
"Nella sua duplice natura di florilegio di ricordi e di teoria di studi sul pensiero e il magistero di Giacomo Biffi, questa raccolta di scritti in suo onore, a un anno dalla scomparsa, si attesta quale evento editoriale assolutamente unico nel suo genere."
"L'autore, in questo testo, innanzitutto, ci spinge a confrontarci con quel sistema dei media che marca in maniera decisiva stili di vita e credenze e che pone le agenzie educative alla prova di un "sincretismo strumentale" e delle dinamiche culturali che genera. Ci affida la responsabilità di non arrenderci alla distanza che spesso separa il linguaggio dell'annuncio da quello di chi abita in un ambiente "naturalmente" connesso, senza soluzioni di continuità. A questo proposito, il testo sottolinea come sarebbe limitativo, se non addirittura fuorviante, pensare ancora e semplicemente ai nativi digitali e non più in generale a una dimensione che oggi attraversa e abbraccia le generazioni. Tale comunanza è veicolata in maniera emblematica nei prodotti dell'industria culturale. Di qui l'analisi che l'autore conduce attorno a cinema, televisione, videoclip, spot e trailer, volta a una comprensione della realtà che li suscita e che attraverso di loro si alimenta: conoscerla nelle sue tendenze è condizione per conoscere l'altro - i suoi codici simbolici - e, quindi, per l'incontro e la stessa proposta di fede" (Ivan Maffeis)
Il volume presenta i caratteri essenziali della visione politica del mondo biblico, nell'Antico e nel Nuovo Testamento, evidenziando come il paradosso della croce di Cristo costituisca la chiave di volta per il passaggio da una logica di dominio a una logica di servizio.
L'ottavo capitolo dell'esortazione post-sinodale "Amoris laetitia" di papa Francesco affronta le delicate questioni inerenti alle situazioni dette "irregolari": "situazioni di fragilità o di imperfezioni" che vanno affrontate con chiarezza non solo a partire dalla loro disamina, ma soprattutto a partire da alcuni principi-guida. Questo libretto sviluppa un agile vademecum al capitolo: non vuole essere un commento approfondito, ma sceglie di tratteggiare le linee-guida che soggiacciono all'architettura di questo testo, per evidenziarne i principi teologico-pastorali. Un contributo alla riflessione delle comunità e dei singoli cristiani su temi delicati, e proprio per questo meritevoli di approfondimento.
Questo libro, che tematizza lo sviluppo della riflessione teologica in uno dei secoli più ricchi di stimoli e fecondi della storia del cristianesimo, è da tutti gli studiosi ritenuto un classico e immancabile punto di riferimento della storiografia e del pensiero occidentale. L'opera ha inteso creare nuove prospettive di approccio, secondo ciò che l'autore stesso ama chiamare "metodo storico", sensibile non solo ai testi ma anche ai contesti sociali e religiosi in cui si espressero gli scrittori teologici. È un'opera viva, che ha avuto il merito di liberare la storia teologica dalle secche dell'erudizione. Una "storia" deve andare oltre le specializzazioni, deve essere in grado di raggiungere - secondo lo stesso Chenu - "i sottosuoli dei testi, delle controversie, dei sistemi, e anche delle personalità del genio". Infatti la conoscenza storica che l'autore persegue tende all'intelligenza interiore dei fatti e degli scritti, al di là di ciò che i loro autori ne hanno sul momento esplicitamente percepito ed espresso. Chenu mira a evidenziare le leggi interne che determinano il clima del secolo e la fede. Si arriva così a manifestare le zone di luce che compongono l'unità e le tensioni di tutto un travaglio generazionale. Introduzione di Inos Biffi.
Il volume raccoglie gli atti della XXVII Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. Il tema appare di grande utilità e le vare relazioni tenute nel corso dell'Assemblea possono essere di valido aiuto per chi ha a cuore la cura spirituale delle aree urbane in genere ed in particolare delle grandi città. La pubblicazione - che è aperta dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti all'Assemblea plenaria ricevuti in udienza - si avvale dei contributi di: Stanislaw Rylko, Sergio Belardinelli, Donatella Scaiola, Luis Antonio Tagle, Pierpaolo Donati, Massimo Introvigne, Monica Ruffa, Giovanni Paolo Ramonda, Marko Ivan Rupnik, S.I., Chiara Amirante, Salvatore Martinez ed altri ancora.
Il compito di comunicare il Vangelo efficacemente risulta essere particolarmente urgente nel nostro tempo. Iuvenescit Ecclesia, è la lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici per la vita e la missione della Chiesa. La Congregazione per la Dottrina della Fede, con il presente documento, intende richiamare alla luce della relazione tra doni gerarchici e carismatici, quegli elementi teologici ed ecclesiologici la cui comprensione può favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione ed alla missione della Chiesa. A tal proposito vengono presentati alcuni elementi chiave sia della dottrina sui carismi esposta nel Nuovo Testamento che della riflessione magisteriale su queste nuove realtà. Successivamente, partendo da alcuni principi di ordine teologico sistematico, si offrono elementi identitari dei doni gerarchici e carismatici, insieme ad alcuni criteri per il discernimento delle nuove aggregazioni ecclesiali.
Il lavoro intende proporsi quale contributo finalizzato, anzitutto, ad un approccio critico nei confronti del messaggio escatologico quale esso traspare maggiormente dalla tradizione sinottica. All'interno di questa analisi e, se possibile, in vista di un suo ulteriore arricchimento in chiave ermeneutica, il presente saggio intende chiarire uno degli aspetti antropologici ad esso più intimamente connessi: quello, cioè, della vigilanza. In tale ottica, gli interrogatici cui si cercherà di offrire una risposta lungo le pagine del volume saranno essenzialmente due: in vista di quale evento è importante, per il discepolo, vegliare secondo l'accezione evangelica? Come concepire, a livello di impegno personale, un simile atteggiamento? Sulla base di tali premesse la ricerca si concentrerà poi in maniera specifica sugli apporti concettuali conseguenti all'analisi esegetico-strutturale della parabola matteana delle dieci vergini (Mt 25,1-13), intorno alla quale si rivolgerà la più diretta e motivata attenzione dell'opera. Questo testo, proprio del primo fra gli evangelisti canonici, pone in scena un duplice atteggiamento, rivelato e giudicato dalla fine; la presenza o l'assenza delle ragazze nel momento definitivo ("la porta fu chiusa", v. 10) dell'arrivo dello sposo esprime l'atteggiamento di fondo di accoglienza o di rifiuto che, fin dall'inizio, era nel loro cuore, poiché fin dal v. 2 Matteo può parlare di "stolte" e di "sagge".

