
La semplicità e immediatezza del parlare di Gesù viene recuperata in questo libro in cui Enrico Impalà rilegge con noi e attualizza gli inviti, le esortazioni, i proverbi del Nuovo Testamento fornendoci briciole di saggezza eterna commentate e attualizzate per la nostra vita quotidiana. Un libro perfetto per essere tenuto sul comodino, per una breve meditazione serale o da regalare a chi è in cerca di frammenti di sapienza (sia essa o esso credente o meno) e in cui le frasi del Nazareno possono diventare una sorta di mantra quotidiano, di preghiera del cuore da ripetere quotidianamente. Per chi è in ricerca, l'incontro con una saggezza eterna; per i credenti, un nuovo modo di incontrare la Parola di Gesù e di riscoprire la sua modernità, la sua ricchezza.
Le opere d'arte non sono solo una ricchezza per gli occhi e per la cultura di ogni tempo, ma uno sguardo spirituale offerto in maniera evidente e capace di ispirare anche i più semplici. Questo è il viaggio che Enrico Impalà, con rigore storico e passione narrativa, propone nel presente volume al lettore, raccontando la costruzione della Basilica di Assisi e il suo significato per il movimento francescano e per l'umanità tutta in cerca di senso. Il libro combina la biografia del Santo con un'analisi attenta del patrimonio artistico che la sua figura ha ispirato, offrendo così una prospettiva unica su uno dei personaggi più amati della cristianità.
Con l'enciclica Laborem exercens Giovanni Paolo II aveva solennemente richiamato la centralità del lavoro umano quale strumento per la santificazione personale del cristiano e quale mezzo per la trasformazione corredentrice del mondo. È un tema che, come spiega José Luis Illanes in questo saggio, era stato «dimenticato» per secoli dalla teologia e che soltanto nel nostro tempo è stato riscoperto, non senza una precisa disposizione provvidenziale. In questa linea, decisivo è l'apporto dell'Opus Dei, la cui spiritualità è centrata appunto sulla santificazione del lavoro ordinario, nella prospettiva vocazionale della chiamata universale alla santità. L'Autore analizza i tratti fondamentali della dottrina del fondatore dell'Opus Dei, san Josemaría Escrivá, su questi temi che hanno trovato nel magistero del Concilio Vaticano II una luminosa definizione e conferma. Leggendo queste pagine si capisce la portata di una celebre espressione di san Josemaría: «Si sono aperti i cammini divini della terra». Ma non basta capire, occorre vivere la meravigliosa avventura della santificazione della vita quotidiana. Per questo, la trattazione di José Luis Illanes non è un'arida analisi teorica, ma è pervasa, sanza nulla perdere di rigore, da un profondo anelito ascetico e apostolico.
La chiamata universale alla santità si traduce, per i laici, nella santificazione di tutte le realtà terrene dall'interno. La teologia della secolarità nel vissuto dell'esperienza professionale, famigliare, sociale (pp. 240).
Scritto tra il 1163 e il 1174, Il libro delle opere divine è la più importante opera profetica che Ildegarda di Bingen ha messo per iscritto. La badessa, affrontando la storia dell’uomo e del mondo da un punto di vista spirituale, ontologico e storico, raccoglie in un disegno complesso, ma unitario, tutto il suo sapere e la sua esperienza. La prima parte del testo esplora le relazioni fisiche e spirituali tra il cosmo e la persona umana: è qui che prende vita la celebre immagine dell’Uomo universale a cavallo delle sfere cosmiche. La seconda parte esamina invece le ricompense per la virtù e le punizioni per il vizio, tracciando una geografia del purgatorio, delle bocche dell’inferno e della strada verso la città celeste.
Che relazione vi è tra esperienza religiosa e teologia? Una risposta, quanto mai attuale, è quella che emerge dalla ricerca del teologo ceco Vladimir Boublík (1928-1974) soprattutto attraverso il volume Teologia delle religioni che, a partire dalla categoria teologico-filosofica dell'esperienza religiosa, consente di comprendere il legame tra la teologia fondamentale e la teologia delle religioni. Quale Teologia delle religioni oggi la Teologia fondamentale è in grado di delineare e proporre alla Chiesa e al mondo? Lo studio del pensiero Vladimir Boublík spinge verso una "teologia dell'ospitalità" che - partendo dall'esperienza religiosa connaturale all'uomo come un fattore peculiare della sua storia e della sua cultura - approdi a una ferma certezza: la coesistenza nel dialogo è una necessità. Come le religioni possono essere vie di fratellanza anziché muri di separazione? Sono le questioni che traspaiono già nell'opera di Boublík all'indomani del Concilio. Sono tali questioni, nella loro forza di coinvolgimento, che hanno generato il senso - primo ed ultimo - del nostro studio.
L'autore di questo volume ha voluto tentare di tracciare il profilo di una figura così ricca di sfumature: a tratti misteriose, a tratti sorprendenti. Proveniente da una terra drammaticamente lacerata, eppur al tempo stesso straordinariamente fecondata, dall'incrociarsi e dallo scontrarsi di culture e tradizioni diverse, Gioacchino da Fiore si rivelerà agli occhi del lettore quale inquieto "monaco errante", capace di attraversare regioni remote, ottenendo sempre udienza e fiducia da parte dei papi, dei monarchi e degli imperatori del tempo. Una voce profetica, che sfidando le ortodossie teologiche del tempo, eppur mai tradendo l'ortodossia vera del depositum fidei, può essere riscoperto e rivalutato oggi, nel tempo in cui la clamorosa sconfitta della sua profezia più grande può forse insegnarci a guardare con occhi diversi la crisi ormai secolare che ha segnato la fine (o il fallimento) della modernità.
Il tema di questo volume conserva una certa equivocità, che tuttavia si rivela feconda di possibili letture ermeneutiche, capaci di dare in qualche modo il senso di ciò che in esso si discute e si argomenta. Che è poi quanto il simposio catanzarese, di cui qui si riportano gli atti. L’equivocità di fatto sta tutta nella possibile declinazione della congiunzione e nella terza persona del verbo essere (è). L’arte oggi non più poiesis: tecnica e abilità del creare attraverso la parola, la musica o i colori, il contesto appropriato, il kairòs di una possibile esperienza che ha nella rappresentazione e nella sublimazione i suoi principi ineludibili e si rivolge a un soggetto percepito e atteso essenzialmente come spettatore passivo. Essa è piuttosto aisthesis: movimento contraddittorio, frammentario, aperto, di un sentire che si fa immediatamente esperienza, nel processo stesso della creazione artistica. Esso si rivolge non più a uno spettatore ma a un soggetto senziente, a una sensibilità che continua e riapre ogni volta lo spazio dell’opera, la sua storicità. Ma proprio nel momento in cui i territori dell’arte si confondono e si contaminano con quelli dell’esperienza vissuta, è possibile intuire nelle opere più autentiche dell’artista contemporaneo la traccia negativa di quella stessa esperienza del sacro che risulta altrimenti intangibile e inafferrabile alla fine della modernità. Solo il gesto più puro del poeta, del pittore, del musicista che osa immergersi fino in fondo negli abissi della propria contemporaneità, può forse restituirci il “calco negativo” di quell’assenza del divino che caratterizza il nostro mondo: ossia la nostalgia più profonda di un Dio altrimenti del tutto perduto e eclissato oltre i confini della ragione filosofica. Si dà in ogni caso una prossimità vistosa e significativa tra arte e esperienza religiosa. Fare luce su questo nodo problematico è precisamente l’intento del presente volume.
Contributi di Massimo Iiritano, Sergio Sorrentino, Raffaele Milani, Nunzio Bombaci, Elio Matassi, Giuseppe Cognetti, Francesco Brancaccio, Damiano Bondi, Claudia Milani, Arianne Conty, Daria Dibitonto, Daniele Bertini, Emanuela Giacca.

