
La ricerca presentata in questo volume segnala come le piaghe di Cristo possano aiutare ad esprimere alcuni elementi chiave della visione teologica di San Bonaventura, descrivendo la traiettoria di una rivelazione che dal traboccante cuore divino culmina nell'umiltà sofferente della Croce. Il testo, inoltre, indaga il motivo per cui proprio le stimmate divengano sigillo decisivo dell'esperienza spirituale di Francesco d'Assisi. La prima parte di questa ricerca è riservata all'analisi critica delle fonti bonaventuriane e della Scrittura, la seconda, tesa a individuare il contributo teologico di Bonaventura attorno alle piaghe, è articolata in due sezioni. La prima (descensus) si concentra prevalentemente sulla cristologia di Bonaventura, intendendo così il movimento di rivelazione e redenzione attraverso la kenosi della croce; la seconda (ascensus) si concentra sulle stimmate di Francesco; il titolo, infatti, richiama il percorso di ascesa a Dio che passa attraverso la conformazione a Cristo che Francesco ha compiuto in forma esemplare.
Uno strumento fondamentale per la comprensione della teologia ortodossa contemporanea.
La cristologia esige che si proponga tutto il significato della persona, della vita, della morte e della risurrezione di Gesù per gli uomini del nostro e di tutti i tempi. Significa anche proporre la vita di Gesù come modello o paradigma di vita per i suoi seguaci. Fare cristologia equivale a sviscerare il modello di vita che è stato delineato nella persona di Gesù di Nazaret e in tutto quello che Dio ha svelato con la sua vita, passione, morte e risurrezione. Parlare, dunque, di cristologia, equivale a parlare non soltanto della vita di Gesù, il Cristo, ma anche della vita dei cristiani in Cristo. Esporre la cristologia è esporre nel contempo la vita cristiana.
"il denaro deve servire, non governare". Con una delle sue sintesi omiletiche che ormai abbiamo ben imparato a conoscere e ad apprezzare, Papa Francesco non ha fatto che ribadire, in fondo, il primato dell'umana creatura su tutto quanto è stato creato per essere posto a suo servizio. In che direzione dobbiamo cercare, allora, la forma buona dell'uso del denaro? O, detto altrimenti, che relazione debbono avere l'economia e i sistemi economici in rapporto agli altri poteri e alle altre forze che determinano i sistemi sociali e la vita dei popoli? Quale dovrà essere il contributo specifico dei cristiani nella governance dei processi economici? Che ruolo, in particolare, deve occupare la politica, che così spesso ci appare succube e ancillare rispetto alle leggi del mercato e alle decisioni che esse le impongono? Sono queste alcune delle domande e delle tematiche oggetto dei lavori del Colloquio e alle quali ci si è accostati con un approccio interdisciplinare.
Il volume raccoglie sette lezioni che scaturiscono da una esperienza didattica concretamente vissuta e che intendono illustrare il contenuto delle prime tredici questioni della Summa theologiae per farne conoscere i contenuti e farli amare. Proponendosi come un omaggio deferente al magistero filosofico e teologico di Tommaso d’Aquino e come un atto di venerazione nei confronti della sua verità, Deus punta a mettere in luce i tratti fondamentali della metafisica tommasiana al fine di esibirne l'adamantina solidità e di mostrare, in definitiva, come la filosofia — dichiarata troppe volte morta per l’astenia moderna e postmoderna dell’eros che dovrebbe caratterizzarla e per la consunzione subita a causa dello smarrimento del suo specifico oggetto di riflessione — sia, in realtà, più viva che mai e continui a provocare l’uomo. Perché questi se ne accorga e torni ad essere consapevole dell’appello illimitato che tale disciplina gli rivolge, occorre aiutarlo ad ascendere speculativamente verso l’ordine di ciò che è primo, stimolando il suo desiderio di conoscenza nei confronti di quanto é superiore all’immediato e al contingente.
L'opera rappresenta un'ideale introduzione alla cristologia sviluppata da Tommaso d'Aquino nella Tertia Pars della Somma teologica: le sue pagine mirano ad esaminare i contenuti fondanti delle cinquantanove quaestionesche, nel suo capolavoro, il Dottore Angelico dedica al mistero del Verbo incarnato per mostrare come ogni teologia che voglia dirsi tale non possa che essere imperniata sul Crocifisso esaltato ovvero sulla struttura esemplare che l'Assoluto decide di rivelare (e mediante cui stabilisce di rivelarsi) nella pienezza dei tempi. Prefazione di Giuseppe Barzaghi. Postfazione di Gerhard Ludwig Müller.
Nel latino patristico e medievale la parola traditio è talvolta usata come sinonimo di traductio. L'ampia gamma di implicazioni, tanto ideologiche quanto socio-culturali, connesse all'idea di 'tradizione' nel lessico e nella coscienza culturale di età tardo-antica, medievale e rinascimentale le hanno consentito di correre parallelamente, e talvolta anche di sovrapporsi, alla nozione di versio o translatio e di indicare lo sforzo consapevole di preservare, nel corso dei secoli, un ricco patrimonio di testi e dottrine. La collana Traditiones presenta il testo originale (latino o greco) e la traduzione italiana, corredati da ampia introduzione, commenti e apparati, di alcune fra le più importanti opere della tradizione filosofica tardo-antica, medie vale e umanistica, nell'intento di assicurarne una nuova traditio. Il "Tractatus de praedestinatione et de praescientia Dei respectu futurorum contingentium", composto da Guglielmo di Ockham tra il 1321 e il 1324, costituisce uno snodo cruciale nelle discussioni medievali sul tema del fatalismo teologico e sulle questioni che vi sono implicate, come la conoscenza dei futuri contingenti e il compatibilismo tra prescienza divina e libero arbitrio. Raccogliendo e ripensando fonti di diversa provenienza, Roberto Grossatesta e Pietro Lombardo in primis, il Venerabilis inceptor sposta il problema sul piano epistemologico e linguistico, affrontandolo dal punto di vista di un'analisi proposizionale degli enunciati che parlano dei contingenti futuri. In questo modo egli affida agli strumenti dell'argomentazione logica e dell'indagine semantica il compito di sciogliere le implicazioni teologiche della questione, in una teoria che garantisca al contempo la prescienza di Dio e la libera volontà umana. Il principio della soluzione ockhamiana, che costituirà un punto di riferimento - pro o contro - nei dibattiti teologici del XIV secolo, consiste nell'intreccio tra analisi proposizionale e logica fidei, in nome di una soluzione pragmatica del dilemma compatibilista: come mostra il caso esemplare della profezia, gli enunciati della scienza divina costituiscono i postulati di una logica della credenza che poi procede da quelle premesse, attraverso una catena argomentativa, a formulare i precetti che guideranno i passi del cristiano nel mondo. Il volume rende disponibile per la prima volta al lettore non soltanto la prima traduzione in italiano del Tractatus, ma anche un ricco apparato di testi (le distinctiones 38, 39 e 40 dell'Ordinatio, i capitoli 7 e 27 della Summa Logicae, la quaestio IV.4 dei Quodlibeta, le Quaestiones in Libros Physicorum 41 e 44, il prologo della Expositio in libros Physicorum e un estratto dalla Expositio in Librum Perihermeneias Aristotelis) che consente di ricostruire in modo coerente una teoria ockhamiana della contingenza e di gettare luce su una nuova interpretazione del pensiero del teologo e filosofo inglese.
Il significato del termine "dogma" è, per molti di noi, perlomeno enigmatico. I dogmi cristiani sembrano celare segreti insondabili, oscuri, problematici: diventano un rebus intricato da risolvere. A volte i dogmi della chiesa vengono percepiti come imposizioni ingiustificate: essa ci prescrive delle "verità di fede", indottrinandoci e conculcando la nostra libertà. Con uno stile limpido e alla portata di tutti, Fédou dimostra che queste connotazioni negative spesso poggiano su dei malintesi. I dogmi, nel loro spirito originario, sono un cardine della vita del credente: lo liberano da una fede puramente soggettiva, "fai-da-te". E sono inoltre come dei "guardiani", posti a baluardo del Mistero. Dal Sommario: - Quando e dove nascono i dogmi - I dogmi della Chiesa antica - I dogmi del secondo millennio - L'interpretazione dei dogmi - Ecumenismo, liberazione, inculturazione e loro incidenza sui dogmi - Conclusione: il senso dei dogmi e le loro condizioni di credibilità per l'oggi. Fédou è stato definito da papa Francesco «un maestro della teologia cristiana. In lui riconosciamo e rendiamo omaggio a un valente erede e continuatore della grande tradizione della teologia francese».
Questo libro è un invito ad un itinerario che consente di pensare l'unicità del Cristo nel contesto di un mondo segnato da una pluralità di tradizioni culturali e religiose. La globalizzazione può condurre, per certi versi, a relativizzare radicalmente ogni pretesa all'assoluto e a colpire quindi il concetto di "unicità" che sembra impedire l'espressione di un vero pluralismo. In questa situazione il cristianesimo, per la tradizionale affermazione dell'unica mediazione di Cristo, è talvolta sospettato di assumere un atteggiamento di intolleranza nei confronti delle altre religioni. La sfida principale di questo libro consiste nel comprendere che l'unicità della mediazione di Cristo non sia esclusiva di altre forme di mediazione, cioè di religiosità, sebbene sveli origine e direzione. L'impegno nel dialogo interreligioso diventa, in questa luce, centrale nella missione della Chiesa, nel suo essere sacramento universale di salvezza.
Non si può fare i cristiani.
Si può solo essere cristiani.
Perché si può solo essere di Cristo.
E non si può appartenere a una persona che per schiavitù, o per amore.
Tertium non datur.
Essere Cristiani vuol dire innamorarsi di Gesù.
E per farlo non c'è altra possibilità che incontrarlo, che vedere il suo volto e ascoltare la sua voce, mettersi a tavola con lui...
Ed è questo per essere cristiani: rendersi conto che tutto ci√≤ √® possibile.
Gesù è ancora vivo.
Questo libro è un accorato e scanzonato invito a Cristiani e a non Cristiani, perché si torni a fissare gli occhi sull'unico vero cuore della fede; così da poter tornare a guardare la vita per, con e in Cristo con meraviglia, curiosità e passione
A tre anni di distanza dalla morte dell’autore, vede la luce il secondo dei volumi da lui programmati sotto il titolo comune di Cristo Signore Risorto, amato e celebrato. Nella Prefazione al primo tomo della serie, edito nel 2001 dall’Eparchia di Piana degli Albanesi, egli così si esprimeva: l’opera «si propone 1) come avvio al contatto e alla frequenza della lettura motivata del formidabile complesso formato dai testi biblici e liturgici della Chiesa celebrante; a offrire più contenuti alla vita di preghiera; alla lectio divina personale da condurre sul Testo biblico; 2) come sussidio: per l’omelia mistagogica celebrativa; per la mistagogia ai fedeli, in specie nella ‘scuola di preghiera’ parrocchiale, dove esiste».
Con le espressioni «scuola di preghiera» e «mistagogia», egli propone una catechesi che ha per oggetto il rito/liturgia (parole e gesti), una catechesi da intendere non solo come istruzione, ma anche come preghiera. Per Federici la Chiesa esiste solo in quanto diocesi e parrocchia e in quanto celebrazione, il vescovo deve essere anzitutto un catecheta/pastore e parimenti il parroco; ogni parrocchia deve avere la scuola della preghiera come luogo permanente di formazione alla fede, per tutti. Chi ha conosciuto Tommaso Federici ne ritrova nel volume il ritratto umano e spirituale: persona dalla fede intensa e dal sentire forte, dal pensare in due direzioni – Bibbia e Chiesa delle origini – con accostamenti improvvisi, amori ed esclusioni nette.
Sommario
Avvertenza. Presentazione (mons. V. Apicella). 1. Cristo Signore risorto nello Spirito Santo, l’orante e il maestro. 2. Lineamenti della «scuola dell’amore di Dio» o «di preghiera» della diocesi e della parrocchia. 3. Realtà della preghiera. 4. Cristo Signore risorto, il contenuto unico della preghiera e della lettura continue. 5. Forme della preghiera della Chiesa. 6. La lectio divina dei fedeli. 7. La preghiera nelle occasioni dell’esistenza. 8. La divinizzazione dei fedeli. Conclusione. Indici.
Note sull'autore
Tommaso Federici (1927-2002), laureatosi in lettere orientali antiche, è stato il primo interprete delle iscrizioni accadiche delle tavolette conservate al Museo Barracco di Roma. Dopo la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico e il diploma di paleografia presso l’Archivio di Stato si laureò in giurisprudenza all’Università di Sassari, per affiancare il padre notaio. Determinanti gli incontri, al Pontificio Ateneo S. Anselmo, con p. Vagaggini e p. Marsili, con i quali portò a termine il dottorato in teologia con una tesi dal titolo: “La Liturgia, dono divino della libertà”. Insieme a studiosi come E. Lanne, M. Lohrer, B. Neunhauser e A. Nocent fu tra i fondatori del Pontificio Istituto Liturgico. Docente di teologia biblica alla Pontificia Università Urbaniana fu consultore delle Congregazioni per il Culto Divino e per le Chiese Orientali, e degli allora Segretariati per i non credenti e per l’unità dei cristiani, in particolare nella sezione per il dialogo con l’ebraismo. Ricoprì, inoltre, l’incarico di pro-segretario della Pontificia commissione per la neo-Vulgata.
Nel nome di Tommaso Federici si è costituita una Fondazione per curare «la conservazione, la sistemazione e la prosecuzione dell’opera culturale e teologica del suo titolare, la pubblicazione degli inediti» ed eventuali riedizioni.

