
Il volume tratta il tema della Chiesa nella sua pienezza: non una sorta di «Ong internazionale per servizi religiosi e assistenziali», bensì un mistero che ha il suo fondamento in Dio, la sua spiegazione in Cristo e la sua vita nella storia dell'uomo (pp. 152).
Questo libro ha lo scopo di studiare i fondamenti dottrinali dell'identità cristiana, divisi in tre parti che sono state rispettivamente chiamat: "A immagine di Dio in Cristo"; "Figli di Dio in Cristo per lo Spirito Santo"; "Chiamati alla santità in Cristo e nella Chiesa".
Il volume dimostra che il pensiero di san Josemaria Escrivà, visti gli scritti di carattere spirituale e pastorale, è fondamentalmente cristocentrico. Il mistero del Dio-Uomo è stato infatti il tema dominante di tutta la sua riflessione. "Vedo scorrere in voi il sangue di Cristo!" è un'espressione usata di sovente da san Escrivà che rivela una profonda contemplazione della vocazione battesimale cristiana. Questo plastico riferimento allo scorrere del sangue di Cristo nelle arterie vitali dell'anima del cristiano e l'idea che ha ispirato il presente volume, in cui vengono messi a fuoco alcuni aspetti centrali del cristocentrismo spirituale del fondatore dell'Opus Dei.
Quali sono le ragioni per le quali la Chiesa cattolica non ammette le donne al sacerdozio ministeriale? Le autrici propongono una riflessione seria e rara attraverso le testimonianze dirette di 21 donne che si intrecciano con le riflessioni di 21 uomini (teologi, sacerdoti e laici impegnati). Il volume affronta la questione della vocazione al sacerdozio vissuta in prima persona da non poche donne dal punto di vista biblico, teologico e pastorale. Alcune questioni significative vengono sviluppate con approfondita riflessione, come ad esempio: la formula classica "in persona Christi" - cioè l'agire del ministro come rappresentante di Cristo; la Tradizione - come la si deve intendere; la presenza delle donne del gruppo di Gesù; la necessità urgente di una nuova teologia del ministero ordinato; ed altre ancora.
Questo libro vuole rendere un servizio alla comprensione dell'Esortazione post sinodale Amoris Laetitia a cinque anni dalla sua promulgazione. Il testo del documento, pur essendo di facile lettura, resta ugualmente complesso per la sua stessa lunghezza, per la molteplicità delle questioni trattate, per le questioni teologiche che stanno dietro a molti paragrafi. Perciò crediamo sia utile estrarne i passi essenziali e corredarli di un sintetico commento, che permetta così di avere un'idea sufficiente della ricchezza del testo. Il volume può essere letto in continuità, come un altro libro qualsiasi, ma il lettore vedrà che la materia è divisa in 18 schede, che possono diventare tappe di una cammino spirituale o di un itinerario per gruppi familiari.
Gesù di Nazareth è l’avvenimento-verità della storia e la sua può essere definita come una storicità assoluta o singolare. Questa determina, secondo Giovanni Moioli, la storicità paradossale del cristiano. Infatti l’esperienza che il cristiano vive nella storia è determinata dal riferimento ineludibile a un evento passato, di cui egli è costituito “memoria” nello Spirito. Tuttavia proprio la normatività e la definitività dell’evento Cristo conferiscono al cristiano anche il senso della relatività di questa storia e dischiudono davanti a lui l’orizzonte di un futuro che rappresenta il compimento delle promesse di Dio. Ciò fa del senso dell’escatologia un elemento discriminante dell’esperienza cristiana. Viene così a delinearsi la posizione paradossale del cristiano dentro la storia: egli guarda a Gesù di Nazareth come alla verità normativa della propria esperienza e di questi viene costituito “memoria” nell’oggi storico; allo stesso tempo egli vive nell’attesa di un futuro che non è sinonimo di ignoto ma ha i contorni del Dio di Gesù. Proprio per questo il cristiano è, contemporaneamente, “memoria” e “speranza”. Il percorso all’interno della «meditazione teologica» del Moioli si snoda, in questo volume, attorno a tre assi portanti: l’individuazione del nucleo incandescente del pensiero del teologo milanese nell’idea decisiva della “singolarità” di Gesù; l’instaurazione di un dialogo, attorno a questo nucleo, tra le due forme principali della teologia unitaria di Moioli, la teologia sistematica – in particolare la cristologia e l’escatologia – e la teologia spirituale; la messa a tema di un dato sensibile che accomuna le due forme della teologia moioliana e che fa emergere tutta la singolarità cristiana, ossia lo statuto storico della fede.
L'obbedienza somiglia a un girasole. L'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio così come il girasole somiglia al sole per forma e colori. L'obbedienza si china alla volontà di Dio come il girasole solleva la sua corona verso il sole, per poi chinarsi. L'obbedienza non è sottomissione ma sequela, infatti anche il girasole segue il sole durante l'arco della giornata. Obbedire significa pertanto aderire alla volontà di Dio con la consapevolezza che in essa è custodita la via per la felicità. L'uomo contemporaneo ha bisogno di riscoprire che seguire Cristo è fonte di gioia, non di prostrazione. Questo libro nasce infatti dall'urgenza di annunciare di nuovo e sempre di più le Scritture, in particolare il Nuovo Testamento, per avviare un processo efficace di nuova evangelizzazione. Prefazione di Mario Russotto. Presentazione di Claudia Koll.
L'ottava parola del decalogo proclamata in Es 20, 16 (e in Dt 5, 20), secondo quella che ne appare la più adeguata traduzione dall'ebraico, vieta, propriamente, non di pronunciare falsa testimonianza, ma di rispondere come testimone di menzogna. Il senso autentico del precetto biblico, pur calato nel suo peculiare contesto giudiziario dischiude una "idea" di verità di tipo non teoretico-metafisico bensì pratico-sapienziale e storico-esistenziale, che intuisce nella dimensione relazionale della domanda e della risposta - ovvero nell'abisso della dia-logia e dell'alterità - l'essenza originaria e irrelativa della libertà, in cui menzogna e verità (a dispetto di accomodanti semplificazioni manicheistiche) si danno assieme, in un moto dialettico e contestuale di velamento e dis-velamento. Rispondere come testimone di menzogna non è solo violazione di una regola giuridica e di un comandamento, ma anche radicale contraddizione del vincolo di affidamento "credente" che informa tutta la Torah di cui JHWH, per primo, è testimone verace. La testimonianza fedele finisce sorprendentemente con il rivelarsi il luogo ove accade un atto di cura e di responsabilità verso il prossimo, che non è cosa diversa dall'amore.
Il tema dell'educazione nella post-modernità è affrontato da vari studiosi e analizzato sul piano delle scienze umane, della teologia e delle arti in generale. Questione che non iveste i soli metodi educativi, il come fare, bensì l'esperienza stessa della educazione , il suo senso e il suo valore.
Interventi che ruotano attorno al tema della “grande emergenza educativa” provenienti dallo scibile della teologia, delle scienze umane e delle arti in generale. Proposto dalla Cattedra di «Dialogo tra culture» di Ragusa, questo libro propone come rimedio allo smarrimento e al malessere dell’uomo contemporaneo 1. la costruzione di legami affettivi forti, perché questo rimedio è la radice degli altri rimedi 2. di rimettere al centro la ricerca della verità dell’uomo, la “questione antropologica” 3. di affrontare le grandi questioni del vero e del bene, coniugando tra loro teologia, filosofia e scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi e della loro reciproca autonomia. Interventi di Biagio Aprile, Giacomo Baroffio, Gianni Colzani, Zdzislaw J. Kijas, Ivo Lizzola, Domenico Paoletti, Luciana Pepi, Elena Pontiggia, Brunetto Salvarani, Ugo Sartorio, Abderrazak Sayadi, Edoardo Scognamiglio, Domenico Simeone, Italo Spada, Carmelo Vigna, Roberto Vignolo.
Destinatari
* Educatori, formatori, genitori, insegnanti * Tutti e in generale chi è interessato al dialogo tra culture
Autore
BIAGIO APRILE, francescano conventuale di Sicilia, ha conseguito il dottorato in teologia patristica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. È docente di discipline patristiche presso lo Studio teologico San Paolo (Catania) e l’Istituto teologico ibleo San Giovanni Battista (Ragusa). Collabora con la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura (Roma), per la quale dirige la Cattedra di «Dialogo tra culture». È direttore dell’Ufficio per l’educazione cattolica, la cultura, la scuola e l’università della diocesi di Ragusa. Ha pubblicato La Passione di Cristo sulla croce. Studio sul commento II, al salmo 21 di Agostino d’Ippona (Pontificia Università Gregoriana, Roma 2007), curato Dialogo tra le culture (Edizioni Messaggero, Padova 2011) e collabora con diverse riviste, tra cui «Synaxis», «Asprenas» e «Horeb».
La storia raccontata nel c. 16 di Nm è il 'resoconto' della contestazione capeggiata da Core, Datan e Abiram contro l'autorità di Mosè e Aronne durante la traversata del deserto. I ribelli, con argomenti apparenti, mettono in dubbio la legittimità della loro guida e insinuano il sospetto che Mosè e suo fratello si siano attribuiti da sé, sin dall'inizio, l'autorità e il potere che ne deriva. La reazione divina non tarderà a manifestarsi nella punizione più drastica e impressionante del cammino esodale. Il presente studio riabilita il testo, affrancandolo dal giudizio di maldestra compilazione di fonti e incoerente intreccio di tradizioni, e, attraverso le tappe dell'analisi narrativa, fa emergere l'importanza teologica e la perenne attualità del racconto. La sua strategia, infatti, stabilisce ironicamente che chi aspira disonestamente al comando terreno 'scende' vivo sottoterra, e chi brama un potere spirituale che non gli compete 'sale' al cielo bruciato come un sacrificio. La ricostruzione del complesso processo editoriale del testo, poi, permette di situarlo nel contesto storico più ampio della formazione del Pentateuco. In particolare permette di percepire la contemporaneità del dibattito teologico sull'autorità, focalizzando gli elementi che caratterizzano la comunità in relazione alla mediazione umana dell'autorità divina.

