette anni. Con l’avanzare della guerra, il cibo scarseggia e nonna Elvira, per quanto cuoca sopraffina, deve industriarsi per trasformare monotone verdure in una portata di indiscutibile fascino e sapore.
In otto, semplici frasi le ragioni di una passione. La scrittura come interprete e valore di un’intera esistenza. Con un ritratto di Andrea Camilleri alla scrivania di Salvatore Silvano Nigro. "Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto." Volume realizzato con caratteri Garaldo composti appositamente presso Archivio Tipografico Torino.
Racconta Andrea Camilleri che dopo "La forma dell'acqua", che è del 1994, il commissario Montalbano non era ancora una figura completa. «Ebbi la sensazione che mi era rimasto con un piede alzato. Allora scrissi il secondo della serie che è "Il cane di terracotta". A questo punto questo personaggio era diventato un personaggio anche per me». Le informazioni di un pentito su un traffico d'armi portano Montalbano a ispezionare una grotta, lì scopre un passaggio che conduce a un'altra caverna dove trova i cadaveri di due giovani amanti. Sono abbracciati, abbandonati da decenni, sorvegliati da un enorme cane di terracotta. Il commissario si trova così a svolgere due indagini: la prima su una pericolosa cosca mafiosa, l'altra su un delitto compiuto nel 1943 durante i confusi giorni che precedono lo sbarco americano in Sicilia. Ed è questa ad appassionarlo maggiormente. Quel che rende Il cane di terracotta un libro unico non è solo la sovrapposizione di due trame, due delitti, ma l'intrecciarsi degli elementi collegati alla leggenda cristiana dei Sette Dormienti di Efeso con quelli della versione coranica della stessa tradizione: «E li avresti creduti svegli, e invece dormivano mentre il loro cane era accucciato con le zampe distese, sulla soglia». Con una nota di Alberto Manguel.
Sono qui raccolti i romanzi Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009).
Con la Trilogia delle metamorfosi (Maruzza Musumeci, Il casellante, Il sonaglio) Camilleri celebra la persistenza del mito nel tempo riportandolo nella sua Siciia, terra in cui il mito è nato. Nei tre romanzi di trasformazione Camilleri avvia una macchina di intrecci e dialoghi, avviluppati intorno all'albero maestro dell'ironia. Non c’è teoria nelle sue storie, c'è l'antica pratica del racconto, c'è quell’oralità di cui il mito si nutre fin dalle origini e che incantava uomini e donne intorno al fuoco, bambini sull'orlo della notte, guerrieri all'alba del combattimento. Viola Ardone
La relazione (pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 2014) appartiene al gruppo di romanzi che Camilleri scrive in un limpido italiano, abbandonando, solo per un momento, il vigatese, la sua lingua d'invenzione e di elezione. Il perché di questa scelta risiede nella materia stessa del romanzo, si tratta di una storia borghese, ambientata nell'Italia contemporanea e non in Sicilia. A Mauro Assante, integerrimo funzionario, viene affidato un incarico delicato: scrivere una relazione sulla Banca Santamaria su cui si allungano le ombre dell'illegalità. In una rovente estate romana, con moglie e figlio al mare, Assante comincia a stendere il suo rapporto, ma si ritrova al centro di impalpabili manovre che paiono volerlo far desistere dal condurre a termine il lavoro. La visita di una bellissima quanto sconosciuta ragazza, strane telefonate, sottili allusioni, lettere anonime precipitano il funzionario in un intrigo in cui rimane fatalmente impigliato. «Mi interessava provare a scardinare tutte le certezze di un uomo come Assante nell'Italia di oggi. Volevo capire come una vita così strutturata, così razionale possa essere sconvolta e scardinata dall'irrazionale». La relazione è insieme thriller, romanzo psicologico, riflessione sul potere, e vi emerge forte la passione di Camilleri per il teatro e la sua inclinazione per i temi civili e politici. Con una nota di Antonio Franchini.
Quali presenze si aggirano di notte per la villa della maestra Antonietta? E cosa nasconde la casetta in rovina del giornalista Nicolò Zito? Dieci casi, dieci avventure del commissario Montalbano, curioso e capriccioso come il migliore dei detective. Dieci racconti dove gatti e cardellini partecipano alle indagini, tra banditi sbadati e poliziotti derubati, dove gentili signore dagli occhi fosforescenti vagano sotto le stelle e un ladro gentiluomo custodisce un mazzo di chiavi che può aprire segreti universali... Dieci avventure dove i piani tortuosi dei criminali si scontrano con l'intelligenza e l'istinto del commissario Montalbano, mentre le guardie e i ladri si fronteggiano, si inseguono, si scontrano: ma qualche volta si scambiano i ruoli e, guardandosi allo specchio, si riconoscono per la prima volta. Età di lettura: da 10 anni.

